Sorelle d'Italia

Blog, bloggheresse e FemCamp

Andrea Beggi, che è uno che ne sa, eccome, ha messo sul blog il suo intervento al FemCamp. Che inizia con una considerazione:

Nei primi 100 blog non commerciali di Blogbabel ci sono solo 5 blog scritti da donne

E prosegue interrogandosi sui perché di questa scarsa presenza femminile ai cosiddetti piani alti della blogosfera.
Motivazioni, possiamo definirle, di genere: le donne non cercano per istinto il "grande pubblico" ma anche in Rete preferiscono approfondire i rapporti con poche persone. Per cui tendono a pubblicare contenuti che interessano loro e la loro ristretta cerchia (peccato di autoreferenzialità? Le blogger si parlano addosso?)
Le donne usano poco e male la tecnologia a loro disposizione; partecipano meno alle duscissioni online, non rendono i contenuti fruibili e non eccellono nella qualità dei contenuti stessi (quello che Andrea chiama eccesso di "foto del gatto" e di questo ne so qualcosa, da brava gattara).
Gli altri consigli, che cito in ordine sparso, sono usare attentamente feed e aggregatori, leggere molto (soprattuto di autori non attinenti all’argomento del proprio blog, per allargare il campo d’azione), commentare, curare il blogroll, abbondare con i link, scrivere post brevi e seguendo la regola "un post, un argomento", etc etc.
Sottolineo che l’intervento di Andrea non aveva nulla di polemico né di prescrittivo ma si limitava a fotografare la situazione e, appunto, a dare qualche consiglio.
Allora. Ci siamo ormai resi conto che è inutile continuare a parlare di vecchi e nuovi media.
Spero che presto qualcuno dirà anche:  "Smettiamola di parlare delle differenze fra maschietti e femminucce", perché sarà diventato inutile.
Ma nel frattempo, siccome dai numeri questa barriera c’è eccome, vi chiedo: è vero che le blogger faticano a emergere perché in realtà scrivono più per loro stesse? E’ vero che commettono più errori o padroneggiano meno questa forma di comunicazione? E se non è vero tutto questo, perché le statistiche di lettori sono così a nostro sfavore?

29 maggio 2007
18:24, martedì
Blimunda
Filed under : Gender, Mass Media

Related:

  • nessuno.
Commenti : 45
 
45 commenti

(#) Quello che disse Giulia

martedì 29 maggio 2007 alle 18:55

1

Forse non vediamo il blog come uno sport competitivo in cui sia necessario arrivare in cima alle classifiche per avere conferma del proprio valore.

Non so, io c’ho il blog .com e quindi non sarò mai in quella lista comunque. Ma a dirla tutta non me ne frega niente. Questa delle classifiche è una cosa molto maschile, direi. I blog non contano nulla se non fra i blogger stessi, non muovono soldi, non ne fanno guadagnare. A che scopo fare la gara a chi arriva primo? Se avessi voluto giocare a chi ce l’ha più lungo, avrei chiesto di nascere col pisello.

(#) Quello che disse MademoiselleAnne

martedì 29 maggio 2007 alle 19:04

2

Classifiche, queste sconosciute almeno per me che per dire non uso neanche technorati o blogbabel e a dire la verità poco mi interessa di utilizzare i lettori come poveri cristi grazie ai quali trovare popolarità.

Una settimana fa leggevo l’intervento di Danah Boyd che organizza Blogher a Chicago la quale sostiene che “le donne anno una peculiare forma di socializzazione e di gestione dei legami personali. Tendono ad avere legami più forti, costituiscono reti di supporto, gruppi di persone che siano punto di riferimento e di confronto, magari di aiuto. Reti come queste nella vita quotidiana presuppongono la presenza fisica come componente fondamentale e, quindi, anche se traslate in Rete, portano inevitabilmente a creare e mantenere rapporti molto profondi con un numero più ristretto di persone”.

Mi trovo d’accordissimo: non è questione di padroneggiare la materia e/o la tecnologia, è questione d scegliere di cosa parlare senza badare troppo all’audience e scegliendo il target cui rivolgersi. Cosa che evidentemente i maschietti in Rete, e non solo, dimenticano a favore della spasmodica ricerca di consenso/popolarità.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

martedì 29 maggio 2007 alle 20:03

3

Epperò a scrivere cose interessanti e non avere riscontri non è un peccato? E’ un doppio peccato: l’autrice/ore potrebbe credere di non valere e la gente s’è persa una cosa interessante senza saperlo.

Anche perché, scusate, se non volevamo riscontri tenevamo un diario personale. L’avere un blog significa voler far sentire la nostra. E per cui che male c’è, se crediamo in quel che diciamo, nel cercare di offrirlo al maggior pubblico possibile?

Poi c’è che, almeno in Italia, se guardate bene la classifica, tira di più la fuffa e la tecnologia, due settori ove le donne di norma non primeggiano. C’è pure che ci sono certi accorgimenti tecnici per servire meglio ai motori di ricerca i contenuti e di nuovo ricadiamo nella questione tecnica. Ed è per questo che io sono qui. E il fatto che nei primi 100 blog ci siano solo 5 blog scritti da donne è poi il motivo per cui questo blog è nato.

(#) Quello che disse Giulia

martedì 29 maggio 2007 alle 20:37

4

Un conto è il riscontro, e un conto è mordersi le nocche perché non si arriva nella classifica di BlogBabel. A me interessa piantare i semi della ribellione, molto meno fare a gara a chi ha più visibilità. Diciamocelo: Sorelle d’Italia agli uomini, in media, interessa poco. Per cui, ecco metà della popolazione che se ne va, casualmente la più interessata al web.

I riscontri li abbiamo: certo, possiamo raggiungere una platea più vasta (per questo aggreghiamo, giriamo, chiacchieriamo), ma non voglio trasformare anche questa attività in una gara. Ho già abbastanza il mio da fare a sopravvivere in un mondo che mi mastica e mi risputa solo perché sono femmina e intelligente.

(#) Quello che disse Michela

martedì 29 maggio 2007 alle 20:41

5

La statistica parte da un presupposto falsato, dato che è fuorviante pensare che tutti i blog non .it siano commerciali; molti la preferiscono solo perchè è una estensione che richiede meno formalità quando registri il dominio. Per esempio io, che ho un blog.com, ma non vendo niente se non le mie riflessioni. Per inciso, tutta la piattaforma Splinder è .com. Sono esclusi anche quelli?

Non sono d’accordo che i blog non contino nulla, non muovano soldi e non interessino altri che i blogger stessi. Io sono la prova che è falso, dato che devo alla visibilità del mio blog se ho pubblicato e se continuo a lavorare scrivendo. Per questo sto attentissima ai feed e agli aggregatori, perchè se è vero che non tutti quelli che mi trovano mi stavano cercando, quelli che mi cercano, di sicuro mi devono trovare tutti.
In questo sono concorde con Domiziano, se non avessi voluto guadagnare la maggiore visibilità possibile, avrei tenuto un diario personale.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

martedì 29 maggio 2007 alle 20:55

6

Non ci morderemo le nocche Giulia. :)
Circa il disinteresse maschile, è solo per via della giovinezza del blog.

(#) Quello che disse Anna Spina

martedì 29 maggio 2007 alle 21:17

7

Brave! le donne non giocano, per fortuna, “a chi lo ha più lungo” ed è giustissima la constatazione che creiamo alla fine reti fisiche e da “internavigatrici” più solide
PS
Provate a chiedere a Mantellini un link! Non sto scherzando fate una prova.
ciao
anna

(#) Quello che disse mafe

martedì 29 maggio 2007 alle 22:03

8

Non so, una cosa è la competenza tecnologica, con conseguente capacità di far arrivare ciò che si scrive a chiunque sia interessante e interessato, un’altra sono la visibilità tout court, non confonderei le due cose.
La prima è importante, la seconda dipende; le classifiche sono un modo abbastanza idiota di misurare il successo di uno strumento sociale, non scherziamo :)

(#) Quello che disse Andrea Beggi

martedì 29 maggio 2007 alle 22:32

9

Giusto per fugare alcuni dubbi: il mio accenno alla classifica è stato solo un pretesto per iniziare il discorso. La presentazione non ha nulla a che vedere con le classifiche né con i metodi per scalarle. Le slide non sono completamente esaustive.
E mi sono quasi stufato di dire che le classifiche non servono a misurare alcunché, come dice Mafe.
Domiziano ha sintetizzato quanto ho cercato di mostrare.
@MademoiselleAnne: ho citato e mostrato esattamente quella frase di Danah Boyd, che sintetizza bene il mio pensiero sull’argomento.
@Giulia: non capisco che vuoi dire: i .com ci sono eccome ed il tuo blog anche (224).
@Anna Spina: il comportamento di Mantellini rispetta la netiquette: i link non si chiedono.

(#) Quello che disse Blimunda

martedì 29 maggio 2007 alle 22:34

10

Giulia, io non la vedo certo come una gara a chi ce l’ha più lungo, ma il fatto che siamo a parlare su questo blog significa anche che vogliamo che un certo messaggio arrivi, e arrivi a più gente possibile. Altrimenti, sono con Domiziano, si va sul diario con tanto di lucchetto.
Mafe: le classifiche sono uno strumento idiota sempre, ma mi interessavano solo come spunto per capire perché, nonostante le donne siano comunicatrici imbattibili, nella blogosfera questo non risulti. Ci sta pure tutto un echissenefrega di Blogbabel e del resto ma, soprattutto nel caso di questo blog, il cui mantra originale è Girls on Politics, l’idea è quella di far sentire la nostra voce, non di farne un circolo chiuso.

(#) Quello che disse mafe

martedì 29 maggio 2007 alle 22:59

11

Blimunda, non voglio alimentare il polverone, ma bisogna anche sapere cosa misurano le classifiche: quelle relative ai blog misurano soprattutto la presenza sui motori (pagerank e simili) e il numero di link in ingresso, giocoforza sono anche un indice della “fitness” tecnologica di un blog, oltre che del valore dei suoi contenuti.
O vogliamo pensare che i temi più appetiti dai lettori italiani di blog siano quelli trattati dai primi dieci blog in classifica? Marketing, editoria, tecnologia? Ancora ancora auto, ma il Mac?

E poi cosa vuol dire “guadagnare la maggiore visibilità possibile”? Con chi? Su cosa? Il tema non è secondario, cercare la visibilità per la visibilità vuol dire usare internet come medium di massa, che è una strada molto lunga e tortuosa ;-)

(#) Quello che disse Disorder

martedì 29 maggio 2007 alle 23:15

12

Esatto, la distinzione di Mafe è quella giusta: è importante imparare gli accorgimenti tecnici necessari (feed, linkaggio di altr post, ecc) per ottenere la visibilità (quella che eventualmente si merita) presso chi è interessato ad argomenti che ci premono, e per darla propria volta a contenuti importanti da far circolare. Discorso che infatti si ricollega al senso dell’esistenza di questo blog.
Le collezioni di link e le scalate scientifiche alle classifiche generaliste invece sono un giochetto fine a se stesso: niente di male a farlo, ma se tra di essi le donne sono meno non lo vedo come un difetto della categoria :)

Ah, io credo che con “primi 100 blog non commerciali della classifica” si intendesse i blog non di nanopublishing, e che l’estensione .it o .com non c’entri nulla.

(#) Quello che disse viscontessa

martedì 29 maggio 2007 alle 23:27

13

Secondo me tutto dipende dal genere di blog che si decide di scrivere.
Un blog personale, il famoso diario on line preferito dalla maggior parte delle donne, non ha bisogno di tutti quei virtuosismi tecnologici necessari per renderlo più visibile. Diverso il discorso, per dire, di blog multiautore e a tema come questo che la cui visibilità è funzionale al messaggio trasmesso.

(#) Quello che disse Disorder

martedì 29 maggio 2007 alle 23:48

14

@Viss: ma magari il punto è proprio quello, *perchè* buona parte delle donne preferisce la forma del blog puramente personale. (Perchè poi quelle che vogliono occuparsi di temi specifici sanno quasi strumenti utilizzare, credo.)

Infine: dopo il FemCamp, a quando il GayCamp? (che avrebbe un nome fenomenale, tra l’altro!!!) :D

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 30 maggio 2007 alle 00:10

15

Forse perchè le donne per cultura sono sempre state costrette all’intimità piuttosto che alla ribalta e molte ancora hanno difficoltà a convogliare le proprie energie verso obbiettivi più ampi e più vasti del loro piccolo mondo.

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 30 maggio 2007 alle 09:42

16

Vis, però io personalmente faccio su Sorelle d’Italia quello che facevo anche da me, prima. Gli argomenti sono gli stessi. Non sto dicendo che la visibilità sia inutile: è utile senz’altro. Ma giudicare la partecipazione delle donne sulla base della loro scarsa presenza nella classifica di BlogBabel significa misurare la partecipazione sulla base del successo.
Magari a me non frega niente di pormi come obiettivo l’emulazione dei risultati di Macchianera o di Grillo. Magari mi interessa di più raggiungere il mio pubblico, direttamente, e il mio pubblico è piccolo, non è ampio abbastanza da farmi finire in classifica.
E non vedo, al momento, tutto questo interesse al pensiero femminile.

Adesso che so che sono il numero 227, però, mi verrà l’ansia di diventare il 225, guarderò con sospetto il 226 e con soddisfazione il 228, e… era meglio se non lo sapevo, cacchio! :D

(#) Quello che disse mafe

mercoledì 30 maggio 2007 alle 09:49

17

Molto interessante ai fini della discussione questa intervista a Danah Boyd, vi copio e incollo un pezzo ma consiglio di leggerla tutta (se non l’avete gia’ fatto):

Sembra un dato di fatto che le donne abbiano un pubblico meno vasto, però… Perchè le donne partecipano meno ad alcune dinamiche tipiche della Rete?
La cosa non mi sorprende. Di solito sono le donne stesse a non essere interessate ad avere un pubblico vasto, a non fare niente di particolare per averlo. Scrivono di quello che interessa loro e hanno molto più interesse a coltivare rapporti umani, oltre ad avere un differente senso di “creazione di comunità”. Mi spiego: chi trascorre molto tempo in Rete cerca di ricreare una comunità a cui sentirsi legato per buona parte del giorno. Le donne hanno una peculiare forma di socializzazione e di gestione dei legami personali. Tendono ad avere legami più forti, costituiscono reti di supporto, gruppi di persone che siano punto di riferimento e di confronto, magari di aiuto. Reti come queste nella vita quotidiana presuppongono la presenza fisica come componente fondamentale e, quindi, anche se “traslate” in Rete, portano inevitabilmente a creare e mantenere rapporti molto profondi con un numero più ristretto di persone.

http://www.apogeonline.com/webzine/2007/05/24/19/200705241901

(#) Quello che disse sissunchi

mercoledì 30 maggio 2007 alle 09:59

18

Come vi scrissi in mail ho elaborato un sondaggio, pubblicato poi sul portale di Libero, proprio per capire come mai le donne sono meno presenti in rete e soprattutto perchè fanno più fatica ad emergere, dovrei avere a breve i risultati e credo sarà interessante leggere proprio dalle donne le motivazioni. In ogni caso è vero che le donne blogger emergono meno, ma credo ci sia alla base anche un fattore tempo, capire e studiare le tecniche di indicizzazione e metterle in pratica, richiede tempo…un uomo finito il suo lavoro può dedicarsi a tutto questo, una donna ha la casa, la famiglia, i figli, il cane, il gatto ecc.ecc. quando si dedica a pubblicizzare il suo blog se molte riescono a malapena a trovare il tempo per scriverci?

(#) Quello che disse Blimunda

mercoledì 30 maggio 2007 alle 10:18

19

mafe: l’intervista che citi è proprio uno dei punti di partenza della presentazione di Andrea Beggi. Tra l’altro mi incuriosice perché sposa una delle tesi de Il cervello delle donne, saggio di Louann Brizendine che ha sollevato molte polemiche. A questo punto, non si tratterebbe di competenze tecnologiche né di scelta dei contenuti ma di “disinteresse” femminile a colpire un pubblico più vasto, a favore della creazione di rapporti più solidi con un gruppo ristretto.

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 30 maggio 2007 alle 10:21

20

Giulia forse mi sono spiegata male perché volevo dire esattamente ciò che stai dicendo tu.
Io credo che nel portare avanti i nostri blog personali il nostro interesse si concentri più sul desiderio di raggiungere il nostro pubblico o comunque coloro che hanno interesse a seguire il nostro blog perché lo trovano interessante o piacevole piuttosto che perché attratti dalla visibilità. Un dialogo più intimo con i nostri lettori, una scelta qualitativa e non quantitativa che a mio avviso ha invece bisogno di essere favorita quando si parla di blog come Sorelle d’Italia.
Su questo blog è la varietà delle autrici a garantire la chances a qualsiasi lettore di trovare un autrice di suo gradimento ed è per questo che ha bisogno anche della visibilità perché qui non stiamo parlando io o te ma stiamo fornendo uno strumento per offrire visibilità ad un argomento.
Sul mio blog personale sono io, sono vis, sono giò, se ti piaccio bene altrimenti pazienza, qui invece sono una delle autrici, la voce di un coro che ha bisogno di essere ascoltato nel suo insieme.

Sissunchi hai ragione, le donne hanno meno tempo degli uomini ma, diciamoci la verità, provano anche molto meno interesse per la tecnologia preferendo dedicare il loro poco tempo libero ad attività ricreative differenti dallo smanettamento di un computer.

(#) Quello che disse MademoiselleAnne

mercoledì 30 maggio 2007 alle 10:38

21

Sissunchi, mi trovi d’accordo: aggiungo anche che molti uomini il loro “blog” lo scrivono mentre lavorano, vuoi perchè si occupano di computer e tecnologie ma è un dato di fatto. A parte poche elette, quante donne possono ritagliarsi il tempo, durante il lavoro normale, di portare avanti un blog.

Come ho già scritto sopra, le statistiche lasciano il tempo che trovano e l’unica cosa che va considerata è la funzionalità del mezzo in relazione al messaggio: non credo si tratti di differenza di genere ma di utilizzo del mezzo in funzione allo scopo che ci si è prefissati.

(#) Quello che disse sissunchi

mercoledì 30 maggio 2007 alle 11:53

22

Per far conoscere il proprio blog bisogna perderci ore e ore ogni giorno, bisogna andare nei blog degli altri a commentare, bisogna aggregare da tutte le parti, bisogna entrare a far parte di un circolo, e inoltre pubblicare contenuti che abbiamo un minimo interesse. Io ho iniziato a farlo e ho potuto farlo solo quando ho avuto la polmonite e sono stata a casa un mese, bene il mio blog era arrivato 111 esimo su blog babel, poi ho iniziato a lavorare ed è ovviamente sceso. Questo per dimostrare che si le donne sono meno smanettone di indole, ma alla base esiste il fatto che il fattore tempo è determinante.

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 30 maggio 2007 alle 12:14

23

Sissunchi, forse si e forse no, diciamo che esiste una scala di priorità per ciascuno di noi e che molti uomini preferiscono porre la visibilità del proprio blog, al di sopra di altre attività.
Io per esempio preferisco dedicare il mio tempo libero allo scrivere piuttosto che al rendere visibile un blog che poi sarebbe scarso di contenuti perchè molti dei blog ai primi posti di ogni classifica, denotano solo la loro capacità di essere visibili ma non quella di esserlo per motivi di effettivo interesse per i contenuti.
E’ un po’ come la cucina, le donne cucinano benissimo ogni giorno e lo fanno senza bisogno di mostrare al mondo intero quanto siano brave, gli uomini che cucinano invece hanno bisgono di una platea che li acclami.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

mercoledì 30 maggio 2007 alle 13:02

24

Sissunchi, mi trovi d’accordo: aggiungo anche che molti uomini il loro “blog” lo scrivono mentre lavorano, vuoi perchè si occupano di computer e tecnologie ma è un dato di fatto. A parte poche elette, quante donne possono ritagliarsi il tempo, durante il lavoro normale, di portare avanti un blog.

E’ proprio a questo che serve l’uomo in cantina. :)

(#) Quello che disse Andrea

mercoledì 30 maggio 2007 alle 15:17

25

il 90% delle donne usano il loro blog com il diario della loro vita, la maggior parte di loro vuole rimanere anonima per “sparare” a zero senza remore… putroppo questo si traduce in una sola parola “fuffa” … come dice il Beggi il mondo femminile dovrebbe crescere e credo che nel suo intervento abbia tracciato alcuni punti utili ed interessanti per la scalata delle donne nella blogosfera… !

(#) Quello che disse Anna Spina

mercoledì 30 maggio 2007 alle 15:53

26

Mi è apparsa, stanotte, la Possente Divinità del Dio Blog, scuotendo un enorme mouse minaccioso, egli ha parlato: i link non si scambiano e GUAI a chiederli.
Scherzi a parte, quel che mi piace e colpisce nella Rete è la generosità. C’è sempre, credo, nella vita di tutti e tutte un momento in cui non ci fossero state persone generose, pronte ad uno scambio, scambio di link, di idee, di umori, ci si sarebbe trovati a mal partito, sommersi, sperduti, soli.
E’ forse per questo che a me non disturba affatto se uno o una mi chiede: “metti il mio link?” Non ho finte ipocrisie, poi, se penso che un sito sia bello e in qualche modo affine al mio perchè non scambiarci i link? Perchè no? Perchè questi minuetti un poco ipocriti?
Mi sembra, così, che molti uomini nella Rete finiscano, appunto, solo per giocare a “chi lo ha più lungo”, perdendo, purtroppo, quella originale e generosa curiosità che li ha spinti a scrivere, ad avere un blog a condividere saperi, piaceri, gusti e disgusti. Nelle donne, invece, forse, si mantiene un darsi all’altro, uno scambio, appunto, che spezza le barriere della nettiquette, che crea un nuovo modo di fare.
Cordiali saluti
anna

(#) Quello che disse Andrea Beggi

mercoledì 30 maggio 2007 alle 16:18

27

Anna, hai ragione. Il problema è il solito: “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Ricevo (come Mantellini, probabilmente), decine di richieste di link, e spesso non si tratta di siti “belli o affini al mio.”
Io considero il link un dono importante, il blogroll racconta cosa leggi e a chi dai fiducia.
Qualità vs quantità, lo stiamo tutti chiedendo a gran voce.
Se dietro la richiesta trovo un blog che mi interessa non ho alcun problema a mettere un link, ma difficilmente la richiesta proviene da chi è veramente interessato ai contenuti. Per lo più si tratta di siti commerciali, gente che cerca scorciatoie, siti di scambio, ecc ecc.
I link per chi lo merita davvero è uno dei primi passi verso la selezione della qualità a scapito della quantità.

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 30 maggio 2007 alle 17:20

28

Per quanto riguarda i link sono assolutamente d’accordo sia con Anna che con Andrea per questo ho tolto la blogroll, per non dare adito ad ulteriori conflitti interni con me stessa:-)
D’altra parte nella blogsfera si incontrano le Anne e gli Andrea e ogni link dato o tolto diventa una questione personale quando invece personalmente, alcuni blog meritano di essere seguiti altri si perdono nella blogsfera o nella vita che ad un certo punto, per quanto virtuale, segue percorsi diversi.

(#) Quello che disse greenwich

mercoledì 30 maggio 2007 alle 21:31

29

I “rimedi” indicati da Andrea Beggi (che leggo, coff coff) coincidono però con quei comportamenti, presentati tra l’altro da due signorine al femcamp di cui sopra, caratteristici del blogger maschio medio (blogroll, link in e link out, commentare…) che tutta la blogsfera ripudia.
Io, se proprio dovessi dire qualcosa, direi contenuti, contenuti e contenuti. Quella è la chiave.

(#) Quello che disse Anna Spina

mercoledì 30 maggio 2007 alle 22:43

30

Ciao greenwich,
giusto contenuti contenuti e contenuti, ma anche tante informazioni di “servizio” (è una mia piccola paranoia lo capisco) che possono veramente cambiarti la vita o almeno renderla meno infelice; molti siti e molti blog ne sono ricchissimi, il punto è farli “girare”.
Certo la domanda allora è: sarà il contenuto a far girare il blog o tutte le strategie adottate per inerpicarsi giulivi per i sentieri de “il mio blog è più cliccato del tuo” o è semplicmente la capacità, forse più maschile di “fare gruppo” di “fare casta” a far “girare” un blog?
Essendo poco acuta io la risposta non la posseggo, anche se mi piacerebbe fosse quella di greewich
saluti
anna

(#) Quello che disse Andrea Beggi

giovedì 31 maggio 2007 alle 08:06

31

Il contenuto alla fine vince sempre. Greenwitch non credo abbia interpretato bene il mio intervento, però.

(#) Quello che disse Andrea

giovedì 31 maggio 2007 alle 08:16

32

ribadisco che assolutamente più di tutto sono i contenuti a fare grande un blog … indipendentemente da chi ci sia dietro !

(#) Quello che disse Anna Spina

giovedì 31 maggio 2007 alle 08:44

33

Lo spero sinceramente. Lo spero anche perchè forse tutte e tutti insieme stiamo costruendo un nuovo modo di fare libera informazione, cultura, divulgazione, divertimento. In una società così ingessata come la nostra è “rivoluzionario”. Purtroppo, come saviamente, altre hanno fatto notare, anche nel “mondo blog” si intromettono i dati reali di un paese che penalizza le donne: paghe inferiori, servizi scarsi e scadenti, in particolare al meridione, una cultura ancora troppo impreganta di “donne al volante pericolo costante”, una cultura che, non a caso, vede poche donne occuparsi di informatica, di tecnica, di scienze.
saluti
anna

(#) Quello che disse MarketingPark

giovedì 31 maggio 2007 alle 11:31

34

Io mi associo alle considerazioni di Mafe perchè le lacune delle metriche nelle classifiche (che qualcuno vuole spacciare per ineffabili e perfettissime) sono evidenti e, finchè rimarranno quelle finora imposte, non prevedo stravolgimenti nelle posizioni.
Poi possiamo pure continuare a far finta di nulla…

(#) Quello che disse Maria Sung

giovedì 31 maggio 2007 alle 11:33

35

Ho capito male o qualcuno qua sostiene che i blog scritti dalle donne non hanno visibilità perché contengono in gran parte fuffa?
Magari è meglio mettersi d’accordo su cosa sia fuffa: un argomento “serio” trattato in maniera stupida o superficiale dalle mie parti è in cima alle classifiche della fuffa. Se si ha qualcosa da dire e lo si sa dire bene anche un sondaggio su Brad Pitt può essere istruttivo (il link ve lo lascio solo se me lo chiedete).

Mi ha rovinato Nanni Moretti a me: mi riconosco in una minoranza (che a volte può anche essere numerosa), e infatti andando a vedere blogbabel i miei blog preferiti ai piani alti della classifica non ci sono proprio. Non che la cosa mi procuri soddisfazione, dopo una certa età ne ho semplicemente preso atto e anzi, mi rallegro tutte le volte che succede il contrario.

(#) Quello che disse RossaNaturale

giovedì 31 maggio 2007 alle 13:37

36

Parlare di ‘piani alti della blogosfera’ è un ottimo sistema per non essere ai ‘piani alti’, neanche sta volta.
Concordo con Giulia, non èil caso di farsi venire l’ansia da blog-prestazione. Che già la vita è difficile così… :-)

(#) Quello che disse vanz

giovedì 31 maggio 2007 alle 17:04

37

a me sembra che sussista tuttora un equivoco: la visibilità serve proprio a “raggiungere il nostro pubblico o comunque coloro che hanno interesse a seguire il nostro blog”, come dice Viss.

rinunciando a occuparsi di quelle piccole cose noiose di cui parla Andrea si rinuncia a conoscere gente. nessuno di noi è un editore pagato a numero di contatti, ma tutti abbiamo vantaggi a conoscere persone affini, ed è quella la ricaduta positiva della visibilità: farsi trovare dalle proprie simili. instaurare rapporti, iniziare le famose conversazioni. non preoccuparsene significa impedire a molte persone di raggiungerci, il che è un danno per noi e per loro.

poi chiunque è libera di scrivere per sé (ma allora perché non usare un diario di carta?) o per le persone che già conosce, ma non confondiamo visibilità e ambizione: la posizione in classifica è solo un indice – del tutto spannometrico – di quanto si sta riuscendo a essere trovabili dai propri simili, e credo che Andrea la stesse usando come esempio in questo senso.

(#) Quello che disse Blimunda

giovedì 31 maggio 2007 alle 18:02

38

vanz: sulla classifica, è esattamente quello che intendevo dire, seguendo la linea di Andrea. Non un verbo da prendere alla lettera ma uno strumento per stimolare la riflessione. E ho la sensazione che in molti commenti il misunderstanding sia proprio quello che indichi, tra visibilità e ambizione.

(#) Quello che disse mafe

giovedì 31 maggio 2007 alle 18:28

39

Ok, ma io ripeto la domanda: visibilità per cosa? Di chi? Una cosa è scrivere per attrarre l’attenzione di anime affini, un’altra di potenziali clienti, un’altra dei mass media, un’altra di uomini scopabili, etc etc.

(#) Quello che disse Blimunda

giovedì 31 maggio 2007 alle 19:00

40

La visibilità per cosa o di chi dipende dal tipo di blog, ovviamente. Un blog di un professionista vuole attrarre potenziali clienti, un blog autoreferenziale magari si bea della quantità di commenti o della conoscenza di anime affini, un blog come Sorelle d’Italia, ad esempio e solo a mio giudizio, vuole segnalare tematiche tipicamente femminili anche a chi non se n’è mai interessato. Ogni blogger vuole essere letto: tornando alla metafora del diario, sono convinta che nessuno scriva per se stesso. Al di là della nicchia di pubblico che ci si sceglie o ci è assegnata dagli argomenti che decidiamo di trattare, però, credo ci siano dei parametri oggettivi per definire la visibilità: numero e qualità dei commenti, citazioni e link… E qui conta la qualità del contenuto, indipendentemente dal genere.

(#) Quello che disse mafe

giovedì 31 maggio 2007 alle 22:25

41

Qualità del contenuto e motivazione disinteressata alla base, per me, ma la mia è una fissa, un gong, un tormentone, chiamatelo come volete, per me funziona :D

(#) Quello che disse greenwich

venerdì 1 giugno 2007 alle 14:45

42

no Andrea, l’ho capito. Suggerisci un po’ di malizia in più e un uso più “plastico” di ciò che la rete può offrire.
Io un esempio però ce l’avrei, fulvia leopardi. Tranne il blogroll, alla fine lei incarna bene un esempio di donna in carriera ( ;D ).

(#) Quello che disse FikaSicula

domenica 22 luglio 2007 alle 10:34

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vedo tardi questo post e mi rendo conto che andrea è forse una delle persone che ho ascoltato al FemCamp e che ho anche commentato faccia a faccia. :)
Non so se fosse lui (ma presentava statistiche simili) ma alla persona che ho ascoltato io sottolineavo il fatto che forse può esserci più di politico in mille blog “personali” al femminile che in dieci blog maschili generalisti in cui gli uomini si nascondono dietro idee universali e concetti da circolo degli uomini (tipo quelli di molte decine di anni fa).
In molti blog le donne scrivono a partire dal soggetto “io” (quel personale/politico che tanta rivoluzione culturale e politica ha portato sin dagli anni sessanta). Gli uomini invece, a me pare, molto spesso parlano al plurale o in ogni caso pare che siano super partes, come se le questioni di cui stanno parlando non si traducono mai in cose che condizionano anche la loro vita. Li leggo esprimere giudizi, spesso sentenze senza mettersi mai in discussione, senza rivelarsi come parti in causa. Questo avviene per molti motivi, a parte che per una ragione prettamente culturale: una di queste secondo me è certamente l’imbarazzo, la incapacità di sovraesporsi sottoponendosi a loro volta al giudizio altrui, mettendosi a confronto a partire dalla propria esperienza, giù dal piedistallo. anche noi femmminucce spesso facciamo le straniere della nostra vita ma quando avviene credo ci rendiamo conto che stiamo scappando dal rivelare a noi stesse delle verità o dalla difficoltà di affrontare noi stesse. Prima o poi in questo ci sbattiamo il muso… e questa è una diversità buona che io credo ci inserisca nella categoria delle “meno superficiali” :)
per questo certamente io preferisco leggere molto di più i diari “gatteschi” che non il corsivo sull’accaduto internazionale del giorno. perchè a dare opinioni su come va il mondo siamo bravi tutti, ma a migliorare il mondo a partire proprio da se’ io non credo che si sia proprio in tantissimi :)

(#) Quello che disse Willa19Kline

sabato 27 febbraio 2010 alle 07:58

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Lots of specialists argue that personal loans help people to live their own way, just because they can feel free to buy needed stuff. Moreover, a lot of banks present secured loan for different classes of people.

(#) Quello che disse andrea

venerdì 19 marzo 2010 alle 23:08

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Questo blog è veramente interessante.

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Dietro ad ogni grande blog c'è una grande donna.