Sono tornate le dame della carità
Erano quelle che negli anni cinquanta e sessanta andavano in giro con uomini della buon costume dell’epoca e si erano date il compito di imprimere una linea morale su tutto il paese. Facevano parte anche di apposite commissioni per la censura e intervenivano con vistosi tagli su film, spettacoli, televisione (quando arrivò), locali, vetrine e lunghezza delle gonne delle adolescenti a scuola.
Le ricordiamo con una pettinatura cotonata, un bel ciuffo sincero e uno chignon più o meno elegante. Cattoliche e casalinghe per passione, con gli occhiali spessi se erano insegnanti o erano state impiegate a sostenere gli uomini e l’italia tutta durante la grande guerra, con le gonne lunghe sotto al ginocchio, si distinguevano perché più erano morigerate e più si intendeva che appartenessero a caste sociali medio borghesi.
Le povere invece, le contadine, in seguito le operaie, erano quelle che si rotolavano volentieri tra le balle di fieno nelle fattorie o che intrattenevano felici rapporti con il capo reparto della fabbrica. Poi si seppe che ogni tanto queste donne subivano molestie o venivano stuprate in quelli che erano concepiti come luoghi di lavoro per uomini.
La conclusione della storia era che più le donne erano povere e più si pensava che si lasciassero rapire dal vizio. Le povere erano dipinte come brutte, sdentate, con i calli nelle mani e la risata stridula. Questa era una icona tipica del cinema di quell’epoca. Solo qualche grande regista, come Fellini, restituì alle donne povere (meravigliosa Giulietta Masina nel film "La strada" o Buñuel in quei meravigliosi film sull’ipocrisia e lo squallore della borghesia - "Il fascino discreto della borghesia" - per l’appunto) la dignità cui avevano diritto.
Altrimenti l’educazione morale delle nostre donne era affidata ai film americani con John Wayne perennemente in groppa al suo destriero a caccia di indiani cattivi e la femmina domata e munita di lacrimuccia e fazzolettino pronto al saluto del cavaliere che spariva all’orizzonte. In Italia andavano molto anche i film con Amedeo Nazzari dove le donne finivano inevitabilmente a redimersi in un convento e talvolta ci morivano pure in odor di santità dopo aver abbondantemente espiato qualunque "colpa". Qualcuna delle protagoniste di questi film aveva sempre avuto grandi problemi con la propria coscienza o per averla data via con facilità (ma sempre per dichiarata necessità) o per non averla data quasi mai ma quell’unica volta che gliela presero la seminarono come la madonna e le fecero avere un figlio illegittimo.
Già da prima della guerra serpeggiava persino tra i rivoluzionari della sinistra una voglia di redenzione per qualche pura e santa prostituta, come Dostoevskij le chiamava, una puttana-proletaria che incontrasse l’ideale dei giovani comunisti infarinati di un altro dogma che le donne non le faceva affatto libere. Gli altri, quelli di cultura meno rivoluzionaria, gradivano una versione della storia più da "santa subito!" in cui lei era dovuta scappare di casa con il pancione (per nascondere la colpa), allontanandosi sempre tra le montagne (evidentemente queste cose in pianura non succedevano) in cui lei inciampava, si strappava le vesti e si graffiava il corpo e infine, straziata e naturalmente punita per i "suoi peccati" (perché pure se la stupravano la colpa era sua) assumeva una espressione da ebete angelicata, con quella luminosità e un’estasi che oggi potremmo definire tipica di una che ha assunto sostanze psicotrope in grande quantità e che ha discrete allucinazioni di vario tipo. Infine si trovava una bella caverna e lì partoriva con estremo dolore e sopravviveva pure perchè "Dio nella sua infinita saggezza ha sempre un progetto per tutti noi" e altre amenità del genere.
Quel figlio finiva sempre in un bell’orfanotrofio o era affidato a una sorella sposata o addirittura diventava il figlio della nonna. La cosa che ho amato di più di quei film era lo straziante momento della confessione, quando lei dice a lui (un lui che nel frattempo è arrivato senza minimamente sospettare della perdita dell’imene della donna) che gli ha mentito - e qui seguivano lacrime e svenimenti ottocenteschi - che non lo merita e che però doveva dirglielo, doveva proprio. Lui offesissimo la manda a cagare e lei si ammala di queste strane malattie che non ho mai ben capito cosa fossero e che irrimediabilmente inducevano lui a tornare innamorato e disposto a concedere il perdono.
Sto divagando. Cercate di capirmi. Sono cresciuta con questi drammi negli occhi e ancora mi emoziono pensando a quanto ho riso per l’enfasi, la teatralità, o per la serietà con la quale mia madre mi invitava a essere più sensibile verso quei casi umani. Generazioni diverse. Difficile pensare di distruggere ai suoi occhi la sacralità di certe scene.
Dicevo delle dame di carità. Non ci crederete ma sono tornate. Le ho viste nella puntata de l’Infedele condotto da Gad Lerner su La 7. Non lo guardo mai. Troppo misticismo per i miei gusti. Ma stavolta parlavano di Family day. Di nuovo. Ancora. Uomini laici contro dame della carità. Di femministe nessuna. Di donne ammesse a questo dibattito proprio zero, niet, nada. La manifestazione sulla famiglia eterosessuale a scopo riproduttivo si fara’ il 12 maggio nella nostra capitale. Le donne che facevano da portavoce per questa esibizione medioevale erano dame della carità (una ci teneva a sottolineare che non è cattolica - sai che ci frega, sempre puritana e anacronistica è). Le parole che uscivano dalle loro bocche erano paradossi sottoforma di fumetto.
Lettere statiche che per il peso si fermavano nell’aria prima di crollare giù ad altezza di orecchio umano. Per difendere la "famigghia" - unica e inimitabile - hanno tirato fuori tutti gli stereotipi utili e un po’ di begli argomenti per fare terrorismo psicologico.
Medioevo. La famiglia è importante, e i figli sono perduti, non hanno più valori, le società con famiglie non regolari sono finite, corrotte. Medioevo. La famiglia è una necessità storica, si realizza nel matrimonio, le unioni di fatto sono l’anticamera delle cose brutte fatte da omosessuali e lesbiche e varia umanità diversificata. Medioevo. Il matrimonio è una scelta necessaria perché poi, oggi, con tutta questa scienza che vuole fare esperimenti genetici e si arriverà alla manipolazione dei geni e poi l’embrione, oddio, quello non si tocca e invece lo vogliono proprio toccare perché la gente è tutta fissata con questi occhi azzurri… Medioevo. La famiglia deve tornare ad esistere con tutta la sua forza perché rappresenta un vincolo di solidarietà importante, ora poi che c’e’ la disoccupazione se non stanno tutti assieme - nonna compresa - non ce la fanno e questo costo sociale bisogna dividerselo equamente: un po’ la famiglia e un altro po’ la famiglia. Medioevo, anzi leggi mercantili di fine ottocento. La famiglia è importante perché bisogna tornare a fare figli, c’è la crescita demografica bassissima e le donne devono cercare un ruolo… Medioevo, leggi mercantili e un po’ di sano fascismo che non guasta mai. La famiglia è fondamentale e va bene solo se c’è il matrimonio, se non c’e’ non vale e gli altri sono liberi di fare quello che vogliono purchè lo facciano in casa loro, lontano dagli occhi dei nostri figli. Dame di carità, medioevo, leggi mercantili e fascismo.
Le signore non ne hanno dimenticata una. Tutte le idiozie - sorry per il non politically correct ma tant’è - in fila al loro posto. Presenti a fare il verso al Cardinal Bagnasco e a scimmiottare i maschi democristiani e fascisti. Tutte intente a sottolineare che era stata una loro iniziativa perché le famiglie regolari in Italia sono la maggioranza e nessuno si ricorda di loro. Si sono inventate questa iniziativa dal nulla, così, giusto ora, spontaneamente. Nulla a che fare con il disegno di legge sui Di.Co. Nulla a che vedere con le affermazioni del papa e della conferenza episcopale italiana. Semplicemente le Dame della carità sono tornate, facciamocene una ragione. Si sono svegliate una mattina e hanno deciso che oplà era proprio arrivato il momento di fare un bel Family Day.
Vogliono assistenza per la famiglia, quella vera così come la intendono loro. Vogliono supporto per le donne che partoriscono (Oh donne se date un figlio alla patria sarete premiate! - così diceva il duce). Vogliono riconoscimenti e soprattutto a loro piace tanto l’idea di tornare a fare le dame della carità. Si sono tanto allenate ovunque, a fare la conta dei "questo si, questo no" tra i corridoi dei supermercati. Sono donne che sanno cosa comprare, cosa cucinare ai loro figli, come rendere felici i loro mariti. Curate, efficienti, intelligenti e maestre nell’educazione dei propri figli. Dame della carità modello americano puritano. Di quelle che hanno la casa tra le villette a schiera in una bella zona residenziale della città. Di quelle che mandano i figli nelle scuole a pagamento. Che non tollerano pearcing e tatuaggi. Che stanno attente che le loro figlie non si facciano le canne e che vestano sempre da fighette. Che preparano almeno due pasti al giorno e sanno persino aggiustare la lavatrice se si mette a fare le bizze.
Donne bioniche e soprattutto borghesi, ricche, con la badante a fare le pulizie sottocosto e con la casa sempre in ordine. Donne che vanno in chiesa la domenica e si arruolano nei nuovi eserciti della salvezza (movimenti per la vita, comitati per la famiglia, opus dei, Lyons o Rotary Club, donne di forza italia). Donne che se un pezzo della loro vita va in frantumi si suicidano perchè non sono in grado di improvvisare. Che se una erica di turno le ammazza anche da morte si chiedono dove mai hanno sbagliato. Che se per uno scatto d’ira ammazzano il proprio figlio poi negano per anni e inventano un fantomatico serial killer di neonati capitato proprio in casa loro per quella specifica occasione. Sono le dame di carità e per favore mi sia concesso di generalizzare pure io che la serata è stata difficile da superare: sono persino riuscita a non frantumare il televisore.
Sono loro: quelle che hanno i soldi. Che vengono "messe in campo" dai loro uomini o che difendono valori che rappresentano solo loro spacciandoli per valori universali. Sono le signore della roma bene, della milano bene, della bergamo alta bene che hanno ricominciato a fare le "donne utili alla patria" che già furono in epoca fascista. Basta saperlo. Ora lo sappiamo.
Care dame, noi donne comuni, che della politica riproduttiva e familiare dell’epoca del duce e di quella della democrazia cristana un po’ ce ne freghiamo, non saremo alla vostra giornata autocelebrativa dei vostri dis-valori discriminatori e sessisti. Vi guarderemo marciare, ingioiellate e obbedienti, ultimo baluardo di una nobiltà decaduta e di una rinata borghesia di destra, e ci vergogneremo per voi. Vi compatiremo persino. Staremo ad aspettare che ci chiediate, preoccupate e con le lacrime agli occhi, come fare per affrontare la vita, le relazioni, i rapporti con i figli. Noi siamo state attente a come va il mondo e il mondo difficilmente ci sorprenderà. Noi non abbiamo nessuna velleità di aggiustamento della morale familiare. Saremo pronte per parenti e figli. Per amanti e amici. Ci saremo nel modo migliore possibile. Voi, invece, resterete schiacciate e chiuse dentro il vostro zoo.
Vi abbiamo capito. I pericoli la’ fuori vi fanno paura. Pensate che con un po’ di rigore morale - "esperimento" già abusato e anche fragorosamente fallito - i vostri figli crescano meglio e intanto li nutrite a telefonini dell’ultimissima generazione e con fregole da vallette mediaset. Noi restiamo con i piedi per terra. Adeguate al tempo, al luogo. Capaci e per nulla disorientate. Solo un po’ "provate", stremate per i soldi che mancano, il lavoro che non c’e’. Non vogliamo fare figli per fare allargare ancora di più la domanda di lavoro e far calare le pretese dei lavoratori. Non vogliamo modelli di famiglia a senso unico. Non siamo tutte eterosessuali. Non vogliamo mariti iscritti al registro. Vogliamo essere libere di scegliere.
Voi invece avete già rinunciato. O se è questo il vostro modo di sentirvi libere fateci il favore di non imporlo anche a noi che non la pensiamo allo stesso modo. Smettete di porre divieti. Smettete di misurare la società con il vostro metro. Smettete di pretendere che il mondo sia omologato, uguale, interprete di un unico pensiero imposto con la forza. Noi esistiamo. Lo sapete bene. Buon family day, dunque. Noi, ci comporteremo di conseguenza.
ma dai, john wayne (specie con john ford) sta agli americani come l’iliade sta a noi, più o meno: non contiene evidentemente verità storiche ma personaggi tesi a costruire un qualche mito, e quando racconti un mito non puoi usare troppe sfumature, devi pure un po’ esagerare da qualche parte - e ovviamente l’esagerazione va a braccetto con il tipo di società che cerca il suo mito (e si potrebbe aggiungere che qui oltre agli Amedei Nazzari degli anni ‘40 c’è chi racconta anche la storia di quel Nazzareno omettendone colpevolmente da millenni la visione rivoluzionaria circa la partecipazione femminile, ad esempio).
Qui da noi ti sei dimenticata tutto il neo-realismo, da De Sica a Rossellini in poi, poi citerei certo gli immancabili Fellini e Pasolini, certo, ma sto andando decisamente fuori tema, pardon.
Io credo che non fosse un caso che alla trasmissione mancassero le femministe, poichè la difesa della “famiglia naturale” o l’accanimento contro tale difesa sono concetti come dicevi tu medioevali, e ammesso e non concesso che oggi esistano ancora delle femministe - di quelle vere dico, non di quelle che ragionano semplicemente importando le cazzate maschili negli atteggiamenti femminili - credo che esse siano molto più avanti di simili dibattiti e che sappiano con intelligenza dedicare il loro tempo a cose meno pittoresche e più fattuali.
Io trovo che ci sia stato un tempo per l’indignazione pubblica rispetto a queste cose: ora è tempo di responsabilizzare privatamente ogni singolo tizio e ogni singola tizia, così che questo esercito di madonnine infilzate venga simpaticamente annichilito da un coro unanime di risate maschili, femminili e non pervenute.
certo seralf,
grazie per aver ricordato il neorealismo. La storia sul cinema per me è stata una deviazione sul tema che forse avrei dovuto approfondire, è vero. rispetto alla questione in se’ invece penso che purtroppo le femministe, le donne che hanno un altro tipo di modello familiare non sono mai coivolte nei dibattiti televisivi per una scelta puramente di prevaricazione egemonica di una posizione sull’altra. tieni conto che il dibattito è stato fino ad ora molto più semplice con il coinvolgimento di uomini (gay) che in chiave moderata non vogliono altro che l’omologazione con un certo modello di famiglia borghese. Pensa che in tutta questa storia c’e’ stato - ad esempio - uno scambio di opinioni molto vivace (in altri contesti evidentemente più politici, assemblee, mailing list) sul fatto che in qualche caso qualche organizzaione gay (perchè la misoginia sta anche da quelle parti) di area moderata, alla cecchi paone per intenderci, si era distinta per opinioni sulla famiglia che includevano il ruolo delle donne e la maternità senza che questi ruoli corrispondessero effettivamente all’idea che ne avevano, che ne hanno loro. quindi una discussione monopolizzata da dame di carità, gay e uomini laici.
le donne - io penso - siano state volutamente escluse da questa discussione perchè troppo diversa la loro, la nostra opinione su questa materia. E non le vedi non perchè non ci sia il bisogno di prendere parte a questa discussione o perchè se ne stanno a ridacchiare in un angolo aspettando che questi qui implodano nelle loro stesse fandonie, ma perchè non sono invitate. Infatti scrivono sui giornali, dove è possibile, dove i canali accademici liberano spazi mediatici. le vedi nelle piazze in decine di assemblee e le mailing list sono pienissime di interventi giustamente arrabbiati per una cosa che nessuna di noi si sogna di sottovalutare. il problema è che questa gente può cambiare le leggi, che basta un attimo per ritrovarci con una coscienza culturale che fa fallire un referendum come quello sulla procreazione medicalmente assistita. Il fatto è che non c’e’ niente da ridere, putroppo.
Questo pezzo è una cosa fantastica e se potessi sottoscriverei ogni riga. Le dame di carità fanno danni per le rigidità, le chiusure, la mancata comprensione delle persone, il finto ascolto, la presunzione di essere nel giusto. Sono quelle signore che mi portano il figlio malato e mi dicono che il Signore ha dato loro una croce ma non fanno niente per aiutare il loro bambino. Al massimo vanno in chiesa e pregano. ne ho conosciute diverse e sono le peggiori: non hanno idea di cosa sia l’umanità.
sulle dame di carità aggiungo solo che condivido le vostre sensazioni, chiaramente, ma che anche lì bisogna rendersi conto che è gente cresciuta su con paure sensi di colpa e incapacità alimentate a suon di educazioni cattoliche o comunque piccolo borghesi. E’ rassicurante allinearsi sempre all’opinione di gente autorevole no? io le metto nel mazzo insieme per dire a certi teppistelli da stadio che trascinati dal gruppo compiono nefandezze: la differenza è che qui c’è se vogliamo una disattenzione colpevole verso le cose che metterebbero in luce le contraddizioni di queste vite più che semplici semplificate, e che però salvando tali contraddizioni rispetto il fatto che a modo loro facciano persino del bene, quindi è molto più difficile render loro chiaro dove fa acqua il loro modo di ragionare.
Il problema è nel quanto si estende il “modo loro”, e qui ribadisco che detesto le discriminazioni ma che c’è un tempo per tutto: un tempo per manifestare per renderle evidenti ed esplicite (e questo è stato fatto con continuità da donne e uomini, fino in particolare alle battaglie del movimento femminista nei ‘70), ma il passo successivo è passare ai fatti. Così come avviene su un piano personale se un problema mi rimane addosso e si reitera rispetto a varie persone è giusto che io mi chieda se e quanto contribuisco a crearlo. A mio avviso le ragazze giovani che hanno oggi diciamo così in eredità il movimento femminista non riescono quasi mai a proporsi con un linguaggio che non abbia odore di anni ‘70: è paradossale da parte mia sentire fare discorsi su un presunto conflitto di genere quando io non mi sento affatto in conflitto (e come me tantissimi, guardatevi intorno) e quindi il dare la parola a certi individui penalizza tutti, non solo le donne, alimentando meccanismi di non-condivisione che non so se ve ne rendiate conto ma ci fanno affrontare gli stessi problemi nello stesso modo e con le stesse parole da trent’anni.
Io credo che questo linguaggio vetero-femminista (dove faccio riferimento ovviamente allo stile della lotta anni ‘70, stile che detto per inciso apprezzo, sennò finisce che ci si fraintende) non aiuti in questa direzione.
Perchè se c’è questa esclusione allora nessuno si fa portavoce di liste civiche di sole donne (o magari che abbiano sostenitori maschi ma con una percentuale consistente e nettamente prevalente di candidate) ad esempio? questo equivarrebbe creare una realtà che la classe politica abbia la necessità di stare a sentire, e sarebbe costretta anche solo per “par condicio” (e qui entriamo nel surreale) a starla a sentire.
Se fossi sposato a me piacerebbe in un “family day” che invece aderissero serenamente le persone che propongono modelli alternativi di famiglia: per ora magari ancora per un po’ non aderirebbero famiglie gay, ma intanto pagherei per vedere chi difende la famiglia naturale e cristiana dover fare i conti con magari coppie di conviventi che serenamente vanno loro incontro mostrando sul loro terreno come crescere figli sani senza crescerli battezzati cattolici, o come stare insieme magari 30 anni senza averl oscritto necessariamente su un pezzo di carta.
Spero di essere stato più chiaro, a scanso equivoci: che delle famiglie e del fatto che il nostro modello di famiglia è arcaico (e danneggia quanomeno - ma non solo - le donne) vorrei che ne parlassero le famiglie, non le donne “da sole”. E secondo me piano piano così si può anche arrivare a qualcosa che rispetti anche individui non etero, ad esempio.
Spero di non essere andato OT, ma qui le parole si sprecherebbero, pardon.
cara roberta, anch’io purtroppo conosco la triste teoria del figlio malato da presentare come “croce” personale. come fosse un passpartout per avere accesso alla compassione e ad un ruolo sociale altrimenti - secondo loro - negato. Questo è lo stesso motivo che poi spinge queste donne a opporsi agli aborti terapeutici, alla ricerca per intervenire sugli embrioni dove può essere possibile evitare un male terribile al proprio figlio. Sono quelle che per “espiare” con il loro assurdo senso di rapimento mistico usano la vita dei propri figli che tengono in casa malati senza minimamente preoccuparsi di aiutarli ad acquistare un minimo di autonomia in più. Sono donne, quelle, che senza la “croce” addosso, senza quell’assurda espressione da capriespiatori e agnelli sacrificali che le fanno puzzare di auspicata canonizzazione, non sanno vivere. Per questo quei figli per loro è bene che non guariscano o non migliorino mai. Vittime di madri moleste ed egoiste.
Seralf: sulla questione del linguaggio ti assicuro che per mia esperienza mi sono trovata spesso a scontrarmi con un fatto preciso. Molte femministe storiche hanno assoluta egemonia con gli spazi di comuinicazione, con le risorse, con l’accesso a finanziamenti. Loro hanno anche educato le donne a recepire quel tipo di linguaggio. Mentre giustamente come dici tu le nuove generazioni parlano lingue diverse e io con loro, giuro ![]()
Il problema è che facciamo militanza femminista da decenni condannate all’invisibilità da un riflusso culturale terribile e dalle nostre “madri” teoriche. Abbiamo organizzato nostre iniziative in cui comunque la gente come te non è spesso venuta perchè probabilmente anche tu quando c’e’ una iniziativa femminista la percepisci come interessante solo se coinvolge certi nomi noti.
Siamo state anche escluse da plenarie e iniziative da alcune nostre vecchie referenti ideali perchè troppo in antitesi con il nostro modo post-identitario e post-gender di agire e pensare.
Solo da qualche anno abbiamo acquisito lo status di femministe con le quali “confrontarsi”.
C’e’ però per fortuna tutto un mondo militante di giovani che ci ha sempre seguito. Che è cresciuto con noi e quindi con questa impostazione teorica e pratica di cui parliamo…
Non sei OT ![]()
per me qualunque contributo alla discussione che chiarisca dove stiamo e che stiamo facendo è più che utile e ben accetto. la tua critica è assolutamente condivisibile, perciò spero di aver meglio chiarito contorni che sono anche pubblici - sono rivendicazioni politiche - ma che spesso non sono conosciuti.
solo una cosa: “probabilmente anche tu quando c’e’ una iniziativa femminista la percepisci come interessante solo se coinvolge certi nomi noti”
direi che forse invece non ne sono abbastanza informato (mea culpa - oppure rieccoci sui pochi spazi), oppure semplicemente non la percepisco come ai miei occhi “interessante” perchè paga di più proporla con in taglio di genere e del vetero-femminismo che come iniziativa che possa coinvolgere getne come me anche al di là, nel migliore dei casi, di uno spettatore “tollerabile”.
Io credo che bisognerebbe (e non solo da parte vostra, ci mancherebbe, ma qui lo dico a voi) lavorare su questo punto, abbattere le barriere del gruppetto, del divanetto, del circoletto chiuso che tanto piacciono ai giovani che citi tu.
lancio una provocazione: mi sto disamorando da qualche anno in qua delle manifestazioni perchè vedo reiterarsi lo schema per cui il “circo” prevale sui contenuti, e impedisce ai “giovani militanti” che tu citi (gente che per esperienza diretta immagino per lo più munita di capelli finto-rasta, pantaloni di seconda mano, cani a carico e rave-systema con giocolieri e saltimbanchi) di condividere battaglie con chi non si sia tesserato in questo o in quel circoletto di appartenenza, e che magari armato di vestito buono e righetta da figlioletto di famiuola bene ne condivida ciò nonostante la voglia di raggiungere un mondo di gente amante e rispettosa del prossimo, più che “tollerante”, non so se mi spiego…
il mio suggerimento è che bisogna coinvolgere, non solo informare: la gente deve sentire un problema come proprio perchè possa interessarsene sul serio, al di là dell’accondiscendenza intellettuale o del circo.
seralf il problema dei gruppi e delle appartenenze io credi sia reciproco. penso ci siano abbastanza pregiudizi da una parte e dall’altra.
vivo comunque in un contesto che in realtà non si divide in gente coi capelli rasta e tesserati ai circoletti. io vedo genete con tatuaggi da far spavento
dentro i circoletti e persone tranquille nei centri sociali. sono tutti spazi di confronto e crescita e la storia a me pare un po’ più fluida e complessa di come la poni tu. certo il mio è un punto di vista e il tuo un’altro. esisteranno entrambe le realtà e quindi non glisso la questione.
ti pongo il problema al contrario: l’autocoinvolgimento?
perchè delegare tutto a chi fa le iniziative trascurando di raggiungerti?
i canali di comunicazione di una iniziativa sono tanti e per quanto so chi le mette in piedi fa il possibile (soldi permettendo ovviamente perchè la pubblicità alle cose costa e non siamo tutti berlusconi con tre tivvu’ su cui far passare l’avviso per i suoi mega eventi) per raggiungere tuttri quelli che si possono raggiungere. si fa volantinaggio, si danno flyer, si scrive su mailing list, su siti internet, si fanno telefonate, si attacchinano locandine, si fanno banchini in giro…
io in genere se sono interessata a saperne di più su una questione cerco e vedo chi può esserci in giro che si occupa di quella cosa che vorrei sapere. mi iscrivo alla mailing list, scelgo cioè quei canali di comunicazione che mi tengano informata sulle cose. così scelgo se una cosa mi interessa o no, se mi piace seguirla, se voglio partecipare. altrimenti parli di proselitismo (dove devo convicenrti che quello che dico io ti può interessare per spingerti a partecipare), di campagne tesseramento, di altre dinamiche un po’ più da partito e da zone strutturate. niente di male ma se si parla di movimentismo la storia implica un po’ di autocoinvolgimento e di reciproca assunzione di responsabilità.
tu hai una idea di futuro? c’e’ qualche problema di cui ti vuoi occupare?
se io parto da quel punto cerco un gruppo con il quale posso approfondire quel tema o se non c’e’ provo a inventarmelo. di altre strade non ne conosco ![]()
non sono affatto a favore del proselitismo: condivido l’attenzione di chi tenta di rivolgersi a persone già interessate, altrimenti si rischia di trovare consenso per motivi diversi da quelli apparenti e la cosa non può funzionare.
Riguardo al “confronto e crescita” che citi grazie al cielo puoi permetterti di glissare perchè reduce da esperienze migliori della mia
d’altro canto non era mia intenzione generalizzare troppo, ma permettimi di essere un filo prevenuto verso il conformismo di quelli in divisa da alternativi, che di solito arrivano dopo e se ne vanno prima là dove c’è manifestazione o dibattito o confronto, e mettono chi invece si produce in pratica per seguire una questione spesso e volentieri in condizione di dover ricominciare tutto daccapo (mi è capitato diverse volte, non parlo a vanvera)
io dico che il passo primo è l’auto-coinvolgimento, sottoscrivo, ma è colpevole da parte di chi fa già “gruppo” trascurare l’obiettivo della chiarezza del messaggio, altrimenti la gente non è scema e sa leggere tra le righe, e c’è il rischio che legga qualcosa che dissuade dal partecipare, tutto qua.
fai la prova, tanto per fare esempi pratici: presentatevi con un banchetto, rispondete solo a chi vi rivolge domande e dando al materiale informativo e alle frasi che dite un taglio rivolto alle donne, e poi riprovate dando un taglio rivolto chessò, alle famiglie., poi mi racconti come è andata a finire ![]()
i conformismi fanno specie pure a me e le divise pure altrimenti non sarei laica come sono ![]()
sulla prova penso che quello che dici tu già lo facciamo. nel senso che non è che siamo una agenzia pubblicitaria che dirige il messaggio a seconda di ciò che vuoi vendere e a chi lo vuoi venedere. ci occupiamo di comunicazione si ma più spesso per destrutturare, deturnare, spostare l’attenzione dalle cose ovvie per far attivare interesse a partire da una zona critica meno consueta ma anche più fruttuosa secondo me.
lo so che la gente ama la comunicazione leaderistica e totalitarista alla berlusconi, ma se proprio noi non facciamo lo sforzo di far mettere in moto i neuroni allora non so che ci stiamo a fare.
riadattare i linguaggi a chi ti rivolgi significa avallare modalità, culture e comportamenti che non possono essere avallati e questo soprattutto per chiarezza del messaggio, per coerenza, perchè non ci siano distorsioni.
la dimensione di linguaggio da “rappresentante di orologi” o da venditore di assicurazioni non si addice secondo me a quello che facciamo noi.
cercare di produrre cambiamenti culturali senza operare modifiche sul linguaggio, senza rivoluzionare i termini della comunicazione, senza far sentire la gente parte di un processo di consumo persino dei concetti e delle idee ma piuttosto persone attive e partecipanti e non perchè firmano una petizione o comprano una tessera ma perchè cambiano proprio modo di pensare.
è più difficile, certo. ma questo è l’obiettivo. sedimentare.
e questo sai non è mai stata cosa semplice. il populismo di mussolini e quello di berlusconi che sanno parlare alle folle sappiamo dove porta. se si parla di questioni femminili in termini anche di rivoluzione concettuale e culturale lo sforzo nella comunicazione deve essere massimo.
certo non parliamo come i maoisti, ma se parli di povertà e lavoro il problema delle caste e della lotta di classe più o meno in qualche modo bisogna definirle.
poi invece ti offro uno spunto di riflessione (dopo che tu me ne hai offerti tanti:) ): sei così convinto che la gente non ascolta perchè non gli si sa parlare?
perchè spesso il problema è che la gente vuole garanzie. e chi offre solo spunti sulturali e non soldi o lavoro forse per loro vale zero. mettici poi che vanno laicizzati e che sono educati, siamo stati educati tutti ad essere tutto meno che massa critica, anzi ad essere folle mistiche in processione per lourdes complici e compartecipi di fenomeni di isteria collettiva che ci fanno desiderare di vedere solo un dio o qualcosa di simile….
c’e’ tanto da parlare su questo…
confermo che sia tanto di cui parlare, e un po’ mi spiace poi che forse anche a causa mia lo spazio dei commenti a questo post sia un po’ bistrattato: forse la “massa critica” di parole non aiuta l’altrui voglia di aderire alla discussione? ![]()
guarda che condivido quanto dici sulla responsabilità individuale, però non c’è in essa contrasto tra il mettere in moto le meningi da un lato e l’essere un “rappresentante di orologi” dall’altro: non vedi che già per come la poni sembra che chi trova il modo di avvicinarsi a te sia un illuminato sulla via di Damasco? io dal canto mio amo le illuminazioni, certo, ma mi piace tenere da parte qualche lampadina in più nel caso vengano altri a chiedermene. Il fatto che certi meccanismi sul linguaggio siano stati non a caso usati dalla pubblicità, magari per gli scopi non propriamente migliori e da certa politica populista non vuol dire che essi siano errati, vuol dire al massimo che sono stati usati male.
Non sono io a parlare di quanto c’entri il linguaggio con la politica (pensa a Chmosky come esempio eclatante), nè mi pare di aver suggerito un appiattimento dei messaggi, o una eccessiva contaminazione.
io sono convinto che la gente non sappia più comunicare. Sule serio, proprio perchè a furia di telefonini e vite aziendali, e politica che dici le stesse cose di qui e di là e buonismo etc etc non ci si sappia più dire cose elementari. E questo vuol dire come tante volte (anche qui mi pare) si è detto che non si sanno verbalizzare emozioni, che non si sa ascoltare, ma anche e soprattuto che non ci si rende accessibili. Questa mancanza di rappresentazione dei significati condivisi per un individuo credo porti ad una vita sociale un po’ poco ricca, per un movimento può portare alla “rovina”.
Io trovo sia un po’ paradossale la tua posizione in un punto (non me ne volere): dici di voler cambiare le cose, ma poi ti rivolgi solo a chi ti sa ascoltare. In questo modo mi sembra che l’unica speranza che ha la tua battaglia è nel nascere di gente geneticamente modificata per accettare le tue idee
oppure speri che le nuove generazioni le acquisiscano “dall’ambiente”, senza dover sostenere tu la fatica di fornir loro i materiali da sedimentare? - ma questo attenzione è per dire quello che l’educazione cattolica promossa dalle dame che citi su ha fatto per decenni con l’educazione sessuale, ad esempio…
troppe cose da dire, hai ragione ![]()
Brava, hai scritto proprio un bel testo! Ti ringrazio per questo tuo dono.
Carissima, quello che scrivi mi spaventa.
Hai elencato gli argomenti di queste “dame della carità”, ma ti sei mica posta il problema di rispondere? Contrapporre qualche confutazione? No, ti basta dire che sono “medioevo”, con un sorriso di scherno. Molto appropriato. Più meno come se qualcuno dicesse, mettiamo, che tutti quelli che attaccano il family day sono “comunisti”. Cioè, non significa proprio niente.
Ma soprattutto quello che mi spaventa è che di queste signore, ti dà fastidio soprattutto il sesso. Cioè, che sono delle donne come te. Vedi solo quello. Se fossero dei maschi a fare discorsi familisti e conservatori, magari prenderesti in considerazione quello che dicono e proveresti a rispondere argomento per argomento. Ma siccome sono donne, ti accontenti di prenderle in giro, facendo leva sulla loro appartenenza al sesso “debole”. Mi fai pensare a quelli che in strada insultano le donne al volante con l’argomento che solo i maschi saprebbero guidare. Non sarà che sotto sotto la maschilista sei tu?
seralf non mi dire che davvero ti stimola ’sta cosa degli illuminati sulla via di damasco. davvero trovi che io mi sia espressa con tanta presunzione e in tono così saccente? va bene, ridò un’occhiata al mio linguaggio innanzitutto ![]()
poi però dimmi se il pezzo che ho scritto sopra è chiaro oppure no ![]()
ciao
grazie lou andreas per i complimenti. sono lieta che abbia apprezzato ![]()
ciao francesco,
addirittura dovrei confutare?
stiamo parlando di scambio di opinioni o di verità universali?
per quello che ne so si confuta una sentenza o una dottrina. mi pareva di avere a che fare con persone di questa terra e non con giudici e giudicesse o dei scesi in terra.
se invece ti riferisci al fatto che dovrei esprimere la mia opinione sulla materia mi pare che l’ho espressa e abbastanza chiaramente. il mio modello di famiglia e di vita non è quello che ho descritto e che mostrano.
te lo devo “confutare”? ti ci costruisco un teorema?
la verità è semplice: a me sta bene che loro facciano quello che vogliono. Loro invece mi obbligano a seguire le “loro” scelte e ad accettarle come uniche possibili anche per la mia vita.
Cosa c’e’ da confutare?
E’ discriminazione pura. E’ presunzione. E’ non rispetto dei diritti civili altrui, di tutti. Ti è più chiaro così?
Rispetto poi alla faccenda delle donne etc etc
Ti sbagli, nessun fastidio. alla puntata di cui ho parlato a rappresentare il family day purtroppo c’erano quasi esclusivamente loro. mi dispiace.
però per farti vedere che non discrimino nessuno posso fare un pezzo su pezzotta e mastella, che dici? ![]()










2008