Sorelle d’Italia

Inaccettabile

Libera Chiesa in libero Stato, una roba che sembrava pacifica e assodata, non vale più. Allora via, tutti contro tutti, non più solo attacchi unilaterali.

Comincio io: è inaccettabile che esista ancora un’istituzione che non accetti la parità di diritti tra uomo e donna. Se io mi presento in seminario per una mia legittima aspirazione (vocazione) a diventare parroco (parroca? Parrochessa?) e vengo allontanata in quanto donna, non ho appena subito una discriminazione su base sessuale? Posso fare qualcosa? Ricorso al TAR? Vado ai sindacati?

29 Marzo 2007
08:28, Giovedì
Maria Sung
Filed under : Politica, Società
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9 commenti

(#) Quello che disse adriana

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 11:33

1

mal comune mezzo gaudio? io non ci credo.
da http://www.internazionale.it
————————
Le celebrazioni della settimana santa sono alle porte e in Spagna è già polemica. Una confraternita di Cordoba ha proibito a due donne di partecipare alla processione della via Crucis come costaleras, le persone incaricate di portare sulle spalle le rappresentazioni della passione di Cristo. Il motivo? “Evitare che uomini e donne dividano lo stesso spazio, rischiando di assumere atteggiamenti e posture poco convenienti”, spiega El Pais.

Il vescovo di Cordoba ha assecondato la decisione della confraternita: “Non è opportuno che durante le processioni si creino situazioni ambigue”. Elisa Márquez e María Jesús Castón, così si chiamano le due donne, avevano lavorato duro per organizzare la processione. Per questo la risoluzione ha provocato la reazione indignata delle loro amiche: “Sono state costaleras per sei anni consecutivi, dimostrando sempre un impegno e una forza di volontà encomiabili”.

Come sottolinea El Mundo, neanche il governo ha apprezzato la decisione della confraternita: “La ministra per le pari opportunità, Maribel Montaño, ha dichiarato che escludere le due donne dalla processione è una discriminazione di genere e non rispetta la legge sull’uguaglianza approvata dal parlamento spagnolo una settimana fa”.

E, commentando le parole del vescovo di Cordoba, Montaño ha aggiunto: “Non è il caso di pensare a questioni che non passano per la mente di nessun cittadino o cittadina. Queste persone vogliono esercitare i loro diritti senza essere discriminate”.-Camilla Desideri

(#) Quello che disse Michela

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 13:08

2

Per quanto condivida la critica al maschilismo ecclesiastico, è infondato pensare che sia possibile intentare causa per discriminazione. Diventare sacerdoti non è un diritto.

(#) Quello che disse Giulia

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 13:49

3

Più che altro, diventare sacerdoti non credo sia un impiego. Non è che fai il colloquio e poi ti scartano perché sei donna in favore di un altro. E’ una carriera religiosa.
I protestanti questo problema non ce l’hanno: sono equal opportunities anche nel ministero del culto, e la Moderatora della Tavola Valdese è una donna, Maria Bonafede.

(#) Quello che disse adriana

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 14:20

4

ammesso di volerla vedere come una carriera sui generis, è un altro caso di soffitto di vetro, no?

(#) Quello che disse Disorder

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 14:29

5

Sono d’accordo con Michela. Al di là dello scopo provocatorio del post, che capisco, la risposta è appunto rivolgersi ad un’altra chiesa che ammette pastori donna.
Il problema della Chiesa Cattolica in Italia è proprio il suo essere “istituzione”, non nel senso di associazione con un’autorità morale più forte della media, ma proprio “istituzione dello Stato”. Lo vedi? viene anche a me naturale di usare il maiuscolo.

(#) Quello che disse Michela

Giovedì 29 Marzo 2007 alle 20:34

6

l’accesso al sacerdozio è talmente arbitrario che non è automaticamente consentito nemmeno ai maschi. Chi decide se la tua vocazione è autentica sono i superiori del seminario e, in ultima istanza, l’Ordinario, cioè il vescovo che ti impone le mani. Fino all’ultimo giorno ti può essere detto che la chiesa non ti ritiene un candidato idoneo. Se vi dicessi quali possono essere i motivi di esclusione, temo che non mi credereste.

(#) Quello che disse Maria Sung

Venerdì 30 Marzo 2007 alle 08:35

7

Non era un discorso sui criteri di idoneità per l’accesso al sacerdozio, ma sull’ingerenza: figurarsi se posso aver qualcosa a che spartire con l’obbligo del celibato.

(#) Quello che disse restodelmondo

Domenica 1 Aprile 2007 alle 02:21

8

Posto che sulle ingerenze siamo tutte d’accordo (anche se sulle reazioni alle ingerenze suddette non saprei), apro una parentesi “tecnica”.

Per diventare pastore valdese si devono fare esami, laurearsi in teologia (e già qui non è banale), fare pratica (stare un anno a fare il candidato pastore sotto la guida di un altro: che vuol dire dividerne tutti gli oneri), tenere un culto di prova davanti a una commissione di esame. E poi, trovare una comunità che ti “assuma” come pastore, con voto dell’assemblea dei fedeli. In tutto questo, si deve continuare a tenere viva la propria vocazione - anche quando ti chiamano alle cinque di notte per andare in ospedale, o a mediare in una famiglia problematica.

Non so se sia un diritto, avere il dono di sapercela fare…

(Essendo protestante, non credo sia possibile farcela solo desiderandolo. Ma questo è un altro paio di maniche.)

Michela: il diritto canonico mi affascina. Se non ti secca troppo, racconta.

(#) Quello che disse Typesetter

Martedì 3 Aprile 2007 alle 20:38

9

Vero, non è un diritto sapercela fare. Però almeno è un diritto desiderarlo e provarci. In un certo senso è un po’ come fare il medico: devi prenere la laurea in medicina, fare anni di pratica, esami e trovare un ospedale che ti assuma. Magari non ce la fai, magari a metà scopri che non è così importante per te fare il medico, magari a metà ti muore il biscugino e devi prendere il suo posto nell’azienda di famiglia. Però hai il diritto di provarci, anche se non ci riesci perché non ne sei capace.

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