Quando si ammala l’anima
Improvvisamente un giorno ci si rende conto che si fa fatica a vivere, che si fa
fatica a respirare, che tutti quei piccoli gesti, che sono il vivere quotidiano, diventano un “qualcosa” che ci richiede uno sforzo immenso, un nuovo compagno, che sarà purtroppo inseparabile, entrerà nella nostra vita: IL DOLORE
Ma non è un dolore fisico, esteriormente siamo sani come pesci, nessuna ferita sanguina, nessuna analisi rivelerà alcuna malattia, nessun analgesico servirà….semplicemente il soffio lieve dell’anima, normalmente silenzioso…sta ansimando, la nostra anima ci sta dicendo “non ce la faccio più”….aiutami…
La fatica di alzarsi, la fatica di lavarsi, vestirsi e pensare devo farlo per chi, per cosa? Aprire gli occhi la mattina, un altro giorno da fare arrivare a sera, ma come? Come posso farcela se questo peso che sento nel cuore mi impedisce di respirare, se questo dolore no non è dolore, se questa straziante morsa mi attanaglia, se questo mostro si è rubato la mia gioia, ha rubato il rumore della mia risata, e in cambio mi ha reso silenzio, mi ha reso pensieri che sono martellanti come ossessioni, e non vanno via. Altri compagni di viaggio, che hanno preso posto, con violenza e forza, nel treno traballante della nostra vita ma noi non gli avevamo dato il permesso.
E ci si chiude nella solitudine, non ci interessa chi ci sta intorno, si entra a far parte dei fantasmi che vivono nel buio di una stanza, dobbiamo concentrarci su quel dolore, sentirlo tutto. A volte una ribellione estrema: ci si veste con la sensazione di scalare montagne, si riesce a trovare la forza di uscire, siamo quasi fieri di questo piccolo immenso gesto. Finalmente siamo in strada, ma ecco un nuovo compagno, il panico si impossessa di noi "un altro passo e cado", no non si cade, ma rimaniamo fermi immobili, sconfitti, non ce l’abbiamo fatta, dobbiamo tornare in quel buio, sentiamo che solo lì siamo al sicuro, nel buio forse i nostri “compagni” non si accorgeranno di noi.
E si piange, le lacrime, quanto piangere, tutte le lacrime del mondo "ma hai tutto, non ti manca niente ma cosa hai?” Ho dentro di me tutto il male che un essere umano può sentire” ma dove ti fa male? Il dottore dice non hai niente.” Ho l’anima ammalata ma nessuno mi crederà.
Qualcuno può crederci, qualcuno ci può aiutare, non ostiniamoci a volercela fare da soli dicendo passerà, mettiamo da parte gli stupidi preconcetti, che è una sconfitta, una vergogna, è la nostra prima vittoria possiamo sconfiggere quel “mostro”, solo ammettere che abbiamo bisogno di aiuto. E’ un passo importantissimo, rivolgiamoci a chi può capire di cosa stiamo parlando, il nostro dolore non è unico, nessuno ha inventato una nuova specie di orribili segreti, o terribili perdite, non siamo delle mosche bianche, quando ci fa male un dente si va dal dentista, perché quando la nostra anima si ammala non gli diamo la possibilità di guarire?
Rivolgiamoci a uno psicologo, un psicoterapeuta, un psichiatra, non fatevi spaventare dai nomi, sono dottori “dell’anima” e anche non avere soldi è una scusa, in ogni quartiere, zona, di tutte le città di sono i Centri di Igiene Mentale, che offrono questi servizi in maniera gratuita, altro nome che mette paura, ma lì ci sono le persone che possono aiutarci, anche ASL è un brutto nome, ma dall’ortopedico ci andiamo se ci fa male la schiena.
E’ iniziare un cammino verso la luce che sta in fondo a quel tunnel dove ci troviamo, inizialmente doloroso, ma stiamo già soffrendo immensamente, urliamo forte a quei compagni di viaggio che non ci siamo scelti, che non li vogliamo, urliamo a chi ci prende in giro perché andiamo dal medico dei “matti” IO VOGLIO VIVERE, VOGLIO INDIETRO LE MIE RISATE, IL SOLE voglio che la mia anima torni a respirare lievemente, a volare come una farfalla. Abbiamo amato troppo, la vita ci ha ferito, il dolore di una perdita ma non siamo colpevoli, siamo solo immensamente fragili, sensibili.
Nessuno di noi deve accettare di arrivare a punirsi fino a farsi del male, possiamo fermarci un istante prima, basta un solo istante, prima del momento in cui il nostro dolore interiore sarà insopportabile, è più triste vivere nel buio che dire aiutatemi, le persone care, gli amici ce la mettono tutta, ma serve di più.
Lasciamoci aiutare da chi può farlo, ci vorrà tempo, si cadrà ancora ma stiamo lottando per noi stessi, per la nostra serenità. Una mattina ci sveglieremo e penseremo che si, ce l’abbiamo fatta, il nostro piccolo treno sta correndo di nuovo in un prato luminoso, e sul quel treno ci sta la nostra anima che nuovamente ci sorride e vola.
questo post mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a quando di anni ne avevo solo 20…fu allora che povrai esattamente tutto quello che ivi e’ descritto…ebbi bisogno di un aiuto esterno, fortunatamente i miei familiari compresero che i miei non erano solo capricci o stupide prese di posizione, ma che stavo veramente male…la mia anima si era ammalata e necessitava di una cura…il mio angelo fu una psichiatra di un centro d’igiene mentale vicino a casa…tuttoggi non so ancora come ringraziarla per tutto il bene che mi ha fatto…
Cara sarita, il mio intento è proprio che le persone si riconoscano in quello che ho scritto, e mi sembra ovvio che non si può descrivere tutto questo senza averlo provato. Ma vorrei servisse da testimonianza, come lo è stata la tua, che si può sconfiggere questo male e tornare a vivere come prima se non meglio, non bisogna avere vergogna di raccontare di aver sconfitto il male oscuro, diamine…siamo più forti di lui!
Voi forse siete piu’ forti. Per quel che mi riguarda l’unica cosa che continuo a desiderare e’ che tutto questo finisca o di riuscire a farlo finire una volta per tutte.
Le ASL? A meno che non ti droghi o non sei schizofrenica doc bene che vada finisci con i ragazzini che devono fare il tironicinio universitario ma l’unica cosa con cui dovrebbero fare pratica e’ l’umilta’.
I privati fino a che ci sono soldi, o fino a che l’ultimo a cui hai chiesto aiuto ti sbatte letteralmente il telefono in faccia appena comprende che di soldi non ne hai piu’.
Dopo sette “professionisti” cambiati e un totale di 8 anni di terapia su 30 di vita (?) anche la forza di chiedere aiuto che tanto faticosamente ero riuscita a tirar fuori vi posso assicurare che si esaurisce.
Ale sei stata sfortunata, siamo in 2 a raccontare di avere avuto un aiuto qualificato senza pagare nulla, evidentemente abbiamo incontrato persone veramente in gamba e serie. Mi spiace che stai ancora combattendo con questo grandissimo problema, ma non perdere la speranza ti prego.
Bellissimo post, davvero. L’esperienza di Ale l’ho avuta anch’io, perchè purtroppo su queste cose si specula e non tutti svolgono il loro lavoro con serietà. Detto questo bisogna cercare a lungo, finchè non si trova la persona giusta per noi.
Aggiungo: e se devi prendere medicine, pensa che se hai l’influenza prendi l’aspirina, e se hai il diabete ti fai una puntura di insulina prima di ogni pasto. E pensa che le medicine, di solito, funzionano.
E non badare a quelli che “Ah, ma sono psicofarmaci! Sono medicine pesanti!” La depressione è una malattia pesante. Leggevo che chi ha avuto un cancro e una depressione dice che preferirebbe un altro cancro a un’altra depressione… (Io sono passata da tutti e due, e confermo.)
Giusto per lanciare una bomba nel dibattito. Quanto questi tipi di malessere dipendono da “predisposizione” e quanto dall’imprinting genitoriale?
Del tipo che a dirti una volta ogni dieci anni che hai fatto una cosa giusta (anzi, il tuo dovere) e senza troppa convinzione, mentre al minimo errore (errore secondo il parere del parente, peraltro) son giù cazziatoni?
La depressione sembra essere la categoria “cestino della spazzatura” degli psichiatri, psicoterapeuti e affini…Una diagnosi che va bene per un sacco di problemi, che tu sia triste o angosciato o troppo su di giri,la “depressione” va sempre bene: da una parte ti rassicura, sei depresso, tranquillo, sei in buona compagnia…dall’altra ti fa sentire abbandonato. Ma una ragione, a quel male dell’anima, c’è sempre, basta saperla cercare. Spesso è difficile, e quando stai troppo male anche per uscire di casa non è un peccato mortale prendersi qualche psicofarmaco, ma solo per riuscire a trascinarsi nello studio di un bravo psicoterapeuta! I farmaci, da soli, funzionano solo finchè continui a prenderli, anche se certo è meno doloroso addormentarla l’anima, piuttosto che scavarci dentro…Ma solo se scavi trovi il tesoro, e guarisci.
@Domiziano: le cause sono moltissime, ma sicuramente molti disagi psicologici, così come la depressione sono di responsabilità familiare. Non è però possibile generalizzare su questo punto. Condivido comunque che certi atteggiamenti genitoriali predispongano all’essere più fragile verso alcune situazioni.
Riguardo ai farmaci ho le mie personali perplessità: primo perchè non curano, ma aiutano, quindi sono da ritenersi un palliativo e non una cura vera e propria (a meno che il disagio psicologico non dipenda da cause fisiologiche). Secondo perchè spesso vengono prescritti con molta leggerezza senza un analisi del problema di fondo o un supporto psicoterapeutico. Terzo perchè danno dipendenza ed è complicato smettere, senza considerare che dopo 20 gocce di xanax non sei nemmeno in grado di rispondere ad una semplice domanda, figuriamoci se sei in grado di leggere, scrivere, guidare, badare ai tuoi figli, ecc…Certo ti passa l’ansia, non pensi più, è una liberazione (per questo è così difficile liberarsene), ma non sei in grado di fare altro. Vi piacerebbe vivere così?
Dimenticavo…Vi volevo segnalare qualche sito utile:
http://www.progettoitaca.org
http://www.lidap.it
http://www.psicologiadonna.it
Stregatta: “[i farmaci] non curano, ma aiutano, quindi sono da ritenersi un palliativo e non una cura vera e propria”
Per questo parlavo di insulina: non sempre ci sono cure, a volte ci sono solo trattamenti. Però meglio di nulla.
“danno dipendenza”
Dipende dai farmaci. Per quel che so, gli ansiolitici danno dipendenza fisica, gli antidepressivi e i “mood stabilizer” non sempre.
“dopo 20 gocce di xanax non sei nemmeno in grado di rispondere ad una semplice domanda, figuriamoci se sei in grado di leggere, scrivere, guidare, badare ai tuoi figli, ecc…Certo ti passa l’ansia, non pensi più, è una liberazione (per questo è così difficile liberarsene), ma non sei in grado di fare altro.”
Anche da depressa non riesci a leggere, badare agli altri… da depresa dura non riesci nemmeno ad alzarti dal letto, ad uscire di casa.
Quello che intendevo nel commento è che se c’è ancora uno stigma sociale associato all’andare da uno psicologo (”ma insomma, non puoi semplicemente darti una mossa e non essere triste?”), al fare uso di psicofarmaci è associato uno stigma ancora più pesante (”ma allora sei matta? sei pericolosa?”). E che questo stigma non aiuta certo chi si trova a stare male.
Quanto all’analisi: ne ho fatta per anni, con una donna deliziosa. Ma sono stata meglio con i farmaci, non con il rivedere il rapporto con mia madre.
Vorrei distinguere le due cose: andare in analisi è una cosa fare psicoterapia è un’altra. La seconda da un sostegno immediato alla situazione di sofferenza e non sempre indaga in profondità per scoprirne le cause recondite. Entrambe le terapie sono dolorose, si sta parlando di dolore interiore, è un cammino lungo e pieno di ostacoli. Personalmente non ho mai voluto prendere nessun farmaco, li odio quei farmaci, ti tolgono la possibilità di reazione al male, alla situazione, non discuto che alcuni ne abbiano effettivamente bisogno, altre volte vengono prescritti come pagliativo al momentaneo disagio, troppo spesso con grande leggerezza. Mi spiace ma in bocca mia non ce li metto, ho avuto l’esempio di mia madre, una semplice depressione post partum si è trasformata in una via crucis lunga 30 anni, anche gli elettroshock gli fecero, ha preso una farmacia intera di psicofarmaci, ma a 67 anni sta ancora male, vive una vita semi normale, un mese bene, 3 male, non ha mai voluto fare psicoterapia. Quell’esempio vivente mi ha portato a dire: io no! Io lotto fino allo spasimo ma devo uscirne, e ne sono uscita da diversi anni senza mai una ricaduta
io non ho assunto farmaci, la mia cura e’ stata una terapia fortunatamente efficace della durata di circa due anni. concordo sul fatto che vi siano ancora troppi pregiudizi e preconcetti in materia, non so dirvi quante volte mi sia capitato che un amico/collega/conoscente venuto a sapere del mio “periodo nero” mi guardasse con aria stupefatta, quasi a voler dire “da te non me lo sarei mai aspettato…”
E` qualche giorno che mi chiedo se commentare o meno questo post.
Lo faccio.
E per farlo devo rivangare qualcosa di (per fortuna) lontano nel tempo.
E ripensarci, cosa che non faccio spesso.
Non perché mi provochi disagio (per fortuna), ma perché è una cosa superata (spero).
Vado? Vado.
Undici anni fa, mese più, mese meno, mi è crollato addosso il mondo, e con esso i castelli (di sabbia, ma questo l’ho scoperto dopo) che avevo costruito.
Nei mesi immediatamente successivi mi sono annientata, perdendo il 35% del mio peso, passando notti insonni, giorni d’inedia, eccetera.
Ho capito subito che avevo bisogno di aiuto. E l’ho cercato. E, with a little help from my friends, l’ho trovato.
Psicoterapia e farmaci. Sì, psicofarmaci. Antidepressivi al mattino, ansiolitici ed ipnotici la sera.
Aiutano entrambi, se sono quelli giusti.
Mi ci è voluto un anno, e ancora adesso soffro saltuariamente di attacchi d’ansia (che è come l’herpes, quando ce l’hai è tua e viene fuori quando sei sotto stress).
Ma ce l’ho fatta.
Il tunnel è lungo e buio, ma fuori c’è il sole.
Che splende.
A volte più di prima.
[non è un bel commento, ma come potrebbe esserlo?]
Thumper: è un commento bellissimo.
(Il paragone ansia-herpes mi piace molto.)
Uno dei problemi, secondo me, è che riguardo alla depressione ci sono ancora tanti pregiudizi e , diciamolo pure, tanta ignoranza. Mi è capitato troppe volte di sentire persone secondo cui il depresso è soltanto uno che non ha voglia di reagire o che si crea mille problemi inutili perchè non ha nulla da fare: si da la colpa al depresso del suo male, senza capire che è una malattia.O semplicemente, dietro un’atteggiamento comprensivo di facciata, c’è un sostanziale disprezzo, o menefreghismo, o ignoranza o addirittura tutti questi fattori messi insieme.
Perchè quando una persona si ammala di febbre non le si dice che è colpa sua, invece quando si ammala di depressione viene in qualche modo considerata “colpevole” del suo male? Personalmente, questi giudizi sommari e volgari mi indignano.
ciao a tutti sono una ragazza xhe si è rivista nella descrizione :Io sono in cura da una psicologa e da uno psichatra e prendo farmaci.Comunque la mia situazione non è cambiata ed anzi a volte mi sento acnora più male ,perchè sono terribilmente insodisfatta .So bene cosa significhi avere un etichetta addosso .Mi grava alle spalle ,vorrei essere come tutti quelli della mia età (ho solo 26 anni)a ballare avere un ragazzo invece mi spengo nella mia camera mi spengo lentamente .I miei genitori mi dicono quello che devo fare ,mi portano a zonzo come un burattino ed io dentro mi sento totalmente morta e molto brutto vivere così .Vorrei riabbracciare tutti i miei sogni .Vorrei che l’incubo finisse ma sembra non tornare mai il sereno e tutto molto difficle scusate la tristezza ,ma oggi tra l’altro è un giorno in cui ho visto solo lacrime e dolore e quindi vedo tutto ancora più nero mi chiedo solo se c’è giustizia in questo mondo .Vorrei danzare fino ad avere le gambe rotte e non me nefotte un cazzo di essereuna malata stesa sul sofà per me è come essere morta ,preferirei la morte .
Due anni fa se ne andata mia moglie per un tumore, dalla pisicologo ci sono andato ma ha che serve.
Risultato dopo due anni niente e cambiato, sono sempre qui ha crescere i figli da solo depresso si forse ma anche incazzato con il mondo
Reagire subito, anche se non si sa bene come, anche se non ci si sente proprio il massimo…fare più tentativi e non fermarsi, non affondare nelle sabbie mobili che sono dentro di noi.
Ho perso troppi anni rimuginando invano senza una soluzione. Che non accada anche ad altri_
Inizio ora a stare un po’ meglio, anche se ho già perso molto di tutto, nel frattempo…










2008