Un po’ di diossina, per servirvi
Un pezzo della azienda De Longhi di Treviso è andata in fiamme. Tutti insistono nel dire che non c’è un reale rischio diossina. Però si raccomandano di chiudere tutte le finestre e di non mangiare frutta e verdura nei prossimi giorni. La domanda viene spontanea: se si teme che qualcosa di velenoso possa essersi posato su prodotti della terra perché mai non dovrebbe fare lo stesso con i terreni e i corsi d’acqua di quella zona?
Lo scetticismo è un fattore preventivo e ci viene dall’esperienza che certo non ci fa sentire molto al sicuro. Già nel 1976 a Seveso [ ecco una breve ricostruzione del Sole 24 ore] per una settimana circa si disse che non c’era nessun problema fino a che le facce della gente e dei bimbi non si riempirono di pustole. La questione coinvolse anche diverse donne incinta che per timore di deformità per effetto della contaminazione dovettero terapeuticamente abortire. Questo avveniva prima che fosse approvata la legge 194 e in una fase in cui la chiesa e la democrazia cristiana erano in prima linea (come spesso avviene) per impedire che persino gli aborti terapeutici avvenissero.
C’è un altro precedente, più recente, che riguarda il territorio di Acerra, in provincia di Napoli. Un pastore infine è morto di cancro dopo aver denunciato l’effetto dei fumi dell’inquinamento (diossina) sul territorio, dopo aver visto decimare il gregge di pecore grazie al quale campava. Ancora più recente è stato il caso dei mangimi alla diossina dati in pasto a polli e suini che regolarmente finivano nelle nostre tavole. La denuncia di questo scempio è avvenuta nel 1999.
Speriamo bene per Treviso e per tutti noi. Speriamo che i prodotti delle terre di quei territori non finiscano negli scaffali dei supermercati d’Italia o nelle botteghe dei nostri ortolani. Quando un prodotto non è buono i prezzi calano e se i prezzi calano può essere che c’è qualche criminale che compra…
Dico cose già successe, eh… Buona fortuna a noi.
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2008