Rimetti a noi i nostri peccati
Ritanna Armeni dalle pagine dei quotidiani Epolis, scrive un articolo dal titolo “se le donne sono complici del loro martirio” riferendosi alla tragica vicenda della donna incinta di otto mesi uccisa dal marito. Il tono dell’articolo è molto pacato, intriso di retorico dolore per la morte della donna, ma già dal titolo si capisce bene che il suo è un atto di accusa, sotto forma di domande senza riposta, per quelle donne che pur fornite di tutti i mezzi culturali ed economici per affrontare un marito violento, preferiscono rimanere al loro posto, in nome dell’amore, del matrimonio o dei figli.
Questo almeno è ciò che sembra emergere dalle indagini sul delitto, lei è morta e non potrà più spiegarci i motivi per i quali è rimasta al fianco di uomo violento per tanti anni, ma la spiegazione più semplice, quella più ovvia e superficiale, quella più adatta a spiegare le donne “dolcemente complicate” è che Barbara fosse innamorata dell’amore o inconsapevolmente vittima di quella dipendenza femminile dall’uomo di cui parla l’Armeni.
Può darsi, non conoscevo Barbara ma nessuno la conoscerà mai e già questo dovrebbe suggerire la prudenza nel giudicarla, ma pur nella remota ipotesi che esista una sorta di sindrome di Stoccolma femminile è vergognoso e pericoloso incolpare anche in minima parte le vittime del loro martirio.
Addossare colpe alle vittime, significa fornire delle attenuanti per qualsiasi tipo di sopruso e soprattutto per qualsiasi sia la condizione della vittima. Barbara era economicamente e culturalmente emancipata ma queste due caratteristiche non possono essere sufficienti a ritrarre per intero la personalità di un essere umano, né possono rappresentare un passpartout sufficiente a garantire il successo personale in ogni campo. Non siamo macchine, non siamo perfetti, non siamo neanche minimamente vicini a quel concetto di essere umano che culturalmente emancipato è in grado di raggiungere un perfetto equilibrio tra istinto e ragione. I soldi e l’emancipazione sono solo uno strumento in grado di aiutarci in questo cammino ma in ognuno di noi, a prescindere dai propri mezzi, alberga una forma di debolezza che rende alcuni mostri, altri eroi, altri ancora fragili o invincibili, vittime o carnefici. Ed è proprio la nostra debolezza di esseri umani che ci differenzia dagli animali, quella stessa debolezza che porta alcune donne a disfarsi dei propri figli buttandoli in un cassonetto e altre a dedicare la propria vita ad occuparsi di quei bambini buttati via.
Non lavorare su queste debolezze, ignorandole, significa giustificare almeno in parte qualsiasi tipo di violenza e significa, nel caso specifico delle violenze sulle donne, non rendersi conto di quanta forza di carattere, di quanta volontà, di quanto coraggio siano necessari per liberarsi di un marito violento in una società che di fatto fornisce mezzi estremamente insufficienti per tutelare le donne i loro figli da questi uomini.
Quante sono le donne costrette per tutta la vita a fuggire con i propri figli da ex mariti violenti, e quanti i casi di cronaca di mogli che si sono ribellate e sono state trucidate insieme ai figli?
Tanti, troppi e tutti indistintamente caratterizzati dal fatto che tutti sapevano, comprese le forze dell’ordine, e che nessuno ha potuto fare niente.
Chissà forse Barbara sarebbe potuta scappare e salvarsi o forse il suo sacrificio è servito a salvare gli altri due figli. Non lo sapremo mai ma ciò che sappiamo è che adesso viene accusata di non aver fatto abbastanza per salvarsi. Bene così, ben gli sta, aiutati che Dio ti aiuta perché “civiltà” significa questo.
Sono perfettamente d’accordo con le tue considerazioni. E penso che ci voglia molta più forza di carattere, molta più volontà, molto più coraggio per restare accando a marito violento, che per liberarsene.
La penso nello stesso modo e mi indigna ogni volta che ravviso posizioni simili, tantopiù se le assumono le donne.
“Poteva sottrarsi” è figlio primogenito del “Se l’è cercata”, anche se espresso con più elusività di quanta non facciano quelli che ti dicono che se vai in giro con la mini non c’è da stupirsi se ogni tanto ti arriva una mano al culo. La logica è che la colpa sia di chi subisce, non di chi fa subire.
Se resisti al male, sei causa del tuo male.
Provochi, perchè non vai via dal tuo posto.
Tolleri, quindi vuoi tollerare.
Alla fine, figlia cara, te la sei cercata.
E’ facile infatti pretendere fermezza e coraggio dalle vittime, e noi gli spettatori, i cittadini i compagni di strada delle vittime che facciamo? Dov’è finita la nostra fermezza e il nostro coraggio civico? Dimostriamo un poco di indignazione, che come i consigli non costa nulla.
ciao
anna
Non ho mai creduto alla teoria del Dr. Jekyll e Mr. Hyde.
Non ho mai creduto alla teoria della persona buona, gentile, mite un momento prima e mostro un momento dopo.
Chi è violento a 40 anni lo è anche a 30 e anche a 20.
Chi è violento dopo il matrimonio era violento anche prima del matrimonio.
No, non riesco a trovarle alcuna attenuante.
Una donna che accetta un compagno violento è una donna senza dignità!
….e che quindi merita di essere uccisa?!?!?!?!?
Giuro…non ho parole.
E se invece Piero fosse solo una donna senza coraggio?
Merita per questo di morire?
E perchè allora non togliere la dignitià agli invidiosi, gli accidiosi, i golosi o magari i presuntuosi?
Dimmi almeno che non hai superato di quindici anni di età.
Pietro,
le leggi contro i violenti e la violenza ci sono per i coraggiosi e i paurosi per chi è alto o basso per chi è calvo o ha chilometri di capelli in testa.
Inoltre la verità è che si fa poco ancora non solo per combattere la violenza ma anche per aiutare le donne incastrate in una litania di paure e sensi di colpa. Meno chiacchere e più fatti!
anna
No, non merita la morte la donna senza dignità, ma non merita neanche di essere giustificata.
caro Pietro questa non è una gara a “chi ha il livido più bello”.
Non si tratta di dare premi di merito, piuttosto si tratta di dare aiuto, sostegno e appoggio concreti a tutte le donne. Di far sentire loro che le altre donne, quelle magari solo un poco più forti e decise ci sono, sempre e comunque, senza dare giudizi o storcere il naso
anna
Sono d’accordo che si dovrebbe fare di più per combattere la violenza e non fidanzarsi o sposarsi a uomini violenti, che dici Anna Spina, potrebbe aiutare?
E poi io mi chiamo Piero.
Piero potrebbe aiutare anche la comprensione, l’aiuto, l’educazione, potrebbero contare tante di quelle cose che tu non hai neanche idea.
Io per esempio non nutro alcun rispetto per coloro che sparano sentenze definitive ed inappellabili come la tua, senza avere idea di cosa si parli. Non fosse altro perché sei un uomo e io non ci penso neanche a dirti che sei privo di dignità se fai cilecca.
Anche dire all’interlocutore che non ha idea di cosa stia parlando vuol dire sparare una sentenza definitiva e inappellabile.
Mi conosci per dire di me che non so di cosa parlo?
Quello sulla violenza alla donne è un tema serio e deve essere discusso seriamente, senza emotività e senza banalizzazione delle responsabilità.
Non siamo in un programma del pomeriggio di Raidue dove lacrime comprensione e perdonismo fanno parte della scaletta.
Esatto Piero anche la mia era una sentenza inappellabile, sono scesa sul tuo stesso piano, mi sono messa al livello dell’interlocutore perché a volte non resta altro da fare che far provare all’interlocutore ciò che possono provare gli altri di fronte a tanta sicumera.
Sei un uomo Piero? Se si come ti firmi difficile che tu possa capire fino in fondo cosa significhi essere donna in determinate circostanze, se sei donna questa conversazione non ha senso.
Hai ragione comunque su un punto: la violenza sulla donne è un argomento serio che va discusso seriamente senza emotività e senza banalizzazioni, ora però, di grazia, vorresti dirmi se definire senza dignità tutte le donne che subiscono violenza è il tuo modo serio di affrontare seriamente un problema serio?
Forse è proprio quello il tuo problema Viscontessa: di scendere raramente al livello degli interlocutori, sulla Terra. Di vivere sempre in un mondo tutto tuo, fra le nuvole.
Caro Piero circa il matrimonio o i ragazi, non so, io sono decisamente frocia!
Però tutti sbagliamo, diciamo idiozie e cavolate e le facciamo se, ad esempio, ci avessero tirato un calcio in organi vari ed eventuali per ogni scemenza che diciamo e scriviamo tutti (quindi anche te) saremmo o col culo piatto o con le voci bianche che ne dici?
Quindi è chi sbaglia ed è quindi vulnerbile che si deve aiutare, non credi? Chi è perfetto e cammina sulle acque, per sua fortuna, non ha problemi.
Piero quando si scende sul personale significa che non si hanno più argomenti per ribattere.
Buona vita.
Anna Spina: Certo che tutti noi sbagliamo, io per primo. Ci mancherebbe ad affermare il contrario! Però, detto fra noi, tu quante volte hai bisogno di sbagliare prima di renderti conto che stai sbagliando?
Dammi un numero. Una volta? 2? 27? 567? 18mila?
Perché nessuna va a sposarsi col primo che incontra dopo 5 minuti dal primo incontro. Prima di arrivare al matrimonio c’è un periodo propedeutico fatto apposta per conoscersi, un periodo che di solito dura degli anni. ANNI.
Viscontessa: se non ami scendere sul personale, semplicemente, non scendere sul personale, rivolgendoti a me con espressioni del tipo “sono scesa sul tuo stesso piano, [...]” da cui dopo la mia REazione.
Ho l’impressione che siamo tornati al punto di partenza: se una viene menata bisogna tutelarla, punto. Il giudizio “quella è scema (quindi merita un pò di ossa rotte) perchè si è fatta infinocchiare più volte” non mi pare molto costruttivo.
Dal tuo punto di vista una vecchietta che viene borseggiata più volte sarebbe da criticare perchè magari un paio di volte si è fidata di qualche ladro.
In quanto agli anni per conoscere le profondità, a volte paurose, degli esser umani ci vuole più di un paio di anni.
anna
Che sia necessario tutelare chi viene menata è già stato detto e ripetuto. Direi di fare un passo in avanti. Il punto che sto cercando di farti notare è che per tutelarsi contro le botte non è necessario aspettare che le botte arrivino. Non fidanzarsi o sposarsi a persone violente è -sempre- una tutela contro le botte. La prevenzione, è SEMPRE una tutela. Solo che alla prevenzione non ci deve pensare il carabiniere o il magistrato ma ci devi pensare tu.
Il fatto di avere dei diritti sanciti dalla legge non può e non deve renderci ciechi e sordi ad un possibile pericolo tanto da evitare di auto-tutelarci.
La vecchietta non è da criticare, insultare o volerle del male, avevo già risposto anche a questo, ma neanche da giustificare.
Tu andresti in giro per Napoli con l’orologio d’oro al polso in nome del tuo diritto a indossare ciò che ti pare dove ti pare?
Secondo me in Italia l’analisi delle reti sociali sta ancora a “Caro amico…”. E’ nelle reti sociali delle belle province italiane che si annidano trappole mortali.
Come diceva Sherlock Holmes: “Mio caro Watson, si consumano più delitti nella tranquilla campagna inglese che nei più sordidi sobborghi di Londra”…
“Ed è proprio la nostra debolezza di esseri umani che ci differenzia dagli animali”
Sbagliato. Anche nel regno animale ci sono gli esemplari deboli e quelli forti. Quello deboli soccombono. Esattamente come nel ‘regno umano’. La differenza dovrebbe stare nella coscienza della propria situazione e nel tentativo di superarla. Stare con un uomo violento per amore del matrimonio e dei figli è un un comportamento autolesionista e potenzialmente mette in pericolo anche i figli.
Non si deve in nessuna circostanza giustificare la violenza e il colpevole è sempre e solo chi la pratica. Ma al tempo stesso bisogna responsabilizzare sempre più le donne e fare in modo che sappiano tutelare se stesse in ogni circostanza. Non possiamo usare come scudo una non meglio specificata ‘debolezza’. Altrimenti ha ragione la Ritanna…
RossaNaturale, non parlavo di debolezza “fisica”, in natura soccombono gli animali fisicamente meno dotati e non dei gran pezzi di leoni che magari si rovinano giocando a carte.
La non meglio specificata debolezza è la debolezza umana (ma mi pareva ovvio) che porta alcuni ad ammazzarsi con l’alcool, altri a buttarsi da una finestra, qualcuno a rovinarsi con le carte o con il gioco del lotto, e qualcuna a non riuscire ad uscire da situazioni molto difficili.
Non a caso ho citato la sindrome di Stoccolma.
La differenza principale tra uomini e animali è nel libero arbitrio. Cioè nella capacità per l’uomo di scegliersi il destino e di mutarlo, a sua discrezione, anche innumerevoli volte. Mentre gli animali non possono scegliersi nulla: il loro destino dipende dalla Natura.
Che la differenza sia nella “debolezza” è una tua idea, peraltro sbagliata.
Piero mi devi convincere che hai ragione? Hai visto la “luce” e adesso devi diffondere il “verbo” oppure nonostante il tuo libero arbitrio trovi irresistibile il mio mondo tra le nuvole e vuoi venire a viverci anche tu? Non è che nonostante tutte le tue sicurezze ti sei innamorato di me?
Perché onestamente non capisco perché tu continui a cercarmi.
Tu vivi sulla terra e io (come dici tu) tra le nuvole, ma che vuoi da me?
Viscontessa, che ipocrisia!
Mi attacchi scendendo sul personale fin dalla prima replica e poi, quando spazientito rispondo per le rime fai l’offesa?
D’ora in poi quale sarà l’atteggiamento? Mi terrai il broncio come fanno i bambini? ![]()
E comunque, se fossi innamorato di te frequenterei il tuo di blog invece di Sorelle d’Italia.
(tra l’altro a me piacciono le donne alte, sui 20 anni)
Piero da bravo, torna a giocare con le bambole alte di vent’anni che a me il “broncino” non mi riesce neanche immaginarlo.
“La non meglio specificata debolezza è la debolezza umana (ma mi pareva ovvio) che porta alcuni ad ammazzarsi con l’alcool, altri a buttarsi da una finestra, qualcuno a rovinarsi con le carte o con il gioco del lotto, e qualcuna a non riuscire ad uscire da situazioni molto difficili”
Questa era esattamente la debolezza alla quale mi riferivo anche io. Chi si ammazza di alcool, si rovina con le carte o non riesce a uscire da situazioni letali, perisce. Mi pareva ovvio anche a me, che non stavamo parlando di debolezza fisica…
Noi non possiamo sapere tutto su come sia stata davvero fino in fondo la vita di Barbara: chissà, forse lei ha cercato aiuto ma non l’ha trovato, o l’hanno sottovalutata, o non le hanno creduto. Forse, ha cercato aiuto ma si è sentita rispondere “coa ci possaimo fare”? E mettiamo che lei se ne volesse andare con i figli…Esistono in Italia abbastanza leggi o abbastanza serie e forti che tutelino le donne vittime di abusi famigliari? Esistono strutture di pronta accoglienza e di intervento? Siccome questa vicenda mi sta particolarmente a cuore ho letto altre testimonianze di donne picchiate e abusate in casa, in modo partcolare sull’ultimo numero di “Vanity Fair” ci sono autorevoli articoli al riguardo con tanto di interviste e commenti raccolti tra la gente comune. Provate a leggere le rubriche delle lettere. Cmq è un pò di tempo che il problema si fa sentire e persino su settimanali come “Donna Moderna” se ne parla finalmente con più coraggio e posizioni nette.
E poi c’è un fatto: capita che la vera personalità di un partner salti fuori anche dopo anni, questa non è una cosa che si possa prevenire nè prevedere a priori per quanto intelligente sia una persona. Magari basta solo che si senta “al sicuro” o che si inneschi chissà quale meccanismo che apre il “vaso di Pandora” (anche un figlio, per esempio).
“HA FATTO PIU’ DANNI LA MORALE DELLA BOMBA ATOMICA” (Karl Raimund Popper, 1902-1994)
Non leggo Vanity Fair ma ho notato che nel blog di Grazia è presente un intervento di Anselma dell’Olio sulla stessa questione.
http://grazia.blog.it/2007/06/13/i-mariti-padroni-non-vanno-sopportati-vanno-lasciati/
Ho letto questo post e tutti i commenti. In tutta onestà devo dire che mi ha raccapricciato quello di Piero, moltissimo, quando esordisce dicendo che “una donna che accetta un compagno violento è una donna senza dignità”.
Temo abbia confuso le cause con gli effetti. Sono le botte e le violenze TUTTE che fanno perdere dignità alla persona, NON il contrario. Il tuo modo di pensare Piero è pericoloso. Mi ha subito ricordato la sentenza di quel giudice che ha assolto i violentatori di una ragazza perché questa indossava i jeans stretti (indi per cui se l’è di certo abbassati un po’ anche lei i pantaloni…) Credo che su certe questioni si debba fare uno sforzo comune (gli uomini in primis), che è quello di NON GIUSTIFICARE, per nessun motivo. Ma non la donna che subisce in silenzio le violenze, come proponi tu… io dico NON giustificare chi esercita la Violenza. Insomma, Piero, se inverti completamente il tuo pensiero… mi troverai d’accordo con te!
Io trovo raccapricciante giustificare il comportamento della Cicioni.
Se per le donne è accettabile convivere con l’uomo violento pur di salvaguardare matrimonio e figli, allora la battaglia sul divorzio è stata fatta per cosa?
Altro che tornare al punto di partenza, come dice Anna Spina: qui ci sono delle donne che sono ancora ferme all’anno zero, mostrando oltre ragionevole dubbio che istruzione ed emancipazione non vanno necessariamente a braccetto.
Sono un po’ deluso, lasciatemelo dire, per come è stata impostata la questione e per alcune risposte. Mi aspettavo un livello di discussione sensibilmente superiore.
Tenterò Piero di accontentarti ed alzare il livello della discussione, sebbene credo che sia stato tu a farlo partire dal basso che più basso non si può.
In Spagna le donne che subiscono violenza dal marito hanno diritto (il giorno dopo la denuncia… non dopo il processo) ad un alloggio lontano dal marito e il marito passa i guai se solo le si avvicina. In Italia, apri bene le orecchie, non solo le donne possono finire in mezzo alla strada, ma il marito può continuare a vivere liberamente nello stesso pianerottolo di casa della moglie. In Spagna si aiutano le donne a denunciare, in Italia si fa il contrario.
Alziamo ancora il livello della discussione? E allora sappi che i media hanno pubblicizzato a non finire che l’indulto non valeva per i reati di violenza sessuale contro le donne, mentre la verità è tutt’altra, perché se oltre allo stupro si sono commessi altri reati… l’indulto vale e lo stupratore pluridelinquente è libero! Hai sentito che ho detto? Libero, per la serie meglio stuprare e rapinare una banca che stuprare e basta. Questo accade in Italia. Alziamo ancora? In Italia si sono triplicate negli ultimi anni le denunce per violenza sessuale, ma stranamente si sono dimezzate le condanne. Quanto ancora dobbiamo alzare il livello della discussione, Piero, per renderci conto che in Italia le donne non sono tutelate affatto nella loro dignità e integrità, fisica e morale? E già, sottolineo “fisica e morale”, e sai perchè, vero? Perché fino a pochissimi anni fa in Italia il reato di violenza sessuale era considerato un mero reato contro la morale e non contro la persona… Ci volle il Movimento Femminista e una lotta durissima di anni per far capire agli uomini che stuprare una donna era un reato contro la persona. Adesso non torniamo indietro, per favore. E per non tornare indietro serve che gli uomini come te scrivano e dicano le cose che io e le altre abbiamo detto e scritto a te.
Permettimi di suggerirti un libro per questa estate, s’intitola “Rivoglio la mia vita”, scritto da Veronica De Laurentis, figlia di Dino De Laurentis e Silvano Mangano. Leggilo, per favore, perché non c’è libro più di quello che faccia comprendere come una donna (anche come Veronica De Laurentis) possa finire dentro un vortice di violenze inaudite e non riuscire ad uscirne, se non col tempo e con una fatica immensa. Capirai che istruzione e emancipazione non c’entrano niente quando si parla di violenza fra le mura domestiche, dove le dinamiche che si scatenano vanno ben oltre l’immaginabile…
La testimonianza di “forse” sul post del blog di Grazia vale più di mille parole e mille leggi.
Piero tu insisti spesso sul fatto che non bisogna sposarsi con uomini violenti. Secondo te,questa donna, Barbara, prima di sposarsi ha aperto le pagine gialle alla voce “uomini violenti cercasi” lottando con tutte le sue forze per trovare un uomo che la pestasse? Le persone cambiano. Le persone non sono le stesse a 20, 30, 40 anni, come hai detto tu. Se così fosse, non esisterebbero nemmeno i divorzi: tutti faremo sogni tranquilli, pensando che il nostro compagno ci amerà sempre e non ci userà mai una violenza,e sarà sempre al massimo come quando ci ha conquistato. Ma purtoppo non è così. Quando ci si lega ad una persona , è impossibile dire se e quando ci volterà le spalle diventando violenta.
Inoltre, se anche Brabara avesse saputo da sempre della violenza del marito e non si fosse mai ribellata, questo vuol dire una cosa sola:che era una persona fragile ed essere fragili non significa non avere dignità, ma soltanto non avere armi per difendersi. Personalmente, penso che se una persona che amo davvero mi mettesse le mani addosso, sarei talmente annientata e delusa, e perderei così tanto la fiducia nella possibilità di tornare ad essere felice, che non so se riuscirei a reagire in qualche modo: è dura ammettere dinanzi a se stessi che nemmeno la persona che ami di più è in grado di proteggerti,ma anzi ti fa gratuitamente del male arrivando alle percorse. I sentimenti delle persone, come vedi, sono molto più complicati di quello che credi. Non essere veloce nel giudicare.
Il divorzio, isolapiccola, esiste appositamente per risolvere una situazione difficile, insanabile; una situazione nata con la scelta sbagliata del partner. Poi ovviamente come tutti i diritti spetta al singolo esercitarlo.
Le persone non cambiano, purtroppo no. Il tempo, l’esperienza…la necessità, possono smussare i lati del carattere ma le persone essenzialmente rimangono sempre le stesse.
Barbara Cicioni era la classica donna media italiana che vive quotidianamente la condizione femminile come fosse ancora nel 1800 e che poi, l’8 marzo, va con le amiche a mangiare la pizza senza uomini dietro per far vedere che è una donna emancipata.
Francamente sono un po’ stanco, e voglio dirlo con estrema chiarezza, delle donne che parlando di se stesse si definiscono brave intelligenti e emancipate e poi, quando arriva nella vita il momento, come la scelta del partner, di mostrare nei fatti cotanta bravura e intelligenza, dimostrano ben altro.
Le donne dovrebbero fare un passo evolutivo in avanti, mettendo da parte una volte per tutte la paura di rimanere nubili.
No Piero, non ci siamo proprio. Tu ragioni secondo logica ma la realtà ma non è quasi mai logica (e poi, visto che secondo me sei un uomo colto, Einstein t’ha mai fatto venire dubbi???)Certo che Barbara era una donna intelligente, autonoma,indipendente, impegnata e oltre a lavorare nella lavanderia che s’era fatta da sè (ricorda che manteneva il marito) accudiva pure i figli.Se non sei informato bene sui fatti (le fonti ci sono) per favore non commentare perchè sembra che quasi ti diverti ad insultarla. L’essere umano è complesso, esiste anche la sensibilità (a proposito, la tua dov’è???)e le donne di sensibilità per natura ne hanno molta ma molta di piu. Ricorda che lei viveva in una zona interamente circondata dai parenti del marito e dai suoi possedimenti,loro le sono sempre stati ostili eppure ha avuto il coraggio di andare avanti e sobbrcarsi tutta la fatica da sola.E poi l’omertà non esiste solo al Sud. E continui a dimenticare i figli, porca miseria!Una donna può arrivare a morire per i figli.Facile giudicare tirando in ballo il diritto di separazione e divorzio, ma hai mai provato a domandarti quanti dubbi e tormenti si deve essere portata nell’anima pensando anche ai figli, a quello che si portava in grembo con il terrore che ogni suo gesto potesse risvegliare la bestia nel marito e fargli del male o ucciderlo??? No, qui non si può assolutamente giudicare Barbara e l’esame del DNA sul feto è solo l’ennesima sevizie in una storia che nel 2007 ci troviamo ancora qui a discutere mentre il marito ancora rimane impunito. In una società che si dimentica dei bambini tranne negli spot natalizi per le donazioni a quelli del Terzo Mondo e per la quale la maternità=Chicco, Mellin e StationWagon, cosa vuoi aspettarti? E come puoi tu dire che “l’8 marzo va con le amiche a mangiare la pizza senza uomini dietro”? Dove sta scritto? Chi l’ha detto? Secondo me tu hai in corpo tanta di quella rabbia verso le donne, leggendo anche i tuoi commenti precedenti, che sei qui solo per fare il lupo travestito da agnello e scaricare le tue paturnie abilmente sublimate dalla razionalità che ti fa apparire l’opposto di ciò che sei dentro.
Sono assolutamente d’accordo con quanto ha scritto isolapiccola nel suo ultimo commento, a cui aggiungo che ogni violenza è psicologicamente un trauma che porta via energia vitale, anche per reagire, anche per scegliere.
Conosco Barbara Cicioni per come è stata presentata dagli organi di stampa nei limiti del diritto di cronaca.
Non dimentico i figli. E’ che i due sposi si frequentavano da circa 20 anni e il figlio maggiore di anni ne ha 8. Ora, io credo che 12 anni siano più che sufficienti per valutare una persona; per cui anche volendo chiudere un occhio su Barbara per via dei figli dovremmo sempre spiegare il suo comportamento quando i figli non c’erano ancora.
Come vedi, i conti continuano sempre a non tornare. E poi io per carattere sono abituato a valutare gli eventi per quelli che sono, nudi e crudi, senza emotività.
isolapiccola è una giovanissima e alla sua età è lecito essere idealisti. Quando tra qualche anno avrà un po’ più di esperienza sulle spalle mi darà ragione.
Piero gli eventi, nudi e crudi, come dici tu, non sono privi di emotività, ma pieni di emotività. Basta con il mito degli uomini e delle donne robot, che sanno sempre cosa fare, sanno sempre cosa dire, e vivono la vita per curriculum. Se le situazioni che viviamo fossero prive di emotività, allora ogni situazione sarebbe indifferente,vivere con un uomo o con un altro sarebbe solo una questione di convenienza, in ottemperanza al dogma del procreare, lavorare, faticare. Non siamo robot senza emotività, siamo persone vere: e le persone vere non sempre hanno la forza di lottare. La colpa che stai imputando a barbara è quella di non aver avuto la forza di lottare. Scagliati contro chi quella forza gliel’ha tolta, non contro di lei. Non importa se il marito fosse cambiato all’improvviso, o fosse sempre stato un violento: non basta voler uscire da una situazione di difficoltà, per farlo. Non basta voler essere forti, per esserlo.
Continui a dire che le persone non cambiano, mentre la mia filosofia di vita si basa sul principio opposto: io credo nel cambiamento. Cambiare a volte è una possibilità, avvolte un dovere, a volte una cosa che succede e basta, contro la nostra volontà. Dici che il mio è il tipico idealismo giovanile? Io ti ripondo che sono orgogliosissima di essere giovane e forse ingenua. E spero che, invecchiando, il mondo non mi sembrerà un posto pieno di robot, come sembra a te. Il tuo non è relismo, è superficialità.
Voglio aggiungere una cosa: tu non conoscevi Barbara, non hai il diritto di chiamarla “donna media”.
Straordinaria la frase sul cambiamento. Sottoscrivo in pieno.
Forse Piero non ha imparato ancora (beato lui) che la vita non è una gara alla pari dove ognuno gioca con lo stesso mazzo di carte degli altri, indi per cui… COMPRENSIONE e RISPETTO per gli altri dovrebbero essere parole d’ordine. Per me lo sono diventate da quando la vita mi ha insegnato (istruzione, emancipazione e forza positiva non sono servite a niente in certi casi nemmeno per me) che solo vivendo certe cose in prima persona si può comprendere fino in fondo di cosa è capace l’essere umano, nessuno escluso.
Quote: (PIERO)”E’ che i due sposi si frequentavano da circa 20 anni e il figlio maggiore di anni ne ha 8. Ora, io credo che 12 anni siano più che sufficienti per valutare una persona; per cui anche volendo chiudere un occhio su Barbara per via dei figli dovremmo sempre spiegare il suo comportamento quando i figli non c’erano ancora.”
Allora probabilmente mi mancavano dei dati. Ciò non toglie che traspare una vena di pura cattiveria dalle tue parole supponenti contro Barbara (e qui ripeto la storia dell’8 marzo che proprio non mando giù)
“E poi io per carattere sono abituato a valutare gli eventi per quelli che sono, nudi e crudi, senza emotività.”
Veramente non parlavo di emotività ma di sensibilità, che è ben diverso. In ogni situazione della vita ci sono troppe variabili e poi come fai a non avere mai nessun dubbio su quanto dici? Sembra che persino i giornalisti in confronto a te siano delle galline.Questa rigità non denota maturità ma infantilismo acuto represso: le persone rigide sono pericolose, lo so per esperienza. La rigidà porta agli scoppi improvvisi. Hai un self-control così spiccato che pare studiato a tavolino. E poi io non so quanti anni abbia isolapiccola, so soltanto che criticare una persona dicendole che è ancora una bambina vuol dire farle i complimenti:i bambini hanno una saggezza da cui dovremmo sempre attingere. Se io, a 35 anni, non provassi più emozioni, sarei già morta in vita, e mi auguro di provarne anche ad 80 e anche 100.Non vedo alcun idealismo nelle parole di isolapiccola, solo sensibilità umana, forse un pò di impulsività ma buona, solare. Ma tu sei ancora in grado di sentire qualcosa???…Avere i piedi per terra ed essere realisti ci vuole nella vita, ma le persone mature sanno benissimo che nessuno ha i fatti sotto controllo, che la pretesa della perfezione è degli stupidi e degli adolescenti, che prevenire ogni imprevisto è impossibile e che nemmeno Dio è onniscente, visto che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Onestamente, il tuo atteggiamento mentale privo di elasticità mi preoccupa.
Federica, sono una bambina di 19 anni. E mi fa piacere che non tutti passati i trenta diventino arroganti contro chi è più giovane.
Federica, la sensibilità è per i momenti personali, per i momenti intimi.
Nella vita c’è un momento per tutto: un momento per piangere e uno per gioire; un momento per ridere e scherzare e uno per essere seri.
Da quando si analizzano gli eventi di cronaca nera con la sensibilità? Da quando?
Solo le persone immature che vivono con la testa fra le nuvole dispongono di un solo unico modo di atteggiarsi, da usare in ogni situazione, 24 ore su 24.
isolapiccola è una giovanissima e alla sua età è lecito, come già detto, credere che le persone possano cambiare e con un po’ di buona volontà costruire la pace nel mondo; ma tu, a 35 anni, che scusante hai per ragionare ancora per istinto come fanno gli adolescenti?
Qui davvero il livello di discussione è molto basso.
Magari avessi la testa fra le nuvole! Mi hanno sempre accusata di essere pesante e fin troppo realista. NON HO MAI SCRITTO NEI COMMENTI PER ISTINTO, come dici tu, ma con più obiettività possibile,tenendo anche presente che i fatti sono fatti (e scusa la ripetizione) da persone, e le persone hanno delle emozioni che le portano sia ad agire che a reagire, compresi gli eventi di cronaca nera. Tu non ti sei nemmeno reso conto che a forza di ripetere che il livello di discussione qui è molto basso, nessuno ti ha più cagato. e io lo faccio per l’ultima volta volta: ti tradisci con le parole; sei tu che voli alto e ceedi che un essere umano debba essere o diventare un ideale. Mi ricordi fin troppo bene certi 40-50enni nostalgici delle loro antiche battaglie politiche e sociali che non sono mai cresciuti, mai andati avanti, che vivono ancora nel mondo delle idee senza cognizione del presente e assolutamente privi di elasticità mentale che poi è quella che porta alla ricerca delle fonti di informazione, alla critica, al confronto, senza escludere mai a priori nessun fattore in gioco, compresa la psicologia che nella vicenda di Barbara è tutto o quasi.La sensibilità , da come scrivi, tu non sai nemmeno cosa sia, perchè è la capacità di entrare in empatia e mettersi nei panni degli altri, o almeno provarci.Il tuo eccesso di razionalità e la visione a senso unico ti farà prima o poi fare un tonfo bestiale e non credo tu abbia un buon carattere per trovare amici di sostegno, tranne forse quel gruppo di simili autoghettizzati di cui ho accennato sopra, solitamente aridi e completamete mentali capaci solo a disprezzare gli altri diversi da loro. Mai avuto paura in vita tua? Mai provato sensi di colpa? Mai avuto dubbi sulle tue scelte? Mai avuto a che fare con imprevisti che ti hanno rivoltato l’esistenza? O forse hai elaborato tutto chiudendoti ancora più in alto nella tua torre d’avorio. Soprattutto: mai provato ad ASCOLTARE DAVVERO gli altri e a leggere con calma quello e come lo scrivono??? E con questo con te ho chiuso: non voglio più avere a che fare con esseri mentalmente disturbati. AUGURI!
il motivo per cui ritieni bassa questa discussione è perchè non ti diamo ragione.
Vedo che anche tu come viscontessa non sei capace di replicare senza scendere sul personale. A pensar male si direbbe che avete la coda di paglia.
La sensibilità in questo caso non c’entra assolutamente nulla.
Il racconto dell’evento della Cicioni attraverso la sensibilità’, come dici tu, può avere una ragion d’essere se tra te e la Cicioni c’era un legame di amicizia o una parentela, e non è il tuo caso né il mio. Né siamo a teatro per interpretare dei personaggi.
Il punto è che alcune di voi pensano di scrivere chissà quale profonda analisi sul sociale ma in realtà offrono degli interventi romanzati, nati da presupposti sbagliati o recanti banalità e luoghi comuni, che hanno un valore davvero modesto; e quando qualcuno come me lo fa notare… entrate in crisi.
isolapiccola, non cerco la ragione. Cerco, o meglio desidero, leggere degli interventi di alto profilo.
Il blog non ha la funzione di salvare il mondo ma solo di offrire uno spazio alle persone per discutere nei ritagli di tempo.
In poche parole, il fine della discussione è la discussione stessa.
Un giorno lo capirai.
Io sono scesa sul personale? Sei tu che sei sceso sul personale dicendo che sono troppo giovane per capire. Scusa ma perchè mi ripondi ancora se pensi che i miei commenti non siano al tuo livello? Perchè continui a intervenire se nessuna di qui è al tuo livello? E’ proprio questo il problema: io metto le tue idee sullo stesso piano su cui metto le mie, anche se sono diverse;tu invece consideri quelle degli altri “troppo basse” per te. Complimenti per la tua capacità di ripettare i punti di vista altrui.
Senti Pieruccio mio bello,
adesso ti risponderò molto francamente: tu sei un uomo. Quindi credo ti sfuggano parecchi dettagli circa la condizione femminile del nostro Paese. ti ricordo che una gran parte della educazione destinata alle donne è ancora volta ad inculcare il senso di “rispetto”, di “abnegazione”; questa educazione tende a scoraggiare tutti i comportamenti non in linea, le bambine che scalciano e dicono “no” che fanno valere la propria volontà sono ancora bambine “cattive” Quindi trai tu le conclusioni.
Ti è stao inoltre già illustrato benissimo cme siano deboli i meccanismi di difesa che la nostra legislazione mette in pratica in favore delle donne abusate. Debolaezza che certo non favorisce l’auto stima el’auto difesa nelle donne violate.
anna
Condivido in pieno il tuo pensiero, Anna. Nella nostra cultura ai maschietti viene insegnato a farsi valere, sempre e comunque, ognuno per come può, mentre alle femminucce viene “inculcato”, proprio come dici tu, l’arte masochista del subire, anche quando sarebbero capaci o vorrebbero reagire. Sicuramente l’uomo che scalcia è “omo”, la donna è “cattiva”.
Permettimi di aggiungere una cosa:
“La donna è cattiva se scalcia contro un uomo, perché se scalcia contro un’altra donna nessuno ha niente da ridire”. Come mai?, mi chiedo.
E’ come dire che io posso usare le parolacce solo rivolgendole a persone del mio stesso sesso o menarmi solo con altre donne, etc.
Quindi è innaturale questo comportameno: è imposto culturalmente, come un enorme tabù, perché se fosse nella natura della donna subire… allora lo farebbe sempre, con gli uomini come con le altre donne, indistintamente, e invece così non è.
Di fatto alle donne viene inculcato un sottile e infido “senso di inferiorità nei confronti degli uomini”, ma che nessuno abbia a scandalizzarsi o capire/ribellarsi più di tanto, perciò alle femminucce viene detto: “Non sta bene che una femminuccia faccia questo…” e “Non sta bene che una femminuccia faccia quello…”
Giusto, Hagar,
non aveveo nemmeno io pensato a questa sfumatura.
Dunque sarà ora che tutte si inizi a rompere tale meccanismo dannoso, a volte mortale.
ciao
anna
isolapiccola, la parte del messaggio a te dedicata era la parte inferiore. La parte superiore era rivolta a Federica.
E si, cara isolapiccola, un tono davvero ecumenico, degno da benedizione a S.Pietro:
“un giorno lo capirai…” A momenti, mi par di sentire l’eco.
Forse il nostro amico, essendo noi fanciulle, pensa che non si sia acculturate o elevate il bastevole.
Dunque caro non frequentare questi postacci pieni di pulzelle non elevate, suvvia!
anna
1- Non importa a chi era rivolta la prima parte, era offensiva in ogni caso.
2- Basta la seconda parte a farmi arrabbiare. “Un giorno capirai”: non ti sembra il massimo dell’arroganza e della mancanza di ripetto?
Piero Andretti, stasera mi hai fatto andare di traverso la cena, giuro!
A te è proprio il caso di dire: “Auguri e figli maschi”, perchè è meglio che le figlie femmine nascano da altri padri, e in questo spero converrai con me. Non per altro… ma solo per evitarti tanti di quei “vaffanculo” da parte sua da finire rintronato come una campana.
Ma ora ho capito anche perché ti fa tanto specie “l’andar sul personale”. Perché per dire le cose che dici, obbiettivamente riplorevoli sotto certi aspetti, devi fare l’immane sforzo di pensare che comunque siano cose che non riguardano e non riguarderanno mai te e la tua famiglia.
Consiglio personale: Prova invece a pensare sempre le cose come fossero accadute a te, a tua madre, a tua moglie, a tuo figlio o a tua figlia… vedi quanto ci guadagnerai in capacità di giudizio, ma anche di comprensione verso il prossimo.
E ora vado a farmi una stecca di liquirizia. Notte.










2008