Co*nome.
Domani mattina vado a sfidare il Burotauro del Consolato per ottenere un nuovo passaporto. Tutte le caselle del modulo sono in unisex burocratese - "firma del/la richiedente", per intenderci: tutte tranne una. "Richiede che venga aggiunto il cognome del marito".
Lo richiedo? Dopotutto, ho deciso che "la mia vita" fosse anche "la nostra vita", e portarne un segno nel nome oltre che al dito mi piace. Va bene, l’accostamento dei nostri cognomi fa un po’ ridere. No, fa molto ridere: beh, viva l’allegria.
Però. Però io posso essere la signora Resto Delmondo, e mio marito non è concepibile che possa voler essere il signor Delmondo Resto. E allora quel segno d’amore e unione diventa un marchio di proprietà e di disuguaglianza.
Mi sento come se fossi andata a comprare un regalo, e arrivata a casa avessi scoperto di essere stata truffata.
Ho deciso che userò il doppio cognome quando anche mio marito potrà farlo.
Anche se la soluzione che mi aveva più colpita, qualche anno fa, era quella di due signore del Massachusett che, essendosi finalmente potute sposare* dopo vent’anni di vita insieme, avevano aggiunto ai loro nomi un cognome comune: la parola ebraica per "arcobaleno".
(*Perché poi questi miei sono problemi assolutamente del cavolo , da vergognarsi, in confronto a chi non può nemmeno sposarsi.)
Però nulla vi vieta di presentarvi col doppio cognome. Alla fine il mondo (il restodelmondo appunto :D) vi conoscerà per quello. Prendete la Loren.
No, ok, nulla da dire….la storia mi ha colpito…
Non avrei saputo dirlo meglio…
era da un po’ ke nn passavo di qui, ma tra lavoro promozione del libro e studio riesco a stento a dormire. vedo cmq che è da giovedì ke non lo aggiornate… concentrate sul duello comunale più importante d’italia (o perlomeno del nord-est) ?
un salutissimo
luana










2008