Sangue di madre
La scrittrice Rebecca Walker ha affermato che morirebbe per il suo figlio vero piuttosto che per quello adottivo, nei confronti del quale non se la sente di fare sacrifici.
E’ un’affermazione dura, che spezza dei tabù, come dice Erica Jong (a cui diciamo che per essere femministe non bisogna accettare tutto ciò che le donne fanno e dicono), ma che mette anche tanta rabbia.
Non sono per la maternità fisica a tutti i costi e mi irritano le donne che cercano di avere un figlio “naturalmente” ricorrendo a tecniche invasive e iperormonali, spendendo un patrimonio e vivendo in uno stato di perenne ansia che magari dura per anni. Tuttavia rispetto la scelta di certe donne che ricorrono alla fecondazione assistita o altre tecniche di fecondazione. Ma non capisco perchè, con tanti orfani al mondo, si senta la necessità di fare un figlio generandolo dal proprio utero. Vedo alla maternità come a un fatto d’amore, prima di tutto, e non a un fatto di possesso o, ancora più ridicolmente, di sangue. Voler essere madre (come io voglio esserlo) significa essere disposte ad amare incondizionatamente; se si sceglie di diventare madri adottive quella disposizione non deve scomparire, a meno che non si sia scelto di adottare per questioni di status sociale o altri deprecabili scopi.
Quindi la signora Walker avrebbe dovuto pensarci prima, allo stesso modo in cui molte donne dovrebbero pensarci prima di concepire a mettere al mondo un figlio non desiderato. Se certa gente non è disposta ad amare nemmeno i propri figli, mi chiedo cosa è che amano veramente. Forse sarò io un po’ troppo sentimentale -o mettetela come volete- ma io sarei disposta a farmi uccidere persino per i miei animali, figuriamoci per mio figlio che sia adottato o meno.
Rebecca Walker è libera di amare chi vuole e di morire per chi vuole, ma lanciare dei messaggi del genere è offensivo nei confronti delle madri adottive, ma soprattutto dei bambini adottati.
Leggendo questo articolo ho pensato subito a come si deve essere sentito il figlio adottivo a leggere queste dichiarazioni: ben vengano le riflessioni sulla “maternità imperfetta” ma non mi è sembrato molto protettivo da parte sua. Aspettare qualche anno, pareva brutto? Magari un teenager ha un equilibrio più fragile di quello di un adulto.
la scrittrice rebecca walker è una stronza, lo dico da figlia adottiva.
Anche io ho problemi con la questione “perché fare figli se ci sono orfani al mondo?” Un figlio generato non è un capriccio, è un desiderio intimo, e io rispetto le donne che sono in grado di sopportare il calvario della fecondazione assistita per poter concepire. Anche perché non darei per scontato che sia un desiderio solo femminile: sicuramente lo è, ma è più spesso un desiderio condiviso. Non mi sento in alcun modo di trattare queste persone come gente capricciosa disposta a tutto per soddisfare desideri egoisti.
Dall’altra parte, la Walker è una pazza. Se non altro perché generalizza un suo problema personale, facendolo scontare al povero ragazzino che ha avuto la sventura di essere adottato da lei.
quoto barynia anche se non sono figlia adottiva. e aggiungo, banalmente, che un bel tacer non fu mai scritto. ma tu guarda.
Condivido con voi questa storia scritta un po’ di tempo fa’: si chiama Legittima difesa e parla di maternità…
Potrebbe anche non essere altro che una presa d’atto, magari anche dolorosa, di null’altro che quello che sente, una prova d’onestà:
It’s hard to say you love someone.
And it’s hard to say you don’t.
Certo è che, visto che il figlio adottivo ce l’ha, nel senso che non parla per parlare, ma riporta la sua esperienza, io forse avrei sorvolato, per non arrecare dolore al figlio adottivo.
Non vorrei che, insomma, si sia tolta un peso, solo per caricarlo sulle sue spalle.
“…non capisco perchè, con tanti orfani al mondo, si senta la necessità di fare un figlio generandolo dal proprio utero”
Forse perché si è consapevoli, più di quanto non lo sei tu, che non è scontato amare come sé stessi o più di se stessi un bambino che non hai generato tu stessa?
Forse perché si ha il timore di finire per dire, o anche solo pensare, le stesse cose che dice la Walker?
O forse, più banalmente ma non meno realisticamente, perché l’iter dell’adozione è anche più costoso, lungo, lacerante e difficile della procreazione medicalmente assistita?
Agli incontri informativi sulle adozioni ci hanno racontato che alcune famiglie “restituiscono” i bambini da loro adottati alle assistenti sociali, perché non riescono a gestire la situazione. E si parla di famiglie che hanno superato il lungo e meticoloso scrutinio cui si viene obbligatoriamente sottoposti per essere dichiarati idonei ad adottare. Tutta gente che desiderava tantissimo un figlio cui dare tanto amore, gente che “ci ha pensato prima”.
“Vedo alla maternità come a un fatto d’amore, prima di tutto, e non a un fatto di possesso o, ancora più ridicolmente, di sangue. Voler essere madre (come io voglio esserlo) significa essere disposte ad amare incondizionatamente; se si sceglie di diventare madri adottive quella disposizione non deve scomparire”
Magari a livello ideale quella disposizione c’era, come ce l’hai tu, ma poi lo scontro con la realtà può portare a sentimenti diversi. Vale anche per la maternita naturale.
“Quindi la signora Walker avrebbe dovuto pensarci prima.”
Quando ti fai avanti per adottare ti fanno pensare prima, eccome.
L’adozione è un concetto bellissimo ed il più delle volte dà vita a famiglie meravigliose, ma non è per tutti. E’ ora di finirla di presentare sempre l’adozione come valida e universale risoluzione dei problemi di infertilità. In primo luogo per il bene dei bambini. E la Walker forse rende un servizio (non a suo figlio, certo) dichiarandolo apertamente.
1. “E’ ora di finirla di presentare sempre l’adozione come valida e universale risoluzione dei problemi di infertilità”: ti sbagli, sono l’inseminazione artificiale e gli uteri in prestito le soluzioni più gettonate, l’adozione è l’ultima spiaggia.
2. “l’iter dell’adozione è anche più costoso, lungo, lacerante e difficile della procreazione medicalmente assistita”:
come balla è vecchia e pietosa. Volete la pancia, basta.
“1. “E’ ora di finirla di presentare sempre l’adozione come valida e universale risoluzione dei problemi di infertilità”: ti sbagli, sono l’inseminazione artificiale e gli uteri in prestito le soluzioni più gettonate, l’adozione è l’ultima spiaggia.”
Non ho mai affermato che la procreazione assistita non sia gettonata. Ed è scontato che lo sia, dal momento che adottare è così difficile. Allo stato attuale, se l’adozione non fosse “l’ultima spiaggia” (non sono del tutto d’accordo) ma fosse la prima scelta di tutte le coppie infertili, l’attesa per un figlio in adozione non sarebbe di 3-anni-3 come è adesso, ma magari di 6 o 7.
“2. “l’iter dell’adozione è anche più costoso, lungo, lacerante e difficile della procreazione medicalmente assistita”:
come balla è vecchia e pietosa. Volete la pancia, basta.”
No, la balla vecchia e pietosa è che per ogni coppia che ricorre alla PMA ci sia un bambino che rimane a languire in orfanotrofio. Non è così – se fosse così ci vorrebbe un mese per adottare, non 3 anni.
Le procedure per l’adozione sono restittive e severe e si basano su un principio importante: l’istituto dell’adozione non è finalizzato a dare un figlio a chi non può generarne da sé, bensì a dare una famiglia ai bambini che una famiglia non ce l’hanno.
Chi “vuole la pancia” quindi, fa bene ad ammetterlo e a lasciar perdere l’adozione, almeno finché non avrà completato un percorso interiore che la renda pronta ad accogliere un orfano, probabilmente già grandicello, reduce da un trascorso traumatico e quindi bisognoso di genitori davvero capaci. Genitori che poi non gli dicano: “Ti ameremmo di più se fossi nostro figlio biologico”.
barynia, sono con te sul fatto che, se una donna ha adottato, non può fare proclami pubblici dicendo che però il figlio adottato è di seconda categoria. se lo pensa, non è un atto di coraggio dirlo al mondo ma una carognata. d’altra parte, volere la pancia penso sia abbastanza un altro discorso e mi pare un desiderio legittimo, non una colpa. senza polemica.
Credo che la maternità non faccia dei distinguo. Se non hai amore da dare a un orfano, non sei in grado di darne nemmeno a un figlio naturale (e restringerei ulteriormente il campo). Non potrei pensarla in modo diverso da così – anche perché obiettivamente è l’unico giusto – : sono ‘arrivata’ nella mia famiglia quando avevo un anno e cinque mesi. L’aver avuto e avere tuttora una famiglia meravigliosa non mi ha ahimè salvata dal possedere un pessimo carattere, motivo per cui, benché io creda che la vita sia una sola, in caso di smentita, mi auguro che nella prossima tu, la scrittrice Rebecca Walker e tutti quei mostri dall’aspetto apparentemente umano, esordiate in un brefotrofio. Cari saluti.
Barynia, spiegami in che modo ti ho offeso tanto da meritare un insulto simile
Da un lato è liberatorio leggere dei figli a due velocità: è un sentimento che si percepisce, ma rimane silente. Meglio così. Lo annusi e te lo aspetti però dagli esterni, che sia una madre ad affermarlo fa gelare il sangue, volendo restare in tema ematico. Un figlio adottivo si sente rifiutato per tutta la vita, anche se gli spiegano che non è andata così, anche se riceve amore a tonnellate, fiducia, comprensione e rassicurazioni. Rimane qualcosa in gola che non se ne va MAI. Qualcuno ti ha abbandonato: forse gli uomini, gli dei, il fato. Ora tu chiedi perché un figlio adottivo s’offende, io mi chiedo come si faccia a non saltare sulla sedia per delle affermazioni come quelle sopra, anche se non tocca personalmente. Ripeto che la maternità o comunque l’amore, se c’è, non fa tante distinzioni. Sono stata molto fortunata, ma non passa un giorno senza che io pensi agli altri orfani. Rileggi, rileggiti e vergognati.
Scusate se mi intrometto ma sono sempre molto colpita da persone che nutrono così tante certezze anche in vece altrui. Specie se queste persone dicono a chi non la pensa come loro di vergognarsi perchè il loro sentire non gli somiglia. E’ un po’ da prete quel “vergognati” e sa tanto di promesse di fiamme dell’inferno e punizioni atroci…
Mi sa tanto anche di provocazione e quindi forse è meglio andare avanti senza sentirsi feriti.
stabiliamo che c’e’ chi ha amore a iosa da dare anche a chiunque e chi si legge dentro senza sensi di colpa e senza soprattutto subire intimidazioni e ricatti da tutti i “savonarola” di questo mondo. Se diamo retta a questi atteggiamenti da flame e anche un po’ da troll forse, non ne usciamo più. c’e’ gente che viene pagata apposta secondo me per rompere le ovaie con provocazioni idiote ovunque…
(sermone laico /ON)
che poi: “vogliamo la pancia” può anche diventare un ottimo slogan per tutte quelle affette di disturbi alimentari…
usiamolo come messaggio sociale contro l’anoressia, contro la moda che ci impone taglie stritolate, contro chiunque voglia dirci che dobbiamo accontentarci, o ci dobbiamo vergognare per i nostri desideri intimi e personali, o dobbiamo giustificare ogni cosa forse perchè altrimenti salterebbe troppo all’occhio la frustrazione altrui…
l’offerta dall’altro lato è la privazione, il contenimento delle emozioni, la stitichezza sublime dei desideri, dei bisogni, del piacere… tutto un mondo contenuto, raggrinzito, accartocciato per fare un favore a chi si flagella e trova meglio vivere nel terrore di punizioni divine e di inadeguatezza rispetto alla vita…
ma vergognatevi voi piuttosto che avete sempre una legge per chiunque. che entrate nelle mutande altrui per contare orgasmi e spermatozoi, che entrate nelle pance altrui per dirottare percorsi e chiedere ticket di ingresso. Anzi, da laica, piuttosto che vergognarvi vi dico: rilassatevi! Che una bella trombata ogni tanto non può che farvi bene… ![]()
Riprendete contatto con il vostro corpo e così forse riuscirete a far fluire le emozioni, le sensazioni verso l’esterno in maniera naturale senza che vi procuri dolore e quella smorfia acida di chi produce solo veleno per se’ e gli altri…
ma si, rilassatevi! (sermone laico /Off)
Piaciuto il mio sermone, barynia?
Si, io voglio la pancia. voglio quello che mi pare. e allora?
È più doloroso il tuo sentirti ferita per la mia indubbia provocazione “volete solo la pancia”, che non il mio sentirmi ferita da figlia adottiva che legge di figli adottivi considerati inferiori a quelli naturali, evidentemente. Va bene. Tu mi parli di flame a pagamento e di troll (e altri deliri che faccio fatica a seguire, perdonami), io ho solo raccontato un pezzo del mio privato caricato della mia rabbia. Di tutto quello che ho scritto, hai colto solo il ‘vergognati’ – che ribadisco, come tutto il resto – e le certezze. Va bene. Ovviamente dovrei scopare di più – yawn -, sarei meno tranciante e sgradevole nei commenti, ti darei ragione o se no, organizzerei il mio pensiero in modo da non sembrarti troppo monolitica e darti fastidio. Ma dopo, dico io, come faresti a ritagliarti questi magnifici interventi come il presente tuo, FikaSikula? Detto questo, io sarei atea. Poi. Ho smesso di fumare da quasi un anno. Da qualche mese mi ripeto che se sono riuscita a smettere col fumo, ce la posso fare anche con la rete.
bella lì barynia. glisso la tua ulteriore provocazione e accolgo il tuo sfogo. può dispiacere che tu soffra e che ti senta personalmente colpita da quello che leggi ma questo non ti da certo il diritto di offendere nessuno. il tuo problema dovresti forse risolverlo altrove ma lungi da me darti lezioni di vita che ne ho fin troppo per me. se sei atea dimostralo attribuendo un atteggiamento più laico nelle cose che fai e non spacciare il tuo altarino personale, che è un dogma o almeno lo fai passare come tale, per qualcosa di universale altrimenti tanto atea non sei.
Allora prima di tutto: il figlio non è completamente adottato dalla Walker, ma è il figlio biologico della sua ex, indi per cui qua stiamo uscendo dal sagrato. Non è un figlio adottivo, ma è figlio di una fecondazione eterologa.
La sua sfortuna è che la compagna della madre era una stronza, senza se e senza ma, perché quando decidi di avere un figlio, che sia tramite fecondazione, adozione o altro, lo devi amare e dargli anche la vita se serve.
Detto questo per il caos delle adozioni… sapete come mai è così difficile adottare? Semplice. Ogni bambino in orfanotrofio è mantenuto dallo stato del paese di origine, questo porta all’orfanotrofio dei soldi, spesso non spesi per i bambini (soprattutto in paesi non italiani)…
Detto questo… mi sa che qua serve della camomilla. eh
Io mi sento libera di attaccare e offendere se mi sento offesa, dopodiché tu (o chi per te), puoi bannarmi, è giusto, anzi è cosa buona e giusta
. Ti ringrazio tuttavia dell’umana comprensione, dei consigli e dell’invito – leggermente categorico per qualcuno che evidentemente ritiene di non possedere altarini universali, sai?
– a dimostrare un atteggiamento più laico. Comincio subito: fottiti
Se ti senti offeso dalle opinioni degli altri (che non si rivolgono tutti a te personalmente sai?) allora passi il tempo a sterminare la gente… Che meraviglioso essere…
Sei un troll!
Bannati da solo ciccio fascio. pace e bene
Ma certo, sono un troll. Shalom
a me sorge qualche dubbio:
1)betta scrive:”Agli incontri informativi sulle adozioni ci hanno raccontato che alcune famiglie “restituiscono” i bambini da loro adottati alle assistenti sociali, perché non riescono a gestire la situazione”. e se alcuni genitori naturali non restituissero i figli perché non hanno a chi restituirli? magari l’esasperazione e il senso di inadeguatezza colpiscono anche loro.
2)non voglio entrare nel merito del rapporto fra la scrittrice Rebecca Walker e il suo figlio adottivo, ma alla fine saranno cazzi loro. perché la scrittrice Rebecca Walker deve diventare paradigmatica dei genitori adottivi? tra l’altro, un figlio preferito ce lo possono avere anche le madri naturali.
3) sulla pancia (e qui dirò qualcosa di mooolto impopolare) devo dire che sono molto perplessa sulle motivazioni che possono spingere una donna a sottoporsi a bombardamenti ormonali massicci, a trattamenti invasivi, a prestare il fianco all’intrusività delle multinazionali farmaceutiche (perché è un aspetto da non trascurate) per avere a tutti i costi un figlio proprio, “sangue del loro sangue”. non giudico queste motivazioni, ma non le capisco e non mi convincono.
4) a barynia, che forse si sarà autoesiliata dal blog, vorrei chiedere: ma non è possibile che non tutte le donne si sentano in grado di amare un figlio non partorito da loro? e anche in questo caso, perché farti il sangue amaro? che te ne frega? mica si possono costringere.
Mi sa che si sta facendo un po’ di confusione, il figlio della tizia qua sopra non è un figlio adottivo, ma è il figlio avuto dalla sua ex compagna.
Detto questo sinceramente credo che la Walker sia stronza, perché comunque è suo figlio e il figlio non è solo quello che è uscito dalla tua pancia, ma quello con cui sei stata sveglia la notte perché non dorme, quello con cui hai fatto i compiti etc etc.
Aggiungerei in oltre di non giudicare le donne che ricorrono alla fecondazione assistita, visto tutto quello a cui si devono sottoporre, così come le donne che invece scelgono l’adozione e alle strade tortuose di quest’altra pratica.
Credo che entrambi i casi abbiamo bisogno di rispetto e considerazione. Nessuno può permettersi di giudicare una scelta di vita così importante.
E ora camomilla per tutti che mi sa che ce ne è bisogno.
@ hama kitama: no, aspiro a un’altra forma di autoesilio
mi ci impegnerò a breve. Nel frattempo questo è un blog femminile dove non si parla di borse, mi sembra già un ottimo motivo per leggerlo. Mi pare sia sparito un commento, di FikaSikula. Mi faccio il sangue amaro perché quello materno è rappresentato ed esibito come l’amore puro, disinteressato, la forma suprema di. Le madri che non riescono a provarne per un bambino senza denominazione d’origine controllata non si possono costringere, è vero. Rasenta la xenofobia, ma non ci si può fare nulla. L’unica speranza per molti orfani sono le coppie gay maschili; non da noi, purtroppo, da noi non accadrà mai.
@ Angel: non ho verificato la storia personale di Rebecca Walker, mi sono limitata a leggere il post di Melissa e un titolo su un quotidiano online; tanto mi è bastato per togliermi il rospo, lo ammetto senza problemi. Conosco donne che hanno torturato il proprio corpo per anni, anni e anni – ben più dei tre necessari ad avere un bambino in adozione – fino a quando quel povero corpo s’è arreso. Tra un bombardamento di ormoni e un altro, e un giro alla Prenatal sarebbe bello farne uno anche in istituto. Magari per molti no, poco glamour. Continuo a sostenere che se vuoi essere madre, non importa come e di chi, lo sarai. Se hai abbastanza amore solo per un figlio tuo o commissionato e partorito per te, che ti somigli, che non sia un perfetto sconosciuto che chissà che storia ha dietro o mio dio, allora forse ce l’hai tu un problema perché poni condizioni a qualcosa che per definizione non dovrebbe averne. Quanto al nessuno può permettersi di giudicare, non siamo ipocriti, non facciamo altro, ogni giorno tutti e su qualunque cosa.
Si, io voglio la pancia. voglio quello che mi pare. e allora?
sono così d’accordo con fikasicula che ho dovuto riscriverlo.
La fecondazione assistita è un percorso lungo e doloroso. E’ stato dimostrato che spesso la coppia non regge.
Trovo comprensibile che alcune donne non condividano una scelta così. Non ho ancora incontrato questo problema, non so cosa farei io, ma so davvero che quella frase “come balla è vecchia e pietosa. Volete la pancia, basta” è tremenda. Nessuno decide niente sul corpo di un altro. Nessuno può permettersi un commento così. Sarebbe stato interessante riuscire a parlare di cosa significa avere la pancia, verbalizzare questo sentire profondo come il più profondo dei pozzi, e parlare anche di quanto può essere pericoloso, di cosa significa per davvero.
Viede il dubbio che quel giudizio lì sia solo paura, forse di qualcosa di cui non te la senti di parlare.







2010