Sorelle d’Italia

Lo zio e il nipote

Il modello di linguaggio e di comportamento è una cosa importante nella crescita di una persona. Il bambino è circondato da una o più figure adulte che se ne prendono cura. Nei piccoli paesi, dove capita che la maternità sia un dovere conseguente a un atto matrimoniale, la cura del bimbo è spesso delle nonne materne. Nei piccoli paesi, dove capita che le donne concepiscano bambini per scelta matrimoniale o di convivenza, la cura del bimbo è affidata alla madre stessa, al padre, ai parenti prossimi come zii e cugine, alle amiche e alla nonna. Nei piccoli paesi, può capitare che la donna rimanga gravida e in questo caso le nonne aiutano malvolentieri la ragazza, o che non l’aiuti per niente, e si creano situazioni alla Ozpetek. Riassumendo, i modelli di riferimento che si offrono al bambino sono le madri stesse, i padri, le nonne, parenti tipo zii e cugini, le amiche e gli amici dei genitori. Il modello di linguaggio e di comportamento lo sceglie il bambino da tutte queste figure. Non si sa come lo scelga. Lo sceglie e basta.

Ci siamo io e la mia amica al bar in uno dei pochi momenti di purissimo cazzeggio. Tavolino di vimini, sedia di vimini, cameriere adolescente, soleggiato pomeriggio di primavera dove il sole bacia le pelle a chi si espone ai raggi. Io e la mia amica sorseggiamo il caffè, lei con la panna, io corretto a Bailey’s, guardiamo la gente che passa e se conosciamo qualcuno facciamo un po’ di gossip leggero. Passa un uomo con un bambino. La mia amica fa lo sguardo di chi ha da raccontarmi. Il bambino ha dieci anni e l’adulto è lo zio paterno. Li vedo spesso insieme: quel bimbo da quando sta con lo zio è diventato una creatura serena. Entrano nel bar. Il bimbo prende un gelato. Ci passano accanto al tavolino e poso la tazzina del caffè sul piattino e mi avvicino alla mia amica. Non noti niente, fa. No, faccio. Lo sai che. Cosa devo sapere, domando. Da quando si è saputo tutti si sono posti il problema ma si dà il caso che è l’unico sano della famiglia. In che senso, domando ancora. Sano di mente, replica perentoria la mia amica. Il bimbo è seguito da lui da due anni, faccio pronta. Sì, fa, ma prima non si sapeva e adesso si sa, e se diventa come lo zio? Guardo i due che si allontanano. Cos’ha lo zio che non va, chiedo sempre più curiosa. Lei si tocca l’orecchio. Dondolo la testa. Non ci diventa, faccio. Come fai a esserne sicura, domanda. Non è una malattia infettiva, taglio corto. Ma ci dà l’esempio, incalza lei. Stupidaggini, replico. Nessuno dovrebbe porsi il problema: il bimbo è sereno, forse più sereno di molti altri con famiglie convenzionali, concludo. Sei blasfema, taglia. Non è blasfemia: lo zio è in grado di occuparsi bene del nipote e chiusa faccenda. E se diventa, incalza ancora la mia amica. Se non mi sbaglio i genitori dello zio, nonni del bimbo sono una coppia etero e tradizionale, e allora da dove è uscito lo zio, chiedo alla mia amica che nel frattempo si è avvicinata moltissimo per ascoltarmi meglio. Rimane muta. Mi appoggio allo schienale della sedia in vimini. Lei fa lo stesso. Guardiamo il passeggio.

Le mie letture riguardo il modello di linguaggio e di comportamento fanno tutte capolino. L’adulto di riferimento accompagna il bambino verso la conoscenza di sé, lo aiuta a crescere e a diventare una persona adulta e responsabile. Il modello sano aiuta il bambino a scoprire sé stesso ma non lo cambia, né altera le potenzialità. La mia amica mi guarda con sospetto e le sorrido: non posso fare altro. Sarebbe troppo dirle che lo zio, a prescindere dalla sua identità sessuale, è una persona capace di dare sostegno, forza, affetto e quant’altro ci vuole per un bambino in crescita. Il nipotino è sereno: cosa c’è di più importante?

 

 

30 Aprile 2007
15:23, Lunedì
Roberta SG
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9 commenti

(#) Quello che disse viscontessa

Martedì 1 Maggio 2007 alle 02:02

1

C’è il pegiudizio della gente, soprattutto di un piccolo paese, nel quale il bambino sarà costretto a crescere e a vivere e che un giorno lo porterà a dover prendere una posizione in favore dell’affetto e della serenità che gli ha dato lo zio, oppure, purtroppo, contro, perchè anche lui avrà bisogno di trovare un’identità forse diversa da quella che è stato il suo modello di riferimento fino ad allora.
C’è che io mi illudo sempre che i sentimenti riescano a prevalere su ogni prgiudizio ma mi rendo conto delle difficoltà a cui va incontro chi può contare solo su quelli.

(#) Quello che disse Maria Sung

Martedì 1 Maggio 2007 alle 13:44

2

http://villag.blogspot.com/2007/03/le-10-ragioni-per-dire-no-al-matrimonio.html

Una risposta pronta per la prossima occasione:
“Ovviamente i genitori gay tirerebbero su figli gay, proprio come da genitori eterosessuali nascono soltanto figli eterosessuali.”

(#) Quello che disse Domiziano Galia

Martedì 1 Maggio 2007 alle 23:24

3

Sì. Tra l’altro, mi si faceva presente, mentre qualunque coppia di imbecilli può mettere al mondo un figlio, per adottarne uno, anche se siete la coppia più bella del mondo, ti fanno mille test e carte.

Però io non liquiderei su due piedi la questione del modello di riferimento: il fatto che il figlio di una coppia etero possa diventare omosessuale non significa che i modelli di riferimento sessuali non siano validi. Ipotizziamo che l’1% dei figli delle coppie etero siano omosessuali?

Per quanto riguarda le coppie omosessuali? Non abbiamo un pari riferimento. Bisognerebbe far crescere un elevato numero di bambini a coppie gay e poi trarne i risultati. Se venisse fuori 1% allora sì il modello sessuale non sarebbe valido (ma allora entreremmo pesantemente nell’ambito genetico). Viceversa allora potremmo affermare che chi va col gay ha maggiore probabilità di imparare a fare il gay. Se devo dire la mia non credo che quest’ipotesi sia improbabile. Il post di aelred è molto divertente. Ma impreciso per una questione: è vero che chi va con gli alti non diventa più alto. Ma chi va a vivere a Brescia finisce per parlare bresciano. Il primo esempio è un esempio “genetico”, il secondo “ambientale”. Io non voglio incagliarmi nella questione. Però, cazzo, da qualche parte dovrà venir fuori sta roba no? A meno che non si tratti di anima, ma allora chiedete a Bagnasco, è lui il pastore.

E comunque, parlando più approfonditamente, la sessualità non si può brutalmente scindere in etero/gay. Ognuno di noi ha una parte maschile e una femminile. Per cui, in realtà, una coppia all’”apparenza” etero potrebbe avere in realtà delle dinamiche psicologiche sessuali estremamente poco etero.

Insomma, è una di quelle cose che non puoi davvero sapere finché non la si studia, ma non le si può/non le si vuol studiare.

Poi, alla fine del discorso, uno potrebbe anche dire “beh, e allora, anche se cresce gay? Non è mica un reato.” Certo, incrociando le dita di non nascere in certi entroterra.

(#) Quello che disse Disorder

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 00:49

4

Purtroppo l’interlocutrice del post è l’italiano/a tipico/a. Le stesse paure, lo stesso dire/non dire. A volte deridiamo la fiction di turno sull’argomento omosessualità, senza renderci conto di quanto corrisponda alla realtà del paese profondo.

@Domiziano: c’è anche da considerare un’altra variabile. Nell’ipotesi che fai, se tra i figli cresciuti in famiglie “omogenitoriali” la percentuale di gay fosse superiore, non è detto che sia solo una influenza dei genitori.
Ancora oggi, una buona parte delle persone omosessuali (non si può parlare in termini numerici, anche perchè le categorie di orientamento sessuale sono ben più di 2, e comunque non possono servire ad etichettare i percorsi delle singole persone), che ti ricordo essere ben più dell’1% (anche se non conta), reprimono il loro orientamento per sempre, o lo vivono soltanto a partire da una certa età.

L’eventuale percentuale più alta di giovani gay in famiglie non eterosessuali potrebbe nel caso derivare da questo: crescendo in un simile contesto, tra quelli che si scoprono gay saranno meno quelli che rifiutano la propria identità autoimponendosi un modello precostituito.
Ma io credo che difficilmente un ragazzo possa “diventare gay” sull’esempio di un genitore. E credo poi che le coppie di genitori omosessuali siano nella maggior parte dei casi particolarmente attente e rispettose del figlio nell’educazione sessuale, proprio a causa delle esperienze vissute dai membri della coppia in gioventù.

(#) Quello che disse Giulia

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 09:04

5

Come si fa a “diventare gay”? Non è mica come diventare comunista. O ti piacciono le persone del tuo stesso sesso, o non ti piacciono, e se ti piacciono non è detto che ti piacciano in via esclusiva. Ma nessuno può trasmettere un gusto. A mia madre piacciono gli asparagi, io li odio. Figurarsi se poteva trasmettermi i gusti sessuali, che sono una cosa privatissima e complessa.

A parte questo, tuttavia, essere omosessuali non è una colpa, né ha minor valore rispetto ad essere eterosessuali. Per cui, se pure il pupo cresce gay, quale sarebbe il problema? Se non ci sta male, se la sua sessualità gli si addice e lo rende felice, il problema non è del pupo: è della società che ha intorno che “Ah no, il matrimonio omosessuale no” e “le scelte contronatura!”

(#) Quello che disse Domiziano Galia

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 14:08

6

Spero sia chiaro che io non intendessi certo che essere omosessuali sia una colpa eh, figuriamoci. Io che canto Scissor Sisters, Mika e andrò al concerto di George Micheal.

@Disorder: sì, certo ci sono anche altre variabili. Come già dicevo una coppia etero non è detto che sia “etero”. Paradossalmente potrebbe esserlo più una coppia omo, se mi spiego. E poi, comunque, a crescere avendo come genitori una coppia etero di stronzi, credo sia proprio meglio una coppia omo, ma di gente in gamba.

Giulia, tu cadi nello stesso errore di aelred: il fatto che a tua madre piacciano gli asparagi e a te no, occhio, non vuol dire che esista una legge per cui il gusto non sia trasmesso. Vuol dire che non esiste una legge per cui il gusto sia trasmesso. E ci mancherebbe: altrimenti non ci sarebbe evoluzione.

Ma non si può escludere che in mezzo ci siano tutta una serie di cose. Per esempio: l’amore per gli asparagi non è detto che si trasmetta. La lingua, invece, sì.

Insomma: scientificamente, viceversa sennò ognuno parla per sé e Bagnasco parla per tutti, non possiamo escludere la possibilità, con tutte le sfumature del caso, di una forma di imprinting del gusto sessuale. Tutto ciò, parlando senza alcuna implicazione dal punto di vista morale.

(#) Quello che disse Roberta SG

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 19:49

7

parlando con la collega psicologa dove lavoro mi diceva che, nonostante l’omosessualità sia una cosa che non viene dall’imprinting e dal modello di riferimento, un modello gay può dare al bambino una seria confusione sulla proria identità sessuale. Le ho citato tutti gli studi sugli ermafroditi e le mutazioni genetiche dove è implicata un cambio di identità sessuale sull’adolescenza, lo racconta in modo chiaro Engendels nel suo Middlesex (einaudi), dove, nonostante i modelli di riferimenti di partenza, i geni lavorano per conto proprio anche sulla scelta dell’identità sessuale. La questione è davvero complessa. Ringrazio tutti coloro che hanno commentato. R.

(#) Quello che disse Giulia

Mercoledì 2 Maggio 2007 alle 23:02

8

Domiziano: se il gusto si trasmettesse, da genitori etero non nascerebbero figli gay. Il punto è che un numero considerevole di studi scientifici dimostrano che l’omosessualità deriva da fattori genetici (l’ultimo è uscito da poco). Insomma, magari da mamma e papà impari che i bambini vanno con le bambine e viceversa, ma se il tuo codice genetico ti predispone ad andare con gli altri bambini, da qualche parte prima o poi salterà fuori.

(#) Quello che disse Mr. Admin

Giovedì 3 Maggio 2007 alle 00:37

9

Domiziano: se il gusto si trasmettesse, da genitori etero non nascerebbero figli gay

Io non ho detto che il gusto si trasmette! Ho detto che non si può escludere che alcuni gusti possano trasmettersi!

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