Il nervo scoperto della maternità
Circa un mese fa scrissi uno dei tanti post sul fenomeno childfree in Italia. Perdonate l’autoreferenzialità ma, come dice Wiki, era una citazione necessaria.
Lo scrissi perché ricevetti (non so cosa mi è preso con ’sto passato remoto oggi, ma ormai ho iniziato e vado avanti). Comunque, dicevo, ricetti il commento di una madre di sette figli che, molto pacatamente, esponeva le sue ragioni ma senza salmodiare sulle gioie della maternità; così, semplicemente, raccontava quanto fosse bello avere una famiglia numerosa.
Apriti cielo.
Quel post, a distanza appunto di un mese, continua a ricevere commenti tutti i giorni; ormai io non intervengo neppure più, le due fazioni figliati/non figliati se la cantano e se la suonano bellamente, tra "i figli sono la felicità" "se non fate figli chi vi pagherà la pensione?" e "non voglio sentirmi obbligata a riprodurmi".
Ora, tutto questo mi ha fatto riflettere sul caso-maternità. Perché è quello secondo me il vero nervo scoperto delle donne oggi.
Chi fa i figli, a parte qualche lodevole o particolarmente fortunata eccezione, si trova a dover combattere quotidianamente sul lavoro, nella vita, nel rapporto di coppia (compagni che adorano quel tenero cucciolo e lo hanno voluto con tutte le loro forze, ma poi, cara, devo lavorare, ti spariscono dalle 8 del mattino alle 8 di sera), con loro stesse, visto che vivono in un mondo che non tollera la pancetta rilassata, il seno da allattamento, l’occhiaia da panda di mille notti insonni.
Chi non li fa, e intendo per scelta in genere preferirebbe non averne intorno. Punto. E non sopporta l’amica ex brillante, dai mille interessi, trasformata in una mater dolorosa noiosa e imparlabile che ripete continuamente le stesse giaculatorie sul figlio e non trova 5 minuti nemmeno per parlare al telefono senza gridare minacce terrificanti all’adorabile fantolino che urla a pieni polmoni in cucina.
Due mondi sempre più lontani, sempre più inconciliabili, l’ennesima frattura fra donne che si pongono una contro l’altra. Perché, e mi spiace dirlo, è proprio dalle madri giovani che ti arrivano le stilettate, i giudizi gratuiti e tranchant, la condanna morale se, con tutta tranquilità, dichiari di non volere bambini. Nell’immaginario collettivo dovrebbero essere suocere e zie a preoccuparsi del tuo utero: e invece no, quelle se ne fregano grazie a dio, probabilmente terrorizzate da un ruolo di nonna a tempo pieno, mentre le ragazze, le trentenni, ti fulminano con frasi tipo "una donna senza figli è una donna incompleta".
Ma perché? Come riusciamo a farci la guerra anche sulle scelte personali, anche sulle nostre ovaie, anche su quello che facciamo in camera da letto?
Non sarà che c’è dietro una frustrazione, una fatica nel sopportare questo ruolo così delicato in una società difficile come la nostra, che deve essere scaricata in qualche modo contro le altre, quelle ancora "libere", quelle che fanno una scelta diversa, che evidentemente dà ancora fastidio?
Alla fine, secondo me il grande nodo irrisolto è recuperare le madri come persone, come donne: sul lavoro, ma anche offrendo loro servizi per ritagliarsi qualche spazio di libertà. E imparare ad accettare le scelte di vita diverse dalle nostre, per evitare che la dicotomia figli/non figli diventi l’ennesimo motivo di scontro tra di noi.
*applauso*
No Blimunda, nessuna invidia per coloro le quali fanno una scelta diversa. Ho molte amiche che hanno scelto di non avere figli, anzi ti dirò che le mie amiche più care non ne hanno e se il divario sui trenta’anni era più ampio, piano piano, crescendo o invecchiando, questo divario è andato diminuendo perché i figli, come il lavoro, li affronti con aggressività in quell’età tipica della giovinezza che ormai per forza di cose si è spostata verso i trenta.
Per la mia esperienza posso dirti che con il tempo si tende a trovare un equilibrio nel quale si riesce a trovare un po’ di posto per tutto e i figli come la carriera o qualsiasi altra scelta operata nella vita, non rappresentano più una discriminante, ma solo uno dei tanti aspetti della propria esistenza facilmente accantonabili in circostanze non favorevoli.
Io non sopporto le mamme unte dal Signore, ma neanche le donne in carriera, le giovani ad ogni costo o le perenni famme fatale. Le persone intelligenti, con fatica, ma sanno trovare un proprio equilibrio, le altre restano perennemente incastrate nel loro personaggio, nei loro sogni, nelle loro speranze o ambizioni diventando con il tempo un po’ patetiche e di solito piuttosto infelici o frustrate.
L’unica cosa che mi mette davvero tristezza è la sensazione che questa possibilità concessa alle donne di esserci, di lavorare, di fare carriera, di programmare la propria esistenza, tante volte vada a discapito, anche inconsapevolmente, della voglia di avere dei figli.
E sono tantissime le donne che decidono di avere il primo figlio a quarant’anni con tutte le conseguenze che questo significa perché le primipare quarantenni di solito perdono completamente la testa di fronte a quello che per loro non è solo un figlio, ma rappresenta la vera e unica sublimazione della loro esistenza.
Bambini cresciuti con le ansie da nonna, con l’educazione da Consiglio di Amministrazioni e con le aspettative da Presidente della Repubblica.
Io al momento penso che non avrò bambini. Non ne faccio tanto una questione politica. Il lavoro e la carriera (che poi, quale? dove? quando?) mi interessano relativamente. E’ che penso di non essere tagliata io, per motivi strettamente personali. Personali, ripeto: eppure è vero quanto scrivi sullo scontro, o meglio sull’attacco da parte delle giovani mamme. Io non ho mai aggredito le amiche che hanno avuto dei bambini con l’ostentazione di una scelta diversa. Ma le amiche-mamme, di solito, quando mi capita di esporre il mio non desiderio di maternità, mi attaccano eccome. Sguardi di disapprovazione, giudizi come pietre tombali: “guarda che almeno un bambino bisogna farlo” o ancora, novelle cassandre, “guarda che un giorno te ne pentirai”. Non me ne capacito: o ho amiche profondamente astiose e stupide, oppure un tarlo, da qualche parte, c’è.
Personalmente, un figlio sto cercando di averlo. Un po’ di paura ce l’ho, e credo sia fisiologico. Paura di non riuscirci, anche. Ma non mi permetterei mai di giudicare, e men che meno di giudicare incomplete o egoiste le donne che un figlio non lo vogliono vedere manco dipinto. Perché una donna non è un dolceforno,e ha tutto il diritto di scegliere (si spera in accordo con marito-compagno-fidanzato-amante-chicchessia) di non avere un bambino. Se poi ci ripenserà quando i raggiunti limiti di età potrebbero essere un ostacolo insormontabile, il problema sarà suo e suo soltanto. Forse sono fortunata, ma con le mie amiche (madri e non) non facciamo discorsi del genere: siamo felici per chi vuole un figlio e ci prova, e altrettando per chi serenamente dichiara di non volerne.
ho iniziato l’altro ieri “una madre lo sa” di concita de gregorio e l’ho anche quasi finito: divorato. non mi piace come è scritto ma trovo necessario e confortante quello che dice. storie di maternità varie e diverse, dalle quali si evince che la maternità, per quanto scelta e desiderata, è quasi sempre un peso. un peso che molte di noi portano volentieri, col sorriso sulle labbra o nascondendo le lacrime nel cuscino, mentre altre lo rifiutano del tutto legittimamente, perché poi ci sono anche quelle – e non sono poche – che ne rimangono schiacciate. il mito dell’istinto materno sempre e comunque è un mito imposto e falso, l’appoggio dei familiari e degli amici di solito manca, sia che tu abbia figli sia che tu non ne abbia. di solito le donne sono sole davanti alla loro scelta, qualunque essa sia. e allora, almeno fra di noi, sarebbe bello smettere di azzannarci per questo.
(nota personale: madre felice di due figlie desiderate allo spasimo – tanto da affrontare in tutto 6 gravidanze, per averle – posso testimoniarlo: la maternità è un peso pesante, e tu sei sola. per fortuna c’è l’altra faccia della medaglia)
Infatti, quello che mi spaventa di più è proprio l’idea di essere sola,comunque. E il fatto di desiderare un figlio, ma di non saper spiegare perché, mi lascia perplessa. Solo che oggi, a 17 giorni esatti di ritardo, continuo a guardarmi la pancia con una speranza timida mista a terrore puro, e non ho ancora fatto il test per coccolarmi questo limbo, questo senso di incertezza così morbida e confrotante…
17 giorni? orpo, auguri!
però potrebbe anche essere un po’ di “fatica” avendo appena smesso la pillola… vivo un po’ sospesa, in questi giorni
Fra, se hai appena smesso la pillola, le possibilità di restare incinta si alzano di parecchio. Dita incrociate!
oh, mi raccomando, incrociate tutto per qualche ora, ché oggi fooooorse compero il test
Viss: hai ragione sulle “primipare attempate”, come le chiamano. Ed è vero, sbaglio a fare di tutte l’erbe un fascio. Ci sono anche madri risolte e serene e non-madri colme di rigurgiti tardoadolescenziali (e mi ci vedo molto bene lì dentro). Non giudicare le scelte altrui è questione di maturità: è altrettanto vero, però, che la materia figli è uno dei terreni di scontro tra donne più roventi, come dice anche spikette.
Adriana: esattamente quello volevo dire: siamo sole davanti a una scelta enorme, smettiamo almeno di azzannarci fra di noi.
Francesca: beh a questo punto facci sapere
Blimunda, se non giudicassimo le scelte altrui la vita (soprattutto quella delle donne) sarebbe una noia:-)
Bisogna giudicare e parlare e spettegolare ma personalmente mi rifiuto di scontrarmi su un terreno così delicato che dovrebbe trovarci tutte unite (a prescindere dalla scelta operata) invece che così divise.
Francesca, adesso siamo tutte in “dolce” attesa con te:-) Facci sapere che qui non si vede l’ora di sperticarsi in consigli, complimenti e complicità materne.
oh, non temete, con la strizza che mi ritrovo, qualsiasi risoluzione della medesima genererà torme di richieste (anche di spalle su cui piangere nel caso la strizza si risolvesse in negativo, perché conoscendomi mi convincerei che non posso e mi dispererei)
Oh, e io che figli ne vorrei ma non mi sento ancora pronta?
Quanto ne ho due palle di chi “Eh ma se aspetti il momento non arriva mai” e “Sbrigati, ché poi è tardi” e “I bambini hanno bisogno di madri giovani”. Un figlio non si improvvisa. E’ una persona. Una volta che l’hai messo al mondo, te ne devi occupare. Al momento, io non riesco ad occuparmi neanche di me stessa. E quindi: ora no.
Giulia, se può consolarti tutti sono convintissimi che io sia pronta, solo perché da tutta la vita mi interfaccio meglio con animali e bambini piuttosto che con l’umanità adulta. Tutti tranne me. E comunque, i bambini hanno bisogno di madri. Punto. Giovani, vecchie, sciroccate, seriose, isteriche, svagate, autoritarie: basta che trovino modo di occuparsene, invece di parcheggiarli davanti alla TV e poi stupirsi perché la seienne vuol fare la velina e sbaglia i congiuntivi
Anche io mi trovo bene con i bambini, ma i figli degli altri non sono i tuoi: quando ti stanchi, li riconsegni ai genitori ![]()
Fare la madre è un’altra cosa, e quando sarà, vorrò farlo veramente.
Attenzione Francesca, perchè anche prima di incolpare molte madri di parcheggiare i pargoli davanti alla televisione e fregarsene, bisogna aver avuto i pargoli per un periodo abbastanza lungo per rendersi conto che la televisione è la stessa che guardiamo noi, che guardano i loro compagni di classe e che imperversa in tutte le nostre vite. Vietare la televisione ai bambini significa farne dei disadattati e i tempi previsti da protocollo per la tv, non sempre possono essre così rigidi.
I nostri figli sono prima di tutto figli della società in cui vivono e che noi, nolenti o dolenti, abbiamo contribuito a costruire.
Il fatto che questa società ci faccia schifo o ci deluda può solo essere uno spunto per la loro educazione ma non si può pensare di sottrarli dalla realtà in cui anche loro vivono.
certo, però se stai insieme a tuo figlio almeno ogni tanto, e gli spieghi lo iato tra tivvù e realtà, forse gli instilli un po ‘di senso critico. Io non ho nulla in contrario al fatto che i bimbi guardino la televisione (un mio compagno di scuola non l’aveva, e un po’ era tagliato fuori perché non vedeva Beverly Hills 90210), ma credo che possa essere comodo e pericoloso lasciarli sistematicamente soli davanti allo schermo. Perlomeno, io dovevo essere una bambina eccezionalmente stupida, ma finché mia madre non mi ha spiegato il concetto, ero convinta che nascessero degli omini piccoli piccoli (”Il piccolo popolo” del tubo catodico) che poi andavano a lavorare “dentro” la Tv
Giulia, pardon, ho letto solo ora. Fare la madre infatti mi terrorizza (a dire il vero neanche cane gatto e furetto mi rispettano, figurarsi un essere pensante).
Mi consola un po’ pensare che secondo il tessssoro sarei un’ottima madre, o meglio, ho deciso di prendere per buona questa affermazione e ripetermelo come mantra… poi nessuno nasce imparato
ahaha…quella degli omini, Francesca, è stupenda:-)
Io boh, non so, mia figlia non ambisce a diventare una velina (ha dieci anni) ma a dire il vero non ho ancora capito cosa vorrebbe fare da grande.
io adesso – ma sono troppo grande in tutti i sensi – vorrei tanto poter fare la velina
Ma vi rendete conto che questa paranoia di essere ottime madri è estremamente recente? Prima si era madri e basta, adesso, come se non bastassero tutte le sfide da affrontare ogni giorno, ci si preoccupa anche del grado di qualità materna che potremmo offrire ai nostri figli.
è vero, ma secondo me è “colpa” di tutti quei libri di pedagogia saltati fuori a partire dagli Anni Sessanta, “e non picchiarlo che diventa un serial killer, e vestilo diverso dal gemello sennò c’ha le crisi d’identità, e sorridigli sempre, e trattalo da adulto, ma considerando che è un bambino”… alla fine una si sente inadeguata! Se poi ci mettiamo su le dive da tabloid, il Monsè-Pensiero (ditemi che su IBS avevo solo le allucinazioni, vi prego), quelle che “ahssenonfaicosìnonseiunabuonamadre”… io poi ci metto il carico: sono campionessa mondiale di sensi di colpa e di inadeguatezza, ho il complesso del brutto anatroccolo moltiplicato per 3 e 14 e insomma mi sembra di fare tutto male…
Eh, vis. Io sono stata un po’ scaricata dai miei genitori, e ne porto i segni ancora adesso. E’ vero che con l’amore si rimedia agli errori, ma insomma… vorrei trovare uno straccio di equilibrio mentale, prima di mettere al mondo un pupo che debba risentire delle nevrosi di tre generazioni.
Poi un giorno mi viene la follia e lo faccio senza pensarci. Di solito funziona così, mi dicono.
confermo. Cioè, non so se abbia già funzionato, ma la follia ce l’abbiamo messa
Sono con Giulia sulla teoria del “momento giusto”. E pazienza se non arriverà mai: meglio egoista che pessima madre. E sono anche con viss quando dice che la paranoia di essere buone madri è recente. I miei mi hanno fatto crescere come un seme buttato in un prato che pian piano si vedeva cosa usciva fuori. C’erano per le cose grosse (ma a volte neppure per quelle) e basta là. Nel senso, quando ero piccola io a nessuna famiglia sarebbe mai venuto in mente di pianificare impegni, vacanze e serate pensando a ciò che fa piacere al bambino; i genitori facevano delle scelte, il bambino seguiva a rimorchio. Forse era sbagliato anche così, ma almeno i genitori conservavano una parvenza di vita e di lucidità intellettuale.
Beh, ma i miei amici fanno così tuttora… oddio, adesso vien fuori che devo portare per forza l’eventuale pargolo a Lignano Sabbiadoro o a Riccione?
ciao,sono Emanuela,
intanto volevo incorraggiare Francesca io ho fatto il test il 2/1 e poi con miomarito ci siamo abbracciati e fatto buon anno.
Condivido molto l’ansia da madri inadegaute e incapaci sopratutto con i primi figli cercavo sempre di essere perfetta. Poi quando le energie e le forze cominciano a scarseggiare mi sono accorta di quanto siano stai più utili per la mia crecita loro per noi genitori che noi per loro; infatti i figli hanno il dono di toglierti dalla tua capacità innata di piazzarti nella comodità ed imborghesirti e ciò anche se può spaventare ti aiuta a metterti in discussione e a crescere.
Per quanto riguarda il discorso sulla televisione penso che in quanto noi siamo i genitori abbiamo il dovere di scegliere per i nostri figli e quindi anche se tutti guardano i cartoni di dragonball io posso decidere che per i miei figli non vannobene e piuttosto rpongo loro qualcosa di meglio. Negli anni ho notato che le diverse famiglie hanno diverse sensibilità e i figli sono figli di quei genitori quindi come non è detto che tutti siano tanto atletici da reggere due ore di allenametno al giorno ( e al contrario certi non ne possono fare a meno)o altri riescano a leggersi Harry Potter 6 in un pomeriggio ( vi assicuro che è vero!)non è detto che i nostri figli debbano avere un pacchetto di carte pokemon al giorno e debbano guardare quello che vogliano in tv. Come genitori possiamo scegliere e siamo cheimati a farlo.
Vi saluto spero di tornare presto, devo portare una mia figlia a una festa di compleanno. ciao. Emanuela
Emanuela, ho le gambe incrociate da stamattina
. E non sono neanche superstiziosa…
Cia Emanuela, sono fleice di ritrovarti qui! (Emanuela è la mamma di sette figli che con il suo commento ha aperto un dibattito/fiume in piena sul mio blog
)
Complimenti
! Mia madre (che si è fermata a due) direbbe “Che belle le famiglie numerose, ché oltretutto i figli vengon su meno rompiballe delle mie”
Ciao Emanuela e ben arrivata,
condivido in parte il tuo commento e ti faccio i miei complimenti per aver avuto il coraggio di mettere su una famiglia così numerosa. Immagino, senza difficoltà, che portare avanti una famiglia come la tua sia fonte di grandi soddisfazioni e di grandi fatiche ma per carattere non amo gli estremismi nè in un senso né nell’altro e personalmente non riuscirei a vivere bene se per la mia realizzazione di essere umano dovessi arrivare ad annullarmi come individuo in favore di un ruolo.
Qualunque esso sia e a prescindere.
Quello che voglio dire è che anche la scelta di non adagiarmi nella comodità o di non imborghesirmi (uso un termine che hai usato tu) preferisco che non sia una scelta indotta da un ruolo ma una scelta consapevole fatta sapendo che come individuo sono in grado scegliere da sola per stessa senza il bisogno di esserci costretta.
Alle altre vorrei rammentare che le uniche persone che non ho mai sentito mettere in dubbio l’operato dei propri genitori sono di solito le varie miss al momento dei ringraziamenti per la vittoria:-)
Scherzo, ma non esiste il momento giusto per fare i figli (se non quello dell’impellenza biologica) perché non è possibile trovare un proprio equilibrio interiore se non quello della passiva accettazione della propria esistenza e francamente non mi pare (e me ne compiaccio!) che tra voi esistano donne così.
L’amore non è il rimedio a tutti i mali ma il male esiste e non resta da fare altro che accettarlo, ed esistono i bambini e i nostri ricordi d’infanzia che sono sempre dolorosi a prescindere da come sia stata effettivamente la nostra infanzia perché per quanto si cresca e si impari con il tempo a sviluppare il proprio senso critico, non si riesce mai ad applicarlo alle nostre esperienze di crescita.
D’altra parte per crescere, e lo sappiamo bene perché la sua accezione l’abbiamo usata tutte almeno una volta per rinfacciare qualcosa a qualcuno, bisogna anche soffrire per imparare a trarre dalla sofferenza l’apertura mentale che ci renderà individui migliori e più consapevoli.
Chi sceglie di non avere figli ha tutto il mio rispetto così come chi sceglie di metterne al mondo sette, l’unica cosa su cui vi invito a riflettere è sulla consapevolezza della scelta operata.
I figli non possono e non devono assolutamente essere il nostro mezzo per sentirci individui realizzati, ma neanche la scelta di non averne deve essere condizionata dalle nostre esperienze infantili.
Ecco, ora che vi ho ammollato tutto questo pistolotto, posso anche andare a prendere mia figlia che negli ultimi due mesi di scuola (e fa solo la quinta elementare) ha avuto un crollo nel rendimento mostruoso. Tutti (insegnanti, dottori, amici) continuano a dire che è dotata di un’intelligenza fuori dalla norma ma che per pigrizia, arroganza, menefrghismo, si rifiuta di usare.
E io, onestamente, non so davvero cosa fare.
Tanto il pediatra mi ha appena passato il numero di telefono di una psicologa infantile.
Vis, te lo dico io cos’è: tua figlia, a scuola, si annoia.
Succede a un sacco di bambini dotati, ed è successo anche a me, proprio in quinta elementare.
(Tieni presente che leggevo a due anni e mezzo, per cui sveglia lo ero di sicuro.)
A voler fare un figlio oggi bisogna essere estremamente saggi o estremamente stolti.
Giulia che tu fossi sveglia non ne ho mai dubitato:-)
Mia figlia comunque a due anni e mezzo addestrava lombrichi non so se il paragone con la lettura regge:-)
… e i lombrichi facevano quello che diceva lei?
(E’ un peccato che mi sia rincoglionita con l’età.)
non ho mai avuto il coraggio di approfondire….troppo schifo:-)
mamma mia quanto hai ragione! io sono una neomamma giovane ma non ce la faccio più di dover sempre aderire allo stereotipo di mamma che si sta imponendo e quando dico che non mi sono innamorata subito della mia piccola o che fino a quando non è nata lei non me ne fregava nulla dei bambini, tutti mi guardano come fossi snaturata.
anche sul mio blog ci provo a fare dell’ironia sulla maternità, ma a volte mi prendono tutti così sul serio che mi viene da pensare che si sta imponendo una rigidità che non credevo possibile, su determinate questioni, oggi come oggi.
tra le mie coetanee (ho 33 anni).
e poi tutti, da una parte o dall’altra della barricata, si sentono in diritto di dirti cosa devi o non devi fare, quando si tratta di figli…
a volte vorrei sparire con la mia famigliola, su di un’isola dove impostare nuovi parametri esistenziali e senza alcuno che rompa le balline…
bellissimo blog! complimenti
Panzallaria
Salve a tutte! (Niente uomini a parlare di questo, eh? Sarà significativo?)
Io sono una psicoterapeuta, e una mamma di un bambino di otto anni. Lascio stare la diatriba figli/non figli, avete detto tutto quel che c’era da dire, e tutte cose vere, secondo me. Volevo solo farvi partecipi di una mia recente esperienza: da brava mamma attenta ho vietato a mio figlio di guardare in tv i cartoni di drangonball, orrendi, e ho vietato anche l’acquisto delle famose carte degli stessi (le mamme di bambini di otto anni le conoscono di certo!). Mio figlio ha accettato la mia decisione, almeno così credevo. Poi una mattina la mamma di un compagno di scuola di mio figlio mi ha telefonato per dirmi che lo scambio fatto dal mio pargoletto col suo il giorno prima non le sembrava equo: un libro illustrato (che io gli avevo comprato, of course, da brava mamma pseudointellettuale) contro una, dicasi UNA carta dei suddetti dragonrompiballs. Capito?! Mio figlio ha scambiato UN LIBRO con UNA carta!!! L’ho rimproverato, sgridato, ramanzinato, minacciato… poi ho ceduto. Oggi guardo con lui i cartoni di dragonrompiballs, e glieli metto in ridicolo. Qualche volta ne ride con me anche con lui. Qualche volta. Credo che sia il massimo che posso ottenere, prima che decida di scambiare sua madre con un dvd dei malnati dragonrompiballs!!
ma se il libro era suo perchè non poteva farne quello che voleva?
io sono tremenda con la tv forse perchè da piccola ho subito pesantemente la sua invassione ed ancora adesso mi considero teledipendente, quindi ai miei figli non ho mai fatto vedere cartoni giapponesi di nessun genere, in compenso giocano con le carte che si comprano(poche) e che si fanno regalare( tante) dai compagni, ogni tanto mi chiedo come mai….
Non credo che questo faccia di loro degli esclusi dalla classe, del resto non pretendo che siano come gli altri, infatti sono nati nella nostra fam. non nelle altre e noi siamo i genitori migliori che potevano capitare loro sennò nascevano da un altra parte. Quindi penso che anche diffronte ai ns. figli dobbiamo essere noi stessi e se cambiamo lo facciamo per amore nei loro confronti non perchè abbiamo paura che dopo crescano strani o che gli altri ci giudichino. Comunque anch’io sono piena di paure per il loro futuro, però mi aiuta riconoscerle e rinunciarci ( che non è così facile), ma per fortuna ho tanti amici e persone che mi vogliono bene e mi illuminano con amore e consigli. ciao. Emanuela
Tatalla, davvero sei una psicoterapeuta? Non sai quanto mi faccia piacere, dico davvero, perché scriverò presto un post su come a mio avviso Freud abbia danneggiato il ruolo della donna nel mondo, nè più e nè meno di come ha fatto la Chiesa nei secoli. Riporterò il caso “Dora” e ci tengo molto al tuo parere tecnico. Ti avviso prima, però: “Sarà una lotta durissima convincermi della bontà del marchio di “isteria” che Freud ha appiccicato addosso a Dora: una ragazzina che non voleva farsi violentare da un uomo molto più grande di lei e che, per tale trauma, si era rivolta a lui in cerca di conforto e aiuta”.
Spero, però, che concorderemo su molti punti fondamentali, sebbene solo di recente gli psicoanalisti (forse uno o due…) abbiano ammesso che il malato… tra Freud e Dora… era Freud, ribattezzando il caso Dora in “il caso Freud”.
A presto allora…
Hagar
Cara Hagar, sono d’accordo con te: Freud ha combinato parecchi guai alle donne, ma erano anche i tempi…oggi la psicoanalisi ha modificato molti dei suoi assunti, permettendosi anche, finalmente, di mettere in discussione il gran maestro e molte delle sue certezze. C’è da dire, però, che senza Freud non ci sarebbe stata nè psicoanalisi nè psicoterapia. E’ l’uovo di Colombo, dirai tu: se non ci fosse stato lui a dire certe cose, ci sarebbe stato un altro. Già, ma sta di fatto che è stato lui, e da psicoterapeuta ti assicuro che gli sono grata…
Per rispondere alla tua domanda: sì, sono una psicoterapeuta relazionale, faccio terapia familiare e di coppia, per lo più. E sono sempre pronta al dialogo, se non ci si sforza di fraintendermi…A presto!







2012