Il principio della signora con l’uncinetto
Nel campo dei disturbi della comunicazione interumana è luogo comune dire che l’essere umano femminile, per natura, sia specializzato in tutto ciò che riguarda la verbalità e l’essere umano maschile, per natura, portato verso tutto ciò che è prassico, di movimento, in parole semplici, " di performance". Questa differenza pone dei problemi sul piano comunicativo quando la donna "verbale" vorrebbe farsi capire dall’uomo "di performance". Ho letto delle cose, anche manualetti tipo: "I maschi da Marte e le donne da Venere" ma non ho trovato argomentazioni convincenti. Pertanto, ho pensato che andava modificato l’approccio comunicativo per tentare una comprensione, da parte dell’uomo "di performance", delle ragioni, qualsiasi essere siano, femminili. Purtroppo il crack nella comprensione, da parte dell’altro, era evidente e ho lasciato perdere.
Un giorno mi trovo sul treno: ennesimo treno intercity per ennesimo lungo viaggio. C’è una signora con l’uncinetto e una ragazza che si dispera perché si è lasciata con l’ennesimo tipo che niente, non era in grado di capirla. Scomparto intercity a sei posti, io e la signora con l’uncinetto ai posti finestrino, una di fronte all’altro, la ragazza nel mediano vicino alla signora. Io e la signora l’ascoltiamo: la ragazza è visibilmente fuori di sé. Alla fine del suo sfogo, bicchiere d’acqua compreso, io non so cosa dire e non sarebbe servito a niente dirle che filogeneticamente noi e gli uomini siamo diversi e, per reconditi motivi biologici, capirsi completamente è una sorta di chimera. La signora con l’uncinetto, stacca gli occhi dal centrino che sta lavorando, posa il lavoro sulle ginocchia, gira il viso verso la ragazza e le prende la mano. Sorride materna e le dice che in amore bisogna capire l’altro. Le lascia la mano e ritorna al suo uncinetto. Guardo fuori al finestrino e penso alla frase.
Penso alla mia ricerca riguardo la comunicazione interumana di cui sopra. Penso che, in quanto donna, ho una maggiore propensione all’analisi dovuta alla mia naturale potenzialità verbale, analisi che la logica immediata, tipica dell’uomo, stenta a avere. Penso che l’uomo "di performance" scelto potrebbe fare a meno di conoscere e capire proprio tutto di me. Penso che d’ora in avanti seguirò il "Principio della signora con l’uncinetto".
dunque la signora con l’uncinetto se l’è cavata alla grande, verbalmente (e col linguaggio del corpo, un’altra cosa che ci riesce meglio). come volevasi dimostrare, no?
Eh, OK. Ha ragione però, la signora con l’uncinetto: in amore bisogna capirsi, o almeno tentare di farsi capire. Quindi, spiegarsi. Non pretendere la lettura del pensiero.
Sarà stata la pratica zen dell’uncinetto a infondere nella signora tanta atavica saggezza?
In amore bisogna cercare di capire l’altro, farsi capire dall’altro e, non ultimo,capire se stesse. Il tutto senza confondersi… Dopo tanto esercizio di comprensione, il vuoto mentale di tipo meditativo procurato dall’uncinetto è un salvagente contro l’esaurimento.
la verbalizzazione è potenzialmente (e tradizionalmente, aggiungerei) qualcosa che compete più alle donne, così come la capacità (o l’abitudine, se vogliamo) ad empatizzare.
Detto ciò la distinzione con la “logica immediata” è un po’ pretestuosa: anche i sentimenti seguono una via logica tutta loro, non razionale forse, ma indubbiamente logica. Se non è quasi mai facile spiegarla, ’sta logica, è però teoricamente possibile e ritengo sia la linea da seguire, altrimenti se ci si accumunasse solo in base alle comprensibilità istintive ho idea che il mondo sarebbe finito da un pezzo.
Mi spaventa francamente la progressiva inettitudine di maschi e femmine alla verbalizzazione con l’ottica di rendersi diciamo così almeno in parte trasparenti, o quantomeno comprensibili dall’altro, magari fornendogli\le non una ma diverse occasioni di comprendere - non mollare al primo cenno di malinteso insomma.
Non condivido questa sorta di auto-assoluzione del dirsi: “potrebbe fare a meno di conoscere e capire proprio tutto di me”, trovo che intorbidisca la acque confondendo una meta ideale (ovvio che non ci si arriva) con un effetto pratico riscontrabile in “dati di fatto”.
Se mi metto in viaggio nel deserto so che probabilmente camminando non arriverò al polo Nord, ma disporre di una bussola che me lo indichi non credo sia poi tanto male ![]()
Al di là delle propensioni tipiche della donna e dell’uomo ritengo che ognuno di noi ha una sua specificità e generalizzare non è possibile. Esistono donne e uomini che non si sforzano di capire. Certo in un contesto come quello che descrivi, nella situazione creatasi, le parole della donna, accompagnate dal suo gesto materno, assumuno inevitabilmente un tono di saggezza dettata dall’esperienza. In amore bisogna comunque spiegarsi e non pretentere che l’altro-a ci capisca subito.
Mi pare che il messaggio della signora con l’uncinetto fosse più che altro un messaggio di rassegnazione.
Non so, non mi convince…
Vis, il principio della signora con l’uncinetto sicuramente è di rassegnazione nella situazione del treno. Volendo estendere il principio, il termine “capire”, lo intendo come “ascoltare” senza aspettative particolari. Serif, la frase da te citata era in linea con il pezzo che partiva da luoghi comuni e dati di fatto. Certo che la bussola serve, son d’accordo, e ti strizzo l’occhio anch’io, se solo riuscissi a ingarrare l’emoticon. Abbraccio e ringraziamenti per tutte le intervenute. R.
Dici bene Roberta, ma per secoli le donne hanno ascoltato senza particolari aspettative e se i matrimoni finivano per essere indissolubili anche per questo, non sono sicura che tutto sommato si possa parlare di amore nell’ascoltare qualcuno senza nutrire alcuna aspettativa.
Roberta, l’aneddoto dell’uncinetto mi ha intenerito. Poi però, un po’ di gusto amaro-rassegnazione è restato anche a me. “Capirsi, più che amarsi” diceva mia nonna. Ma, appunto, nel suo peraltro sessantennale matrimonio interrotto solo dalla morte del nonno, a me sembrava capisse sempre e soltanto lei.
I manuali americani del tipo Marte/Venere mi hanno sempre lasciata perplessa. Tu sembri cogliere e restituire il nocciolo del problema molto meglio. Te lo dice l’ennesima iper-verbale alle prese con l’ennesimo iper-performance. Che giusto ieri, indotto a riflettere sul tema,nel suo stile pragmatico ha chiosato cosi’: “Tu sei soft. Io sono hard. Punto”.
Punto, infatti.
P.S. Mi piaci. e sono anche io un po’ soldat-a. tornero’, anche per conoscere le altre sorelle che gravitano qui intorno. ciao:)
Viscontess, quando ho ascoltato qualcuno con delle aspettative ho combinato sempre grandi casini. E in amore, i casini sono stati catastrofici. Pertanto, penso che si possa amare qualcuno senza nutrire aspettative particolari. Poi, magari, vivendo mi accorgerò che non è così. Chi può dirlo. Ti mando un sorriso. Daffodil, anch’io ho da conoscere un pò di sorelle, qui: di persona conosco solo Giulia… Abbracci e ringraziamenti a tutte quelle che hanno commentato, R.
but fari uncinettu en trenu non fa girari la testa?
Penso che lo seguirò anch’io… (che poi è lo stesso di mia nonna, quella grande signora che non fa l’uncinetto, ma il découpage, va bene uguale? eheheh) Bellissimo il post, grazie… ![]()










2009