A Genova, donne e buoi pari sono
Ultimamente la mia città è sovraesposta, a livello mediatico.
Ieri per aver bersagliato Cavaliere con insulti e uova (che, conoscendo i miei concittadini, saranno state marce: vuoi sprecare quelle buone, forse?)
Oggi perché il neosindaco, diessino e donna, Marta Vincenzi, ha reso noto che Maria Rosa Zerega, assessore alle Pari Opportunità, si occuperà anche di animali.
Il ragionamento non fa un plissé: tuteliamo le minoranze, a due e quattro zampe.
Interpellata, la neosindaca ribatte:
Cosa c’entra? Sono due cose diverse. E poi a Genova ci sono più animali che persone. Senza contare che un comune è fatto anche di servizi. E quindi: i macelli comunali dove li devo mettere? E il mercato del pesce?
Donne e macelli, di bene in meglio.
Sarcastica Ritanna Armeni:
Meno male che il sindaco di Genova ha pensato bene di attrezzarsi per la comunicazione con un uomo come Carlo Freccero.
Ma sì, che forse fa bene la Vincenzi. Il concetto di Pari Opportunità ormai appare così svuotato di significato che tanto vale riempirlo con le istanze dei pescivendoli. Magari loro a forza di urlare si fanno sentire.
Già.
Qui hanno dato la delega corrispondente ad un uomo.
Per dimostrare quanto la giunta sia anticonformista.
Assieme alle politiche giovanili.
Specificando fin da subito che il funzionamento del centro (giovani) va compleatamente rivisto (io tra le righe leggo “chiuso”. Vedremo).
E basta.
L’associazione qui ci sta, però sembrano due deleghe “contentino”.
Ah. Gli assessorati.
Ad Oristano abbiamo quello alle “problematiche giovanili”. Non alle risorse giovanili. Nemmeno alle politiche giovanili. AlLe PROBLEMATICHE.
Basta essere giovani a Oristano per rientrare nella categoria “problema”.
L’unico problema che mi viene in mente essere solo giovanile è l’acne.
però che bello vedere il Silvio … coperto di albume!!!
Ammirevole fatica lo schieramento di tanti sedicenti femminismi (e – scusate la franchezza – anche di questo blog) pronti a insorgere al semplice sospetto che qualcuno sul pianeta non consideri le vite animali non umane drasticamente e certamente inferiori a quelle dei membri della specie di cui l’autrice del è tanto fiero esemplare.
Il cosiddetto “specismo” è una tradizione millenaria e radicata, nonché utile ed efficace, come tanto a lungo lo è stata la schiavitù: non si pretende che la signora Armeni e i suoi sfaccendati sodali si affatichino a metterla in discussione così, tutto di un botto, per pura curiosità. Tuttavia riservare tanta nobile indignazione, tanta costruttiva rabbia a minacce più gravi per la pericolante dignità della donna sarebbe un rispettabile esercizio di buon senso.
Saluti cordialissimi.







2010