L’aggressività indiretta delle donne
Sto facendo una ricerca sul bullismo (altro che Bulli e Pupe, piuttosto Bulli e Bulle) al femminile, nel mondo reale e in quello virtuale, sull’aggressività indiretta, i pettegolezzi, le esclusioni, le diffamazioni e le morti sociali che ne derivano. Sto scrivendo una storia, un romanzo che parla di questo. Sto saccheggiando la mia vita (Oh, quel personale e politico!) per rintracciare esempi, esperienze dirette - subìte, praticate. Una chicca: sapete che per chi pratica le molestie la colpa è sempre di chi le subisce?
Poi, due dritte: esistono pochissime pagine nei testi sul bullismo (relegato alle fasi dell’età adolescenziale ed estensibile ad ogni momento dell’età adulta) riferite al femminile. Ma se ne parla, come fenomeno minore e - appunto - indiretto (mobbing, l’ignorare, l’evitare, il canzonare, il deridere; pochi scontri fisici e molte logoranti guerre di nervi).
Poi esistono molti testi (per fortuna la ricerca sul femminile ha varcato la soglia di questo tabù) che parlano di guerra all’ultimo sangue tra donne, di cattiveria al femminile, di invidia (avete mai visto una donna spr-u-zzare gioia per il successo, la realizzazione di un progetto, di una sua simile pretesa sorella? io raramente), di rivalità (perchè quando si tratta di una donna le nostre "opinioni" sono sempre acidule - o come disse divinamente un mio caro amico: "c’e’ dell’astio in te, mia cara!"), di competizione, di vendetta (perchè usiamo meno il corpo per aggredire ma sappiamo ferire mortalmente con una sola parola). Ne parlo qui e qui e intendo continuare a parlarne. Al momento sto leggendo il libro "Donna contro Donna" di Phyllis Chesler. Davvero interessante.
Mi piacerebbe sapere della vostra esperienza. Se avete subìto da parte di altre donne o praticato forme di aggressività indiretta (non escludo gli altri generi dalla discussione perchè mi interessa sapere ogni punto di vista). Insomma ditemi, se vi piace.
Se avete dei link, suggerimenti su testi da leggere di qualunque tipo, anche di segno opposto, che parlino di questo. Video, storie scritte: sono gradit* pure quell*. Grazie!
Se vuoi ti posso raccontare di quando, giovane e baldanzosa, sono andata a lavorare in una grande azienda e di quando, nella stessa azienda, sono stata affiancata da una responsabile che, dopo avermi scelta per le mie “ineguagliabili doti” mi ha relegata, a seguito di una serie di complimenti piu’ o meno sinceri da parte di uno dei due capi, a fare le fotocopie e tradurre i testi dall’inglese all’italiano oltre che a fare la spola tra il bar sotto l’ufficio e la sede secondaria dell’azienda.
E poi di quando, sempre giovane e baldanzosa, l’ho mandata al diavolo davanti a tutti per sentirmi dire “che non so rispettare le gerarchie” e che a 23 anni non solo avrei dovuto fare le fotocopie ma anche e soprattutto evitare di farmi fare complimenti per il lavoro svolto:D
Morale della favola: la tizia se n’e’ andata dopo 1 mese dalla mia sparata, io dopo due mesi ero fuori da quell’azienda e ora sono libera e felice come una farfalla…
Personalmente non ho mai fatto grandi distinzioni tra uomini e donne sul lavoro. Quello che in seguito ho notato è che gli uomini avallano il potere più delle donne, probabilmente perché gli uomini hanno in genere prospettive di carriera più ampie, non saprei. Ma dalle donne ho spesso sentito dichiarazioni ribelli e critiche nei confronti dei capi (maschi) che puntualmente venivano ridimensionale, mitigate e “diplomatizzate” dagli uomini di turno.
Detto questo il mio ambiente di lavoro è quasi prettamente al femminile e mi ci sono sempre trovata benissimo. Sarà che suscito istinto materno e quindi le donne in genere mi vogliono bene. Ma tutte le cose che sento sulla competizione al femminile non le ho mai incontrate, anzi, ho sempre incontrato donne che mi spronavano e mi sponsorizzavano.
A dir la verità ho subito di più il maschilismo, in università, ma è un’altra storia.
Per quanto riguarda le molestie, se intendi quelle pesanti, la verità sta nel mezzo: ci sono donne “violentabili” e donne no. Che non vuol dire che le prime sono belle e le altre cesse. Vuol dire che, come un cacciatore che fiuta la preda, il molestatore sente che una è la preda giusta, ossia quella che paralizzata dalla paura o da altro subirà più di un’altra. Ma chiaro che questo non emancipa il molestatore da nulla.
Alle medie effettivamente c’erano varie bulle, ma grazie al cielo c’erano delle mie amiche che mi difendevano, a parte quegli episodi alle medie credo di essermi sempre circondata da ragazze più o meno normali che non mi hanno mai prevalicato.
D’altra parte anche io cerco di far lo stesso, anche se in due occasioni non ho proprio reagito come avrei dovuto/voluto (due casi di risultati scolastici).
Ora lavoro, ma non ho colleghe, ma solo un socio e quindi non posso far paragoni.
Una frase che dico spesso è: “Uomini contro donne e donne contro donne”, ma per mia fortuna/sfortuna sono incappata solo in stronzi maschi, perciò non potrò esserti granché di aiuto su questo tema. In prima elementare sono capitata in una classe totalmente maschile, e così alle medie e alle superiori. Pura coincidenza, solo purissima coincidenza. Ad ingegneria idem e al lavoro, poi, non ti dico. Pensa che nella prima sede dove ho lavorato non c’erano neanche i bagni per le donne, ma solo turche e orinatoi attaccati al muro. Non conosco affatto il comportamento delle donne al lavoro se non per le cose che leggo qua e la. Non ho mai studiato o lavorato con una donna, e ti dirò: Mi dispiace molto, perché sono convinta che ci lavorerei benissimo. Ho assistito (e anche subito) a tali meschinità da parte degli uomini che mi piace pensare che l’universo femminile sia meglio.
In bocca al lupo per il libro.
Nella nuova città in un continente lontano lontano in cui mi sono trasferito, mi capitava di fumare una sigaretta con delle ragazze europee dell’ufficio di fianco al mio. Ero appena arrivat; mi faceva piacere vederle e pian piano abbiamo cominciato a uscire insieme. Sapevo che erano fidanzatissime e non mi sono mai interessato a loro se non ritenendole delle amiche, le prime amiche che avevo in questa nuova città. Alle loro amiche single, invece, mi sono interessato parecchio, e ho avuto più di qualche avventura in una successione abbastanza rapida. Nota che non ero io quello che scaricava e che non mi sono mai comportato meno che decentemente. Le mie vecchie amiche hanno cominciato a sparire, finché tramite una persona che frequentavo ho saputo la verità: “La comunità è piccola e hai guadagnato una brutta fama; pensano che tu sia un italiano seduttore e arrivista”. E’ passato un anno, e ancora quando incontro queste ragazze che sono state le prime a fare un gesto gentile nei confronti di un nuovo arrivato, mi trattano gelidamente. Frequento altra gente, ma la cosa mi fa molto male perché mi sento vittima di uno stereotipo. Vale come bullismo al femminile rivolto a un maschio?
ciao A ![]()
nel caso che descrivi vale come metodo che è quello dell’ostracismo e dell’esclusione sociale, si. vale per il pettegolezzo che è il metodo primordiale attraverso il quale si perpetra l’esclusione sociale. vale per il marchio e la maniera in cui ognuna di loro “avvisava” qualunque altra ti volesse restare amica o ti si volesse avvicinare del fatto che eri uno “cattivo”. il metodo ci sta tutto.
mi sfugge la motivazione di partenza.
può essere il pregiudizio oppure può essere che una di loro si sia sentita particolarmente ferita perchè voleva da te qualcos’altro. o può essere che una delle altre con cui hai avuto storie ha riferito cose che non le sono piaciute.
i meccanismi di accettazione o di esclusione dal gruppo nei confronti di un uomo (se le donne sono etero) passa quasi sempre attraverso la seduzione, il voler rientrare nelle grazie dell’ultimo arrivato o il voler ostentare l’amicizia di qualcuno perchè fa figo.
se ti pensavano cosa loro può essere che si siano sentite ferite anche solo perchè hai scelto di avere storie con altre fuori dal gruppo.
oppure può semplicemente essere che hanno preso a non stimarti e lo hanno mostrato attraverso l’allontanamento dal gruppo (che è cosa altrettanto tipica).
di’ tu se ti sei sentito mobbizzato, escluso sulla base di un pregiudizio o se le relazioni complessivamente potevano produrre una reazione del genere.
comunque,
ciao e grazie a te e a tutt@ quell@ che hanno voluto scrivere commenti o mandarmi via mail le proprie storie :)*
Grazie a te!Hai centrato in pieno le dinamiche. Sulla motivazione mi interrogo anch’io, ma penso di avere intuito più o meno: con quelle con cui ho avuto delle storie ho mantenuto dei buoni rapporti, quindi non credo che da loro sia arrivato niente di negativo. Non sono il tipo che va in giro a raccontare le sue storie. Sono anche sicuro che nessuna di loro volesse niente di più. Ritengo che sia tutta colpa degli stereotipi: ho tratti somatici molto mediterranei e mi piace vestire bene; probabilmente dal loro punto di vista quando sono solo in casa canto Pavarotti, impasto pizze e suono il mandolino…La cosa seccante è che ormai quando esco con una ragazza evito accuratamente i posti dove so che potrei incontrare le mie vecchie amiche. Alla fin fine, è la dinamica uguale e contraria con cui un branco di maschi dà della troia a una ragazza vivace.
ma di niente ![]()
non so se il paragone con la ragazza e il branco può andare. secondo me sono due cose diverse e non sto dando una valutazione qualitativa ma solo di metodo.
nella modalità di sputtanamento degli uomini nei confronti delle donne c’e’ una ricerca di riconoscimento sociale, la “attitudine” - per dirla finemente - che viene attribuita alla ragazza è legata ai valori morali maschili e quindi sociali e diventa il collante per un rapporto di solidarietà del branco.
solo a volte capita che l’uomo si sia sentito ferito per un X motivo e quindi voglia vendicarsi. ma spesso è cosa gratuita. solo perchè fa più punti dire che quella lì “te la sei fatta”. una cosa che maschera altro tipo di debolezze o semplicemente certi schemi di appartenenza sociale.
le donne non mi pare diano un giudizio. non esprimono una opinione legata ad un livello di liceità dei comportamenti maschili in termini sociali. dire che un uomo sta con tutte e con nessuna corrisponde più spesso al fatto che di quell’uomo non ci si può fidare, che è propenso a ferire, che bisogna guardarsene perchè ha una “attitudine” sessuale usa e getta che tratta da oggetto le donne. spesso il giudizio è legato ad una sfera privata che ha un livello di sputtanamento che non invita a provarci (come fa l’uomo con un altro uomo quando parla di “quella lì che ci sta”) ma piuttosto ad astenersi dall’accettare proposte o dal provare qualunque cosa. è una dimensione più passiva e vittimista che parte da una ferita - o da qualunque cosa sia avvertita in quanto tale -, da una delusione, da una disillusione, o appunto da una disistima legata a schemi precisi.
se una donna ha una visione ampia, attiva e libera delle proprie relazioni e di quelle degli amici altrimenti non vedo perchè dovrebbe avere problemi nell’accettare il fatto che quell’amico lì fa lo scemo con le altre. l’importante è che separi i ruoli e stabilisca per se’ che come partner vorrà un uomo differente se quello lì proprio non gli piace. questo però non vuol dire che non deve parlare più con te dato che sei un amico e nella tua vita privata puoi fare quello che ti pare e come amica dovrei accettarlo…
ripeto: secondo me volevano qualcosa da te. spirito di appartenenza o vera e propria illusione di possibili relazioni interne al gruppo. se gli stavi bene come amico e basta non avrebbero rifiutato di mangiare ottimi spaghetti da te a prescindere da come tu gestisci le relazioni (che poi è quello che succede tra amiche: non è che io parlo con la mia migliore amica solo se quella gestisce la sua vita sessuale come voglio io. ma l’ascolto e la consolo e lei fa lo stesso con me e rido con lei se ha avuto storie di ogni genere e questo capita penso in ogni relazione asessuata, dove cioè non mi aspetto niente o dove riesco a separare i due piani…)
comunque questo paragone sul territorio maschile è grandioso e mi è molto utile.
ti ringrazio davvero tanto ![]()
ciao
Vi siete mai chieste perche la parola ” cattiveria ” è al femminile e non al maschile ( !? )Saluti .










2008