Sorelle d'Italia

Botticelliana

A noi ci frega il fatto che guardiamo la televisione anziché andare al museo. Accendiamo la scatola e vediamo culi e tette sparati per ogni dove e ci confrontiamo. Noi abbiamo le tette un po’ scese, la cellulite e un filo di pancetta, loro sono plastificate nella loro forma innaturale di gambe scheletrite, pance incavate e tette che sembrano palloncini gonfiati all’elio. E pensiamo che le donne siano quella roba lì, lisciamente adolescenziale, androgina se non fosse per le due boccie impertinenti ed erte sul davanti. E pensiamo che se vogliamo piacere dovremmo assomigliare a quelle lì, anzi pensiamo che per piacerci dovremmo assomigliare a quelle borg lì, a quelle frutte di ingegneria non genetica.

Andiamo un po’ al museo, invece. La Venere di Botticelli ha tette picole, pancetta e fianchi smilzi, le sue Grazie hanno veli che un po’ dissimulano e un po’ suggeriscono pance e culi di burrosa cellulite, Tiziano dipinge la Venere con un culo che fa provincia, con le pocce piccole e la pancina, o con la cellulite che le corona le ginocchia.

Alziamo la mira: la Yespica sarà un ricordo vago tra qualche anno, un ectoplasma che si farà sempre più evanescente fino a sparire. Ma Tiziano è stato qui per gli ultimi 400 anni e resterà qui ancora molto a lungo. Tra quindici anni i nostri umini avranno altre paraicone televisive su cui sbavare, ma i nostri pronipoti continueranno a immaginarsi a letto con le donne degli artisti del rinascimento (che è un gioco di parole elegante e fine per dire che ci si faranno ancor apippe sopra). Allora, siamo intelligenti e confrontiamoci con le sue veneri, quelle con il culo grosso, la pancetta e la cellulite sulle ginocchia.

E quando qualcuno, chiccessia, ci rinfaccerà le nostre, "imperfezioni", sputiamogli in faccia Botticelli, Tiziano e gli altri.

4 aprile 2007
16:09, mercoledì
Alice Twain
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Commenti : 77
 
77 commenti

(#) Quello che disse spad

mercoledì 4 aprile 2007 alle 17:10

1

il fatto è che dopo botticelli e tiziano son venuti klimt e schiele..

(#) Quello che disse pm10

mercoledì 4 aprile 2007 alle 17:11

2

i link alle foto non si vedono
http://abm-enterprises.net/artgall2/venus&adonis.jpg

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 4 aprile 2007 alle 17:13

3

Eh, OK: ma sempre di filtro si tratta.
Dico io: perché non prendere a riferimento semplicemente noi stesse? Stare bene dentro la nostra pelle, così com’è, e cercare prima di tutto di essere sane; e se la cellulite rimane anche conducendo una vita sana, eh bon, avrà una sua funzione anche lei. Chi non è né tizianesca né yespichiforme può trovare un metro di bellezza essenzialmente nella sua forma.

(#) Quello che disse Alice Twain

mercoledì 4 aprile 2007 alle 17:18

4

Spad: dopo sono venuti anche Modigliani e Botero. Ma soprattutto, nessuno di questi quattro, tranne forse Shiele, intende ritrarre la donna in maniera realistica (fotografica) e nessuno intende ritrarre la donna come “oggetto del desiderio”, al contrario delle Veneri rinascimentali.

(#) Quello che disse spikette

mercoledì 4 aprile 2007 alle 18:40

5

Io ho sempre sostenuto che se fossi nata qualche secolo fa sarei stata un sex symbol :-) :-) Considera che sono anche pallida e smorta perché detesto prendere il sole.
Però, seriamente, sono d’accordo con Giulia: non pensi che i modelli di riferimento, com’è come non è, siano sempre un po’ oppressivi? In fin dei conti ai tempi di Botticelli non erano molte le ragazze così in carne, era una prerogativa delle persone ricche. E’ possibile immaginare un senso di inadeguatezza al contrario. Certo la differenza principale è che la Venere di Botticelli non andava in tivù. ;-)

(#) Quello che disse Blimunda

mercoledì 4 aprile 2007 alle 22:13

6

Ogni periodo storico ha i suoi canoni di bellezza, così come le sue mode. E, Spikette, bello lo spunto del senso di inadeguatezza al contrario. Perché poi il modello, essendo tale, deve essere raro, prezioso, difficile da raggiungere: in carne in epoca di carestia, skinny in periodi d’abbondanza. Alla fine, è bello ammirare le curve di Botticelli ma, realisticamente, siamo immerse nella nostra epoca. E non è solo questione di tv: nelle strade, negli uffici, nei locali si incontrano donne carbo-free che fanno di tutto per diventare o restare magre. Certo che la soluzione è trovare il metro di bellezza in sé stesse; ma è davvero difficile, presuppone un’autostima notevole e un controllo interno superiore. Mia opinione eh: tanto di cappello a chi ci riesce.

(#) Quello che disse viscontessa

mercoledì 4 aprile 2007 alle 23:41

7

Il fatto che se ne parli continuamente anche solo per dire che per noi non conta niente, significa che la bellezza conta molto più di quanto noi stesse siamo disposte ad ammettere.
Inutile nascondersi dietro al paravento del “belle dentro”, anche il belle fuori, senza raggiungere le forme maniacali di cui soffrono alcune, è un obbiettivo che chi più chi meno, cerca comunque di raggiungere.
Magari possiamo spostare la discussione sul concetto di bello che ognuno vede più adatto per la propria personalità ma io nutro nei confronti di chi ostenta sicurezza per le proprie imperfezioni fisiche, la stesso scetticismo che provo nei confronti delle bellissime.
E’ una questione di equilibrio, fare della propria forma fisica un’ossessione non è più deplorevole che fare di tutto per ignorarla. Le sole belle dentro non sono migliori delle sole belle fuori perchè oltre alla propria percezione di bellezza esiste un contesto sociale nel quale si vive che nell’offrirci la possibilità di farne parte, ci chiede in cambio anche dei codici comportamentali che non possono esulare dall’immagine che si offre di noi.
L’igiene personale, tanto per spostarsi sul gradino inferiore dell’immagine che forniamo di noi, non riguarda più soltanto noi stessi ma coinvolge anche le persone che sono costrette a starci vicino e ignorare ciò significa mancare di rispetto agli altri. E’ ovvio quindi che pretendere la bellezza sarebbe assurdo, ma è sicuramente più “educato” fornire di noi un’immagine gradevole, ordinata e quanto più possibile adeguata all’ambiente in cui ci si trova.
Ecco, intesa in questo senso qui, la bellezza assume un significato molto diverso e facilmente raggiungibile da tutti con un briciolo di sforzo perchè alla fine bellezza significa personalità da coltivare sia dentro che fuori con la medesima cura.

(#) Quello che disse Maria Sung

giovedì 5 aprile 2007 alle 08:44

8

Dice la saggia: “con tutto il tempo che ho passato allo specchio avrei potuto imparare il greco”.

(#) Quello che disse Maria Sung

giovedì 5 aprile 2007 alle 08:59

9

Viss, adeguarsi all’ambiente che ci circonda senza porsi nemmeno una domanda sul fatto che magari queste richieste non sono importanti io lo chiamo conformismo: una donna maleducata è una che mi taglia la strada in macchina, non una con la cellulite.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 09:47

10

Maria Sung qui è tutto un florilegio di domande, ma non divaghiamo, parlavamo di aspetto fisico e non di comportamenti scorretti: una donna maleducata è una donna che non si lava sapendo che deve starmi seduta accanto di scrivania.Ma anche una donna che ostenta con abitini attillatissimi la propria cellulite in nome di un anticonformismo da due soldi.

(#) Quello che disse Maria Sung

giovedì 5 aprile 2007 alle 10:26

11

Non ci capiamo: se una donna in ufficio con me non si lava è un problema anche mio. Se si veste male o in modo da accentuare le imperfezioni è un problema esclusivamente suo. Quello che per te è anticonformismo da due soldi, magari è liberta di scegliersi la taglia e i vestiti.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 5 aprile 2007 alle 10:41

12

Sono d’accordo con tutte e due in parti uguali, oddio come sono democrista. Per capirci: l’igiene personale è un dovere nei confronti di noi stessi e degli altri, perché nella nostra società è considerato buona educazione non puzzare ed essere sempre puliti e ordinati. Il problema che sorge quando vediamo una ragazzina obesa con i pantaloni a vita bassa e una balza di grasso che pende fuori da un top troppo corto, seduta fra due amiche magroline vestite esattamente allo stesso modo, non è un problema tanto estetico, quanto di messaggio. Insomma, questa poverina ha così poco rispetto di se stessa da vestirsi in modi che la mortificano solo per essere come tutte le altre. Non è che essere grasse sia di per sé un male, è che esistono modi per vestire la propria forma: e niente mi leva dalla testa che la quattordicenne obesa non stia esibendo le sue carni con orgoglio, ma piuttosto con rassegnazione.

Poi oh, ognuno fa come gli pare. Se ti guardi allo specchio e ti piaci, sorella, sei libera di vestirti come preferisci: è la sicurezza che conferisce fascino, non la taglia o la forma dei vestiti.

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 12:06

13

Che bello! Mi piace quando viene messa al fuoco un sacco di carne in più rispetto a quanto offerto nel menù.

Dunque, comincio da Spikette che dice «In fin dei conti ai tempi di Botticelli non erano molte le ragazze così in carne, era una prerogativa delle persone ricche». Vero, ma tra le anoressiche scheletrite di oggi e le donne di Botticelli c’è una differenza fondamentale. Kate Moss non è sana. Kate Moss è palesemente malata. Sarebbe moribonda se non vivesse in una società opulenta e tecnologicamente avanzata che la tiene in vita per opera di chissà quale alchimia. La venere col culo grosso di Tiziano no. Le veneri col culo grosso non sono solo sex symbol della loro epoca, sono donne che esprimono la loro bellezza per mezzo della loro salute. non sono “grasse”, non sono veneri steatopigie paleolitiche, sono belle donne normali. Non sto dicendo che tu, io, Giulia, Blimunda o chiunque altra siamo il ritratto di Venere, sto dicendo che quelle sono donne sane e che confrontandoci con loro forse non saremo più belle ma almeno non rischieremo di perdere la salute. E quando una bellezza è sana, è anche più facile da raggiungere. Perché la cellulite e quel pochino di pancetta non sono lì per sbaglio, sono lì perché fanno parte della nostra fisiologia femminile. Combatterle è come combattere i capelli o le unghie. Tra un secolo potrebbe essere di moda essere completamente calve e sdentate, le nostre nipoti teoriche o reali si raderanno la testa quotidianamente e si faranno estrarre tutti i denti, poi si lamenteranno che i capelli ricrescono e che senza denti fanno fatica a mangiare. Ecco, noi oggi facciamo lo stesso, solo che lo facciamo con quel poco di grasso che deve esserci per garantire la nostra salute, quei depositi che sono stati selezionati in centinaia di miaglia di anni per permettere alle nostre antenate di sopravvivere alle carestie e alle gravidanze.

Viss: se decido di esibire la mia cellulite e a te questo non piace, al limite la maleducata potresti essere tu, sicuramente non io. Sicuramente, potrei essere inclita, nei termini che potrei non avere un gusto del vestire educato, ma potrei anche semplicemente adorare quel mio tratto. Spostiamo la questione: pensa ai capelli grigi. I capelli grigi sono consderati brutti, tant’è che appena loclizziamo il primo capello bianco quasi tutte ci affrettiamo a tingere via quel segno di gioventù passata. Ma ci sono donne che decidono di non tingere i propri capelli, magari perché preferiscono avere capelli morbidi e ricchi per quanto grigi a capelli colorati ma secchi e stopposi, o magari perché a loro piacciono proprio di quel particolare punto di grigio. Ecco, una donna che non si tinge i capelli è maleducata perché ti impone la vista dei suoi capelli grigi? Alla stessa maniera, sulla base del principio che la cellulite è mia e la gestisco io, se decido che il mio cuscinetto sul fianco mi piace tanto perché mi da un’aria morbida e accogliente, è mio diritto esibirlo con orgoglio e piacere esibizionistico, e senza alcun conformismo op anticonformismo (che poi sono la stessa identica cosa, solo coniugata diversamente). E se a te non piace, guarda da un’altra parte.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 12:35

14

Insisto sulla necessità di un equilibrio. Esiste un comune senso del pudore condiviso dai più e ostinarsi ad ignorarlo in nome di una libertà di scelta è tanto apprezzabile virtualmente parlando quanto è fonte di denigrazione, di presa in giro, di pettegolezzo, nelle chiacchiere in privato.
Bando alle ipocrisie per favore, la mia è una provocazione, questo è ovvio, la cellulite o i capelli grigi non rappresentano certo il termine di paragone su cui fondare la nostra discussione, ma quante di voi, per esempio, sono disposte a rinunciare alla depilazione in nome della propria libertà di essere esattamente ciò che sono?

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:01

15

A questo punto il problema diventa: come si crea il comune senso del pudore? E soprattutto, per quale motivo dobbiamo segiore pedissequamente i suoi dettami anche quando sono incomprensibili e un po’ fessi? E ancora, questo senso del pudore è fisso e inammovibile o evolve? Come evolve e che cosa lo fa evolvere? Possiamo impegnarci nel tentare di farlo evolvere in una data direzione anziché in un’altra?

Le stesse domande valgono anche per il gusto, ovviamente.
Il senso del pudore nostro è radicalmente cambiato, nel bene e nel male. Fino a quarant’anni fa baciarsi in pubblico era ritenuto di pessimo gusto, scandaloso; oggi è normale. Questa è un’evoluzione sicuramente positiva del senso del pudore che però non è sorta spontaneamente ma si è instaurata a seguito di cambiamenti sociali e culturali che, a loro volta, nascevano dalla volontà di alcuni gruppi di affermare sé stessi e il proprio gusto.

Personalmente, ritengo che adattarsi supinamente a gusto, morale e senso del pudore siano errori da non commettere. Gusto morale e senso del pudore esistono per essere forzati, in maniera più o meno marcata. mettere il piedino fuiori dal cerchio dell’accettabile, in tutti questi campi, è sempre un bene perché è quanto ci fa evolvere, come donne e, di conseguenza, come società.
Poi, sicuramente, sta a noi, alla nostra intelligenza scegliere quali aree vadano forzate. Personalmente, ritengo che l’area dell’immagine di sé oggi nei paesi sviluppati sia molto importante, non tanto intrinsecamente quanto per l’affermarsi di un modello unico invadente e malato.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:18

16

Alice: per quanto possiamo ritenerci libere da condizionamenti, esiste un codice di abbigliamento che tutti, uomini e donne, tendiamo a rispettare in quanto parte della nostra cultura. Se in Africa è normale girare a seno scoperto, qui da noi non è nemmeno accettabile, tranne in alcuni contesti. Il contesto è fondamentale per decidere cosa indossare e come trattare il nostro corpo. Se ad esempio mi invitano a un funerale, non ci andrò con la minigonna e i tacchi a spillo. Parimenti, se mi si invita a un matrimonio, non ci andrò con un vestito sbracciato, ciabatte e ascelle pelose. Certo, nessuno mi caccerebbe a pedate, ma dimostrerei scarso rispetto del contesto e delle persone che ho intorno.

Allo stesso modo, hai ragione quando dici che ci affanniamo a combattere la natura del nostro corpo, cercando di inseguire un ideale di bellezza fermo ai sedici anni; e che sta a noi decidere come trattare noi stesse. Ma si tratta comunque di un ideale estetico, il nostro: siamo noi a decidere a cosa conformarci, se all’immagine della donna matura col capello grigio o a quella con il capello colorato, se vogliamo tenerci la morbidezza oppure ce ne vogliamo disfare. Ci occupiamo comunque di stabilire cosa ci fa stare meglio con noi stesse secondo un criterio.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:28

17

Ora ci siamo Alice, ma per arrivare a queste conclusioni io ho dovuto squarciare quel sottile velo di ipocrisia che ci impedisce di ammettere che chi più chi meno, siamo tutte influenzate dai modelli di bellezza attuale.
Non si risolvono i problemi ignorandoli nè varcando una netta linea di confine al di làa della quale stanno coloro che sbagliano.

Botticelliana, dicevi, ma la domanda resta, con o senza peli?

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:37

18

Vis, mi sa che non ci siamo capite. Tu puoi essere influenzata dai modelli; io mi limito a combatterli con piglio punk. per mje un simbolo è comunque da abbattere.

Giulia: il fatto che se vado in giro a seno nudo (o nuda) mi arrestano è un mio problema. Se fosse legale lo farei. Purtroppo è illegale ovunque tranne che in spiaggia. Dove infatti.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:41

19

Alice, il combatterli con piglio punk significa farsene influenzare, se non ne fossi influenzata non li combatteresti:-)

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:45

20

Ecco, dicevo: la mi tenuta tandard a un matrimonio (sono quella dietro): maglietta M&S, pantaloni Upim, sandali Birkenstock, borsa mercato. http://flickr.com/photos/pm10/185396081/in/pool-45392657@N00/

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 13:46

21

Se non li combatti li subisci, però. Tu che cosa preferisci?

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 14:09

22

Io preferisco non dovermi affannare per trovare un abito da matrimonio nè una divisa volutamente anticonformista.
La mia specialità (riconosciuta da chi mi conosce bene) è proprio quella di indossare con la stessa disinvoltura un paio di Birckenstock o un sandalo dorato con i lustrini e non mi sento più superficiale per questo.

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 14:28

23

Viss: scommettiamo che io mi affanno meno di te? per dire, la mia tecnica per vestirmi è: il lunedì mattina apri la finestra e cerca di capire che temeratura c’è, quindi apri l’armadio, rivoltatici dentro e escine con quello che ti è capiato. Il resto della settimana, rimetti la stessa roba, cambiando solo l’intimo (che tanto è tutto uguale).

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 5 aprile 2007 alle 14:42

24

Ecco, io a un matrimonio vestita come vado al supermercato non ci andrei. Non per ortodossa aderenza ai dettami della femminilità, ma perché in quel caso gli abiti hanno un significato diverso: significano festa, occasione speciale. Non hanno un significato personale quanto sociale: al matrimonio ci posso andare anche con i pantaloni, ma saranno pantaloni eleganti, in omaggio non alla necessità di “farmi bella” ma all’occasione. Sono lì a festeggiare gli sposi, con le azioni e con i segni. Gli abiti, in questo caso, sono un segno.

La questione degli abiti c’entra nella misura in cui decidiamo di vestirci per sottolineare o smorzare alcune nostre caratteristiche fisiche. Se la ciccia sul culo ci piace, possiamo decidere anche di enfatizzarla: però si tratta sempre di scelte. E come femmine, abbiamo a nostra disposizione un campionario assai più vasto degli uomini, la maggior parte dei quali si ferma a maglietta-jeans-scarpe da ginnastica a casa, camicia-cravatta-pantalone al lavoro. Nelle varianti del caso. Abiti che hanno più o meno sempre lo stesso taglio, e variano solo nella misura.

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 14:58

25

Innazitutto, io al supermercato non ci vado vestita così bene. Secondariamente, la festa non sta nei vestiti: ricordi Giufà?

Viss. comunque il problema non è quello. Il problema è che devi essere liebra di decidere se vuoi protare i sandali dorati e perlinati, i Birk o alternare i due, ma soprattutto devi essere libera di alternarli non iun funzione di una qualsivoglia ocacsione o funzione sociale ma esclusivamente in funzione tua, del tuo momento e del tuo entire. Se oggi è una giornata sandalino dorato, lo deve essere indipendentemente dal fatto che oggi tu debba uscire solo a fare la spesa piuttosto ché per andare a una serata di gala.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 15:46

26

Alice, non è possibile: io per vestirmi non mi affanno affatto, neanche mi prendo la briga di aprire la finestra per vedere che tempo fa, semplicemente indosso con piacere quello che ho voglia di indossare.
E comunque non regge neanche il ragionamento secondo il quale devo vestirmi come voglio io a prescindere dagli impegni della giornata.
Non siamo soli e per farti un esempio veramente scemo, posso dirti che non andrei mai ad una riunione scolastica con gli insegnanti di mia figlia, vestita come una congiletta di Play Boy.
Ripeto, non sopporto gli eccessi nè in un senso nè nell’altro.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 15:47

27

ehm….resta il dubbi, ma tu ti depili o no?

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 16:13

28

Mi depilo? A volte, quando ne ho voglia. Non sempre. Diciamo ogni tanto.

E comunque, vedi che quella che si fa condizionare dagli altri sei tu, non io? Se mi sento coniglietta di playboy perché non devo andarci a parlare con gli insegnanti? Se mi sento scaricatrice di cassette all’ortomercato, perché non devo essere libera di andarci a parlare con un cliente? Il problema sono i condizionamenti sociali che ci impongono determinate tenute. Ma questi condizionamenti li vogliamo subire (qui ovviamente sto facendo un discorso ampio, non legatos trettamente al’abbigliamento) o vogliamo modificarli in meglio?

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 16:48

29

Perchè chi ne fa le spese del mio colloquio con gli insegnanti vestita da coniglietta da Play Boy, non sono io ma mia figlia alla quale non voglio imporre le mie scelte.
E perchè dovrei mettere in imbarazzo un’amica il giorno del suo matrimonio vestendomi magari da palombara perchè quel giorno mi sento palombara?
Si chiama rispetto per gli altri, per la sensibilità altrui che passa anche dall’immagine che offriamo di noi agli altri.
I condizionamenti sociali ci impongono determinate tenute, è vero, ma ci impongono cose ben più gravi per combattare le quali, io sono dispostissima a scendere a qualche compromesso.
Preferisco di gran lunga agghindarmi come un albero di natale se questo serve a darmi una maggiore credeibilità di fronte ad un pubblico ostile.

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 16:58

30

«Preferisco di gran lunga agghindarmi come un albero di natale se questo serve a darmi una maggiore credibilità di fronte ad un pubblico ostile».

E qui sta tutto il punto. Il pubblico ostile dovremmo essere credibili davanti a un pubblico (ostile o meno) per quello che diciamo o facciamo, non perché indossiamo il tailleur d’ordinanza. Hai appena aperto una botola enorme, perché questo ragionamento ci porta dritte dritte nelle braccia della questione di genere più stretta: la tenuta della credibilità è quella che imita l’uomo. È un dato di fatto. Per essere credibile devi mascolinizzarti almeno nell’aspetto. Le stesse cose dette da te in jeans a vita bassa e maglietta attillata o in tailleur da combattimento non sono le stesse cose. Quindi, dobbiamo essere condiscendenti con questa ottica che ci impone dei ruoli e anche delle modalità restrittive per interpretare quei ruoli o dobbiamo cercare nuovi ruoli e nuove modalità, ovviamente da violare anch’esse? Le madri del femminismo, quelle che ci hanno messe in grado di essere quello che siamo oggi, hanno violato i ruoli, rifiutando quelli vecchi e cercando nuove modalità di affrontare i nuovi ruoli. Il nostro cedere alle aspettative non è forse un abdicare ai ruoli già tipizzati e quindi accettare lo status quo? Oppure dobbiamo imparare a nuotre tra le correnti, a piegare i vecchi ruoli alle nsotre esigenze? Per indole ma anche per ragionamento, la seconda opzione non mi attrae, sia perché per quanto mi riguarda è impraticabile sia perchè per sfruttare queste correnti è necessaria un’accettazione preventiva dei ruoli, che vanifica ogni possibilità di destrutturarli a posteriori.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 17:13

31

Io non ho alcun bisogno di rendermi credibile “mascolinizzandomi” ho bisogno che la gente “ascolti” le mie parole senza farsi distrarre dal mio aspetto e questo è il motivo per cui non ostento un abbigliamento fuori luogo.
Sei sicura che non risieda proprio nel tentativo estremo di nascondere la femminilità che questa ne esca infine mortificata?
E sei sicura che il non cedere mai alle aspettative altrui sia la strada più efficace per ottenere ciò che si vuole?
E gli altri, non mi hai ancora detto niente degli altri, sei convinta che in nome dei nostri saldi principi sia giusto ferire la sensibilità altrui?

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 5 aprile 2007 alle 17:31

32

Non sono sicura che vestirsi apposta in maniera “destrutturata” attiri l’attenzione su quello che viene detto. Anzi. Se io mi vestissi da Sposa di Dracula per andare a una riunione di lavoro in banca, perché quel giorno lì mi sento Sposa di Dracula, come minimo mi ritroverei ad esercitare la mia libertà di vestirmi come mi pare a casa, senza stipendio.
Non sono sicura che la libertà sia quella. Quella è la libertà di vivere da soli su una montagna e fregarcene degli altri, come dice giustamente Viscontessa. Una volta che accettiamo di fare parte della comunità umana, sta a noi tracciare una linea di confine fra l’accettabilità del nostro vestiario nel contesto, e le costrizioni che sentiamo ci vengono imposte. Ci sono cose nel nostro abbigliamento da donne oggettivamente punitive (tacchi molto alti, abiti stretti e scomodi, per alcune il perizoma), altre oggettivamente provocatorie, e queste possiamo rifiutare, se lo crediamo, senza per questo risultare fuori contesto.

De-enfatizzare la sessualità fino ad eliminarla è il principio del burqa, il principio che pretende di eliminare il desiderio dall’equazione dei rapporti umani. Mi sa un po’ di “non mi fido delle mie idee, quindi elimino ogni possibilità di equivoco”. Non è, nella pratica, molto diverso dallo sventolare tette e cosce in ogni occasione: è comunque un uso strumentale del proprio corpo, anche nella negazione.

(#) Quello che disse Isadora

giovedì 5 aprile 2007 alle 18:12

33

Cazzarola, ragazze, avete cominciato tutte pompose con il claim “girls on politics”, non passo per un paio di giorni ed ora vi trovo qui senza più il claim in testata (ma il rossetto è rimasto, eh, quello non ha da mancare) a tirarvi per i capelli sul tema dell’abbigliamento… che tristezza…

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 5 aprile 2007 alle 19:00

34

Isadora: tristezza, pourquoi? Capirei se ci stessimo accapigliando sulla lunghezza di moda quest’anno, ma mi pare che si stia discutendo di questioni ben più serie.

Mi pare che Sorelle d’Italia ti rattristi un po’ troppo. Che ti devo dire: forse non siamo fatte per stare insieme :)

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 5 aprile 2007 alle 20:06

35

Isa perchè sei partita con il piede sbagliato?
Come dice Giulia non stiamo parlando di moda, ma del significato sociale dell’abbigliamento femminile che poi, con i tempi che corrono, mi pare anche un argomento di estrema attualità

(#) Quello che disse Alice Twain

giovedì 5 aprile 2007 alle 21:05

36

Viss, il problema è il rapporto tra strategia e tattica. Tu hai un approccio tattico alla questione, se vogliamo un approccio riformista: mi vesto in maniera da apprarire affidabile per il ruolo che ricopro in questo momento per massimizzare il riscontro a breve termine. Io cerco di vedere la cosa in termini più strategici, trovo che strategicamente sia fallimentare l’approccio tattico perché non serve a destrutturare gli schemi, può essere un approccio fruttifero a breve termine, ma a lungo termine non fa altro che confermare clichet e pregiudizi. E a me il breve termine interessa poco.

Giulia, chi ha parlato di disenfatizzare la sessualità? Anzi, io credo profondamente nell’esaltaione della sessualità in tutti i suoi aspetti, ecredo che viviamo in una società profondamente repressa sul piano sessuale che avrebbe bisogno di molto, molta liberazione. Però non trovo sexy i tacchi alti, trovo sexy le textures e le superfici giuste. E nemmanco ho un approccio non visivo, tutt’altro, solo ché il mio approccio visivo è distaccato dalle convenzioni che regnano nell’erotismo. Peraltro, non trovo che il bourka (o il tapado spagnolo, o gli abiti monastici) disenfatizzi la sessualità. Al contrario trovo che sia piuttosto un sintomo di quanto la società pashtun sia intrisa di sesso, agendo per negazione anziché per affermazione. Una negazione così potente della sessualità femminile (e quindi della donna nella sua totalità) è necessaria solo allorquando (in maniera deviata, ça va sans dire), la sessualità femminile è questione centrale nella cultura. Non c’è necessità di negare così prepotentemente qualcosa che non sia di immane, titanica importanza.

(#) Quello che disse Maria Sung

venerdì 6 aprile 2007 alle 08:54

37

Viss, il fatto che esistano delle regole condivise non significa che siano giuste. Dal momento che molte di queste regole non mi stanno bene, penso che si debba provare a forzarle in qualche senso, non necessariamente a partire dai comportamenti, ma sicuramente a partire dai ragionamenti.
Torniamo all’esempio della ragazzina cicciona con la panza de fori: è vero, si attira le prese in giro, ma forse il problema non è la panza ma la presa in giro.
Peli? Mi depilo le ascelle regolarmente (con qualche caduta di stile negli inverni di singletudine), ma non mi scandalizzo se qualcuna non lo fa: avendo visto Riso Amaro, sono consapevole che quella Silvana Mangano col ciuffetto che sbuca dalla camicia arrotolata sia più bella e sensuale di tutte le levigate Pamela Anderson di oggi.
Non sono così ingenua da pensare che si possa sovvertire la società così, in un momento, ma nel mio piccolo studiare, capire certi meccanismi, contestarli e scardinarli, almeno nella mia mente e nei discorsi di tutti i giorni, diciamo che ci provo.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 6 aprile 2007 alle 09:27

38

Sui peli hai ragione, io mi depilo le ascelle scrupolosamente, ma una mia vecchia conoscenza diceva che quando voleva acchiappare si lasciava l’ascella incolta. Pare che, per certi uomini più sanguigni, il pelo di sopra richiami irresistibilmente il pelo di sotto.

La ragazzina con la panza, più che attirarsi le prese in giro, si adegua alle compagne per aderire a un canone di seduzione. Probabilmente i pantaloni a vita bassa la fanno stare anche scomoda (lo dico io, che appena mi gonfio un po’ il risvoltino della trippetta mi infastidisce da morire; figurarsi chi più che un risvolto ha una balza), ma li indossa lo stesso. Non (non credo proprio) per una questione di “la ciccia è mia e la esibisco quanto mi pare”, ma per una questione di imitazione. Siamo lontane, credo, dalla presa di coscienza.

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 12:03

39

Giulia, credo che tu abbia ragione. Come quasi sempre, lo ammetto. Però – permettimi di dirlo – mi dispiace, anche perché di te e di un altro paio di autrici qui ho una grande considerazione. Vi osservo perché speravo con tutta me stessa che questo progetto, seppur nato sotto pessime premesse (l’uomo pigmalione che sceglie titolo, dominio e template e poi si cerca le gallinelle che scrivano per lui che si autodefinisce anche Mr. Admin e fa anche pesci d’aprile dall’ironia così sottile da risultare praticamente invisibile – forse non è così, ma è così che appare “dall’esterno” e al giorno d’oggi l’apparenza è tutto [sic]) andasse a buon fine; invece le “girls on politics” discutono di abbigliamento, immagine, depilazione, sessualità, affari loro, tutte tematiche sicuramente interessanti, ma che nulla hanno a che fare con la politica – correggimi se sbaglio.

In the meanwhile abbiamo dei problemucci da nulla come quello, per esempio, delle risorse energetiche e dell’ambiente, problema che dovrebbe interessare, se non altri, tutte le donne che sono madri o intendono diventarlo. Pensavo io. Invece no, loro parlano della gioia di diventare madri, se poi i loro figli troveranno un pianeta sul quale non è possibile vivere, be’, cazzi loro; le signore, intanto, si sono realizzate con la maternità e in sala parto hanno sfoggiato un inguine liscio come il velluto e senza un singolo pelo superfluo. Idem per quanto riguarda il sistema sanitario, la previdenza, l’istruzione, la ricerca, la pressione fiscale, la disoccupazione, l’immigrazione, l’integrazione – solo per rimanere in Italia e limitarsi alle questioni più pressanti ed attuali in tema “politics”.

Giulia, leggi questa critica non come trollismo fine a sé stesso, ma come l’opinione di una lettrice che in teoria avrebbe tutti i presupposti per far parte del vostro target, ma proprio non riesce a riconoscervisi. Poi, per carità, la rete è grande, c’è spazio per tutti e per una lettrice persa ce ne sono trecento, come sostiene il vostro tenutario, che sono felicissime così e il mercato si adegua alle masse, no?

Se ti interessa continuare questa conversazione, possiamo farlo – molto volentieri! – per mail: non è mia intenzione iniziare o alimentare un flame in questa sede.

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 12:35

40

Perdonami, Isa: i problemi ambientali sono problemi globali e non di genere, nè tantomeno l’empowerment femminile potrebbe in alcuna misura influire in questo genere di problemi, che sono globali e non, ripeto, di genere. Il femmin-ambientalismo mi pare, ad essere sincera, oltremodo naif.

Trovo inoltre fantasticamente limitante e ghetizzante i tuo declinarlo in termini di maternità, una sorta di rimescolamento che butta nello stesso calderone elementi troppo eterogenei per combinarsi ma soprattutto che, con un’ottica vetero-chiesastica, coniuga il ruolo politco femminile alla “difesa della prole” (commento: “Zzzzzzzzzzzzzzzzz”). Magari però ho capito male io.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 6 aprile 2007 alle 13:11

41

Isa, se tu pensi che quello che scriviamo qui (di corpo, immagine, percezione delle donne da parte della società e via dicendo) non sia politico, abbiamo una visione diversa della politica.

Quando siamo nate (perché siamo nate: tutto questo non esisterebbe senza l’adesione e la collaborazione di chi ci scrive, sia chiaro), si è deciso programmaticamente di non fare di questo blog un posto dove “le donne parlano di politica”. Perché non volevamo chiuderci in un ghetto da cui agire senza la minaccia degli uomini.
Se voglio parlare di politica in generale, posso farlo dal mio blog, o da Macchianera: l’ho fatto, lo rifarei. Questo blog esiste per creare un post dove possiamo parlare anche di noi stesse e delle cose che ci riguardano. E non parliamo di depilazione – questo è ingiusto – in quanto tale, ma piuttosto della depilazione come forma di tortura e adeguamento. Fermarsi all’argomento rifiutando di contemplare come viene trattato e da che angolatura denota un modo superficiale e giudicante di vedere il nostro progetto.

La tua insistenza sul fatto che il blog sia stato messo insieme fisicamente da un uomo mi dice solo che stai ignorando un fatto semplicissimo: il blog non ci sarebbe se io non avessi detto “Sì, ‘namio” e non avessi radunato le signore. Potremmo postulare che ci sarebbe lo stesso, ma di fatto così è andata. Adesso siamo una comunità, contribuiamo in parti uguali all’andamento della cosa: non esiste un uomo-giudicante che ci dice cosa dobbiamo scrivere e come. Non credo abbiamo l’obbligo di considerare la presenza e il contributo di Domiziano come un handicap svalutante il nostro lavoro. Anzi, credo che sarebbe piuttosto sciocco.

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 13:40

42

Alice, non so dirti se hai capito male, non ho capito cosa non hai capito, comunque è la prima volta nella mia vita (e non è che io sia proprio un’adolescente, se non altro non dal punto di vista anagrafico) che ciò che scrivo viene etichettato come “vetero-chiesastico”. La mia voleva essere ironia, ma l’ironia è una delle figure retoriche più difficili da usare e visto che io sono uno scienziato e non una scrittrice, ho evidentemente toppato. Avevo in mente un post di Blimunda (altra autrice che leggo molto volentieri) sulla maternità che ha suscitato una lunga discussione, vecchia come il mondo, tra madri e non madri, quindi pensavo proprio a tutte queste madri che mettono al mondo i figli per sentirsi “vere donne”, ma se ne strasbattono i cosiddetti quando si tratta di costruire il mondo da lasciare ai loro pargoli. Io figli non ne ho e non so se ne avrò mai, però, se ne avessi, riterrei uno dei miei doveri (essere genitore sarà anche appagante, ma l’appagamento non affranca dalle responsabilità) fare sì che i miei figli trovino un mondo in cui possano vivere, una società in cui possano campare etc etc. Il fatto che mi preoccupi di queste tematiche pur non avendo figli è da ricondurre alla mia congenita incapacità di farmi i cazzi miei. Nobody is perfect, io men che meno.
Se la metti sui “problemi di genere” mi spiazzi: io vivo la mia vita senza pormi il problema di “genere”, né nel lavoro, né nel tempo libero, anche per questo sono fondamentalmente contraria alla ghettizzazione di “genere”, ma visto che qui il ghetto ormai l’avete fatto… return;

Giulia, allora ti chiedo scusa per il fraintendimento: mi ero lasciata sviare dal claim, scomparso dalla testata, ma non dal feed, “girls on politics”. Mi ritiro in buon ordine.

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 14:01

43

Allora, Se il tuo intneto era ironico, forse non era chiaro come era espresso ma almeno adesso è chiaro cosa tu intendessi.
Per quanto riguarda il genere, personalmente da un blog che titola

“Girls on politics” io mi aspetto innanzitutto se non esclusivamente tematiche di genere. Che poi il genere faccia “ghetto”, diciamo che quando leggo la parola “ghetto” associata alle questioni di genere ho delle lievi manifestazioni di fastidio: conati di vomito e dermatite.
Mi spiego, il femminismo non ha MAI voluto chiudersi in un ghetto, questa sciocchezza del ghetto è figlia di un ovvio antifemminismo venato di razzismo che da subito e permanentemente in seguito ha stigmatizzato e, sì, ghettizzato le militanti per il loro essere tali, per la loro militanza. È un trucco antico: se diffami abbastanza il nemico, dopo anche il nemico crederà a quello che dici.
Ma ripetere una bugia non la rende una verità. GoP, come lo intendo io, deve essere di genere perché quanmdo si parla di genere si parla del nostro corpo e della nostra essenza, quando si parla di genre si parla del nostro approccio al mondo che anche per quelle che come te si dicono “oltre” le questioni di genere sono di fatto legate al loro essere donne al loro doversi riconoscere come tali se vogliono essere parte del mondo. O a soccombre alla mancanza di una identità. Ma la presa di coscienza di sé è il primo atto politico necessario, indispensabile e imprescindibile per agire politicamente, senza il quale l’azione politica è fessa (cioè crepata e quindi non suona).

(#) Quello che disse viscontessa

venerdì 6 aprile 2007 alle 14:19

44

Voi non ci crederete ma io adoro questa donna.
Per la precisione adoro tutte le donne che in un modo o nell’altro individuano la grande forza e l’enorme debolezza dell’appartenere al mondo femminile perchè è proprio da questa consapevolezza che dobbiamo e possiamo trarre la nostra forza.
Ognuna poi porta avanti questa battaglia a modo suo ma è proprio da queste differenze che dovremmo creare un patrimonio dal quale attingere le nostre riflessioni.
Ecco, adesso sto indossando l’abito del moderatore anche se per carattere non sono poi così accondiscendente, ma rinuncio volentieri a parte della mia intransigenza per cercare di creare un luogo che unisca davvero e non divida.
Isa, te lo dico con tutto l’affetto che nutro nei tuoi confronti, smettila di fare la solita perfezionsista:-)

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 14:55

45

Viss, mia adorata, tu non fai testo, perché noi due questa discussione l’abbiamo già affrontata tante di quelle volte e su così tante piattaforme diverse, che ormai non abbiamo più nulla da dirci ;-) (lo so che odi le faccine – ma questa te la becchi lo stesso). P.S. Come sarebbe a dire: “voi non ci crederete”??

Alice, il mondo, la vita, il sapere, la filosofia, anche la politica, le malattie, le guerre, i gas serra e quant’altro non hanno sesso. Io la penso così e, siccome di vite ne ho una sola e non so neanche se sarà particolarmente lunga, cerco di viverla senza lasciarmi condizionare da chi pensa di dovermi/potermi porre dei limiti in virtù del genere a cui appartengo. Finora è andata bene. Io sono dell’opinione che i sistemi si possano cambiare e che il modo più efficace di farlo sia dal loro interno. Se ci chiamiamo fuori, se ci ghettizziamo (mi spiace che il termine non t’aggradi, ma è quello più aderente alla realtà) non cambieremo mai nulla. Non ho altro da dire.

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 15:01

46

Un’ottica di genere è tutt’altro che un chiamarsi fuori, anzi è un chiamarsi dentro. Un’ottica di genere non è ghettizzante se non nella misura in cui si viene ghettizzati: non ci si può ghettizzare da sé, si viene sempre ghettzzati dall’esterno. Il rifiuto della politica di genere, che è tipico delgi uomini perlatro, non cambia la tua situazione di donna, non cambia il fatto che tu debba comunque affrontare una discriminazione che nasce perché tu sei uan donna. E non puoi farci niente se non affrontando la discriminazione a partire da te stessa. Mi spaice, non vedo altra maniera. Appiunto, è un chiamarsi dentro. Ignorare il problema non fa altro che aggravarlo, mentre se vuoi essere trattata su un piano di parità devi necessariamente partire da te, chiamarti dentro, appunto, e da questa base di partenza proiettarti verso l’esterno. O non sarai ghettizzata, non sarai e basta.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 6 aprile 2007 alle 15:12

47

Isa: a questo punto non ci resta veramente che invitarti a unirti alla balotta.
Perché se pensi che qualcosa – veramente – manchi, forse è perché sei tu che puoi darcelo.
Questo posto è solo quello che ne facciamo.
Accetti?

(#) Quello che disse pm10

venerdì 6 aprile 2007 alle 15:23

48

vorrei ricordare a ISA che se anche lei non si fa questioni di genere, fino a che viviamo inuna societa popolata di persone abbiamo a che fare con le quesitoni di genere e che “il genere e’ negli occhi di chi guarda e ti giudica”

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 17:45

49

Alice, continui a spiazzarmi. Non so che rispondere.

Giulia, no, grazie. Io ho, tra gli innumerevoli brutti lati del mio carattere, anche la coerenza. Abbi pietà, io non è che sto qui a menartela da giorni che non mi piace “sorelle d’italia”, perché voglio farmi invitare a scriverci su. Non mi piace, nonostante ci scriviate tu, Blimunda, Viss e restodelmondo, le ragioni le ho dette e non sto a ripeterle, tra l’altro mi pare pure di essere l’unica a pensarla così, ergo non ho alcun interesse a scriverci. Dubito poi che i temi che mi stanno a cuore possano incontrare il favore delle vostre lettrici. Poi io vivo all’estero e sono figlia unica, quindi come sorella d’italia sono pure poco credibile ;-)

PM10, guarda, il problema è soprattutto mentale. Le donne, a forza di sentirsi dire che sono discriminate, si sono così immedesimate nel ruolo da discriminarsi da sole. Un chiaro caso di self-fulfilling profecy. La dimostrazione – ai miei occhi – di questo concetto la trovi anche qui. No, non ricomincio con le lamentele. Io sono donna e straniera in un paese in cui il ruolo delle donne è di stare a casa ad occuparsi della famiglia: la Germania (ex ovest); qui lavoro, qui ho fatto il dottorato in un istituto di ricerca in cui eravamo tre donne su trentatré dottorandi ed io ero l’unica ad averne anche l’aspetto fisico. Non venite a raccontarmi che non so cosa siano le questioni di “genere”. Potevo rannichiarmi in un angolino a lamentarmi di essere discriminata. Non l’ho fatto. Mi sono rimboccata le maniche, ho fatto orecchie da mercante e sono andata dritta per la mia strada. Ci sono stati alcuni che hanno tentato di mettermi i bastoni tra le ruote: hanno smesso molto in fretta. La discriminazione delle donne esiste, perché noi continuiamo a permetterla prendendola per un dato di fatto immutabile ed ineluttabile, perché accettiamo il recinto che ci viene messo intorno e non tentiamo nemmeno di scavalcarlo; tradotto in piccolo, anche perché, invece di discutere di politica con gli uomini, preferiamo scambiarci opinioni sulla depilazione tra di noi.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 6 aprile 2007 alle 17:59

50

Isa: mi dispiacciono due cose. Una è il disprezzo, l’altra è l’idea che ti sei fatta di come vengono fatte le cose qui.
Parlare di politica con gli uomini è esattamente quello che faccio, anche e soprattutto fuori da questo contesto. E non credo di essere l’unica. Semplicemente, ho una visione della politica che parte dai miei impedimenti mentali e arriva fino alla gestione della cosa pubblica.
Marta, comunque, vive all’estero come te.
Questo non la rende meno sorella o d’Italia.

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 18:03

51

Il problema è anche, di che cosa parti di politica con gli uomini se no hai una tua visione gender-specific della politica?

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 18:18

52

Giulia, per carità, nessun disprezzo. Il grazie era sincero, sincera era anche la motivazione per il “no”. Mi scuso per aver usato involontariamente un tono altezzoso. L’idea – sto cercando di comunicartelo già da qualche tempo – viene osservando il blog.

Alice, ma che ti hanno fatto, ’sti poveri uomini? Tu non hai opinioni semplicemente in quanto essere umano? Io mi definisco un essere umano con due cromosomi X, ma per pensare uso il cervello e non l’utero, almeno credo. Qualcuno è in grado di spiegarmi per quale motivo in quanto donna non posso avere (ed esprimere e discutere con questi terribili uomini) un’opinione sulla politica energetica del paese in cui vivo o sui trasporti o sugli esteri o sull’immigrazione o sulla legge elettorale o sui DICO etc etc o su qualsiasi altro argomento?

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 18:41

53

Degli uomini ho un’opinione ottima, credo che metà delle grandi menti del mondo siano state maschili. Anzi, più della metà, e qui casca l’asino. Non possiamo essere “solo persone” perché veniamo da millenni di discriminazione. Non solo discriminazione di genere, bada bene: millenni di discriminazione razziale, discriminazione religiosa e quant’altro hanno formato questo mondo. Per superare queste discriminazioni non basta svegliarsi una mattina e tagliarsi ogni genere di attributo (mentale, va da sé) non solo di genere e dirsi “persona e basta”. Gisutamente Sue diceva che vivi in un mondo in cui, anche se tu ti vedi persona con due cromosomi X¹ la maggior parte degli altri qui fuori ti vedrà comunque, nel bene e nel male, come una donna “e basta”. Ma non solo. Se tu stessa non parti dalla tua identità, dalla tua percezione di donna per trattare di queste discriminazioni di cui siamo vittima, prodotto, colpevoli e carnefici, non potrai confrontarti con il mondo (non solo con gli uoini ma nemmeno con le altre donne) su di essi, e continuerai ad esserne vittima, prodotto, colpevole e carnefice qualsaisi cosa tu faccia.

¹ Per inciso, sei al corrente che c’è almeno un 1% di uomini che ha cromosomi XX? E che c’è una percentuale minore ma comunque non irrilevante di donne che ha cromosomi XY?

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 19:24

54

Alice, io discuto volentieri finché rimaniamo entro limiti civili. Se vuoi cavillare su modificazione genetiche che si muovono nell’ordine di grandezza 1:10000 per gli uomini XX e 1:100.000 per le donne XY – Sindrome di Swyer – (e non 1%) chiudiamo qui, che tu ci fai una figura migliore ed io evito di perdere tempo.

Angela Merkel, di sicuro né un gran fisico (nel senso che ha un dottorato in fisica) né un gran politico, ha fatto dell’essere sottovalutata dai suoi colleghi-rivali uomini il proprio punto di forza, fino a diventare il primo cancelliere donna della Germania. Fatti, non chiacchiere.

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 19:30

55

E quindi tu fai della negazione del tuo genere, dlll’atrazione dal genre il tuo punto di forza? Che differenza può fare per le donne se una donna arriva “al potere” senza essere donna?

(#) Quello che disse Alice Twain

venerdì 6 aprile 2007 alle 19:33

56

Comunque, la questione ssenziale non sono le cifre. La questione che non sei donna perché sei nata con le tette e con i cromosomi XX. Puoi essere donan solo nel mmento e nella misura in cui operi una presa di coscienza del tuo genere. Altrimenti resti qualcosa di non definito.

(#) Quello che disse Maria Sung

venerdì 6 aprile 2007 alle 20:44

57

Isadora se tu vivi la tua vita senza porti il problema sono gli altri che lo fanno per te. Faccio un esempio terra terra, se sei brava a parcheggiare, per gli altri sei brava a parcheggiare per essere una donna.
Hai voglia a dire che sei prima una persona, ma per gli altri sei prima una donna. Far finta di niente è lasciare agli altri un potere su di te. Ottenendo il rispetto (i diritti) in quanto donna ottieni il rispetto (i diritti) come persona: perché è a partire da quello che vieni discriminata.
Prendere atto che le discriminazioni esistono non è vittimismo, ma il primo passo per combatterle. Quante donne che guadagnano meno dei colleghi uomini ci sono per ogni Angela Merkel?

(#) Quello che disse Isadora

venerdì 6 aprile 2007 alle 21:29

58

Maria, non fraintendiamo, io non ho detto che faccio finta di niente, ho scritto che mi rimbocco le maniche, c’è una bella differenza, secondo me. Per quanto riguarda il tuo esempio, io la mia fase ontologica l’ho superata da un paio di lustri, quindi per me la parola non è la cosa. Cosa cambia nell’economia della mia vita se un tizio qualsiasi afferma che faccio la tal cosa o la tal altra bene perché sono una donna? Nulla, appunto. L’importante è il fatto che io, quella cosa, la faccio bene. Forse anche meglio di lui.

Per quanto riguarda lo stipendio inferiore per le stesse mansioni, è un dato di fatto in molti paesi (non nel mio caso specifico, ma esistono statistiche che lo confermano), ma ti sei mai chiesta per quale motivo sia così? Io sospetto che tra le cause ci siano anche queste: le donne accettano questa cosa come una nemesi ineluttabile, si vendono peggio dei loro colleghi uomini e non hanno il coraggio di contrattare. Non sono l’unica a sostenerlo. In Francia le donne hanno raggiunto parecchi obiettivi in campo di parità dei diritti nel mondo del lavoro e anche la disparità di trattamento salariale è inferiore, perché non cerchiamo di prendere esempio da loro?
Quand’è che cominceremo ad andare oltre alla presa d’atto dell’esistenza delle discriminazioni?

(#) Quello che disse Maria Sung

venerdì 6 aprile 2007 alle 21:57

59

Sì, ma non ci si può salvare da sole.
Le battute sulla guida non cambiano l’economia della tua vita, ma magari nel frattempo la tua vicina di casa viene scoraggiata dal prendere la patente, o la lontana di casa non può nemmeno guidare, nel suo paese.

In ogni caso, cosa ti fa pensare che avere uno spazio di genere nel quale riflettere e raccontarsi impedisca di andare oltre?

(#) Quello che disse viscontessa

sabato 7 aprile 2007 alle 03:36

60

Ma perchè la prova della propria emancipazine femminile deve sempre passare dalla propria capacità di parlare di politica?

(#) Quello che disse Isadora

sabato 7 aprile 2007 alle 08:39

61

viss, che *** dici? Qui nessuno vuole prove, solo che essere donna “emancipata”, per me, significa partecipare attivamente alla società alla quale si appartiene. Finché state lì ad ammirarvi la curva delle sopracciglia ed aspettate il principe azzurro affronti per voi le discussioni di politica per poi dirvi come votare e magari – se ha tempo – veda di migliorare anche la vostra condizione salariale, di emancipazione non se ne parla.

Maria Sung, lo spazio di genere va benissimo, anche se a me le cose “miste”, sinceramente, piacciono di più. Infatti mi è successo di scrivere anche sul blog di Grazia (così come anche Giulia, Viss, Blimunda, restodelmondo…) ed ero ben contenta che venisse fuori uno “spazio di genere” che volesse occuparsi – finalmente! – di politica. Ero. A me già vien l’orticaria quando, come ora, devo inserire la parola “lipstick” per far passare un commento…

(#) Quello che disse Maria Sung

sabato 7 aprile 2007 alle 09:04

62

A me sul blog di Grazia viene l’orticaria a vedere che esiste un archivio per gli articoli di Silvia Toffanin. Però ci sono comunque spunti e autrici molto interessanti.

(#) Quello che disse Giulia

sabato 7 aprile 2007 alle 09:29

63

Non dobbiamo dimenticarci che Grazia è un giornale, un giornale di Mondadori, che Mondadori è sotto il controllo della famiglia Berlusconi, e Silvia Toffanin sappiamo con chi sta.

Isa, ci sono diverse cose che mi offendono nel tuo commento, in primis quel “rimirarsi l’arco delle sopracciglia” che, ripeto, qui non viene fatto, e casomai se ne parla solo per dirsi “e mo’ basta”. In secondo luogo, il tuo atteggiamento “blame the victim”: così le donne guadagnano meno perché non sanno contrattare? Non è per caso che in Italia la legge sul lavoro viene usata in modo strumentale per tenerci fuori dal mercato; che ci domandano mille volte se intendiamo fare figli, come e quando; che dobbiamo caricarci la cura esclusiva di casa, figli e anziani, perché nella nostra cultura la donna quello fa; che qualcuno, in Parlamento, si è permesso di urlare “le signore non ci devono scassare la minchia!”?
In tutto questo, io personalmente vado, faccio e lavoro senza preoccuparmi del mio genere: è il mio genere che mi assale di continuo, dal momento in cui il direttore di rete mi saluta in corridoio chiamandomi “Topas!” e fa battute a sfondo sessuale, a quando, per tenermi a cuccia, mi si dà della donnetta e mi si chiede se ho le mie cose, che sono così acida, fino al giorno in cui un cretino per strada decide di darmi una pacca sul culo.

Ecco perchè mi girano i maroni e ho raccolto l’idea di mettere su questo posto. Non certo per rimirarmi l’arco delle sopracciglia.

(#) Quello che disse viscontessa

sabato 7 aprile 2007 alle 09:48

64

Isa cosa significa partecipare “attivamente”? Parlare di politica in un blog la si può definire una partecipazione “attiva” in politica?
E quanti sono coloro, uomini e donne, che partecipano “attivamente” alla vita politica? Si può dedurne che tutti coloro che non partecipano attivamente alla vita politica non meritino rispetto né tutela da parte delle istituzioni?
Si può sostenere che la Santanchè o la Mussolini, donne in un mondo di uomini che partecipano attivamente alla vita politica del nostro paese tirando a dritto per la loro strada senza farsi influenzare dal sessismo che le circonda, siano meritevoli di stima?
E si può parimenti sostenere che degli uomini, in quanto tali, non ci si può e non ci si deve fidare?
Fornire alle donne uno strumento come un blog nel quale della femminilità si da un’immagine a tutto tondo è davvero così inutile?
Indossare una abito che strida con il contesto in cui ci troviamo, non approfittare di un’opportunità solo perchè ce l’ha fornita un uomo, combattere una società impostata secondo le esigenze maschili mostrando provocatoriamente la propria cellulite o lavorare il doppio di un uomo per ottenerne il medesimo rispetto, sono atteggiamenti che certificano una maggiore emancipazione delle donne che li assumo?
Cercare di individuare dove e perchè nella vita di tutti i giorni la teorica parità tra uomini e donne sia ancora così lontana, mettere gli uomini di fronte alle loro responsabilità, non lasciarsi influenzare dalla loro mentalità senza tuttavia rinunciare al gioco della seduzione che fa parte integrante della nostra natura di esseri viventi, è forse così dannatamente deplorevole?

(#) Quello che disse Isadora

sabato 7 aprile 2007 alle 10:06

65

Giulia, involontariamente sei arrivata al nocciolo della situazione: di fronte ad una critica al progetto, il project manager ha tre possibilità, ovvero: 1. argomentare sul perché secondo lui la critica non è opportuna, 2. addossare la colpa a qualcosa o qualcunaltro, 3. chiedersi il motivo di quella critica e prenderne spunto per riesaminare l’aspetto criticato per vedere se ci sia qualcosa di fondato. Secondo te, qual è il project manager che porterà a termine il progetto con soddisfazione del suo cliente? Io chiudo qui, la prossima consulenza la facciamo a pagamento.

Viss, vada per l’immagine a tutto tondo. Rimane il fatto che io non mi ci riconosco. Mi sa che siamo in una strada senza uscita.

(#) Quello che disse Giulia

sabato 7 aprile 2007 alle 10:08

66

Riesaminando l’aspetto criticato, trovo la critica infondata e pretestuosa.
Ma tu non sei un cliente e nemmeno il mio capo :)

(#) Quello che disse pm10

sabato 7 aprile 2007 alle 13:04

67

isa dixit: “Potevo rannichiarmi in un angolino a lamentarmi di essere discriminata. Non l’ho fatto. Mi sono rimboccata le maniche, ho fatto orecchie da mercante e sono andata dritta per la mia strada.”

possiamo per cortesia andare oltre?
oltre il fatto che tu piombi qui a dire che siamo delle decelebrate che parlano solo di depilazione?
del fatto che parti dal presupposto che ci sappiamo solo piangere addosso?
o dobbiamo fare la famosa gara a chi ce l’ha piu’ lungo e scambiarci i rispettivi cv per dimostrarci reciprocamente quando siamo fighe e quanto ci siamo rimboccate le maniche nella nostra vita e quanto pelo sullo stomaco ci siamo fatte fregandocene del mondo e provando ad andare per la nostra strada?

la realta’ che e’ che la prima discriminazione sulle donne la fanno le donne stesse
alcune dicono “ne me frego” ma la realta’ e’ che siamo bravissime a getttarci fango addosso reciprocamente e perdere cosi un sacco di energia utile per fare altro e non iniziare a fare la solita “gara a chi ce l’ha piu’ lungo” per dimostrare quanto siamo state brave a fottercene del mondo e iniziare a farci strada a gomitate.

credete che si possa fare?

(#) Quello che disse viscontessa

sabato 7 aprile 2007 alle 15:55

68

Isa mi trovo assolutamente d’accordo con PM10.
Sentivo di dovertelo dire.

(#) Quello che disse Tereza e Tomas

venerdì 27 aprile 2007 alle 11:44

69

Viva la cellulite

(#) Quello che disse Artemisia

sabato 19 maggio 2007 alle 18:44

70

GE-NIA-LE!!!!
E per andare più sul prosaico, cito Freddy Mercury: “FAT BOTTOMED GIRLS, YOU MAKE THE ROCKIN’ WORLD GO ROUND”.

E bellissimo è lo slogan (di cui allego il link: http://www.woodka.com/wp-content/stuff/fridgedoor_1872_28271700.gif)che dice: One day big butts will be in style!

W I CULI CHE FANNO PROVINCIA!

(#) Quello che disse Federica

sabato 16 giugno 2007 alle 14:46

71

CHE BELLO CHE BELLO CHE BELLO!!! Non ho il tempo di leggere tutti i commenti a questo post ma è stupenda tanta partecipazione. Ci stiamo prendendo una rivincita d’amore per noi stesse. Tempo fa un mio moroso mi ha fotografata in piedi in mezzo ad un bosco con gli slip e il braccio che velava il seno, proprio nella posa della Venere del Botticelli, ma a lui non andava bene: “devi dimagrire”. Ora, io non sono grassa e non lo sono mai stata,solo un pò di sovrappeso, però non ho la forma da pin-up:niente vitino da vespa nè gambe chilometriche e pancetta e culo in evidenza, oltre che statura standard.Con gli anni non ne ho più voluto sapere di uomini che mi fanno le paranoie. Io mi piaccio e mi amo così come sono, non ho alcun pudore a mettermi il bikini più striminzito e non seguo e non seguirò alcuna dieta perchè il cibo per me è anche un piacere. Chi mi ama mi segua, chi non mi ama chissene…!
W LE MORBIDE!

(#) Quello che disse caravaggio

mercoledì 22 agosto 2007 alle 22:38

72

e la venere callipigia? goya ecc…. le donne certo non hanno capito un granchè di cosa è il femminismo, hanno confuso con femminile(si fà x dire) tutte copia ed incolla della barbie! ceryo che anche gli uomini sono sull’abbastanza scemo! ciao

(#) Quello che disse Giubizza

giovedì 20 marzo 2008 alle 18:40

73

Con la ciccia o senza fate comunque schifo lo stesso!

(#) Quello che disse cinzia

lunedì 11 agosto 2008 alle 23:21

74

Veroooo! Che vadano tutte a sfilare ad Halloween sti spaventapasseri scheletriti gonfiate davanti col silicone! La donna da che mondo è mondo è sempre stata fianchi abbondanti pancetta cosciotte e cellulite e che cavolo, la natura è questa e chi la stravolge paga!

(#) Quello che disse cinzia

lunedì 11 agosto 2008 alle 23:23

75

Non dimentichiamo le belle donne piene di Renoir un grande, quelle si che erano modelle!

(#) Quello che disse Alex

martedì 27 luglio 2010 alle 13:11

76

Peccato che Freddy Mercury fosse gay…

(#) Quello che disse Alex

martedì 27 luglio 2010 alle 13:12

77

A me i culoni non piacciono, teneveli pure.
Tra una anoressica a una donna di Renoir, preferisco una donna normale.
Cioè senza cellulite e col corpo armonioso.
Altezza a piacere.

Arrivederci

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Dietro ad ogni grande blog c'è una grande donna.