Le donne e la pesca
Domani apre Slow Fish a Genova. Ci sarò sicuramente perché, oltre a essere nella mia città, mi interessano le tematiche enogastronomiche e in più l’edizione di quest’anno, la seconda, è dedicata alle biodiversità ma anche al rapporto delle donne con il mare e la pesca.
Piccole realtà legate spesso a economie di sussistenza, che pescano e trattano il pesce secondo procedimenti antichissimi e assicurano il rispetto degli ecosistemi, della fauna e delle acque, come spiega anche il rapporto Fao 2006 sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo: «Milioni di donne nel mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo operano nella pesca. Spesso il loro lavoro consiste nel fare o riparare reti, ceste, contenitori per la conservazione e ami, oppure impegnate nella raccolta di bivalvi, molluschi, perle, alghe o nel posizionamento delle reti. Tuttavia, il maggior numero di donne impiegate nel settore ittico partecipa al processo di lavorazione e vendita del pesce, e in molti Paesi si registra un forte incremento dell’imprenditoria femminile in questo campo».
A Slow Fish ci saranno affumicatrici di pesce del sud ovest del Ghana, dal villaggio di Chokomey che fa parte della Developement Action Association (DAA), federazione di associazioni composta per il 98% da donne, oltre a raccoglitrici di alghe del Cile e produttrici di bottarga in Mauritania e di cozze in Marocco.
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2009