Olè! (donne e buoi, poveri noi)
Sul Corriere della Sera di oggi, un becero Paolo Conti intervista Miguel Bosè mettendogli in bocca nello strillo la frase: Basta con la dittatura etero
Purtoppo la madre dei giornalisti idioti è sempre in incinta. di fronte a questi “uomini brillanti”, mi vergogno quasi di voler fare la giornalista appena finiti gli studi…
toreoador di donne?!!!!
Quanto alla foto: è un miscuglio di tristezza e di squallore.
Non so se essere più annichilita dalle citazioni dell’intervista o dalla foto, che mi era sfuggita.
Pensa che tragedia per noi che non abbiamo mai avuto l’onore di essere toreade. Chissà se è necessario avere le corna, per la bisogna.
La campagna Sisley tutti gli anni ha gioielli di volgarità grafica e di concettualità da cabina camionistica. Ovviamente alle costanti proteste di associazioni di consumatori e garanti vari la risposta dell’azienda è sempre che si tratta di “ironiche provocazioni”. E chi non le capisce è privo di ironia.
A me viene da ridere quando qualcuno dice una cavolata e per giustificarsi si appella all’ironia… La mia risposta è sempre la stessa: “Mi vedi ridere per caso?” Con le immagini è lo stesso, forse peggio. La Sisley usa la volgarità in modo esplicito e tutto ciò che è volgare ha per me un solo appellativo: VOLGARE.
Ma io ancora ancora li salvo rispetto ad altri, sai? Perché essendo fin troppo espliciti nei loro messaggi mi consentono ancora di scegliere se lasciarmene condizionare o no, fermo restando che non ci sono solo io a questo mondo ma anche quei ragazzini che poi stuprano in branco la loro compagna di classe… e allora è bene che la Sisley venga richiamata all’ordine, punto e basta.
Quello che trovo ancora più sconcertante è invece quando ci tempestano di messaggi subliminari che non riusciamo a cogliere, proprio perché subliminari, e questo accade nelle pubblicità (una nota marca di whisky è stata beccata… ma mi risulta che lo facciano la maggior parte) come anche nei film (persino in Bambi della Walt Disney, con fotogrammi di scene sessuali pazzesche e altre di sangue e morte orribili). Sfruttano la diversa velocità con la quale i nostri occhi e la nostra mente captano le immagini e ci farciscono il cervello di schifezze immonde, che non riusciamo umanamente a filtrare, in nessun modo. La cosa pazzesca, poi, è che la Walt Disney lo faceva con film per bambini, segno che siamo arrivati ad un livello d’allarme altissimo, dove il sesso diventa sempre più il solo messaggio su cui puntare per convincerci a comprare un prodotto anziché un altro. Alla Sisley non fanno nulla (e nulla mai faranno) perché persino la Walt Disney non ha subito alcun danno per la cosa mostruosa che ha fatto. La Disney ha risarcito nel silenzio mediatico più totale le associazioni dei consumatori e chiusa lì.
Fatta salva l’indiscussa idiozia del pezzo di Conti e della foto della Sisley, è un fatto che Dominguin ebbe un sacco di donne, attirate dal fascino del matador…Non è che noi donne siamo diventate un po’ troppo suscettibili?
Credo che siamo suscettibili solo quando ci associano ai bovini da allevamento.
Tatalla, non ho capito:
1) l’articolo fa schifo ed è indiscutibilmente idiota.
2) il manifesto è volgare e pesante.
Però se mi indigno sono troppo suscettibile.
Giusto per capire: qual’è il limite di insulto oltre il quale posso indignarmi senza sembrare ipersensibile? Puttanone? Vacca (torella è vicino, dai)? Troione da combattimento?
No, perchè magari leggeremo domani che Valentino Rossi è un gran cavalcatore di moto e di donne, e se ci suona male siamo suscettibili noi.
Donne e motori.
Donne e buoi.
Bacco, tabacco e donne.
Sempre accessoristica da divertissement.
Non c’è mica da indignarsi, anzi.
Non è che siamo semplicemente così abituate ad essere apostrofate in modo avvilente che anche un insulto ci sembra una semplice descrizione?
Tatalla, posso accettare la provocazione circa la suscettibilità di noi donne su certi accostamenti “da mandriani” che ogni tanto si vedono in giro… ma solo se mi assicuri di non far parte di quella schiera infinita di donne che però apostrofano come “puttane” le matadores in gonnella. Me lo assicuri? Pensaci bene prima di rispondere, ma proprio bene.
Quello che mi chiedo quando leggo queste cose è perchè negli ultimi tempi si pensa più a cosa può fare sensazione, e generalmente è una idiozia, invece di parlare di qualcosa di pregnante, che ce ne son molte di cose pregnati da parlare in questi tempi.
Ciao a tutte. R.
Ciao tatalla. Di solito sono suscettibile se incastrano la mia identità da donna etero in un luogo comune che, penso, non appartenga alle più. Almeno alle più che conosco… abbracci,r
Ma dai, Hagar! Per me le puttane non esistono, o meglio, esistono quelle povere donne sfruttate da uomini in mezzo alla strada, ma le donne libere (o presunte tali) possono fare quel che vogliono…Qui sta il punto: il giudizio degli altri condanna solo nella misura in cui chi viene giudicato se la prende troppo. Tutti diamo giudizi, dentro di noi o dichiarandoli, ma se vogliamo davvero essere liberi non possiamo sempre saltare su come grilli davanti alla provocazione. Questo secondo me è il problema di noi donne, vogliamo sentirci libere, ma questo si traduce nei fatti a non tollerare critiche. E che siamo, una specie protetta? Una vera donna libera, invece, non pretende di essere immune dalle critiche, ma lascia che i poveri stupidi la critichino quanto vuole, e se ne infischia.
Tatalla says:
Questo secondo me è il problema di noi donne, vogliamo sentirci libere, ma questo si traduce nei fatti a non tollerare critiche. E che siamo, una specie protetta? Una vera donna libera, invece, non pretende di essere immune dalle critiche, ma lascia che i poveri stupidi la critichino quanto vuole, e se ne infischia.
Ciao Tatalla. Io però non capisco dove sia la critica che avrebbe dovuto lasciarmi superiormente indifferente nella frase “toreador di bovini e di donne”.
A me sembra solo un insulto.
Permettimi di dissentire su un concetto, Tatalla, e cioè quando dici che: “Il giudizio degli altri condanna solo nella misura in cui chi viene giudicato se la prende troppo”.
Le associazioni femministe si sono battute per i miei e tuoi diritti, ed erano donne MOLTO incazzate quelle. Erano incazzate nere per il dover condurre la loro vita disponendo di diritti pressocché inesitenti e di una dignità violabile impunemente da chiunque, ogni tre per due. Pensa al delitto d’onore… Capisci perché ti ho detto di riflettere sul concetto di “puttana”? Perché così era fino a pochissimi decenni fa, accettato da tutti, uomini e donne.
Grazie all’incazzatura delle militanti femministe io e te godiamo di molte più libertà di quante ne avessero loro, le nostre madri e le loro nonne. Grazie a loro: a quanto erano incazzate.
Prendersela, Tatalla, è importante, perché NON PRENDERSELA è parente stretta dell’ACCETTAZIONE, e questo spiega perché in oltre 10 mila anni non siamo riuscite a conquistare la parità in niente, se non a tratti e quasi sempre come mero fatto estetico (non di sostanza). Ti ricordo che in Francia gli incazzati neri della Sorbona, ragazzi anche molto ricchi ma che non volevano ugualmente il licenziamento senza giusta causa nei primi anni di lavoro… sono riuscti a smontare una legge che “era già legge”. Hanno compiuto un vero miracolo. Perciò prendersela serve, Tatalla.
Quando quell politico siciliano si è alzato è ha urlato in Parlamento “Le donne non dovono scassarci la minchia!” è stato ricoperto da applausi da parte di tutti e la moglie non l’ha affatto preso a calci in culo e sbattuto fuori di casa, cosa che io avrei invece fatto la sera stessa. Se le onorevoli donne avessero tutte insieme spaccato la faccia a quel deficiente integrale… ti assicuro che oggi avremmo già le quote rosa, i DICO e forse la Melandri, la Turco e la Pollasrtrini (attuali ministre) non sarebbero state tutte sbattute fuori dalla dirigenza del PD per far posto al Presidente di Slow Food. Chi pecora si fa il lupo se la mangia. Fermiamoci alle vacche, Tatalla, e non dirmi che dobbiamo fare pure le pecore.
Dicevo ieri a Michela, siamo così abituate agli insulti che non li distinguiamo dalle definizioni.
Io sono infastidita quando mi si dà implicitamente del bovino da mattanza. E’ l’espressione di una cultura, non di un’idiozia individuale. La stessa cultura secondo cui, se esco da sola per strada, qualunque cretino può fischiarmi dietro.
Sono d’accordissimo con Roberta e con Tatalla.A doversela prendere per tutto si va fuori di testa, a dover guardare tutte le volgarità, le offese, gli idioti e gli stupidi che sempre ci son stati e sempre ci saranno,in ogni momento della giornata (siamo o non siamo avvolte da pubblicità e luoghi comuni anche molto peggiori???) va a finire che si consumano le energie per nulla, dato che veramente ci son cose più serie e concrete e quotidianamente pregnanti di cui (pre)occuparsi.Anch’io credo che una vera donna forte e intelligente non si faccia toccare da simili scemenze ma le lasci ai buoi(e alle bovine)al loro seguito.
L’importanza dei limiti e il coraggio di indignarsi… mettiamola così. Detto questo, io ho imparato sin da piccola a fare a botte, essendo nata e cresciuta in un mondo totalmente maschile.
Ma proprio perché li conosco benissimo i maschi posso dirti che quelle rarissime volte in cui mi sono state rivolte frasi volgari mai ho taciuto e mai ho tirato dritto per la mia strada. Mai ho sottovalutato la cosa (a scuola intendo dire soprattutto), perché sapevo che il rischio era ‘nzuppare sempre più.
Ho scelto di fare a botte, sempre, e di difendere la mia dignità ad ogni costo. E mi è sempre andata bene. Mi sono conquistata il rispetto dei maschi più che fra maschi stessi, perché gli uomini sono strani in questo: Se una donna subisce… per loro è debole, ma se è debole non la si lascia in pace, bensì le si va addosso ancora di più, e magari in gruppo. Siamo animali non per niente.
Quindi meglio fare a botte una volta con 1 o 2 di questi tipi che dover un giorno fare i conti con 8 o 9 di loro insieme, e magari in una vietta stretta e buia, come accade spesso alle ragazzine con i compagni di scuola. Non ti sconvolgere ora per ciò che ti aggiugo: “In casa e a letto gli uomini amano le donne ma nei contesti sociali gli uomini amano gli uomini, maschi o femmine che siano”, perciò così come un uomo spacca la faccia ad un altro che gli da del cornuto per strada, così noi donne dobbiamo imparare a difendere la nostra dignità con chiunque e costi quel che costi. Conclusione: Dieci anni di karate per donna e vedi come cambia subito subito il mondo!
Ciao hagar. vengo da un matriarcato e non ho mai fatto a botte con nessuno e tantomeno ci tengo a farlo adesso su sorelle. Detto questo, sicuramente l’articolo e la foto sono degli insulti a quello che le donne, e mi riferisco alle più che conosco, sono. Ci siamo indignate. Bene. Chediamoci come possiamo modificare la percezione errata che si ha della donna e progressivamente le cose, si spera, cambieranno. Penso che con i toni aggressivi non si arrivi a niente.
Secondo me, la prima cosa che potremmo fare, anzi che possiamo e dobbiamo fare,è essere noi stesse. A cominciare dal modo di vestire e di porsi, dai piccoli gesti quotidiani, dalla scelta o meno di comprare un certo prodotto, dal modo di essere AFFERMATIVE verso le critiche e le offese che ci vengono mosse. Non credo che alzare la voce, inalberarsi e anche arrivare alle mani (ma quest’ultima cosa ormai per fortuna è storia vecchia, comunque immediatamente ricambiata…)sia un valido modo per difendersi e mostrare il prorio valore.Per me almeno non ha funzionato, anzi l’unica a starci ancora più male alla fine ero io. Sto imparando la fierezza di essere come sono, senza paure nè bisogno di rabbie tossiche per lo spirito.
A volere andare oltre, bisognerebbe per esempio creare una campagna di sensibilizzazione con tanto di raccolta firme verso i contenuti figurativi e verbali offensivi e lesivi per la dignità femminile. Ma intanto comincerei a non dovere sentirmi inadeguata come donna se non corrispondo al target di imagine standard,se non seguo la moda,se non mi presento sexy ed impeccabile ad un appuntamento,se non so un cavolo di gossip,se non compro i perizomi perchè personalmente li trovo scodi,se non sono fidanzata,se a 35 anni non ho figli (sapessi quante e quante donne hanno il chiodo fisso e me lo fanno pesare!Io le ignoro e non le frequento, per esempio), se vado in un locale e non faccio la bambola stupida,se ignoro gli uomini in gruppo he fanno i fighi davanti allo spritz (mai provato a convertire la rabbia in sarcasmo? Come credi che la Littizzetto sia arrivata ad essere quello che è?)eccetera eccetera. Ho visto che se non mi faccio toccare da quello che mi viene detto e mostro che tanto sto bene lo stesso, allora mi rispettano. E poi mi riesce di pungere con l’ironia: credimi che è un’arma molto più potente, ti fa sentire benissimo e spiazza le personalità deboli e poco intelligenti.Mai provato a ridere in faccia a qualcuno? E se lo/la perdi, meglio così.
Ciao Roberta. io vengo da un doppio matriarcato/patriarcato ma ho imparato a fare a botte perché i bulli esistevano già ai miei tempi e io a subire o vedere subire i più deboli proprio non ci sto. L’80% delle volte ho fatto a botte per difendere gli altri e ne sono fierissima.Certo, l’avessi fatto oggi sarei piena di denunce, ma grazie a Dio a quei tempi i genitori erano più sani di mente di quelli attuali, che denunciano e chiedono danni alle maestre anzichè prendere a calci nel sedere il figlio per ciò che ha fatto. Io porto solo la mia esperienza, di più non posso ovviamente. E la mia esperienza è che i maschi volgari nel rivolgersi alle donne sono anche pericolosi nell’agire, indi per cui saper mostrare che si è capaci di reagire, anche scendendo al loro livello se serve, può essere la propria salvezza.
Quando sono entrata all’industriale ero una ragazzina a modo e la prima della classe. Tutto ciò che di bello avevo era diventato oggetto di scherno. Per farmi rispettare ho dovuto modificare linguaggio e modi di fare. Ho dovuto non passare più le copie gratis ma a caro prezzo e alla fine si è capovolta la situazione e sono diventata il loro capo indiscusso e amatissimo.
Ognuno sceglie, io ho scelto di non arrossire e piangere, perché la situazione peggiorava di giorno in giorno. Ho scelto di reagire e di farmi rispettare, non di cambiare scuola e andare alle magistrali.
Mi piace il discorso che hai fatto Federica e io sono la prima ad affermare che la vecchia e buona teoria dice così. Il punto però è - scusatemi tanto - se e quanto la realtà sia vicina a tale teoria, perché io penso che non lo sia affatto e quindi si debba scendere un attimo a fare dei ragionamenti più pratici, che appariranno rozzi e impopolari forse, decisamente non appropriati all’eleganza tipica delle donne… ma continuando a fare le persone per bene… le donne hanno ottenuto qualcosa? A me sembra che abbiano ottenuto soltanto che vengono violentate in branco molto prima del solito, dai compagni di scuola (cosa che prima non accadeva assolutamente) e si trovano pure a dover dimostrare che non erano consensienti a farsi scopare da 8 o 9 ragazzi insieme per mezza serata. Chi non regge si butta dalla finestra, le altre si cuccano una vita rovinata per sempre e pipa.
Mi spiace ma su questo punto non cambio idea: Avessi una figlia la manderei a scuola di karate dall’età di 5 anni ai 90 anni compiuti. Ho una nipote e le ho insegnato le prime mosse di difesa personale. Prima tornava a casa con la faccia tutta graffiata, poi ha cominciato lei a pestare i suoi compagnetti (ha 3 anni e mezzo) e ora lei non mena più loro e loro non menano lei. Le altre compagnette, però, vengono picchiate a turno un giorno sì e l’altro pure. Scuola materna di suore agostiniane pagate profumatamente… ma per quanto ne so io nelle scuole statali è anche peggio. Forse dovremmo renderci conto che la realtà è cambiata profondamente, no? Che si sta legittimando nuovamente lo stupro (segno ne sono le condanne a pochi mesi o niente…) e quindi le donne devono cominciare a saper difendersi fisicamente e sin da piccole, no?
Dove sbaglio nel mio ragionamento? Devo sostenere sempre e comunque la bandiera della PACE solo perché donna? Quella nel mondo certo che la sostengo, col cuore, con la mente e col braccio, ma se uno mi insulta o peggio… io lo stendo.
Non so se lo stupro venga legittimato di nuovo: il problema è che le pene per la violenza sessuale o sono ridicole o non vengono comminate affatto, perché le vittime non denunciano o vengono ridicolizzate. Che sia opportuno prendere lezioni di difesa personale non ci piove: ogni volta che devo uscire di casa da sola dopo il buio, un po’ di paura ce l’ho. E penso che un uomo questo problema non ce l’ha, o quantomeno non se lo pone.
Cambiare la cultura dominante è un lavoro faticoso: si viene giudicate sciocche e lamentose, le richieste vengono delegittimate, e chi non si adegua o accetta le umiliazioni viene ridicolizzata.
E’ così, Giulia. Quando ci si sente più sicure delle proprie capacità di difendersi (che è più un fatto mentale che fisico poi) accade che passando accanto ad uno mezzo strano non si china la testa e non si accelera il passo, non ci si stringe la borsetta al fianco. Spesso, anzi, lo si guarda dritto negli occhi per qualche secondo, per lanciargli un chiaro messaggio (”Non mi fai paura”) e questa cosa è avvertita. Sono cose tutte non razionali ma che fanno la differenza. Io sono una tipa pratica nella vita: Se la supremazia dell’uomo verso la donna nasce fondamentalmente da una sua inconfutabile superiorità fisica… è da lì che devono partire le donne: Ridurre quel gap. Essere più colte, più brave e anche più sagge di loro nelle questioni importanti del vivere civile ha mostrato di non esser servito a molto, altrimenti non si spiega perché le donne debbano prima o poi sbattere la testa sul tetto e gli uomini no. Non c’è limite alla carriera di un uomo, mentre ce n’è sempre uno a quello a di una donna (almeno in Italia).
Aggiungo una cosa: Negli Stati Uniti una donna marine è “un marine”, punto e basta. In Italia una donna soldato… è “una donna”. Tu dirai: “Come fai a dire ciò?” Perché ho vissuto tutta la vita in un palazzo militare, costruito per metà dentro una caserma dell’esercito e per la restante metà dentro una caserma della polizia. Ebbene, le donne soldato non le trovi mai in testa o nel mezzo di un plotone che corre per allenarsi. Sono sempre tutte piazzate in ultima fila o ai lati. SEMPRE. Percepisci la loro rabbia da come accelerano il passo sciacciando le scarpe dei loro compagni davanti. Io le guardavo dalla finestra e provavo la loro stessa rabbia.
Carissima Hagar, è chiaro che se mi parli di femminismo e delle sue conquiste non possiamo che essere d’accordo. Ma là si trattava di far rispettare i nostri sacrosanti diritti, che venivano realmente calpestati, e non di rintuzzare delle semplici critiche o dei luoghi comuni espressi come opinioni. Io parlavo delle opinioni, mandate in giro senza prima l’avallo del cervello, ma comunque semplicemente espresse, che non si traducono in fatti che danneggiano realmente le donne. E’ un discorso sul pensiero, non sui fatti. E secondo me, al livello del pensiero, tutti abbiamo il diritto di pensare quel che vogliamo, e anche di dirlo, in effetti. La censura in questo caso sarebbe identica alla censura di un regime. La libertà di parola, e di stampa, è il primo simbolo di un paese autenticamente democratico.
Ah, quindi questo genio di giornalista ha il diritto di andare in giro a dire che le donne sono sullo stesso piano dei bovini da mattanza. Sì, per carità, legittimo. Ma è legittimo anche che a me girino le ovaie. Se siamo a questo punto è anche perché abbiamo accettato in silenzio le Fast Food con le tette di fuori, ventitrè anni fa. Abbiamo accettato l’esasperazione dell’oggettificazione, le tette sulle copertine dei giornali che parlavano di tutt’altro, le Veline a culo al vento, la Gregoraci che fa bocchini per lavorare in televisione e se ne vanta, e adesso ci troviamo che nessuno ci prende più sul serio.
Vedi, Giulia, che sono le donne stesse a darsi la zappa sui piedi?
Sì, e secondo la tua teoria dovremmo continuare così.
Tatalla, hai scoperto il mio punto debole: La LIBERTA’.
Quando qualcuno si appella al diritto sacrosanto della Libertà… io cedo inesorabilmente, perché infinite volte mi sono battuta per l’affermazione di quel diritto SACROSANTO, bello… tondo per com’è… non da noi ma in altri Paesi.
Ma noi siamo il Paese della Legge Bavaglio… lo sai, vero?
In Italia la libertà non esiste poi tanto, tant’è che siamo l’unico Stato della Comunità Europea ad avere l’appellativo di SEMI-Libero.
Che dirti? L’opinionismo fa’ CULTURA e quindi è comunque una cosa che dev’essere avvalata dal cervello, sempre (uso una tua espressione). L’opinione comune è l’anticamera delle Leggi e soprattutto della Giurisprudenza, che tante volte si fa un baffo delle leggi (vedi jeans stretti della donna violentata o diritto dell’ex marito di sputtanare la moglie con tutti i suoi colleghi di lavoro perché lei l’aveva lasciato per un altro).
C’è il rischio, insomma, che a furia di accettare e giustificare in nome della “libertà di espressione” ci si ritrovi a doversi beccare un bell’insulto da casa d’appuntamento di quart’ordine e dover pure stare zitte, perché nessuno ci vedrà mai riconosciuto il diritto al rispetto.
La libertà, sembrerà un paradosso forse, deve anche lei sottostare a delle regole, e le regole sono quelle del rispetto della dignità altrui. Se le donne sentono lesa la loro dignità su certi aspetti… allora lì scatta il meccanismo del controllo della libertà (dovrebbe scattare), per vedere se ha valicato o meno un limite importante e che non doveva essere valicato.
Libertè, egalitè, fraternitè…. prendere tutte e tre insieme (egalitè…) o niente.
Cara Giulia, mi sa che sei un po’ troppo arrabbiata per essere disponibile a un confronto sereno…O sono io che non mi faccio capire, o sei tu che interpreti tutto a modo tuo. Lasciamo stare, va bene? Alla prossima discussione! Ciao!
Cara Hagar, hai ragione…del resto non credo di aver mai messo in dubbio i tuoi argomenti: è vero, l’opinionismo fa giurisprudenza, alla fine, in questo nostro paese di cui condividiamo la condanna come ipocrita e tendenzialmente maschilista. L’unico aspetto della questione che vorrei sottolineare è il fatto che protestare, indignarsi e sbraitare come sappiamo fare tanto bene noi donne è quasi sempre inutile se non controproducente (”hai visto? non sanno fare altro che sbraitare!”)…forse la cosa più utile in assoluto sarebbe cercare di prendersi cura delle nuove generazioni, sia che si abbiano figli sia che non se ne abbiano, in modo da evitare che anche i bambini di oggi vengano su come uomini maschilisti e donne che sanno solo sfruttare il potere della seduzione… Non trovi?
Anche io ho avuto uno scazzo con Piero Andretti su un altro argomento ma alla fine non ho lasciato perdere, altrimenti finisce che ogni volta che gli animi e le discussioni si accendono… qualcuno molla. Invece è bello continuare a discutere fino a che non si trovano dei punti di accordo. Con Giulia lo puoi fare, credimi.
Detto questo, che le nuove generazioni debbano imparare dagli errori delle precedenti… non ci piove. Che il massimo dovere dei genitori (e tutori vari) sia insegnare ai giovani (anche non figli loro) i veri valori della vita… idem. Ma io, tu e un’altra carrettata di milioni di donne italiane viviamo adesso e a me viene difficile, se non impossibile, pensare che per me le cose stanno così e amen. Che starà meglio mia figlia? Forse, ma non è neanche detto. Penso che per come si stanno mettendo le cose in Italia mia figlia non starà affatto meglio di me ma forse peggio, perché oltre che uomo devi pure essere figlio di papà al giorno d’oggi per sperare in una vita decente e non fatta di stenti dalla mattina alla sera. Penso anche che tutto quanto potrò trasmetterle dovrà per forza passare dalle mie esperienze di lotta, di successi e insuccessi reali, altrimenti non sarò credibile. Mi dirà: “E tu che cazzo hai fatto, mammina?” E io dovrò avere tanti aneddoti da raccontarle, perché quelli le rimarranno nel cuore e da lì faranno il loro bel viaggio verso le meningi. Questo per dirti che indignarsi serve, sempre, e guai a non farlo. Serve sbraitare, scendere in piazza e occupare le università… se necessario. Serve tutto nella vita. Ogni forma di protesta lecita DEVE essere fatta, secondo me. Non agire, non reagire e neanche sbraitare è sinonimo comunque di accettazione, di una certa passività emotiva che non aiuta, o comunque così viene interpretato dai politici: Accettazione. Pensa al precariato, cazzo! Ai miei tempi avrei fatto occupare la scuola, ne sono certa. Guarda oggi: Nessun giovane se ne è interessato. Poche manifestazioni di piazza e Bom, amici come prima. I politici si sono abituati a far lagnare due giorni il popolo e poi fare sempre come piace a loro, perciò le proteste dovrebbero essere vere, come in Francia, ad oltranza o meglio non farle se sappiamo che tanto così non le caga nessuno. Quei signori vanno avanti, Tatalla. Se ne fregano di me, di te, delle nostre figlie e di tutti, capisci? Basta che stanno bene loro, le loro mogli, figlie, amanti e compagne e degli altri… chi se ne frega!
Amo i francesi come popolo che non rinuncia MAI a farsi sentire e ottiene, ottiene sempre. Ma i francesi… dici che non sbraitano? Cavoli se sbraitano! Sbraitano tutti insieme, uomini e donne.
Tutto passa per un punto chiave strategico, secondo me:
“La capacità delle donne di allearsi, scornarsi e riappacificarsi, tornare a scornarsi e poi riprendere ancora insieme il dialogo”.
Solo questo devono imparare le donne italiane, perché sul resto non ci manca niente. Io ho imparato questa meravigliosa arte magica osservando gli uomini e non certo le donne.
Gli uomini sono maestri nel stringere alleanze ogni minuto e ogni secondo, con tutti, pure col panettiere sotto casa. Le rompono e le ricreano come niente fosse e intanto vanno avanti e comandano (in tutti i sensi, non solo politico). Le donne, una volta rotta un’allenza… non la ricostituiscono più, perché ancora troppo rigide. Se solo capissero che i principi chiave non sono in discussione, ma solo gli aspetti al contorno, o simil tali… a quest’ora avremmo vinto l’oscar come popolo! Quindi per me il passo da fare è questo: Saper mantenere ferme le alleanze e imparare a conoscersi man mano, superando ogni scazzo inevitabile. Se non ci fossero mai divergenze di opinione mi preoccuperei moltissimo di dove sono finita. Imparato questo… è fatta: sapremo anche noi parlare in coro… e i cori fanno anche tremare gli stadi se vogliono.
Non sono arrabbiata: non mi confronto bene con l’ottusità, vera o simulata.
Cos’è Giulia, una provocazione? Vuoi vedere fino a che punto resiste la mia “impermeabilità all’offesa”?










2008