Dalla parte dei bambini
No, non è un refuso: sto proprio parlando dei maschi in miniatura.
Nel 1973 Elena Gianini Belotti (a proposito, su wikipedia c’è una lacuna da colmare) scriveva Dalla parte delle bambine, nel quale si analizza nientemeno che l’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita. Un testo storico del femminismo italiano, ma anche un classico della pedagogia ancora oggi nei programmi di esame delle università.
Mi è capitato di leggere questo libro la scorsa settimana: avendo lavorato con i bambini mi è venuto spontaneo, durante la lettura, fare dei paragoni tra ieri e oggi, e sono arrivata alla conclusione che, nel mio piccolo angolo del mondo, le bambine odierne stanno meglio di quelle di 34 anni fa (poi la mazzata arriva con la pubertà, ma questo è un discorso da affrontare a parte).
Non vieni più sgridata se alzi la voce, corri o fischi, puoi fare a botte coi compagni di classe senza per questo essere un mostro. Le bambine che ho conosciuto mi sono sembrate libere di scegliere: gonna o pantaloni, Judo o danza classica, rosa o verde, Barbie o macchinine. Senza per questo cadere nella divisione tra maschiacci e bamboline: ti vesti di rosa, ti tagli i capelli corti, usi gli stivaletti coi pon pon per arrampicarti sui giochi, e se c’è da colorare, ti sporchi.
I maschi invece mi sono sembrati più in difficoltà, a partire dalla nascita: tu, maschio non toccherai il rosa, non potrai vestirti né avere oggetti o accessori di quel colore, perché quella è roba da femmine. Sembra una sciocchezza, ma non lo è: i maschi sono meno liberi delle loro coetanee. Un adulto può comprarsi una camicia rosa, senza per questo doversene vegognare, un bambino no. Ma non si parla solo dei vestiti, si arriva fino ai gadget, o ai piccoli lavori manuali che si fanno a scuola. Ho visto genitori andare nel panico perché i loro figli, invitati a scegliere un colore per portarsi a casa un palloncino dell’AVIS, lo volevano rosa.
Non pensiate che sia una sciocchezza, o qualcosa che riguarda le minoranze. È una faccenda che riguarda la libertà di scelta e le inclinazioni personali: una bambina che sceglie una pistola giocattolo non verrà mai considerata strana come un bambino che vuole comprare una Barbie. Solo che il bambino non è né strano, né gay (che anche lì, siamo alle solite: e se fosse?): è curioso, vuole conoscere più cose possibili, tra le quali sarà libero di scegliere.
Se c’è una cosa che ho imparato, in dieci anni a contatto coi bambini, è che durante la giornata le attività devono variare: è nella varietà che uno scopre i propri gusti, e si mette alla prova affrontando anche le cose che non piacciono.
Lasciamo liberi i maschi, di cosa abbiamo paura? Io inizierei con una depenalizzazione: il rosa è solo un colore, non un modo di essere o uno stile di vita.
(Continua…)
E’ verissimo: poi vengono su con un’idea stereotipata di quello che è o meno giusto per un uomo, e sono rigidi, inflessibili, spesso omofobi. Per contro, le bambine lasciate libere di scegliere sono più fantasiose, meno limitate nelle scelte anche di carriera. Si torna un po’ alla questione della femminilità e della mascolinità di cui si parlava qualche post fa.
E’ vero, sono rimasto sconvolto tempo fa quando dei parenti si preocupavano (cercando di non darlo troppo a vedere) per un bimbo maschio che voleva giocare (anche) con i fornelletti finti.
Dall’imporre gadget, giochi e sport all’imporre certi atteggiamenti e mentalità il passo è breve..
un pensiero: le bambine hanno maggiore libertà, dici; ai bambini viene insegnato che no, certe cose non vanno bene perché sono da femmine. sta davvero meglio una bambina che si confronta, cresce, con bambini ai quali così presto viene imposta un’idea di giusto/sbagliato (è roba da femmine)?
non è comunque un modo, più subdolo, per continuare a influenzare la formazione dei ruoli, femminile/maschile, dove la distinzione non è solamente di genere ma di potere, tra superiorità e inferiorità, tra dominanza e subalternità?
Chiara: no, infatti, sta male. Per questo bisogna liberare entrambi i sessi dalle pastoie dell’appropriatezza.
Maria, è tutto vero e condivisibile. Una domanda: lavorando con i bambini, hai notato qualche cambiamento/miglioramento nell’approccio dei genitori di oggi? Ho l’idea o meglio la speranza che i genitori “moderni” siano meno fissati con queste divisioni di genere stile i maschi non piangono o le bambine giocano con la Barbie. Forse anche perché meno terrorizzati dall’idea di un figlio gay. E’ così o le famiglie che panicano perché il bimbo sceglie il palloncino rosa sono ancora la maggioranza?
@Chiara: non lo so, mi sembra che i maschi siano quelli più in difficoltà, perché loro si vergognano (o meglio gli viene insegnato che si devono vergognare se provano un interesse verso il “femminile”). Libertà di scelta da una parte, vergogna e inibizione dall’altra.
@Blimunda: certo, i cambiamenti ci sono, ma i genitori sono ancora terrorizzati dall’idea di un figlio gay, anche quelli che sono disposti ad accettarlo e rispettarlo. Le leggi cambiano le cose da un giorno all’altro, ma la mentalità non si può imporre: il peso della storia, delle tradizioni e della cultura è fortissimo.
Sul rosa vige ancora un tabù assurdo.
sìsì, ma è vero quello che dici, però mi chiedo quanto influisca questo “obbligo” di vergogna nel modo in cui percepiscono le bambine e, di conseguenza, nel modo in cui le bambine percepiscono se stesse attraverso i loro coetanei e chi impone loro questa identità monolitica.
Beh, che femmina sia “seconda scelta”, “debole” e “di minor valore” è qualcosa che noi percepiamo tutti i giorni. I comportamenti “accettabili”, guardacaso, sono quelli maschili: piangere in pubblico, ad esempio, è considerato sfoggio di emozione che non si addice a un uomo, ma è consentito nelle donne in quanto “meno forti”. Ed è solo uno degli esempi.
Io da piccolo ho giocato con le mie cugine a robe tipo fabbriche dei profumi e case di Barbie e ne vado fiero. Ho imparato che le ragazze hanno un buon profumo e mi piace andare a casa loro. ![]()
è vero, basta fare un giro per i reparti di abbigliamento per l’infanzia. quelli per i maschietti sono più grigi e seri di quelli per gli adulti uomini mentre in quelli per le femmine c’è tutto un tripudio di colori e di forme di tutti i tipi.
ovviamente la libertà di scelta non è questa ma la cosa è anche più diffusa. l’altro giorno ho visto l’annuncio di un seminario di origami per bambini riservato solo alle femmine (come se i maschi avessero ditoni da orco o non potessero geneticamente amare gli origami). anche qui probabilmente scatta lo stereotipo che un’attività del genere è tipicamente femminile. ma, al contrario dei corsi di cucito e ricamo di una volta, produce una ghettizzazione alla rovescia.
Che bello questo post! Io faccio parte delle poche fortunate che quando era piccola poteva scegliere di portarsi a casa il mitra che faceva le lucine rosse quando si sparava, e che poteva giocare con le Barbie o a calcio con il fratello senza che nessuno in casa si preoccupasse per le conseguenze sulla mia futura sessualità(e per fratello vale lo stesso)…Oggi faccio l’ingegnere, ho fatto pugilato, e nessuno mi ha mai detto che non stava bene perchè ero femmina. Mi è stato solo detto quello che andrebbe detto ad ogni figlio:
“Se è davvero quello che vuoi, allora dimostra che puoi farlo.”
Magari un giorno riusciremo ad amare le nostre diverità di genere e capire che non sono un impedimento, ma una benedizione…










2008