L’amore al tempo dei blog
Le donne sono diverse dagli uomini, le donne sospirano e gli uomini ansimano, le donne parlano gli uomini discutono, le donne si vestono gli uomini si coprono, le donne scrivono gli uomini tengono un blog.
Le donne scrivono della loro vita, delle loro emozioni, di se stesse. Aprono il blog, parlano, raccontano, si entusiasmano poi incontrano un uomo, un uomo qualunque che le fa sentire “vive” e smettono di raccontarsi.
L’uomo, il blogger, apre il blog e parla di politica, di attualità, di qualche esperienza personale soprattutto al supermercato (che fa l’emancipato) o in lavanderia (che le donne adorano gli uomini che frequentano certi luoghi tipici della misera condizione femminile), i più virtuosi scrivono racconti, i più apatici infarciscono i post di link e lasciano che a dire siano i link e non loro.
Le donne invece più che aprire un blog mettono su casa, mettono subito le tendine e la pattumiera, il campanello con la targhetta in ottone e la cassetta delle lettere rossa come quelle dei film americani.
La maggior parte poi si descrive quasi sempre lasciando intravedere al lettore un certo romanticismo velato di emancipazione e soprattutto rivendicano la propria libertà e una propria originalità di pensiero come se qualcuno le accusasse di banalità o vietasse loro di esprimersi liberamente.
Gli uomini iniziano subito con post buoni per ogni stagione, una manciata di parole in cui chiunque può rispecchiarsi, le donne invece sfarfalleggiano leggiadre per i vari blog scambiandosi reciproci complimenti con le colleghe e non tralasciando mai di promettere “ci si vede” come avviene fuori dalla scuola tra mamme che non si sopportano ma i cui figli sono tanto amici.
Poi ognuno, piano piano, prende la sua strada anche se quella delle donne è quasi sempre costellata di fiori e di emozioni personali mentre quella degli uomini vive di riflesso della vita pubblica.
Quindi succede l’inevitabile.
Lui incontra una ma dai suoi post non trapela niente se non una certa svogliatezza nello scrivere e un ritardo continuo negli aggiornamenti. Magari mette un link in più del solito o legge i suoi soliti blog e da lì ricicla una notizia tanto per non deludere i lettori. Poi, passata la fase iniziale di esplorazione del soggetto amoroso, torna ad essere il solito blogger di prima anche se adesso nella gestione del blog, resta sempre un po’ distratto.
Lei invece è un libro aperto, dal tormento iniziale si comincia a distaccare con frasette misteriose ed ammiccanti che conducono tutti i suoi lettori a chiederle se c’è qualcosa di nuovo. Finge, nicchia, aggiorna, fa la misteriosa, lascia tracce nei post della sua nuova condizione di innamorata e alla fine sparisce.
In una nuvola rosa…
È ufficiale, sono un blogger maschio. Credo che non potrò mai più postare su Sorelle. pensa che oggi ho fatto due post: uno è un lungo pippone sul rilascio del terrorista inernazionale Posada Carriles (politica e attualità) e uno è sul più orribile cardigan fatto a mano che abbia mai visto (espreienze personali). Il resto, lo trovo noioso da leggere e ancora più noioso da scrivere. Lo sapevo: sono un uomo!
Dici a me? Dici a me? Stai parlando con me?
orpo, non sono una blogger (nel senso che non ho un blog mio) ma sono indiscutibilmente uomo anch’io. e adesso chi glielo dice, al mio moroso?
Su questo blog ho la sensazione che siamo tutti un po’ uomini, ma là fuori il mondo non è così:-)
no no no, vi prego. mi basta alberoni che, in prima pagina sul primo quotidiano nazionale, mi rivela che gli uomini sono diversi dalle donne perché per condanna genetica gli uni sono competitivi per il successo e le altre per l’amore. mi basta lo svogliato zapping pomeridiano che mi istruisce sul fatto che l’uomo è naturalmente poligamo, mentre la donna ne ama uno alla volta.
non ne posso più di sentire autocompiaciuti commenti parascientifici sul diverso valore del tradimento, del sesso, dell’amicizia a seconda del genere.
non sono sicura di sapere che voglia dire essere uomini o donne. ognun* è sé. o no?
ognun* può essere sciatt* o accurat*, linkofil* o verbos* nella gestione del suo blog sia da mschio che da femmina. o no?
Sì e no. Non dico che esistano monolitiche distinzione, ma qualcosa c’è, cazzo. Sennò non ci sarebbe il sesso. O meglio, è la distinzione genetica sessuale che si manifesta in una distinzione psichica. Te ne dico una sola. E se ce n’è almeno una significa che potrebbero essercene altre: la maternità.
Poi sì, ci son madri e madri, ci son pure padri e padri. Ma c’è un qualcosa nell’avere un bambino che ti cresce nella pancia che fa la differenza.
Voglio dire: le esperienze quotidiane, anche piccole, possono avere riflessi (in qualsiasi senso e profondità) sulla psiche no? E vuoi che non ce l’abbia un evento come la gravidanza?
ma come si fa a orientarsi in quel groviglio di cultura di appartenenza, biologia di genere, biologia individuale, esperienza, formazione, per poter attribuire con certezza questa o quella manifestazione al genere o a sesso.
e poi anche il sesso, biologicamente parlando, a volte va al di là del semplice rassicurante dualismo XX-XY.
detto questo, non nego il ruolo che sulla costruzione della mia identità ha il FATTO BIOLOGICO delle mestruazioni, ad esempio. resto però certa della complessità del fatto biologico e del suo intrecciarsi con significati culturali, individuali, politici.
Buongiorno hama kitama
)
bello vederti qui! :***
io sulla questione dei sessi l’ho già detto su “sessi a parte” e quindi non vi tedio. però rivendico il mio punto di vista di genere che mi fa guardare alle cose in modo diverso (non meno o più ma diverso). a partire dal riconoscimento di questa diversità io posso rintracciare delle affinità. ma io parto da lì. poi certo, non mi piace tutto quello che dici tu (nel senso che ho la stessa opinione) e non preferisco proprio per niente il fatto che mi si attribuisca qualcosa più che un’altra ma quello che dice viscontessa un po’ è vero. il nostro voler partire da noi e fare del personale il politico ci spinge a guardarci dentro per tracciare linee di coerenza tra il dentro e il fuori. gli uomin un po’ invece spaccano il confine, mettono una barriera. parlano di cose pubbliche, di politica, di cose fuori da se’ e poi li scopri pieni di contraddizioni nel privato…
Chiariamo subito che il mio post, come gli altri che ho pubblicato su questo blog, è ironico e come tale si limita a calcare un po’ la mano sulle caratteristiche che differenziano gli uomini dalle donne.
Io lo so, lo sento leggendo i commenti e gli altri post, c’è una gran voglia di dire, di raccontarsi, di tirarsi fuori dagli stereotipi legati al mondo femminile, c’è voglia di rinnegare le caratteristiche più imbarazzanti del nostro essere donne e voglia di distinguersi tra il mucchio di luoghi comuni che ci riguardano. Ogni post è uno svelare qualcosa di noi, qualcosa che ci preme, che ci ha ferito, che ci ha sfiorato, che ci ha fatto riflettere e i commenti che seguono sono stralci delle proprie esperienze, piccoli pezzi della vita di ciascuno di noi, portate a testimonianza di questo voler essere qualcosa di più del ruolo istituzionalmente affidatoci.
Ma vi chiedo di fare uno sforzo. Non perché questo mio post rappresenti qualcosa di speciale che meriti una riflessione importante, e non ha importanza sapere come io o come lei gestiscano il proprio blog, ma perché è importante invece individuare quali siano le caratteristiche comuni, più o meno evidenti, di ciascuna di noi.
Io non voglio rinnegare la mia femminilità in favore di un modello maschile che non mi appartiene, non voglio essere rispettata perché parlo di politica, mi vesto, lavoro o so riparare l’auto come un uomo ma pretendo che si comprenda cosa significhi essere donna con tutte le debolezze o caratteristiche che mi distinguono dagli uomini.
E non voglio che il rispetto per la mia persona passi dalla necessità di annientare le mie caratteristiche più femminili: se ho il ciclo sono nervosa, meno produttiva e più distratta ma domani sarò in grado di fare anche quello che non ho fatto oggi e in questo mio modo di essere mi differenzio dagli uomini; non sono io che sono in grado di compensare ma loro che non sono in grado di adattarsi.
La differenza è sostanziale perché si tratta di cambiare la mentalità che ci circonda.
dicendo che sono un uomo, rispondevo ironicamente al tuo post ironico: ma questo non significa che io aneli a cancellare la mia femminilità. solo che la MIA femminilità si esprime in modi diversi, e con questo non voglio dire migliori. ma se qualche volta qualcuno mi dice che leggo nel pensiero, se sono capace di risolvere un’equazione ma litigo con la contabilità domestica, se riesco a fare otto cose in una volta ma mi dimentico di sbrinare il frigo per anni, suppongo di dover ringraziare i miei cromosomi. poi c’è quella faccenda della pancia, che è una gran cosa: e il babbo delle mie ragazze non si accorge quando hanno tre linee di febbre toccandole. e i miei colleghi in redazione chiedono a me, se non trovano il sinonimo che cercano. ci sono tanti modi, e non ci tengo proprio a essere uguale a un uomo.
non volevo negare la frequente differenza che intercorre fra uomini e donne nella capacità e nella volontà e nella modalità del narrare il sé. è solo che ultimamente ho sentito troppe volte il complesso discorso sulla differenza di genere degenerare in una specie di determinismo biologico dell’assunto “l’uomo è cacciatore” o similia. so che non è il caso del post di viscontessa, ma ho sentito il bisogno di mettere un argine, come per prevenire, perché sono banalizzazioni che mi feriscono. in quanto donna, certo, ma anche in quanto persona pensante, presumo.
inoltre, da nomade di costituzione, la mia femminilità la identifico molto più serenamente col ciclo mestruale che con le tendine e la targhetta di ottone, senza nulla togliere al valore della metafora.
purtroppo spesso il discorso sulla differenza rischia di fare da manto scientifico a beceri luoghi comuni del calibro “donna al volante…”.
p.s. mia cugina è un asso coi motori, che per me invece sono quasi magia.
Adriana anche la mia si esprime in modi diversi ma non prenderei le partecipanti a questo blog come metro di paragone.
Non ce l’avevo con te e mi spiace se hai pensato questo anche se è vero che facevo autocritica (e mi metto nel mezzo) proprio sul modo di affrontare questo blog perchè ad ogni considerazione di carattere generale, mi pare che non si possa fare a meno di ribattere, portando ad esempio esperienze, capacità o incapacità personali.
Ecco, non importa se tu in redazione sei in grado di fornire ai tuoi colleghi maschi i sinonimi mancanti, la maggior parte delle donne non lavora in una redazione e buona parte di quelle che aprono un blog, lo fanno tempestando il proprio blog di stelline, fiorellini e soprattutto di dichiarazioni su come sono, cosa amano e cosa odiano perchè il desiderio di svelarsi, di raccontarsi, di condividere con altri la propria intimità (emotiva, familiare, lavorativa, fai tu) è comune a tutte:-)
hama kitama, affermazioni del genere di cui tu fai l’esempio, rappresentano solo l’affanno di chi sta affogando.
La viritlià maschile, mai come in quest’epoca, è in una crisi così profonda e sono molti che di fronte a questa nuova inadeguatezza maschile, cercano in certi luoghi comuni, la sicurezza perduta.
“ce l’hai piccolo” di solito è il modo migliore di rispondere a certe provocazioni perchè quello, purtroppo, è l’unico linguaggio che conoscono.
Vis: il desiderio di svelarsi, di raccontarsi, di condividere con altri la propria intimità è comune a MOLTE. Non a TUTTE. Fossi anche solo io la pecora bianca a cui del condividere l’intimità non glie ne frega una beata non “sareste” comunque TUTTE.
Non so Alice, può darsi ma nel tuo primo commento non commenti nè il post nè il contenuto ma parli di te, di come sei e di cosa hai postato oggi.
Ed è proprio quello che volevo dire io: io, io, io….
Poco importa se l’io viene usato per riconoscersi o per prendere le distanze dall’essere donna.
scusate, ma se “io io io” pertiene più a un genere che a un altro, non sono sicura che si tratti di quello femminile.
viscontessa, purtroppo il “ce l’hai piccolo” sovente non si addice. sai quante donne tirano fuori ’sta cosa dell’uomo che tradisce col corpo e della donna che tradisce col cuore e minchiate analoghe!
l’amore al tempo dei blog è piuttosto noioso direi.
In ogni caso la frase: “rivendicano la propria libertà e una propria originalità di pensiero come se qualcuno le accusasse di banalità o vietasse loro di esprimersi liberamente” merita un applauso, e te lo dice uno che pure se leggesse le lettere dell’alfabeto sarebbe capace di trovare il modo di farsi accusare di criticare, polemizzare, psicanalizzare, soffocare, etc etc. Come dire che il problema è nell’occhio di chi lo vede.
La faccenda tra blogger descritta è insieme divertente e un filo patetica, e credo regga almeno parzialmente anche nella vita normale: anche qui un tempo si prendevano in giro gli amici che svanivano perchè neo-fidanzati, e sempre più avviene oggi invece alle ragazze di castrare la propria vita sociale per concentrarsi su una storia recente. Mi chiedo da dove derivi tutta questa enorme faticaccia, dopo tutto.
hama, hai ragione ed è per questo che noi dobbiamo evitarlo: per evitare di emulare i maschi.
Per quanto riguarda invece le donne che tradiscono con il cuore, è davvero tanto tempo che non mi capita più di sentir affermare seriamente da una donna una simile stronzata. Anzi, mi è capitato spesso di incontrare “fenomeni” opposti ovvero donne che ridotte a poco più di uno zerbino, non riescono a trovare il coraggio di ammettere che non sono loro che si scopano l’uomo come quando vogliono, ma che lui le usa come e quando vuole lui.
Seralf, direi che prima le ragazze non potevano neanche permettersi di avere una vita sociale, se non altro adesso possono decidere di rinunciarvici.
Viss: distingui tra le riposte e i messaggi e verifica la prevalenza dei miei emssaggi: di messaggi autoreferenziali ne scrivo piuttosto pochi, direi pochissimi. Ma è ovvio che a un messaggio autoreferenziale (o metaureferenziale) non posso rispondere con una tirata generalista di quelle che mi sono più congeniali. In soldoni, se ti proponi come tema il lobo del tuo orecchio sinsitro, devo parlare o del lobo del tuo orecchio sinistro o dei miei lobi, se ho qalcosa da commentare tout-court. Ma difficilmente mi ritrovo nel parlare dei miei lobi auricolari: non inizio questo tipo di discorsi perché di norma non mi interessano. Diciamo che il ombelico è un altro, se vuoi. resta il fatto che sul mio blog ho 103 messaggi di politica, una cinquantina di libri e cultura, una ventina di società ed economia e di personale non c’è nemmanoco la categoria. Quindi non faccio aprte delle tue “tutte”. E quando anche solo una non fa parte delle tutte, le tutte non sono più tutte.
vero vero vero!
…oppure a volte i due blogger s’incontrano, come è successo a noi, e decidono di aprire un blog per i rincoglionimenti amorosi
Chi ama,non fa ricatti affettivi,
non imprigiona ma rende liberi,
non impone le proprie idee ma ne fa nascere di nuove,
non impone una morale ma mostra il volto di Dio,
non indica una strada ma cammina con te,
non da risposte ma pone le giuste domande,
non ti insegna delle formule ma prega con te,
Chi ama si mette alla scuola del Figlio di Dio
ben sapendo che a chi è come un bambino appartiene il Regno di Dio.
http://nicoladon.blogspot.com/







2012