Sorelle d'Italia

Mai sentito parlare di pedofile?

pedofiliaIl termine Pedofilo ci riporta solitamente ad una figura maschile, il nostro immaginario visualizza un uomo, un ragazzo, ma se l’orco fosse anche LEI?

Che la pedofilia non fosse solo un crimine maschile non è certo una scoperta sensazionale, già 2000 anni fa Petronio descriveva nel Satyricon un gruppo di donne che applaudiva di fronte allo stupro di una bambina di sette anni, eppure di donne pedofile se ne parla pochissimo, è un fenomeno meno visibile, la nostra reazione è dire: E’ una madre… non può farlo! Eppure lo fa…

Su 100 abusi sessuali nei confronti dei bambini o adolescenti, 8 sono commessi da donne; gli abusi vengono consumati nell’ambito famigliare oppure si ricorre al turismo sessuale: con 100 dollari puoi comprare un ragazzo di 13/14 anni, la donna si direziona verso questa fascia di età per motivi fisiologici, mentre l’uomo preferisce bambine tra i 5 e 7 anni.

Si è iniziato a parlare di questo fenomeno dopo le ripetute dichiarazioni di pedofili, circa l’80%, che affermava di essere stato abusato dalla propria madre. Purtroppo i bambini abusati, da adulti diventeranno dei potenziali pedofili a causa del trauma subito, le conseguenze di questi atti sono devastanti sulla psiche e raramente si riesce anche con opportune terapie a superarli.

Il 2% dei siti pedo pornografici in rete, contengono fotografie e immagini dedicate a donne, dato inquietante, come è inquietante l’aumento vertiginoso del turismo sessuale femminile, che conferma che la sessualità delle donne è diventata più maschile. La donna che lo pratica è sui 45 anni e forse nel suo pagare un ragazzino cerca delle conferme, o qualcuno da dominare totalmente.

Negli ultimi mesi sono venute alla ribalta storie di maestre di asilo, addirittura di suore, che praticavano abusi su bambine molto piccole, quindi non solo la ricerca di ragazzi adolescenti, ma la pedofilia femminile si indirizza anche verso lo stesso sesso. Trattengo l’orrore nello snocciolare questi dati imponendomi una freddezza che non fa parte di me, ma credo che per focalizzare bene un problema bisogna mantenerla, mi pongo una domanda e la pongo a tutte noi:

DONNE… MA CHE STIAMO FACENDO?

Molestiamo i nostri figli, molestiamo i figli degli altri, li roviniamo per sempre, abbiamo dimenticato il dono grande che ci è stato dato: di portare i nostri figli dentro di noi, la capacità di sentire nostri i figli adottati, la capacità di lottare e morire per loro se serve: le mamme coraggio contro la droga, contro la mafia… che triste contrasto, donne che lottano per i propri figli e donne che li uccidono moralmente per sempre e non solo moralmente.

Una frase in dialetto napoletano cita “I figli so piez e’ core” esiste un reato più di grande di uccidere un cuore? Esiste una pena adeguata per chi lo fa? Esiste una sola risposta: NO!

Anche a voi signore urlo allora: Giù le mani dai bambini

11 aprile 2007
22:41, mercoledì
sissunchi
Filed under : Cronaca, Società
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Commenti : 16
 
16 commenti

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 11 aprile 2007 alle 23:18

1

E perchè non “italiani cosa stiamo facendo?” perchè “donne cosa stiamo facendo?”, perchè ancora una volta, in quanto donna, devo sentirmi responsabile per quello che fanno altre donne? si è mai sentito un uomo sano e normale che parlando di pedofilia si rivolga ad altri uomini chiedendo “cosa stiamo facendo?”.
Delle donne si parla meno perchè come tu stessa dici sono percentualmente molto meno e perchè i maschietti molestati dalle donne sono per forza di cose già sessualmente pronti. E non si può neanche paragonare il tipo di violenza subita, le femmine, che ci piaccia o meno, rivestono un ruolo passivo che le rende “adatte” allo scopo già a pochi mesi di vita, i maschi devono per forza avere un ruolo attivo che tanto per dirne una, li difende dalle conseguenze fisiche a cui vanno incontro le bambine violentate.
Mi dispiace ma non voglio accollarmi, in quanto donna, responsabilità che non mi riguardano e in quanto donna, non voglio neanche sentirmi migliore di tanti uomini e tanti padri solo perchè i figli li partorisco io.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

giovedì 12 aprile 2007 alle 00:59

2

Io però mi rendo conto che il problema dela pedofilia, come delle violenze nei confronti delle donne sia un problema la cui causa sia sostanzialmente maschile. Per cui, per quanto ne possano dibattere le donne, se non sono gli uomini a darsi una mossa, il problema non si risolverà mai.

(#) Quello che disse FikaSicula

giovedì 12 aprile 2007 alle 02:53

3

Io trovo che le donne siano (siamo) potenzialmente o realmente cattive, aggressive, assassine come tutti. Ho letto alcuni libri sul rifiuto della maternita’ in cui si parla di irresponsabilità interpretative. Vale a dire che le donne non sarebbero più in grado di interpretare la parte delle madri “madonne” così come sono state dipinte o costrette ad essere dalla cultura patriarcale. Ho trovato anche che questo corrisponderebbe ad una sorta di periodo transitorio durante il quale le donne si liberano di un modello che non hanno scelto per ritrovare – passando anche attraverso istinti altrimenti repressi o comunque coltivati nel privato delle proprie case – un nuovo modello più realista, umano. Un nuovo modo di essere madre che include anche la disillusione verso quello che sono, che siamo. Noi siamo persone. Ci hanno dipinte “sante” e “madonne”. Madri affrante e devote. Ma siamo persone. Imperfette, non doverosamente munite di istinto materno. Casomai condannate da secoli ad essere contenitori per il volere degli uomini e poi perfette tutrici di valori patriarcali. Quindi fare perno sul nostro senso materno e sottolineare l’orrore di certi devastanti comportamenti solo perchè in contrasto con l’essere madre, a mio avviso non fa altro che alimentare quella cultura maschilista e oppressiva.
Trovo in effetti molto positivo che si parli delle donne con disincanto. Che si restituisca loro, che si restituisca a noi, quel tratto umano che ci permette di affrontare – finalmente – la parte oscura che abbiamo dentro per agirla, analizzarla e magari risolverla. Negandoci questa possibilità – penso – forse rischieremmo di perdere una importante occasione. Quella di misurarci con noi stesse per quello che siamo. Quella di misurarci con le diversità ritenendo dunque possibile l’esistenza di una “altra” diversa da noi. Le donne, come gli uomini, mi capita di notare quanto abbiano la difficoltà nel concepire e accettare l’alterità. Le donne sono diverse tra loro, ed è cosa assai nota. Perciò trovo utile una analisi che non richiami ad un unico comportamento in nome di una morale che attribuisce ruoli e caratteristiche non generalizzabili. Trovo che in nome dell’esigenza di una morale laica si dovrebbe guardare alle patologie senza negarne innanzitutto l’esistenza in talune categorie di persone (siano esse madri, sante o madonne), senza pregiudizi, senza far leva sul senso di colpa – di cattolica origine – che è assai diverso dalla “responsabilità”. Così forse – assieme a uomini nuovi – potranno anche esserci nuove donne.

Altro discorso invece è quello che concerne gli oggetti del desiderio. A me pare che molto del ragionamento che viene fatto in questi tempi bui sulla pedofilia sia strumentale e mirato ad attaccare categorie sessuali non “normali” secondo certa madre chiesa o secondo la morale cattolica. Ho spesso notato – ed è interessante questa operazione di decodifica della “Informazione” nazional-popolare – come la parola “pedofili” sia spesso accostata a “omosessuali”. Credo che la pedofilia sia terribile. Non riesco però a immaginare un comportamento pedofilo in relazione a quattordicenni. Se legato al turismo sessuale, a qualunque forma di sfruttamento e quindi con tutta la scorta di ricatto e violenza psicologica/fisica che questo si porta dietro allora è un conto ma se ci si riferisce alle relazioni con quattordicenni come pedofilia allora secondo me c’e’ da fare qualche distinguo. Un ragazzo di venti anni che incontra una giovane fanciulla di quattordici anni e fa sesso consensuale con lei è pedofilia? A mio avviso no e pare non lo sia neppure per la maggior parte dei maschi che si guardano bene dal definire pedofilo uno che si fidanza con la ragazzina della prima liceo. Si entra in un altro ramo di responsabilità. Altre forme di violenze se ve ne sono e non è detto che ci siano. Quindi perchè non ci può essere una relazione tra un gay ventenne, diciottenne e un quattordicenne? Forse perchè padri e madri sono lì a difendere la eterosessualità del figlio? Forse perchè si imputa la “capacità di influenza” sulle categorie sessuali ai “grandi” sui più piccoli come se questi ultimi non fossero in grado di intendere e di volere? O una ragazza ventenne e una quattordicenne? O una ragazza ventenne e “un” quattordicenne?
Al di la’ di quella pessima cultura prurigginosa e maschilista che pensa le donne adulte come navi scuola per svezzare gli adolescenti, mi chiedo e vi chiedo: siamo così sicuri che non siano rapporti consenzienti? A voi, da quattordicenni o tredicenni, è capitato di stare con qualcun* più grande? No? Si? E se si, vi è piaciuto? Era consensuale? Ne avete ricevuto un trauma?
perciò penso che forse bisognerebbe abbassare la soglia d’età quando si parla di pedofilia e soprattutto delle circostanze in cui questo reato viene commesso. Voi che ne pensate?

(#) Quello che disse sissunchi

giovedì 12 aprile 2007 alle 06:48

4

@domiziano: purtroppo le donne anche se non esecutrici materiali dell’atto pedofilo spesso offrono i propri figli per denaro, o fanno finta di non vedere atti che vengono perpetrati nelle loro case, quindi ritengo che anche la nostra “mossa” possa essere determinante per cercare di combattere questa piaga.

(#) Quello che disse melissa panarello

giovedì 12 aprile 2007 alle 09:26

5

esiste eccome. credo che il fatto che ne esistano meno rispetto agli uomini dipende da un problema anatomico: così come gli uomini ci mettono pochi secondi per violentare una donna (abbassa la cerniera ed è fatta) le donne fanno più fatica e impiegano più tempo a spogliarsi, lasciando alla vittima il tempo di reagire.
ho conosciuto varie persone molestate dalle madri, alcune di loro erano costrette a guardare la propria madre far sesso con altri uomini. è violenza sessuale anche questa (infatti queste persone una volta cresciute hanno avuto seri problemi con la loro sessualità e hanno assunto atteggiamenti promiscui -questo senza voler fare psicologia spicciola).
sono inoltre d’accordo con fikasicula: l’età di un soggetto esposto ad atti pedofili, va abbassata. oggi i ragazzini e le ragazzine sono sessualmente maturi a 12 anni, talvolta anche a 11 e spesso sanno coscientemente quello che stanno facendo o quello che gli altri gli stanno facendo. cosa che, fino a venti anni fa non accadeva. hanno consapevolezza di sè e del proprio corpo e degli impulsi sessuali complessi ed adulti.
quando penso ad un bambino vittima di un pedofilo o pedofila mi vengono sempre in mente i bambini di 4, 5 anni, che secondo me è l’età a cui il pedofilo punta. ai pedofili non piacciono le bambine che si atteggiano a donne, se no si andrebbero a cercare una trentenne come tutti gli altri. il pedofilo è attratto dai pigiamini di flanella, dalle treccine e dalle vocine sottili.
la società si guarda bene dal sporcare le donne, cosa che non gioverebbe a coloro che hanno assolutamente bisogno di madri e mogli (dagli uomini, allo stato passando per la chiesa).

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 12 aprile 2007 alle 10:03

6

A me viene sempre in mente la storia di Mary Kay Letourneau, che si è fatta non so quanti anni di carcere per aver concepito un figlio con un suo studente, allora tredicenne. Adesso che lei è stata scarcerata, si sono sposati e ne hanno fatti altri. Quando è successo, lei è stata condannata come pedofila: eppure difficilmente si poteva chiamare abuso, visto che la “vittima” si è ripetutamente dichiarata consenziente.

Soprattutto nel caso delle donne, è un filo sottile a distinguere il sesso consenziente dall’abuso. E’ che ne sappiamo davvero poco.

Curiosità: in molti Stati americani, un rapporto fra una ragazza maggiorenne e un minorenne o fra due ragazzi omosessuali viene punito con maggiore severità rispetto a un rapporto fra un ragazzo maggiorenne e una minorenne. Li chiamano “Romeo and Juliet statute”: sì, insomma, se la potenziale vittima è lei, si lascia correre. Son ragazzi.

(#) Quello che disse Tittyna

giovedì 12 aprile 2007 alle 10:21

7

A me sembra un filo esagerato quel “donne che stiamo facendo”. Intanto rispetto ai dati che citi, e poi perché certe attività tipicamente maschili purtroppo hanno sempre trovato poche ma molto pubblicizzate emulazioni femminili. Un po’ come i locali per streap tease. Da secoli frequentati da uomini anche se pare esistano solo l’8 marzo quando una manciata di povere desperate housewives li riempiono per ululare al palestrato unto.
Ha ragione Viss, non mi sento responsabile e soprattutto non lo sento un problema femminile. Non ci dimentichiamo che, per secoli, le donne hanno sì taciuto davanti alle violenze sessuali perpetrate in casa dagli uomini, ma molte lo facevano perché diversamente sarebbero state picchiate, violentate, non credute.
Ci sono madri che uccidono i propri figli: non lo credo un problema femminile, lo credo un problema psichico.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 12 aprile 2007 alle 10:33

8

Una cosa mi sono dimenticata di far notare:

l’aumento vertiginoso del turismo sessuale femminile, che conferma che la sessualità delle donne è diventata più maschile.

Ecco, io farei attenzione ad equiparare la sessualità maschile sana a quella malata. Un uomo sano non va con le ragazzine thailandesi, questo lo darei per scontato. Un uomo che prenda l’aereo per scoparsi un’intera famiglia ha delle tare emotive mica da ridere (oltre ad essere fondamentalmente uno schifoso).
Il turismo sessuale femminile è di altra marca: le donne non vanno a caccia di bambini, ma di giovani adulti che diano loro l’ebbrezza di un romanticismo simulato. Non sono sicurissima che i due fenomeni siano del tutto paralleli, né che l’aumento del turismo sessuale femminile sia legato a una “maschilizzazione” della donna.

(#) Quello che disse Tittyna

giovedì 12 aprile 2007 alle 10:41

9

Hai ragione Giulia. Aggiungi anche il fatto che se vai a Santo Domingo e per una settimana te la godi con il bagnino non succede niente. Se lo fai nella palestra sotto casa sei una puttana. Per la serie: certi atteggiamenti non cambiano mai.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 12 aprile 2007 alle 11:06

10

Melissa, venti, ma anche trent’anni fa, le cose non erano affatto diverse. Io ero un po’ indietro rispetto alle mie coetanee ma ricordo che le feste di seconda o terza media (dodici/tredici anni) erano organizzate apposta per ballare i lenti con le luci spente, e per quanto gli approcci sessuali fossero goffi e spesso inconcludenti, la curiosità, la voglia di provare, le prime esperienze sessuali erano le medesime di adesso.
Come probabilmente lo era la diffusione della pedofilia solo che allora se ne parlava meno.
Chi di noi, da bambina, non è stata oggetto di attenzioni quanto meno fastidiose di cui per istinto, si è ritenuto di non parlarne con i propri genitori?

(#) Quello che disse adriana

giovedì 12 aprile 2007 alle 12:11

11

sul mito dell’istinto materno, che appunto è un mito, consiglio (forse l’ho già fatto) “una madre lo sa” di concita de gregorio. istruttivo.
en passant, sono d’accordo sul fatto che è difficile parlare di pedofilia femminile quando il ragazzino ha 13 o 14 anni. so per certo che spesso, a quell’età, quello che sognano quando si toccano sono le amiche delle mamme o comunque donne fatte. ammettiamo che dal dire al fare eccetera eccetera, ma ci andrei piano col dare per scontato che in tanti casi non siano consapevoli e consenzienti.

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 12 aprile 2007 alle 12:15

12

Sissunchi: non mescoliamo le cose. Mettiamo bene da una parte la pedofilia e da una’tral aprte il turismo sessuale, che di per sé non ha nulla di inaccettabile e diventa tale solo quando entra in contatto con la criminalità. E comunque il turismo sessuale femminile non è roba così nuova. A questo proposito c’è un bell’articolo sull’ultimo numero di Bust Magazine.

(#) Quello che disse hama kitama

venerdì 13 aprile 2007 alle 20:30

13

credo che la legittimazione dello scarto di età fra uomini e donne, quando queste sono le più piccole, abbia una radice patriarcale molto profonda. è il controllo, il potere e la maledetta sindrome del pigmalione di cui molti uomini, che si sentono fatti a immagine di dio, sono portatori. l’ebbrezza di plasmare una ragazzina, di educarla, di crescerla nell’obbedienza è certamente una delle radici del desiderio maschile per le piccole. ma questo non è chiamato pedofilia nella misura in cui è socialmente accettato. mio zio a 26 anni si è fidanzato con mia zia che ne aveva 13. una condanna a vita.
in molte culture esistono spose bambine, date in mogli a sette o nove anni a uomini di non importa che età, che però non vengono additati come pedofili. è vero che magari le bambine non vengono toccate sessualmente fino alla prima mestruazione, ma non è possibile che la radice del fenomeno delle spose bambine sia lo stesso di quello della pedofilia?
d’altro canto c’è un detto siciliano che sancisce “l’omu vintotto e la fimmina diciotto”.
quando la differenza è invece inversa, con la donna molto più grande, il disturbo all’ordine patriarcale è grande, la minaccia troppo incombente. scatta quindi lo scandalo, la sanzione, la pena o la gogna. (o al limite la barzelletta vedi gina lollobrigida).
il punto centrale nella pedofilia secondo me è proprio la natura del consenso.
assodato che la violenza vada rifiutata sempre e comunque, quand’è che il consenso del minore ha valore?
sopra i 13 anni? se l’altra persona ne ha non 5 di più?
la questione è molto complessa, ma non riesco a immaginare automaticamente “violenza” quando sento della professoressa scoperta in atteggiamenti intimi con due suoi studenti adolescenti.
detto questo, non mi stupisce che anche le donne possano essere protagoniste e artefici di gesti di prevaricazione e violenza. spesso sono rigide conservatrici, e portatrici di valori del sistema patriarcale.
non credo che le donne in quanto tali siano intrinsecamente migliori degli uomini, credo però fermamente che una cultura femminile, o gilaniaca per dirla con riane eisler, sia migliore di quella androcratica.
e a “cambiare la mentalità” possono contribuire le donne come gli uomini.
poi non credo di dovermi sentire responsabile degli atti di violenza compiuti da donne. non sento di dover chiedere scusa. m’identifico molto più facilmente con le vittime. quindi, casomai, si dovrà chiedere scusa a me.

(#) Quello che disse ermenegildo

venerdì 14 dicembre 2007 alle 20:07

14

un ragazzo di 13 14 anni che va con una donna, non può parlarsi di violenza, la donna la si potrà anche considerare pedofila, ma a quell’età il ragazzo ci va perchè sa di fare sesso, come i tanti casi di ragazzi che a quell’età vanno da prostitute

(#) Quello che disse Dan

domenica 10 agosto 2008 alle 04:34

15

Viscontessa quanto ti sbagli, una violenza è una violenza, anche se fatta su un ragazzo appena entrato nell’età della pubertà e con modalità diverse rispetto a quelle della pedofilia maschile. In entrambi i casi può essere un trauma, essere pronti fisicamente non significa avere la maturità per affrontare del sesso con una donna molto più grande.

(#) Quello che disse andrea

domenica 31 maggio 2009 alle 13:32

16

ma se un minorenne fa un figlio con una maggiorenne ci si puo sposare anche se il maschio e minorenne??

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