La testa degli italiani
Il progresso di una società non si vede dagli show in seconda serata. Volete il vero polso morale del paese? Guardate L’Italia sul due. Dove ieri pomeriggio, a seguito di non so che dichiarazione di Briatore (pare, mi dicono, abbia detto che preferirebbe che la fidanzata smettesse di lavorare) e a beneficio della massaia media, si discuteva di un tema di grande attualità: "Le donne devono stare a casa?"
Nel caso specifico della fidanzata di Briatore, probabilmente sarebbe meglio. Ma che l’inutilità sociale e artistica della Gregoraci debba essere emblematica fino a diventare la base per la formulazione di una regola generale la dice lunga non sulla Gregoraci, ma sullo stato della televisione italiana in primis, e dell’idea diffusa delle donne in secundis. Parlando spiccio, se esiste ancora il dubbio che le donne, per natura o cultura o qualsiasi altro motivo, stiano meglio confinate fra le mura domestiche, presumibilmente in versione Angelo del Focolare, vuol dire solo che c’è ancora qualcuno che lo pensa veramente. E non si tratta di poche vegliarde nerovestite in paesini sperduti dell’entroterra calabro-lucano, o di attempati signori col sigaro che rimpiangono i tempi dei casini. Costruire un’intera trasmissione del pomeriggio sulla domanda "Le donne stanno meglio a casa?", con tanto di sondaggio popolare, delinea una nozione molto chiara: cioè che gli italiani (anzi, le italiane, nello specifico: ché L’Italia sul due ha un target smaccatamente femminile) non sono proprio convintissimi che la realizzazione professionale sia necessaria alle signore. Tanto ci pensa l’uomo di casa.
Poi se si sta a casa si ha pure tempo di guardare l’Italia sul Due no?
Absolutement. E anche se si lavora da casa, come evidenzia il fatto che, per fare questo post, dovevo essere a casa all’ora in cui andava in onda il programma…
Idem per me:) E’ che quel genere di trasmissioni puntano proprio sulle caslinghe annoiate, quelle cui e’ stato insegnato che i soldi a casa li porta l’ommo e che si sentono gratificate a sentire pseudo sondaggi e pseudo personaggi in cerca di fama disquisire su quanto è bella la vita a casa e quanto è gratificante. Poi se lo dice Briatore, chi puo’ contraddirlo?
OT ma non troppo: sto raccogliendo materiale per un dossier su “Come investire i soldi” (ah, saperlo e soprattutto averne da investire) e quello che, con mio grande sconcerto, sta uscendo, è che le donne, anche giovani, diciamo tra i 20 e i 40, anche lavoratrici, in buona parte pensano ancora che loro, sì, magari si occupano del budget domestico (spesa, figli, la biancheria e le bollette) ma quando si tratta di investire i risparmi, “ci pensa mio marito” (o partner, compagno etc). Insomma non esiste ancora un’autonomia finanziaria: perdura l’idea che occuparsi di soldi sia inelegante per una donna, oppure che “intanto io non ci capisco niente”. Ma, ovviamente, non avere sottomano la gestione dei risparmi in comune è un blocco pazzesco per l’indipendenza femminile all’interno delle famiglie.
Guardala dal punto di vista positivo o, più che altro, tragicomico: a voi donne è offerta la scappatoia casalinga rispetto al modello Gregoraci; noi uomini, invece, al modello Briatore non abbiamo proprio alternativa. A meno che non si voglia considerare alternativa una carriera ecclesiastica.
Modeimoselle, in realtà se puntassero sulle casalinghe annoiate, si potrebbe ancora intervenire offrendo loro qualche svago per rinfrancarle. In realtà certi programmi si rivolgono alle casalinghe soddisfatte ovvero quelle che per prime si ritengono donne fortunate perchè hanno la possibilità di lavare i calzini del marito e stirare le camice dei figli.
Perhè fare la casalinga avrebbe anche i suoi bei vantaggi (purtroppo fin troppo spesso il lavoro fuori casa non è affatto gratificante) ma “imparare” a vivere stando a casa tutto il giorno richiede capacità autodidattiche di cui poche sono dotate.
Il problema è che molte casalinghe soddisfatte non si rendono conto dell’abbrutimento intellettuale nel quale vivono e che le porta ad affidarsi con il tempo al proprio compagno per qualsiasi cosa delegando a lui la propria vita.
Viscontessa purtroppo ho frequentato e abbandonato alla svelta il mercato televisivo che ragiona tutto in maniera particolare: il mio e il tuo ragionamento in qualche modo convergono perchè nello specifico quella trasmissione punta ad appassionare quelle casalinghe annoiate facendo credere loro che ciò che stanno facendo, la casalinga appunto, sia il massimo in assoluto.
E lo fanno riproponendo delle dinamiche incredibilmente falsate: pseudo esperti che sostengono questa tesi, sondaggetti alla meno peggio per rinforzare l’idea e l’intervista all’uomo di successo che riscopre le tradizioni.
E con questo non sminuisco le casalinghe, sia chiaro, ma il fatto che la loro capacità critica sia condizionata pesantemente da ciò che gli viene propinato: non saranno neanche osservatrici passive ma se la tv gli offre solo quello, e gli offre sul piatto d’oro la possibilità di giustificare la loro condizione, perchè faticare a cambiare canale?
Non so se mi sono spiegata…
ma soprattutto: perchè diavolo quando fanno di questi sondaggi in giro di qua o di là, mai nessuno che intercetti me per farmi una domanda?
in ogni caso ti dico che manco a farlo apposta ieri ero sul treno ed una tizia (diciamo 35 anni, vistosa fede al dito, vestita come una che balla al gilda da 20 a sta parte) dice all’amica: “eh ma se va così, mi sa che dovrò rimettermi a lavorare, magari un part-time”
è una piaga sociale, dai retta a me… e loro che sono sempre un passo avanti (finanche nei conduttori, ne vogliamo parlare?) ci hanno solo aperto gli occhi.
Mademoiselle, direi che però quasi tutta la produzione televisiva segue le medesime dinamiche offrendo a chiunque la possibilità di sentirsi speciale pur nel più misero squallore nel quale vive.
…Questo pinkblog è incantevole oltre che interessante…
Tornerò spesso a trovarvi:*
Mitsu
Mmmm, Mitsuko, Pinkblog è da un’altra parte ![]()
Torna, però!
Se uno coi soldi di Briatore mi mantiene, io a casa ci sto più che volentieri. Scrivo, faccio il giardino, mi faccio il giardiniere ed imparo a giocare a bridge. volentierissimo, grazie.
Sì, poi lui ti accanna per un modello più recente e tu rimani come una cretina che non sa fare niente e non ha un centesimo in tasca.
Su su su dai dai dai, siamo nel ventunesimo secolo.
Le donne stanno meglio dove vogliono stare.
P.S.: sono comunque d’accordissimo con Giulia.
Ma la fidanzata di Briatore non era quella che per poter lavorare era costretta a darla in giro?
Solo così si spiega l’uscita di Flavione
Mamma mia che tristezza! Se penso poi che molte donne ritengono che il signor Briatore abbia ragione mi vengono i brividi! Posso darvi un suggerimento? Perchè non parlate un pò di nuoto sincronizzato in qualche vostro blog? Questo sport è di una complessità impressionante, richiede una preparazione atletica imponente sia per le discipline terrestri (danza, ritmica, ginnastica, acrobatica) sia per quelle acquatiche (nuoto in tutti gli stili, apnea, artisticità, espressività, senso dell’orientamento in acqua in tutte le posizioni, etc etc). Pensate che è uno sport femminile inventato dalle donne e di cui gli uomini tentano di appropriarsi con pochi interessanti risultati. Per carità, nulla da dire a riguardo nel senso che è legittimo che chiunque, appassionato, possa accedere a questa affascinante e difficile disciplina. Beh se decidete di parlarne mi farebbe molto piacere.
Ciao a tutte
Se voi donne non vi liberate del retaggio culturale che vi vede dipendenti da uomini come Briatore non andrete mai da nessuna parte.
Quell’essere lì dovrebbe essere all’angolo di un bar di periferia atracannare tavernello in completa solitudine, e invece è circondato da femmine pronte a tutto pur di stargli vicino.
Lui è disgustoso, ma lo sono anche le donne che non reagiscono.
E infatti eccoci qua, Eddy: tutti i giorni a prenderci gli insulti di quelli che “le donne non ci devono scassare la minchia”, nel nome dell’indipendenza. Su Sorelle d’Italia.










2008