Dove si ferma la sorellanza
Ho un problema, che è un problema grosso, e se ne parlo qui forse qualcuno mi aiuterà a risolverlo.
Sono una persona fondamentalmente leale. Non passerei mai volontariamente sopra a qualcuno per ottenere quello che voglio, e non ho mai intenzionalmente tentato di fare le scarpe a un’altra donna per aggiudicarmi qualcosa (un uomo, un lavoro, un vestito migliore ai saldi). Non ho sempre ricevuto in cambio lo stesso grado di lealtà, ma pazienza: la costruzione, o ri-costruzione, della sorellanza parte prima di tutto da me e dalla mia volontà di essere accogliente, non competitiva nei confronti delle mie simili. Solo la solidarietà aiuta a costruire una società migliore, ma deve essere una solidarietà totale, dalla quale non possono essere escluse le troppo bone, le troppo intelligenti, le troppo sceme o le troppo brutte.
C’è uno scoglio, tuttavia, contro il quale la mia buona volontà si infrange. Un genere di persona con cui, nonostante tutta la mia buona volontà e il mio desiderio di immedesimazione, non riesco ad essere solidale neanche a morire.
E’ la Furba. La conosciamo tutti: anche chi non ne ha avuta una in ufficio, sa che ne sono pieni i palinsesti. Esibisce una profonda scollatura OGM e sale volentieri sulle barche dei miliardari previo congruo compenso. Scende sotto le scrivanie dei politici. Si finge scema perché è solo mediamente intelligente, e a fare la scema si guadagna di più. Si finge virtuosa mentre si fa bella sui giornali scandalistici con l’adulterio. E’ troppo comodo dire che queste signorine sono vittime di un sistema maschilista in cui l’unico modo per "andare avanti" è concedere favori sessuali, esibire le tette, farsi fotografare su un calendario, rubare il marito a qualcuno più in vista, arrampicarsi di fidanzato facoltoso in fidanzato facoltoso. E’ un sistema che esiste, e funziona fin troppo bene: e loro non sono vittime, ma complici. Acconsentendo a farsi usare, ed usando a loro volta, fanno un torto a chi rifiuta di scendere a patti con la propria coscienza per un lavoro che è perfettamente in grado di svolgere senza prostituirsi. Danneggiano tutte le donne, dando forza all’idea che siamo tutte in vendita.
Mi rifiuto di trovare alcuna scusante alla loro scorrettezza. Sanno quello che stanno facendo e sono consce dei disastri che causano. Scelgono semplicemente di ignorarli, nascondendosi dietro a un "Che male c’è?"
Non siamo tutte in vendita. E io mi rifiuto di chiamarle sorelle. Loro non sono mie sorelle: campano sulla mia pelle, sulla mia dignità, sulla mia integrità. Non giocano sul mio stesso terreno, con le mie stesse armi; sono fallose, sleali, antisportive. Se sono obbligata ad averle nel mio campionato, che sia chiaro: non giocano nella mia squadra. Non avranno mai, da me, la solidarietà che riservo alle persone oneste.
Io invece credo che bisogna esssere solidali con tutte, anche con loro. Ma la migliore forma di solidarietà con le furbe è proprio quella di metterle in condizione di non nuocere, a loro stesse così come alle altre. Forse io però sono un po’ furba, non lo so…
Per la mia esperienza, non sono neutralizzabili. Semplicemente, se la giocano su un piano diverso, uno su cui io non mi posso e non mi voglio mettere. Non posso essere solidale con loro perché le ho viste all’opera da molto vicino e credimi, sono disoneste fino all’osso. Non avranno la mia solidarietà.
Sono d’accordo con Giulia. La sorellanza è qualcosa di meraviglioso, soprattutto quando si ha la fortuna di avere accanto donne dalle quali si può imparare, con le quali si può crescere insieme, condividere molto, vivere successi e sventure.
Chi gioca sporco, fingendo sempre di cadere dalle nuvole, giustificando qualunque mezzo per il fine, ecco, con queste è molto difficile sentirsi accomunate.
Non ci riesco neanche io, e non me ne faccio un cruccio. Tiro avanti godendomi le splendide donne che ho accanto (e qualcuna scrive qui).
ho avuto alti e bassi nella mia vita con il concetto si sorellanza, e sono arrivata alla conclucione che non esiste.
esiste la realta che alcune donne riescono ad essere solidali ma, imho, solo allinterno di gurppi omogenei, ed e’ ovvio che e’ facile essere solidali con chi ci somiglia, il vero passo adulto sarebbe riuscire a essere solidale anche con chi e’ profondamente diversa da noi.
Le furbe sono solo donne che hanno scelto una strada diversa.
stanno solo usando in un modo che a breve termine pare essere anche redditizio uno skill che gli e’ geneticamente innato, la seduzione, quella piu’ banale, quella piu’ plateale.
quella che ti porta nel letto di qualcuno ma non so se in cambio ti rende verametne libera.
E’ dopo tutto, una questione di priorita’.
Se la loro priorita’ e’ di passare nella copertina di novella 2000 che si accomodino.
Le mie sono altre.
la sorellanza, io posso dare il fegato per una donna che rispetto, ammiro e a cui voglio bene, ma sinceramente non riesco ad essere serenamente convinta che potrei fare lo stesso per tutte le altre la fuori, e’ un mio limite lo so bene. dopo tutto non ho mai conosciuto nessuna che fosse solidale con me senza conoscermi.
Non esiste solo Novella 2000.
Elisabetta Gregoraci lavora (pagata cifre che noi ci sogniamo) per non fare assolutamente nulla, esclusivamente in virtù del fatto di aver piazzato un bocchino alla persona giusta.
Altre mie ex colleghe, assai più capaci di lei, sono limitate a molto meno, con stipendi assai meno lauti. Con chi solidarizzo io, secondo te? Con quelle che non strisciano sotto le scrivanie, o con quelle che, pur di andare in video, hanno accettato di accoppiarsi in un ufficio della Farnesina con un politico in servizio?
Vedi tu…
E non è una pratica limitata alla televisione. C’è gente che lo fa nelle redazioni dei giornali, nelle aziende, ovunque. E’ una pratica comune. Io credo che tutte siamo più o meno capaci di sedurre (personalmente sono una fuoriclasse: sono anni che non esercito, ma so benissimo come si fa), semplicemente non tutte accettiamo di farci largo a botte di patata. Il mio ex direttore diceva continuamente: “Brava! Hai un programma in prima serata sul mio canale, e pensa che neanche me l’hai data.”
Ecco qua. Ho detto tutto.
Credo di avere il diritto di averne le ovaie pienissime.
Ho letto con attenzione tutto, ho letto il post e anche i commenti e tuttavia continuo a non capire dove sia il problema.
E’ forse l’impossibilità di creare una solidarietà femminile stile “ragazze di Grease” ?
L’idea stessa di sorellanza mi sembra estremamente retro’, odora di pizzi e crinoline.
Davvero vorreste rinchiudervi in un esclusivo circolo di mutuo soccorso che vede tutte le sorelle, belle e brutte, brave e cattive, alleate nel fronteggiare la vita e l’orco “uomo”?
E questo oggi? nel 2007?
Oggi che anche noi uomini abbiamo ormai abbandonato l’idea di fratellanza, oggi che potendo noi uomini scegliamo di confidarci e confrontarci con un’amica piuttosto che con un amico?
Oggi? Davvero?
Niente di tutto questo, ma capisco che post e commenti si prestino all’equivoco.
Non si tratta di solidarietà femminile muro-contro-muro, ma piuttosto di una forma di solidarietà in luogo della rivalità che è attualmente la regola. Gli uomini, in generale, sono molto più leali gli uni verso gli altri (faccio un esempio banale: difficilmente si scippano le ragazze a vicenda), e quando necessario fanno muro contro le donne, mai il contrario. Il Rotary’s e il Lion’s, dopotutto, hanno una proibizione di ingresso alle signore. Una sua funzione ce l’ha.
Ma non è questo il mio problema.
Il mio problema è creare una forma di solidarietà sociale che si basi sulla lealtà e sul giocare tutte ad armi pari, affrontandosi sulla base del talento piuttosto che della capacità di aprire le cosce. In questo modo ne guadagna la società tutta, inclusi gli uomini. Non è l’uomo il problema, ma il sistema montato nel corso dei secoli con la complicità delle donne. Non sono solidale con le iscritte al collocamento della figa, perché mettono in difficoltà e svalutano quelle che vogliono lavorare col cervello e non togliendosi le mutande. Se vogliono la mia solidarietà, devono giocare la mia stessa partita con le mie stesse regole. Altrimenti non posso che denunciarne la connivenza con un sistema che danneggia tutti.
Sono parzialmente d’accordo con Bleek nel senso che non ne farei una questione di uomini o donne ma una questione di furbizia che da qualsiasi parte provenga, irrita, disturba e infine non concede nessuna attenuate per l’atteggiamento tenuto.
Anche io mi considero una persona leale e solidale ma sono molto più selettiva nel concedere la mia lealtà che si basa sul concetto del rispetto reciproco a prescindere dal sesso dell’altro.
Inutile però d’altra parte negare che di fronte alla Gregoracci in tv provo un senso di desolante rassegnazione ma anche questa non inferiore però rispetto a quello che provo per Fede e per i suoi telegiornali.
Credo nella sorellanza e nella solidarietà tra donne anche se devo dire che a differenza della solidarietà maschile che raggiunge il suo apice nella giovinezza, nelle donne credo che si sviluppi in età più matura.
Penso che l’errore stia proprio nella frase ” creare una forma di solidarietà sociale che si basi sulla lealtà e sul giocare tutte ad armi pari”, quel tutte è il punto debole, questo non fa’ altro che generare una lotta intestina tra le donne.
Con quel tutte, gli uomini “beceri” non hanno altro da fare che appoggiarsi alla scrivania e sciogliersi in grasse risate.
Se provassi a sostituite il “tutte” con “tutti”, allora ti accorgeresti che vi sono molti uomini che riconoscono le capacità indipendentemente dal sesso che le esprimono, e che ci sono molti uomini che non chiedono figa in cambio di alcunchè.
Cosi’ come la mettete voi suona troppo come “dividi il nemico” versione masochismo fai da te.
Giulia e se io fossi solo una gran figa consapevole di non essere in grado di fare nient’altro che aprire le cosce, come posso fare a combattere contro di te?
Chi sceglie, per intendersi, le armi con le quali duellare attestato che essendo donne non possiamo fare nient’altro per ottenere il nostro posticino al sole?
Ma pensate forse che io non provi un senso di nausea e rassegnazione davanti alla Gregoracci in tv?
Siete convinte che strisci sbavando fino al monoscopio quando la Gregoracci fa’ capolino?
Ragazze, rivedete il concetto di uomo per cortesia.
Forse c’è più rivalità nell’universo femminile. Ma non è mica che i maschi siano tutti pacche sulle spalle. E non è vero che non si scippino a vicenda le ragazze. Potrebbe essere, semplicemente, che siccome essere maschi è più facile ciò si traduce anche con meno tensioni tra maschi, rispetto a tra femmine, che son sempre sotto esame sociale.
Ma detto questo i furbi, gli stronzi e gli arroganti ce ne sono anche nelle fratellanze.
Una differenza è che, forse, un furbo maschio commette un danno diretto e concreto nei confronti dei fratelli, ma non dell’immagine del maschio. Una furba femmina, se si “vende” lo fa a scapito dell’immagine della donna.
Continuo a sentirmi a disagio nell’essere identificato e bollato in base a quello che ho o non ho tra le gambe.
Non concordo sul fatto che una donna che si vende provochi un danno a tutta la categoria.
Concordo forse sul fatto che una donna che si vende sia vista come un danno per l’universo femminile…ma è una visione interna al mondo femminbile stesso.
Bleek, io non ho problemi con il concetto di uomo. Non vorrei essere fraintesa. Tuttavia, non si può negare che i posti di potere siano ricoperti in una percentuale evidente dagli uomini. E che sono questi ad accogliere le Gregoraci nel loro ufficio. Non il contrario.
Ci è stato spesso richiesto, negli ultimi tempi, di provare pena per le povere ragazze sfruttate. Ecco, nel binomio Sottile-Gregoraci mi fanno schifo entrambi, per motivi diversi. Ho visto gente incapace – seriamente incapace – fare perdere il posto a colleghe capacissime facendo leva su un amante potente. A me, questa gente, fa schifo. E solidarizzo con la collega espulsa, piuttosto che con la zoccola. Faccio male? Eh, non lo so.
Capisco che a un rappresentante del sesso maschile un discorso di questo genere possa sembrare un pericoloso ritorno al periodo delle streghe, ma credimi, da parte mia non si tratta di sopraffazione. Si tratta di lealtà.
Vis: il mondo ha bisogno di infermiere, non di soubrette. Se non sei capace di misurarti con un’altra sulla base del talento, cambia mestiere. Io non ho le qualità per fare l’astrofisica, ma non darei la patata a Rubbia, se questo mi assicurasse un posto alla Normale di Pisa. Perché non lo so fare. Idem con patata (ahahaha che simpatica umorista che sono) per la politica: non ho le capacità, non ci sono portata, non mi faccio mettere alta in lista elettorale scopando con i dirigenti di partito. E sappiamo di cosa sto parlando. Ognuno faccia quello che sa fare. E se non sa fare niente, studi.
Bleek: l’universo femminile non è un mondo parallelo. La persona che io ritengo una zoccola è una zoccola anche per te, credo. Ogni donna che si vende svaluta le altre, perché contribuisce a mantenere viva l’idea che ogni donna si possa comprare. E credimi, è un’idea radicata e viva: quante battute senti fare sul fatto che un cospicuo conto in banca può comprarti qualsiasi femmina? Le senti fare anche sugli uomini, con la stessa disinvoltura? E’ un topos così comune? Pensaci.
Giulia, non credo che tu debba solidarizzare con quelle che si fanno largo a botte di patata. ho peccato di ingenuita’ a dire che certamente la mia solidarieta finisce la dove iniziano dei principi di condotta che non portò mai convididere.
Io lavoro in una societa di it, e di donne che si fanno largo a botte di patata tra i tecnici ecco, non ne ho mai conosciute. forse le commerciali lo fanno, ma per fortuna non ne conosco.
ecco e potrei arrivare all’eccesso di dire che lavoro quasi esclusivamente con uomini e che a volte non sono anche contenta.
Per il resto tutto il diritto di averne le ovaie piene e tutta la mia solidale sorellanza.
La mia era una provocazione che in parte è stata soddisfatta dalla tua risposta ma che adesso mi conduce ad un’altra domanda.
Cosa offre la nostra società in termini di condizioni economiche e sociali a chi non ha talento, a chi non vuole vendersi, a chi non proviene da un contesto sociale e familiare in grado di garantirgli un futuro?
Perchè vendere il proprio talento è moralmente accettabile mentre vendere il proprio corpo no?
Che sia perchè il talento se lo vendono anche gli uomini mentre la vendita del proprio corpo è solo prerogativa femminile?
Attestato che il commercio è l’unico pilastro su cui si basa la nostra società, meglio vendersi il corpo o l’anima?
La sorellanza in senso assoluto non esiste. E’ una malinconia che ci prende di sera. Esistono pochi posti per le donne, elargiti con parsimonia da capi uomini che ogni tanto allargano la mano, gettano il becchime e si godono lo spettacolo del pollaio che si azzuffa. E noi, quasi sempre, facciamo il loro gioco dimostrandoci incapaci di fare lobby tanto quanto loro. In più, daccordo con Giulia, esiste una sorta di bipartizione tra le Gregoraci e le donne “normali” (in tutti i campi, ma in quello mediatico ovviamente salta più all’occhio). E le donne cosiddette normali, le donne-noi, devono farsi il mazzo il doppio per superare il pregiudizio che le Gregoraci gettano su tutta la categoria. Ogni tanto nella vita incontri amiche-sorelle, colleghe splendide, cape illuminate. Ma si tratta di belle persone random, non di sorellanza.
“Attestato che il commercio è l’unico pilastro su cui si basa la nostra società, meglio vendersi il corpo o l’anima?”
ok, ammettiamo che sia solo un mercato, e che ci sinao bancarelle ove si vendon patate e altre ove si vendono neuroni, perche’ si pretende di comperare patate nella bancarella sbagliata?
e non solo la si vuole comperare, in alcuni luoghi di lavoro la si predetende in cambio dello stipendio. – eh no, non parlo di mercati sui marciapiedi. -
come e’ che automaticamente si viene viste solo come venditrici di tuberi?
Vis: nessuno è, per principio, privo di talento per qualcosa, foss’anche per il giardinaggio o la tosatura dei cani. Il fatto è che siamo abituati a pensare che una donna bella debba stare in TV perché lì decora, e sia sprecata a fare qualsiasi altro mestiere. Un’idea così radicata che le donne stesse l’hanno assorbita, e non appena si rendono conto di possedere una certa avvenenza non è raro che inizino a sognare di raggiungere la fama usando il proprio corpo come unico strumento. Non vedo molte cassiere di supermercato o infermiere o impiegate del Comune bone. Si dà per scontato che le meno esteticamente equipaggiate debbano tenersi defilate: uno standard che per gli uomini non vale (vedi alla voce Marzullo, Costanzo, Bisteccone, chiunque).
Utilizzare il cervello per lavorare non equivale sempre a vendersi l’anima. Ti faccio un esempio personale. Io scrivo per i femminili, giornali che non leggo e non mi piacciono. Ci scrivo perché a) ho bisogno di lavorare e b) nessuno mi ha mai chiesto di scrivere articoli in cui andassi completamente contro le mie idee e i miei valori. In questo senso, vendo il mio cervello ma non la mia anima. Non credo ci sia una grande differenza fra la vendita della propria intimità e la vendita dell’anima, e per quanto mi riguarda le due cose coincidono, perché il mio corpo e la mia anima non sono separati.
PM10 hai ragione nel senso che gli uomini, la maggior parte degli uomini, non sanno proprio fare la spesa:-)
Dagli una carta di credito in mano e mandali in un supermercato e torneranno con 10 sacchetti di patatine fritte convinti che equivalgano a 1 chilo di patate crude.
Io li manderei tutti ad un bel corso di economia domestica!
Giulia, ti seguo fino a quando mi parli delle belle donne “naturalmente” deputate da una diffusa mentalità ad una carriera di vallette televisive, ti seguo meno quando mi dici che si può parlare di talento anche per tosare un cane o sottointendi che tosare i cani possa essere uno sbocco professionale in grado di fornire le medesime possibilità di chi è dotato di talenti ben diversi.
Tu stessa d’altra parte dici che non vedi molte cassiere dei supermercati particolarmente avvenenti perchè nessuno, aggiungo io, può definirsi naturalmente portato a trascorre la vita passando detersivi su un tapis roulant e chiunque possa disporre di una qualità in più, pagata profumatamente sul mercato, è ben disposta a vendersela nel tentativo di garantirsi un futuro più gratificante del tapis roulant.
Il tuo discorso in realtà fila Giulia, capisco perfettamente di cosa stai parlando ma non condivido la tua condanna per l’atteggiamento del singolo che altro non è che l’infinitesima ruota di un ingranaggio fin troppo oliato e funzionante.
Dividersi a mio avviso non serve, tutte siamo costrette quotidianamente a qualche compromesso fosse anche solo quello di tenere a freno la lingua di fronte al capo che si complimenta con te perchè hai una trasmissione in prima serata senza avergliela neanche data. Piccole cose per carità, ma la questione a mio avviso non riguarda l’entità del compromesso, ma la necessità imposta di ricorrervi comunque.
Inutile in questo contesto condannare i compromessi altrui sminuendo i propri, più costruttivo sarebbe condannare senza appello qualsiasi tipo di compromesso evidenziando i nostri e costringendo anche le donne che si ritengono liberissime delle proprie scelte, a rendersi conto che non è così.
A nessuna fa piacere ammettere di essere costretta in una qualche misura a subire comportamenti sessisti in funzione dei propri obbiettivi, e tale è il rifiuto a questa ammissione, che molte finiscono davvero per credere di essersi scopate il politico di turno perchè “gli andava”.
La continua necessità di giustificare i nostri atteggiamenti nella totale convinzione di essere donne “libere” è esattamente quel genere di atteggiamento che favorisce il maschilismo più subdolo.
Quante sono per fare un altro esempio, le donne italiane convertite all’islam convinte di portare il velo per volontà loro e non del proprio marito? Come individui hanno liberamente scelto di indossare il velo ma come membri di una comunità hanno abdicato al loro ruolo “attivo” in favore di una sicurezza che evidentemente la comunità non riesce a garantirgli e di cui loro sentono il bisogno.
Sono da condannare per questo? e la condanna serve a qualcosa o alimenta, come penso io, il divario tra chi per insicurezza, per superficialità, per menefreghismo si crede una donna libera e chi invece si rende conto di quanta poca libertà sia ancora concessa alle donne?
Ecco, io faccio molta fatica a trovare punti di contatto con certe donne, ma non mi arrendo perchè farlo significherebbe davvero ghettizzarsi e ridursi ad un gruppetto di poche elette sempre più isolate e incazzate.
Vis: Franca Viola aveva sedici anni quando è stata stuprata da Filippo Melodia, che poi pretendeva di sposarla. Il suo sistema le imponeva di acconsentire, ma Franca ha detto no. Ha subito angherie assurde, i suoi genitori sono stati danneggiati per averla sostenuta, ma non solo ha mandato in galera Melodia: ha cambiato una legge, si è sposata con l’uomo che amava e ha aperto la strada a tutte le donne siciliane.
Ci vuole una Gregoraci che dica “no”, adesso.
Viss: no parliamo male delle cassiere del super, non e’ certamente un lavoro molto ambito, ma e’ un lavoro sicuro. e credimi, io da cliente se posso due paroline con la sventurata di turno ce le scambio anche, in ricordo di quando ero al cal center e come mi sentivo meglio se chi chiamava era ben disposto e non incazzato come una vipera, e cosi ci scappa la battuta e sempre “buon lavoro” se faccio la spesa la domenica o i festivi o a ora tarda, chè avendo fatto i turni coprendo dalle 8 alle 24 sabato e domenica compresi so quanto pesa.
e cmq ci sono giorni in cui preferirei fare la cassiera al super piuttosto che passarmi le 12 ore di inferno che a volte capitano. certo non guadagenrei quello che guadagno, ma potrei staccare la testa e pensare ai fatti miei quando esco dall’ufficio cosa che non sempre e’ possibile fare.
PM10 io veramente parlavo benissimo delle cassiere sostenendo che nessuno sceglie di fare quel genere di lavoro perchè intellettivamente incapace di fare altro.
E’ proprio questo il punto, la nostra società corteggia la bellezza promettendo un futuro radioso (anche se la maggior parte di coloro che puntano sul proprio aspetto fisico finiscono per diventare carne da macello) ma non offre molte possibilità alle persone “normali”.
Giulia non credi che per trovare una Gregoracci che dica “no” adesso sarebbe più utile incoraggiarla a farlo anzichè condannarla sbattendogli la porta in faccia?
Partiamo dal presupposto che non tutte hanno il coraggio che ha avuto Franca Viola (non a casa ne parliamo ancora oggi dopo quarant’anni) e proviamo a dargli una mano a trovarlo fornendogli alternative e altri punti di vista.
Personalmente ritengo che educare sia sempre meglio che punire.
Poi che c’entra nel caso specifico spedirei volentieri la Gregoracci a lavorare in una miniera di carbone del Caucaso ma prima di lei ci manderei ancora più volentieri, coloro che le hanno offerto un contratto in Rai. E non credo che siano donne…
(riposta, perchè ha sbagliato il tag, confidando che qualcuno cancelli il commento sbagliato)
Sulla copertina di A la Bellucci strilla che la Yespica va lasciata in pace, che se una vuole vendersi la patata per soldi sono cazzi suoi. E se lo dice una che va sul grande schermo per le sue universalmente riconosciute doti di attrice, come non darle ragione.
Facile ironia a parte, sarei persino del suo parere, se non fosse che ha più ragione Domiziano quando dice che:
Una differenza è che, forse, un furbo maschio commette un danno diretto e concreto nei confronti dei fratelli, ma non dell’immagine del maschio. Una furba femmina, se si “vende” lo fa a scapito dell’immagine della donna.
Se i generi fossero forme societarie, i maschi sarebbero a responsabilità limitata e le donne a nome collettivo:
Corona che ricatta: è solo UN farabutto.
La Yespica che si vende: è altamente probabile che siamo TUTTE troie.
Spero si sia capito che intendevo quel che passa, non quel che dovrebbe essere.
Sì, si è capito. Però mi hai fatto riflettere, perchè a questa cosa della responsabilità collettiva non avevo mai fatto caso. Che ci piaccia o meno, la sorellanza o la cerchiamo o ce la impongono da fuori, con modi e logiche che non abbiamo deciso noi.
Sono questioni assai diverse, secondo me, riunirsi volontariamente in un gruppo ed essere invece catalogate in un gruppo – che non esiste – per ciò che un’altra persona fa. Non è altro che uno degli strumenti di controllo di un gruppo su un altro. Per le donne come per i neri, gli ebrei e via dicendo.
Forse, per cambiare radicalmente la mentalità ci vorrebbe un’esperienza di cambio di panni, tipo Pianeta delle Scimmie. Nel caso specifico il Pianeta delle Amazzoni.
Come tutti i circoli viziosi, anche questo va spezzato. Il problema è che, di fatto, darla via è un sistema affidabilissimo per ottenere vantaggi, e molte donne lo utilizzano senza preoccuparsi del danno che fanno anche a se stesse. Nell’impossibilità di arrivare a certi uomini, io provo ad arrivare alle altre signore. Voglio vedere se è possibile, goccia dopo goccia, passare il messaggio.
Ci sarebbe da studiare seriamente la questione del perché per il genere umano vada così. Perché a guardare i documentari la norma è che nel mondo animale siano i maschi che debbano sbattersi alla grande per accedere alle grazie delle femmine. C’è che le femmine si concedano al più forte, al più bello. Ma è comunque lui che deve dimostrarlo e sperare nella scelta della femmina.
Come al solito Giulia sono sempre d’accordo,politica a parte,con lue osservazioni argute e le tue opinioni contraddistinte da una schiettezza esemplare.Purtroppo spesso le donne sono le peggiori nemiche di noi donne che spesso ignoriamo il concetto di solidarieta’ in genere,solidarieta’ femminile in particolare.Secondo me inoltre non c’e’ nulla di piu’ orrendamente maschilista di una donna che,come dici tu,per fare la furba avvalla questa vetusta forma mentale degli uomini concedendo le sue attenzioni in cambio magari di avanzamenti di carriera.Le veline non sono solo su canale 5 purtroppo,ma dappertutto.







2012