Sorelle d’Italia

un piccolo dolore infantile

La dimensione del dolore e della sofferenza nei bambini è qualcosa di poco rispettato, poco conosciuto, poco ascoltato.  Una piccola sofferenza, se trascurata, crea un adulto fragile: essa si  annida in una piega dell’esistenza e porta a comportamenti automatici, che faranno in modo da non risvegliarla  ma non porterà nemmeno a affrontarla. Leggo delle maestre impazzite. Leggo delle tragedie familiari. Non leggo mai, in tutte questi articoli, qualcuno che inviti gli adulti a aiutare e curare i bambini che hanno subìto queste esperienze. A metabolizzare questi drammi. Genitori contro maestre impazzite e il bambino? Niente. L’adulto lo demanda allo psicologo, all’assistente sociale. Madri e padri che si uccidono e i bambini? Affidati a uno zio, a un familiare, agli assistenti sociali. E il loro dolore, la loro sofferenza? Niente: tutto quello che leggo, nei riguardi del bambini è pratico. Chi si occupa del dolore del bambino? Chi farà in modo che non diventi un adulto fragile di cui sopra? Chi lo ascolterà?

1 Giugno 2007
18:12, Venerdì
Roberta SG
Filed under : Ambiente, Identità, Mass Media, Salute, Segnalazioni, Società
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8 commenti

(#) Quello che disse Lupin^^

Sabato 2 Giugno 2007 alle 14:47

1

Pensiero semplice e conciso ma di grande importanza. Ho 21 anni, quasi 22, e posso accorgermi di come le nuove generazioni crescano sempre peggio. Che poi, a seconda del carattere del bambino, non è detto che tutti diventino adulti fragili, ma c’è il rischio, ancor maggiore, che quei bambini diventino poi adulti pericolosi.ciao

(#) Quello che disse Tatalla

Sabato 2 Giugno 2007 alle 17:42

2

Scusa, Roberta, non sono daccordo. Oggi i bambini sono al centro del nostro universo, altro chè. I bambini occidentali, ovviamente, quelli che vivono nel mondo “civilizzato”. Di quel che accade agli altri meglio non parlarne, ci sarebbe troppo da vergognarsi. A volte, invece, c’è fin troppa attenzione per i nostri bambini. La scuola, le altre agenzie formative, e soprattutto le famiglie li scandagliano, li analizzano, danno loro più di quel che chiedono, riempiono il loro tempo di giochi, corsi, sport…e li mettono al centro della loro vita. Se un giorno parlano poco subito si preoccupano, se parlano troppo altrettanto, tutto si organizza e programma in relazione alle loro esigenze e ai loro desideri. Allora mi chiedo: io che avevo sei anni nel ‘76, e che mi sentivo l’ultima ruota del carro della mia famiglia (che pure mi amava!) come ho potuto non venir fuori con chissà quali buchi emotivi? Eppure…Un piccolo dolore si annida in una piega dell’esistenza, è vero, ma a volta fa bene, aiuta a crescere, e questo nostro mondo che i figli tende ad anestetizzarli non fa poi così tanto il loro interesse. Me lo chiedo molte volte anch’io, prima di tempestare mio figlio di domande quando lo vedo serio: forse sta solo crescendo, e non si cresce col sorriso sulle labbra. Quasi mai.

(#) Quello che disse Roberta Sg

Sabato 2 Giugno 2007 alle 20:24

3

Ciao Tatalla. Sono d’accordo sul fatto che c’è un iperpreoccupazione sul bambino ma, da quella che è la mia piccola esperinza, all’iperpreoccupazione ben pochi adulti si prendono la briga di capire il disagio, qualsiasi esso sia. Il piccolo dolore infantile fa crescere se funzionale alla vita e all’educazione, ma dei dolori che il bambino davvero non riesce a darsi una risposta come qualcosa che percepisce come una perdita o un’abbandono importante, quello si annida e, seguendo la mia personale esperienza molto piccola, fa un male cane davvero.

(#) Quello che disse viscontessa

Sabato 2 Giugno 2007 alle 21:18

4

Tatalla anche io ho una bambina di i dieci anni e capisco cosa vuoi dire, ma molto spesso temo che il centro del mondo nel quale mettiamo i nostri figli, sia il mondo nostro e non il loro. Interpretiamo, cerchiamo di capire e studiamo i nostri figli da un’ottica adulta che non è la loro; la loro, come dici tu nel tuo commento precedente, è quella dei dragonball negati che non sono ciò che noi vediamo (mostri, violenza e competizione) ma un legame tra i nostri figli e i loro amici. Forse ciò che vediamo noi non è ciò che vedono loro, forse dovremmo lasciar fare un po’ più la natura invece di sostituirci continuamente ai meccanismi di sopravvivenza da lei proposti.
L’altro giorno per esempio parlavo con il collega di scrivania che ha un figlio dell’età della mia e gli raccontavo, con orrore da parte sua, che mia figlia ogni settimana guarda CSI, telefilm americano pieno di morti squartati. Lui ovviamente era contrario ma io trovo che le morti proposte da quel telefilm siano talmente disumanizzate che l’impatto emotivo che un bambino ne può ricavare è sicuramente molto meno dannoso di molte trasmissioni adatte ad un pubblico di ragazzini come Amici della De Filippi. Nella stessa maniera penso che i cartoni animati pieni di mostri, proiettino soltanto in noi quel senso di orrore che tanto ci spaventa. Ciò che è privo di umanità è finzione e ho lo sensazione che i bambini siano molto più bravi di noi a percepire la finzione.
Da qui forse quei dolori annidati nel loro animo di cui parla Roberta.

(#) Quello che disse Tatalla

Sabato 2 Giugno 2007 alle 22:35

5

Cara Roberta, mi dispiace. Mi sembra di capire che il tuo intervento nasce da un’esperienza molto personale e, come tale, non giudicabile da nessuno. Forse non ho ben capito a cosa ti riferisci quando parli di “piccoli dolori infantili”…forse di qualcosa di cui è bene non parlare davanti a tutti. E’ giusto, e sicuramente è degno di rispetto. Se così non fosse, però, mi piacerebbe che tu fossi un po’ più chiara, per poter capire meglio. Grazie, e complimenti a tutte voi. Un blog davvero speciale.

(#) Quello che disse Roberta

Domenica 3 Giugno 2007 alle 15:27

6

Ciao Tatalla. Forse la brevità del mio post ha fuorviato quel che intendevo per piccolo dolore infantile. Sarò chiara e cercherò di speigare quello che intendo con esempi presi da quatidiano, qualcuno anche personale purtroppo. Quando due genitori si lasciano, ci sono situazioni di giudiziali senza perdono e in pochi si curano della percezione che i bimbi hanno di abbandono e di sofferenza con la bella frase che sono piccoli ( ma da grandi avranno il loro bel daffare per superare quel dolore inespresso). Altro esempio, un bambino portatore di una diversità minore, come una dislessia lieve, con una madre che lo vuole perfetto e gli fa percepire che lui è tutto sbagliato. Sembrano sciocchezze ma a lungo andare, nella dannata piega dell’esistenza, si fanno sentire e modificano i rapporti con l’altro. nel mio blog ne racconto diverse di questo cose. http://lofaanchebaricco.splinder.com/ baci.

(#) Quello che disse Tatalla

Domenica 3 Giugno 2007 alle 17:10

7

Credo di capire cosa intendi, Roberta, io faccio la psicoterapeuta familiare…però continuo a pensare che a volte il dolore sia utile, in un certo suo modo forse crudo, perchè attorno a quel piccolo nucleo di dolore si organizzano le altre risorse degli esseri umani, e a volte un piccolo deficit iniziale può darti la spinta per arrivare più lontano di uno a cui la natura o la fortuna ha dato tutto, che sia l’intelligenza piena o una famiglia unita. Con ciò non voglio dire che è meglio soffrire che non soffrire, ma che, quando capita, anche se gli altri non capiscono o non sono attenti o non si prendono cura di quel tuo dolore, quasi sempre ne esci, e ne esci migliore. Certo non vale per tutti, altrimenti io non avrei più pazienti…del resto, chi può dire di non aver vissuto, nella sua infanzia, certi piccoli dolori che lo hanno segnato? Ma come potremmo essere certi che, senza averli subìti, saremmo migliori di come siamo oggi? Gli esseri umani sono straordinari, se riusciamo a perdonare noi stessi per non essere perfetti, potremmo addirittura diventarlo…
Un carissimo saluto.

(#) Quello che disse paolo27

Lunedì 4 Giugno 2007 alle 20:17

8

Francois Truffaut diceva spesso (mi sembra citando Cocteau) che fortunatamente i bambini crescono nonostante i genitori. E si che lui, figlio non voluto di padre sconosciuto, se ne doveva intendere. In effetti l’interrogativo di Roberta è difficile da affrontare. Io ho avuto una classica infanzia felice, e sono convinto che si cresce quasi solo attraverso il dolore. Cercare di eliminarlo dalla vita dei nostri figli (anche io ho un bambino di 4 anni) penso che non sia solo stupido ma inutile. La morte di una persona cara, di un animale, il distacco da un amico, sono fondamentali e formanti per un bambino. Quando guardo il mio piccolo mi ritrovo spesso a pensare che vorrei che non soffrisse mai. E però mi sembra che non ci sia nulla di più sbagliato.

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