“Per lui e per te stessa”
Brodo Primordiale mi riporta alla memoria una pratica che non cessa di sbalordirmi. Provate a digitare "hymen repair" in qualsiasi motore di ricerca, e vedete quanti risultati vi arrivano. Cliniche in tutto il mondo fanno i soldoni rattoppando le verginità perdute di promesse spose giovani e meno giovani.
Il concetto di donna come pacchetto-regalo da consegnare intatto e con tanto di fiocco al festeggiato è tutt’altro che morto. Leggevo poco tempo fa di una lezione di educazione sessuale in voga nelle scuole americane: una rosa viene passata di mano in mano fra i ragazzi presenti, e ognuno toglie un petalo alla corolla finché rimane solo il gambo. "Questo è quello che succede a una ragazza ogni volta che fai sesso con lei" è la morale.
La spoliazione del valore tramite l’uso. In altri luoghi (vorrei poter dire: in altri secoli) una notte di nozze meno che splatter getta ombre sulla sposa. Estendendo questo principio, si arriva alla cucitura estrema, alla distruzione di ogni possibilità di piacere: unico modo per controllare le insaziabili femmine, ed evitare che godano del proprio corpo al pari dei maschi. Rimane, in moltissime culture, l’idea che il rapporto sessuale per una donna sia essenzialmente dare e non ricevere: mica per caso si dice "darla via", quando al massimo la si può concedere in comodato d’uso.
Ma io mi domando: ma una cinquantenne (ma pure una ventenne o una trentenne, che diamine) che s’è fatta dare due punti alla patata per simulare o riprodurre uno stato di illibatezza, la prima notte di nozze che fa? Si sdraia tremante a pancia in su attendendo la ripetizione dell’atto sacrificale? Indossa una pudica camicina da notte e rifiuta di mostrarsi ignuda al novello sposo? Finge di non conoscere uomo? Recita la svenevolezza della prima volta? Si fa i codini?
Tra lo sbalordito e il costernato ci avevo scritto un post anch’io, su sta cosa, più di un anno fa. Scrivevo: Le felici clienti rinnovate vergini raccontano storie improbabili di compagni felici di poter finalmente (o nuovamente) provare l’ebbrezza della deflorazione, futuri mariti disposti ad impalmare soltanto una vergine, immagini arcaiche di lenzuola macchiate di sangue all’alba della “prima notte”.
Io che, all’alba - appunto - della prima volta mi sentii chiedere dall’imbecille se davvero per me quella fosse stata la prima volta per via dell’assenza di fenomeni splatter, ho una soglia di tolleranza particolarmente bassa per questi fenomeni.
Per inciso, la verginità è uno di quei temi che tirano sempre e comunque: quello in questione, “grazie” alla collaborazione dei motori di ricerca, è uno dei post più letti del mio blog, insieme a quello (sic) della ricetta del roast-beef. Inquietante, no?
Io au contraire son sollevato dal fatto di non esser mai stato il primo. Troppa responsabilità. Ma mi sa che è maschilista anche questo. :p
Ancora più inquietanti, per me, sono i restyling della patata senza velleità riverginificatrici. Non tanto quell post partum, con un po’ di sforzo in quanti nullipara posso provare a ragionarci sopra… ma quelli estetici! Diomìo, voler rimettere a nuovo la zona, farle la plastica per renderla esteticamente carina mi fa un po’ rabbrividire. Anche perché a parità di costo mi rifarei il naso, o la bocca o le orecchie a sventola, ché almeno quei pezzi sono sotto gli occhi di tutti :-D.
Quanto all’implicazione psicologica della ricucitura, temo (e sottolineo temo) di aver letto da qualche parte che la si considera proprio una sorta di “regalo” che si offre all’uomo della propria vita… a me suona un po’ come “non ho avuto la pazienza di aspettarti, ma te l’ho tenuta da parte quasi come nuova, eh!”.










2008