Nome di battaglia: Rosa Rossa
Non so se qualche donna partigiana abbia mai avuto questo nome di battaglia, mi piace pensare di si, una delle tantissime che hanno partecipato alla RESISTENZA, forse mai giustamente ed adeguatamente riconosciuto il loro apporto.
Trentacinquemila le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti; 20.000 le patriote, con funzioni di supporto; 70.000 in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa; 16 le medaglie d’oro, 17 quelle d’argento; 512 le commissarie di guerra; 683 le donne fucilate o cadute in combattimento; 1750 le donne ferite; 4633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti; 1890 le deportate in Germania. Sono questi i numeri (dati dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Resistenza al femminile.
Perché dico apporto non riconosciuto? Nei libri di storia si trovano dei piccoli accenni alla partecipazione delle donne alla Resistenza al nazifascismo , nonostante non solo hanno sostituito nella vita sociale gli uomini impegnati nella lotta, ma sono state decisive alla vittoria finale e alla liberazione. Le donne stampavano giornali e manifesti di propaganda, facevano da collegamento portando informazioni, approvvigionavano viveri e vestiario, preparavano documenti falsi e luoghi di ricovero per i partigiani, ma non solo staffette, tante tantissime hanno preso le armi e sono andate in montagna a combattere.
I dati che ho riportato sono purtroppo inattendibili, perché alla fine della guerra i criteri di riconoscimento ufficiali e di premiazioni era puramente militari: veniva riconosciuto partigiano chi aveva portato le armi per almeno tre mesi in una formazione armata regolarmente riconosciuta dal Comando Volontari della Libertà ed aveva compiuto almeno tre azioni di sabotaggio o di guerra. Tante donne non si sono riconosciute in questo e non si sono neppure presentate, altre avevano partecipato in modo diverso, non meno importante, ma non ebbero la “qualifica” di partigiane.
Eppure venivano arrestate, torturate, picchiate, stuprate, ma non parlavano, non voglio riportare nomi di eroine, perché mi sembrerebbe di fare un torto a chi non ha avuto nessun riconoscimento, si proprio a lei a “rosa rossa” che forse ha pedalato e pedalato con la sua bicicletta, portando in fondo alla borsa messaggi importanti, oppure ha accolto in casa un partigiano ferito, Scelte sofferte, desiderio di libertà, la forza di lottare per un ideale scegliendo di non sparare, ma facendo di più, un’opera sottile e costante di sostegno e propaganda. Resistenza nascosta, resistenza doppiamente tradita alla fine della guerra: dalle forze politiche e più dolorosamente dai loro compagni di lotta, che comunque le considerava traditrici del focolare domestico e ridimensionava il loro credo politico a un desiderio di partecipare alla lotta per amore del proprio uomo.
Ho voluto rendere un omaggio a tutte le partigiane dimenticate, proprio in questa ricorrenza del 25 Aprile, dove si ricorderanno i grandi eroi ed eroine, dove le azioni e i luoghi celebri verranno ripercorsi nella memoria di tanti, e corone verranno deposte, ma loro non verranno citate o ricordate eppure ci sono state tante che sono state uccise, delle spoglie "stranamente piccole, un mucchio di stracci neri sulla neve". ( L’Agnese va a morire ) .
Un grazie a te piccola grande donna , nome di battaglia : ROSA ROSSA
questo post mi ha commosso..grazie!
Bel post, hai ragione le donne vengono spesso dimenticate. Ciao Giulia
C’è traffico di Giulia, su questo blog ![]()
Che bello questo post, che bello… complimenti!
e’ssi che ce ne vorrebbero di Rose Rosse ancora…
Non so quale fosse il suo nome di battaglia, ma il nome vero di una partigiana che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare per molti anni è Marcella Balconi. In seguito grande testa (e cuore) della psichiatria infantile italiana e internazionale. Diffondo il suo nome perché non deve essere dimenticato.
Piano piano leggo tutti i vostri post, e questo è per me uno dei più belli. Ricordo gli anni del Governo Berlusconi, quando alla Festa della Liberazione non partecipò, e con lui tanti altri esponenti della sua coalizione. In cambio il Cavaliere (dei miei stivali) andò da Putin e onorò i caduti della Russia. Quel giorno non riuscivo a credere ai miei occhi. E’ come se avessimo avuto Putin a Roma ad onorare i nostri partigiani e non i suoi. Credo che i russi ci abbiano visto come un popolo di m…










2008