Mammina cara
Chi si affanna a dipingere il santino della "famiglia tradizionale" finge di ignorare quanto la famiglia possa essere fonte di disagio, insicurezza, malesseri. La maggioranza dei genitori non riconosce i figli come persone separate da sé: li considera proiezioni, gemmazioni del loro essere, su cui riversare esigenze, aspettative, frustrazioni e terrori. E mai come quando i figli sono deboli la crudeltà genitoriale ha la possibilità di dispiegarsi.
Questa crudeltà la racconta quotidianamente, con piccole vignette surreali e malinconiche, questo blog. Roberta fa la logopedista, ma è una scrittrice, o forse è una logopedista che fa la scrittrice, le due attività sfumano una dentro l’altra. L’infinita capacità di empatia necessaria per aiutare un bambino che non riesce a leggere è un carburante formidabile per la scrittura. E dalle sue parole emerge un quadro meno che esaltante della maternità: madri preoccupate solo delle difficoltà di piazzare le figlie sul mercato matrimoniale, madri che si affannano a far capire che non sono loro ad aver sbagliato, è quello lì che non capisce niente, madri incapaci di schermare i figli dalla follia delle maestre. Madri, sempre, e quasi mai padri: assenti dal quadro, non si capisce se per disinteresse, eccessivi impegni lavorativi o vergogna di avere messo al mondo figli "idioti". E poi ci sono loro, i bambini: affaticati, commoventi, desiderosi di migliorare, di imparare, di riuscire a domare le lettere ballerine, ma demotivati da genitrici urlanti e maestre saccenti, incapaci di mettersi nei loro panni.
La famiglia tradizionale: una roba che Faye Dunaway con le grucce di ferro sembrava Maria Montessori, al confronto.
La mia mamma è un’insegnante elementare. I suoi racconti riguardo le mamme dei suoi alunni sono agghiaccianti. E non mi riferisco a violenze. Una volta mi ha chiesto di raggiungerla nella sua classe e in quella della sua collega per fare delle foto ai bambini, servivano per un progetto scolastico. Ho ancora le foto su un cd. Ogni volta che mi racconta qualcosa di agghiacciante su una mamma, riguardo il viso del bambino che ho conosciuto quel giorno, e penso ai segni che vi resteranno quando quel viso sarà quello di una persona adulta. E’ davvero un brutt’affare.
L’altra sera, per una serie di eventi incredibili, sono finita a cenare al tavolo di quello che penso sia uno degli uomini più geniali del mondo. Geniale umanamente, ma anche nel senso più accademico del termine - è uno scienziato che ha inventato dei concetti bellissimi, uno dei massimi esperti mondiali in un paio di campi. E, mentre parlavamo di mancini e gay, minoranze perseguitate, origini genetiche e vantaggi inaspettati, ho scoperto che da tutta la vita soffre di una lieve e peculiare forma di dislessia.
Tornare a casa e leggere questo post mi ha messo una rabbia senza pari.
I miei omaggi a Roberta.
Fisico?
La famiglia tradizionale andrebbe smontata pezzo per pezzo, e ripensata dalle fondamenta. C’è stato un periodo in cui provavo rabbia nei confronti di alcuni genitori, e non solo per le cose macroscopiche, il fastidio maggiore era quando non riconoscevano i talenti dei propri figli. La famiglia tradizionale è un sistema troppo chiuso e soffocante, si pensa che i genitori siano depositari di un sapere superiore nonché gli unici in grado di sapere quello che è meglio per i propri figli. Solo che non è sempre così. Molti hanno bisogno di aiuto, solo che non è consuetudine chiederlo.
Maria, c’è anche il problema contrario, quello delle aspettative che si generano se il tuo talento viene (troppo) riconosciuto. Roba che ti porti dietro tutta la vita.
Quando ho preso il primo ventotto, mi sono sentita chiedere come mai non sapessi più studiare.
Quando ho bruciato la prima frittata, ho pianto disperata per la mia imbranataggine. E credo che ci sia molto più di un nesso, fra le due cose.
La mia migliore amica, che si chiama pure lei Roberta, è maestra elementare a Genova. Maestra per vocazione, non per ripiego; magistrali e laurea. E mi racconta sulle famiglie cose altrettanto agghiaccianti, anche se non riguardano bimbi “problematici”. Quando riusciremo ad ammettere che la famiglia è responsabile di una buona parte, se non la maggioranza, delle nostre nevrosi adulte? Chi difende a spada tratta la “famiglia tradizionale”, sa cosa sta difendendo? Ha idea per quale istutizione stia lottando?
@Francesca: è vero, in entrambi i casi manca da parte dei genitori un ascolto dei propri figli.
Domiziano: Computer scientist.
Troppo buona, amica mia, ma grazie. Baci dall`Inghilterra. r










2008