Sorelle d’Italia

Il primo figlio: una scelta consapevole

Ad aprile, ripensando con un filo di nostalgia alla Pasqua appena trascorsa in compagnia della sorella e dei nipoti, lei si osserva attentamente allo specchio e si accorge che quella stessa ruga sulla fronte di sorella, è molto più sorridente della sua sempre così accigliata per il lavoro.

I primi di maggio si è convinta che è arrivato il momento e ne parla prima con sua sorella, poi con sua mamma, quindi con le amiche, le colleghe, la cognata, la portinaia, la ginecologa, la psicologa, la fornaia, la personal trainer, l’istruttrice di spinning e infine con il marito.
E’ deciso, raggiunti gli obbiettivi lavorativi, sentimentali, economici e sociali, lei vuole un figlio.
Lui nell’ordine è atterrito, preoccupato, timoroso, incuriosito e infine moderatamente contento.
Ma si mostra subito entusiasta.

Lei smette di fumare, di mangiare tramezzini, di fare spinning, di tingersi i capelli e di prendere la pillola, poi si sottopone ad un ciclo completo di analisi, si iscrive ad un corso di yoga, si fa prescrivere una dieta, si fa consigliare un’ostetrica, si abbona a tutte le riviste del settore e divora decine di libri di pedagogia.
Lui approfitta della situazione ogni sera.

Lei ha calcolato che se resta incinta a settembre il bambino nasce inizio estate ovvero il momento migliore sia per distaccarsi dal lavoro che per il bambino che può può godersi i primi mesi di vita nei mesi caldi, a novembre però non è ancora rimasta incinta e i primi di dicembre è già sicurissima che esista un problema di fertilità e si rivolge ad un centro specializzato dove fissa, per gennaio dopo le vacanze natalizie, una visita di controllo per il marito. Le statistiche parlano chiaro, sono più gli uomini delle donne a soffrire di problemi di infertilità e poi lei ha già fatto tutte le analisi qualche mese prima.
Lui è terrorizzato e comincia a soffrire di incubi notturni.

Lei a fine dicembre rimane incinta.
Lui è terrorizzato e comincia a frequentare una chat per cuori solitari.

I primi di gennaio lei si vede già grassa.
Lui invece le vede solo un seno enorme e tenta, questa volta senza successo, di approfittare, della situazione.

I primi di febbraio lei vomita tutta il giorno.
Lui gioca con la play station.

I primi di marzo c’è la prima ecografia e lei è così emozionata da guardare su internet quanto costi un ecografo, le piacerebbe acquistarne uno.
Lui l’accompagna dal ginecologo e sviene non appena sente il battito del cuore del bambino. Poi si riprende e sorride inebetito senza riuscire a capire niente dell’immagine che passa sullo schermo dell’ecografo.
Anche lei non capisce niente, per questo vuole acquistarsi un ecografo.

Ad aprile lei dorme tutto il giorno e la sera va a letto alle otto.
Lui chatta con Rosa Tatuata fino alle quattro di mattina.

A maggio lei piange in continuazione.
Lui pensa di acquistarsi una moto.

A giugno lei decide che bisogna fare qualche lavoretto in casa prima che arrivi il bambino.
Lui butta via il catalogo delle moto e acquista una cazzuola e quindici chili di tinta color pastello.

A luglio lei decide che è arrivato il momento di preparare il corredino.
Lui disinveste i titoli in borsa.

Ad agosto lei che ormai è diventata una balena decide che devono andare al mare e lì gli ormoni impazziti le giocano brutti scherzi: vorrebbe fare l’amore tutto il giorno.
Lui è atterrito, mentre cerca di fare l’amore con lei pensa a Rosa Tatuata.

A settembre lei è tutto quello che è stata nei mesi precedenti tutto insieme: piange, dorme, parla di emorroidi, vuol fare l’amore, si vede grassa, è nervosa, ride, sistema i mobiletti del bagno arrampicata su una scala, si confida con la portinaia e chiede a lui di tagliarle le unghie dei piedi.
Lui è perdutamente innamorato di Rosa Tatuata ma va bene anche la portinaia purchè lei torni ad essere la donna di cui si era innamorato.

Poi lei ha la prima contrazione.
Anche lui.
Lei vuole andare in ospedale.
Anche lui.
Lei comincia ad avere contrazioni sempre più ravvicinate.
Anche lui. Un attacco fulminante di colite spastica.

Poi il ginecologo dice ci siamo.
Per lei e lui da quel momento niente sarà più come prima.

2 Maggio 2007
17:05, Mercoledì
Viscontessa
Filed under : Satira

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5 commenti

(#) Quello che disse Blimunda

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 22:13

1

Diosantissimo Viss, se già non fossi abbastanza convinta che “forse è meglio di no, grazie”, questo post mi avrebbe dato la mazzata finale!

(#) Quello che disse viscontessa

Giovedì 3 Maggio 2007 alle 17:10

2

Bli, se ti avessi raccontato che era tutto rose e fiori non mi avresti creduta, così invece puoi valutare più serenamente a cosa andresti in contro se:-)

(#) Quello che disse nenenina

Venerdì 4 Maggio 2007 alle 16:28

3

caspita……proprio così!
Sembrerà strano (sopratutto alle non-mamme) ma io ADORO essere mamma!

(#) Quello che disse valentina

Sabato 5 Maggio 2007 alle 00:28

4

Ah…io ultimamente non penso ad altro, o meglio ci penso molto. Saranno i 30 appena arrivati, sará che sono single, sará che ho un lavoro incasinato (anche se stupendo…quasi sempre)nella parte sotto del mondo…ma io lo farei domani tant’ho paura che mi scappino gli anni di mano e ritrovarmi senza. Non lo so, con tutto il max rispetto, ma quando mi dicono:”io un figlio mai!” mi sento svenire. Credo mi continuerebbe a mancare un pezzo…Boh. Credo di essere un po’ confusa in questo periodo…Peró a me entusiasma tanto l’idea che sono disposta a farlo da sola, figuratevi!! Nel frattempo da 1 mese ho un gatto. Mi alleno.

(#) Quello che disse viscontessa

Sabato 5 Maggio 2007 alle 01:09

5

Valentina anche io trovo che l’idea di allenarsi con un animale domestico sia utilissima. Io ho cominciato con un cane e quando è arrivata mia figlia, tutte le ansie da neo mamma le avevo già sfogate con la mia cagnetta.
Comunque forse Nenenina può capirmi quando dico che i figli hanno l’incredibile caratteristica di rendere fantastiche le situazioni più terribile, la gravidanza poi rappresenta una dimensione parallela alla propria esistenza nella quale perdere serenamente tutto l’autocontrollo che negli anni precedenti si era imparato ad avere per il proprio fisico, la propria mente, la propria vita.
Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, la maternità è a mio avviso un’esperienza troppo personale per incoraggiarla o sconsigliarla, ma parlarne e raccontarla, con l’occhio disincantato di chi non ha sempre pensato che da grande sarebbe voluta essere madre, aiuta a scegliere consapevolmente se diventarlo o meno.

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