Sorelle (e fratelli) di Russia
Chi mi conosce sa che, per una serie di vicissitudini personali e professionali, attualmente vivo tra la Francia, l’Italia e la Russia. Questo continuo peregrinare si riflette inevitabilmente nel modo di muovermi nello spazio e nel tempo e nella mia scrittura, come vedrete. E proprio dall’ultima tappa del viaggio comincio questo nuovo percorso con voi, tappa di cui ho già ampiamente parlato nel mio blog e che qui riassumo.
Per circa un mese sono stata in Russia, in varie città – senza neve, senza ghiaccio, oniriche – e a Mosca ho seguito da vicino una situazione in cui non solo le ragazze, ma anche i ragazzi sono vittime di piccole grandi ingiustizie. Sono Natasha, Oleg, Lena, Olga, Vassilij e molti altri, gli studenti e le studentesse della Facoltà di Sociologia presso l’Università Lomonossov. Molti, ma non ancora abbastanza.
Dal 27 febbraio hanno cominciato le attività di protesta contro le condizioni insostenibili in cui vivono e la propaganda reazionaria e ultranazionalista del preside, che tra l’altro porta avanti una vera e propria campagna a favore della pena di morte e nel sito della facoltà invita gli studenti ad organizzare pellegrinaggi religiosi per aumentare il profitto nello studio. Il loro appello è stato pubblicato sul sito www.od-group.org e tradotto in molte lingue (qui trovate il testo in italiano).
I motivi dello scontento? I corsi alla facoltà si sono svuotati di contenuto. L’amministrazione ha ridotto il numero dei seminari e delle esercitazioni pratiche, durante i quali professori incompetenti scoraggiano gli studenti che studiano autori "malvisti" nella facoltà, come Bordieu. Le domande in sede d’esame si riferiscono ad un manuale imposto dal preside. Il quale, per di più, ha distribuito a tutti gli studenti un bollettino che cita i "Protocolli dei Savi di Sion" come "fonte di verità" e accusa i sionisti di controllare il sistema finanziario mondiale.
E ancora: aule sovraffollate, mancanza di impianti di aerazione, prezzi troppo alti alla mensa, sistemi di videosorveglianza per controllare gli studenti "sospetti", umiliazioni continue subite all’ingresso della facoltà, bloccato da tornelli – perché la carta dello studente non basta, occorre avere un badge speciale. E, riguardo al famigerato abbigliamento femminile, niente gonna sopra il ginocchio.
La repressione della protesta da parte dell’amministrazione, che ha fatto arrestare alcuni studenti mentre distribuivano i volantini contenenti le rivendicazioni, ha avuto una larga risonanza nella stampa, alla radio, e soprattutto nella facoltà. A poco a poco si sta creando una rete che vede la partecipazione di militanti di sinistra e liberali, di professori e intellettuali russi, europei e americani.
Ma il 19 marzo il preside ha invitato i professori a prendere le distanze dagli studenti, che considera dei "ribelli estremisti che minacciano l’ordine pubblico". Questa accusa è alimentata dai media conservatori, e vi è il rischio che gli studenti siano controllati dai servizi segreti. Ho assistito personalmente ad inspiegabili interruzioni della linea telefonica di alcuni di loro.
Le azioni di protesta, nonostante le intimidazioni, continuano.
Il primo aprile – ironia della sorte – una cinquantina di persone hanno manifestato pacificamente all’ingresso della facoltà, in occasione della giornata "a porte aperte" destinata ai futuri studenti e ai genitori, ma sono state bloccate da studenti del primo anno "reclutati" dal preside.
Il 3 aprile si sono tenute due conferenze stampa: nella prima, indetta dall’amministrazione della facoltà, il preside ha affermato che "va tutto bene" e le domande rivolte dal gruppo OD sono state sistematicamente ignorate. Nella seconda, organizzata dall’agenzia RIA Novosti, insegnanti e sociologi hanno ribadito il loro appoggio agli studenti, hanno messo in discussione la competenza scientifica del preside e ne hanno chiesto le dimissioni. E’ stato proposto inoltre di creare una commissione interdisciplinare per valutare la qualità dell’insegnamento presso la facoltà, e il rettore dell’università ha invitato a risolvere i problemi pratici quanto prima.
Per aiutare gli studenti in rivolta, anche a distanza invito a firmare la petizione che si trova a questo indirizzo:
www.od-group.org/page.php?page=sign
Questa è una mobilitazione eccezionale, vista l’annosa passività del mondo universitario russo, ma la posizione degli studenti – da alcuni visti come un’importante ventata d’aria fresca, da altri considerati una minaccia – è fragile, in questo momento, ed è necessario un sostegno compatto dall’esterno. Sorelle, avanti tutta!
Ciao!!!! ma chi ha scritto questo articolo? magari sa qualcosa di forum/blog di studenti russi…







2012