Sorelle d'Italia

Della femminilità, circa

Provo a raccogliere l’alzata di Barbara nel post precedente. Femminilità, questa sconosciuta: anche le donne stesse dovendo darne una definizione, si smarriscono. Non parliamo degli uomini, osservatori esterni e titolari della definizione corrente, per quanto incompleta e limitante, che si può riassumere grossomodo così:

Femminile è quella donna che, negli atteggiamenti e nel vestiario, si riconduce alle caratteristiche di leggiadria e seduttività tipiche del suo sesso.

Va da sé che, essendo "atteggiamenti" e "vestiario" tratti superficiali e non qualità intrinseche, ed essendo molte le donne né seduttive né acchittate da gara, la cerchia delle elette alla femminilità si restringe di molto. La femminilità definita dagli accessori o dal modo di porsi nei confronti di terzi prevede comunque una validazione esterna, implicitamente sessuale e maschile. La mascolinità, di contro, non si definisce in relazione alla femminilità se non in senso dispregiativo ("Piangere è da femmine"). Ma una donna è donna anche quando è sola, o in presenza di altre donne. La femminilità, intuiamo noi che ne siamo in possesso, non è una qualità di cui rivestirsi per interagire con gli altri. E’ la vera essenza che ci regola quotidianamente, in ogni azione e in ogni gesto, e che non dipende da cosa ci siamo messe addosso.

La femminilità, a differenza della mascolinità, necessita ancora di una definizione. Non a caso, per definire l’essere umano in rapporto ad altre specie si dice "l’uomo", e mica solo in italiano. L’essere umano "normale" è maschio; la donna è una differenza, è il secondo sesso, l’altra roba, il non-uomo. Freud teorizzava l’invidia del pene. Una volta mi capitò di dire a un uomo di mia conoscenza che per essere donna "gli mancava qualcosa", mi fece notare che casomai aveva qualcosa di troppo. Io intendevo l’utero, lui avete capito. Donna, uguale deficit anatomico.

E come si definisce allora la femminilità? Quali sono le qualità che accomunano tutte le donne, dalla regina della zeppa trampolata alla lesbica rasata e incazzata? Che cosa ci rende simili, al di là degli atteggiamenti e delle caratteristiche individuali?

A occhio e croce, un’idea me la sarei fatta. Ma è un’idea limitata alla mia esperienza, un’idea empirica: che essere donne, nel profondo, comporti una capacità/necessità di comunicare, condividere e collaborare. Che questa capacità/necessità sia la prima spinta dietro la creazione: di rapporti, di arte, di vita. Che le donne concepiscano la vita come un circolo, una rete, in cui ogni fattore, ogni elemento è compresente e contemporaneo, piuttosto che come una linea retta su cui le azioni si allineano ordinatamente verso un obiettivo. E quando tutto è presente allo stesso momento e allo stesso modo, diventa sempre più difficile e acrobatico procedere senza perdere di vista qualcosa. Una società più femmina dovrebbe tenere conto di questa necessità, di questo modo di concepire il tempo e lo spazio, e venirle incontro in ogni modo. Ma la società è maschio: comunicazione, condivisione e collaborazione sono secondarie rispetto ad azione, produttività e risultato. E molte donne, com’è noto, preferiscono allinearsi, adottare la tattica del cane-mangia-cane, farsi "furbe", sterminare le avversarie, pur mantenendo negli atteggiamenti e nel vestiario le caratteristiche necessarie a guadagnarsi la definizione sociale di "femminilità", ed evitare lo stigma. Insomma, con un tacco da dieci ai piedi e tanto di coscia puoi fare quello che ti pare.

Il fatto che sia ancora necessario definire la femminilità, piuttosto che viverla liberamente in un mondo attrezzato per accoglierla, è già di per sé un problema. La sua essenza viene ancora vissuta come una manifestazione di debolezza e scarsa concorrenzialità, nonostante il fatto che molti uomini eterosessuali in carriera finiscano per beneficiarne di riflesso, mettendosi in casa una moglie che crea per loro la "rete" sociale, di affetti e di interessi che non sarebbero altrimenti in grado di mettere in piedi da soli. Finisce che il posto di una donna è a casa, ma solo perché portare la casa nella società è considerato svantaggioso, quando è anche solo vagamente considerato.

*si lancia dal ponte urlando, si rialza, guarda in macchina*

I’m Giulia Blasi, and this is attempt number one.

21 marzo 2007
10:59, mercoledì
Giulia Blasi
Filed under : Personale, Società
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Commenti : 30
 
30 commenti

(#) Quello che disse restodelmondo

mercoledì 21 marzo 2007 alle 11:32

1

Leigh Brackett (grande scrittrice di fantascienza anni ‘50, e sceneggiatrice di alcuni dei più grandi film di Hollywood dell’epoca – uno su tutti, “Il grande sonno”) diceva che “le donne pensano per cerchi, i maschi per linee”.

Sull’uso della comunità come arma di creazione, difesa e offesa (penso a quante si trovano “sbattute fuori” dal circolo di “amiche” per uno “sgarbo” reale o percepito): penso che storicamente sia una prassi femminile, ma ormai anche i maschi ne fanno uso, non necessariamente appoggiandosi a una donna. Ma in genere usano stili diversi dalle donne: meno sottintesi, più distacco. E devo dire che, da donna pochissimo abile in questo genere di attività, trovo che in questo senso un po di “mascolinizzazione” (parallela a una “femminilizzazione” dei maschi) possa non essere necessariamente negativa.

(Le mie osservazioni in materia vengono da cinque anni di collegio universitario femminile, e un marito attivo nella comunità – appunto – open source.)

(#) Quello che disse Alessio

mercoledì 21 marzo 2007 alle 15:55

2

Io, pur essendo maschio, mi sento molto femminile.
Ve ne frega qualcosa? No?
Evvabbè ;)

(#) Quello che disse Solstizio

mercoledì 21 marzo 2007 alle 16:28

3

Temo che l’attribuzione di caratteristiche di personalità profonda (e gli atteggiamenti non sono cose superficiali, né cosa razionalmente progettata) al genere femminile sia ancora una posizione, una visione ingabbiata nello stesso circolo dialettico.
Si tratta sempre di un ragionamento-specchio, del tipo da te Giulia espresso nei tentativi di definizione “a negativo”.
Potrei pensare che millenni di maschilismo abbiano portato il cervello delle donne (occhio, anche il riduzionismo neurofisiologico è arma letale) a privilegiare le parti sociali del Sé, permettendo lo sviluppo di facoltà di lettura smooth delle situazioni sociali e capacità interazionali in cui oggi siete maestre. In realtà, vivete una realtà (mentale innanzitutto) in cui vi siete trovate costrette, e intelligentemente la trasformate in diversa modalità dell’essere UMANA (io dico sempre gli Umana, per indicare la nostra specie, con l’articolo maschile ma la desinenza in -a)

Quindi la contrapposizione tra finesse e geometrie, tra circolo/rete/introversione e linearità/creatività/estroversione, potrebbe essere frutto di ambienti millenari di vita, intrapsichici e sociali, potrebbe essere l’effetto e non la causa, potrebbe essere storicamente determinato, e prima di postulare differenze “genetiche” tra maschio e femmina preferisco togliere di mezzo un po’ di ostacoli culturali.

La femminilità, in quanto forma del discorso (configurazione discorsiva di superficie), è un codice, un modo di usare il linguaggio dell’espressione di sé per manifestare la propria appartenenza ad un genere, nella maniera che si ritiene migliore per veicolare al contempo lo stile ed il modo con cui si vuole essere letti ed interpretati.

Ogni tanto arrivano le avanguardie, e rompono i linguaggi, spezzano i codici ormai invecchiati (femminilità=coscia&tacco), indagano le nuove possibilità discorsive nell’eterno dialogo uomo-donna.
Le donne, e questo è il loro peggior nemico, devono essere donne senza essere donnesche, devono fare lo sgambetto alla loro stessa idea di femminilità, quando si accorgono che non le rappresenta. E possono e devono farlo liberamente.

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 21 marzo 2007 alle 17:03

4

Questa cosa dello sgambetto mi piace tantissimo, Solstizio :)

(#) Quello che disse restodelmondo

mercoledì 21 marzo 2007 alle 17:05

5

Piace assai anche a me lo sgambetto. E mi sembra molto femminile. ;-)

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 21 marzo 2007 alle 17:17

6

Se posso fare un’aggiunta, però.
Lo sgambetto va bene. Ma lo sgambetto lo fai allo stereotipo: non alla parte più profonda di te, quella che non percepisce scissione fra quello che fai e quello che sei. Posso sgambettare chi si aspetta che io giri sempre parata come per una sfilata di moda o per una notte in discoteca, ma non posso sgambettare il mio desiderio di essere più cose contemporaneamente rimanendo sempre io: io sono quella che scrive, quella che ama, quella che cucina, quella che chiama le amiche, quella che contratta ferocemente il compenso per un lavoro, quella che sceglie le scarpe comode, quella che esplora, quella che piange e quella che ride. Sono io, in relazione a me stessa e al mondo. Posso mettermi alla prova, superare i miei limiti, plasmarmi per essere sempre più capace, tenace, quello che vuoi: ma non voglio e non posso ignorare la mia natura. Quella che io sento essere la mia natura, e che mi avvicina al resto del mondo.

(#) Quello che disse luana modini

mercoledì 21 marzo 2007 alle 18:48

7

Bravissime, complimenti x il blog, che è molto interessante e piacevole da leggere, a cominciare dal titolo che invoglia. l’idea dello sgambetto geniale, proprio bella. io mi chiamo luana, e per difendere il punto di vista di noi giovani donne (io ho 22 anni) che non siamo solo stupide veline, ho scritto un libro, 30 gg ai 18, che pubblicherà la Lindau di torino.
Un salutone e un superabbraccio
luana da vicenza :-)

(#) Quello che disse luana modini

mercoledì 21 marzo 2007 alle 18:50

8

ciao, sono di nuovo io luana.
un’altra cosa: bellissima la grafica, molto elegante e femminile.
supercomplimenti di nuovo. bye !

(#) Quello che disse Domiziano Galia

mercoledì 21 marzo 2007 alle 22:29

9

La donna è differenza, è non-uomo. Sennò non si spiegherebbe perché gli uomini cercano le donne, le donne gli uomini e non gli uomini gli uomini e le donne le donne, salvo eccezioni. Che però son eccezioni: se fosse la norma non ci sarebbero figli e la razza si estinguerebbe in fretta.
Il problema è quando questo altro viene inteso in una accezione minoritante anziché complementare. Come bianco e nero. Lo so, sto pensando in modo circolare.
Peraltro a me piacciono le donne toste.

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 21 marzo 2007 alle 22:43

10

La donna è donna, non non-uomo, così come l’uomo non è non-donna. Se l’uomo fosse differenza rispetto alla donna, il rapporto sarebbe equilibrato, ma non lo è. Complementarità vorrebbe dire parità, ma la parità non c’è, purtroppo: la società pensa in maniera rettilinea. E quando si sta in fila, qualcuno sta dietro e qualcuno sta davanti…

(#) Quello che disse Domiziano Galia

giovedì 22 marzo 2007 alle 01:41

11

Tu lo dici: la società pensa in maniera rettilinea. Ma non vuol dire che pensi giusto. Comunque, non voglio avvitarmi nella discussione, ma se la donna è donna ne discende che sia non uomo. Che non vuol dire il contrario di un uomo. Vuol dire che non è un uomo. Se no la donna sarebbe un uomo, non una donna, ovvero sarebbero indistinguibili.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 22 marzo 2007 alle 10:18

12

Ci stiamo incartando su una questione linguistica che però è alla base della teoria freudiana del “maschio incompleto” e del libro di Simone de Beauvoir “Il secondo sesso”. Un uomo vedrà sempre le donne come “altro da sé”, assumendo di essere la normalità dell’umano: la sua preminenza sociale, l’automatismo mentale con cui il neutro viene associato al maschile (visualizzate: “dirigente”, “possidente”, “presidente”) causa questa visione. Una donna non pensa a un uomo come a un non-donna: pensa a un uomo come a un uomo e a se stessa come una donna.

Oltretutto, è da un pezzo che la divisione fra sessi non si basa più sulle dicotomie: transgender, drag queen e drag king hanno un’idea di se stessi che va spesso al di là della divisione netta uomo-donna. Sono esseri umani, prima di tutto. Forse è da loro che possiamo imparare ad essere più noi stessi e meno stereotipo di genere…

(#) Quello che disse Blimunda

giovedì 22 marzo 2007 alle 10:48

13

Restodelmondo, il concetto di “pensare per cerchi” che citi è bellissimo. E dovrebbe essere alla base della complementarietà fra i generi. Quello che invece ho osservato io, del tutto empiricamente, sul lavoro, sono due “modelli” opposti di donna. Lo stereotipo della “femminilità da sgambettare”, come dice Solstizio, ossia la donna-birignao che fa leva sull’aspetto fisico e sul flap flap delle ciglia per ottenere avanzamenti, favori ma anche consenso generalizzato (che emerge nei gruppi di lavoro “misti”) e la donna bossy che scimmiotta le peggiori caratteristiche degli uomini “di successo”, che emerge invece in ambienti lavorativi a forte prevalenza femminile. Probabilmente perché non avvezza al linguaggio del potere, certo, essendone stata tenuta fuori da sempre. Per lo stesso motivo e per la cronica carenza di posti di rilievo aperti alle donne (centellinati e graziosamente elargiti dagli uomini) la guerra che si scatena per ottenerli è senza esclusioni di colpi. Problema annoso, ma siccome il lavoro aiuta a definirci, non si potrebbe iniziare da lì per ridefinire un concetto di donna femminile ma non donnesca, autorevole ma non arrogante, empatica ma non sdilinquita?

(#) Quello che disse restodelmondo

giovedì 22 marzo 2007 alle 10:50

14

Domiziano, e noi bisessuali?

Sulla comunicazione (tornando al post) mi torna in mente un fatto osservato nella mia relativamente lunga esperienza di ospedali: nelle camerate femminili si parla – di tutto, ma proprio di tutto. Nelle camerate maschili, silenzio. E ho sempre avuto la sensazione (d’istinto, eh) che le donne vivessero più a lungo perché nel bisogno sono capaci di parlare.

(#) Quello che disse luana modini

giovedì 22 marzo 2007 alle 11:26

15

Ovviamente il modo di pensare, che alla base della cultura, della religione, dell’arte (almeno di quelle ufficiali) ecc… nasce da chi domina la società. L’egemonia dell’uomo sulla donna, che in certi periodi storici si è tradotta in una vera e propria schiavitù, nasce dal fatto che l’uomo è fisicamente più forte della donna. Idem la sua spensieratezza sessuale: se sbaglia partner non rischia nulla, se lo sbaglia una donna rischia tanto ! Grazie al Cielo oggi non si vive più di caccia e pesca, e l’egemonia maschile è destinata a crollare; la rivoluzione industriale ha cambiato il mondo, e la vera cesura per noi donne è tra prima e dopo questo straordinario evento. Tra cinquant’anni, nei paesi sviluppati (si presume anche l’Italia)noi donne non patiremo più. Paesi come la Svezia o la Nuova Zelanda (che pure hanno i loro maschi beceri) lo dimostrano !
E si tornerà a pensare, se non per cerchi, almeno per rettangoli !

(#) Quello che disse Domiziano Galia

giovedì 22 marzo 2007 alle 17:41

16

Non è solo che l’uomo veda le donne come altro da sé. E’ che ognuno di noi vede gli altri, uomini e donne, come altro da sé. Sennò non avrebbe un sé definito, che si definisce sia per somiglianza, ma anche per distinzione.
Ma il sé e l’altro non hanno nulla a che fare con il bene e il male o il giusto o sbagliato di per sé. Certo c’è il principio di conservazione (del sé, non della specie) per cui tendenzialmente preferisco me all’altro. Ma vista la complessità della rete sociale senza l’altro non vado da nessuna parte. Per dire che non c’è solo competizione, ma anche collaborazione. Internet, peraltro, è un luogo di grande collaborazione.
Così come non è detto, anzi, che il sé abbia dei confini netti e precisi. Secondo me, in generale, è come una spugna che mano a mano che si discosta dal suo nucleo diviene più morbida e impalpabile.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

giovedì 22 marzo 2007 alle 19:03

17

Boys are shaking, Girls are rotating.

(#) Quello che disse viscontessa

giovedì 22 marzo 2007 alle 19:26

18

Ho scoperto per caso questo blog, ma si fa così? Le sorelle d’Italia si uniscono e neanche avvisano una sorellastra d’altri tempi come me portavoce di una generazione che credeva ancora nel Principe Azzurro ma cominciava a chiedersi se il mantello Azzurro non fosse il caso di portarlo a lavare in tintoria anziché lavarlo a mano.
Scherzi a parte, l’altro giorno io invece mi dicevo che una delle grosse differenze che esistono tra uomini e donne è proprio la durata dello status di maschio e femmina. Le donne restano donne per tutta la vita ma “femmine” per un breve periodo mentre gli uomini sono “maschi” molto più a lungo e uomini per un periodo più breve. Un iter molto diverso e un modo quindi di affrontare la vita in maniera non sempre diametralmente opposta ma spesso affatto diversa.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 22 marzo 2007 alle 19:42

19

Viiisssssss :D

(#) Quello che disse Isadora

domenica 25 marzo 2007 alle 16:59

20

Anch’io, come viss, scopro questo blog per caso. Un po’ me ne rallegro, un po’ mi spiace leggere da giulia che l’idea l’ha avuta un uomo. Ecco, il problema delle donne forse è un po’ questo. Se non c’è un uomo a dare loro il pretesto, a loro, di coalizzarsi, manco viene in mente. E poi, magari, si poteva trovare un titolo un attimo più moderno (sorelle d’italia evoca marcette e balilla, non so, sa di muffa, mi mette una tristezza incredibile…), no? Vi leggerò ugualmente, perché tra voi ci sono un paio di firme che leggo con piacere. Peccato, però.

(#) Quello che disse Giulia

domenica 25 marzo 2007 alle 17:07

21

Isadora: l’idea è di Domiziano, ma lo sviluppo è decisamente nostro. Non ne farei una questione capitale: non abbiamo mai inteso giocare a noi vs loro. Lui ha avuto un’intuizione, e da lì abbiamo costruito (e stiamo ancora costruendo). A me sarebbe dispiaciuto se nessuna avesse aderito: quella sì, l’avrei considerata una dimostrazione di scarso spirito di gruppo. Il fatto che nel newsgroup siamo già in sedici, fra quelle che già scrivono e quelle che scriveranno, significa solo che eravamo pronte. Il fatto che la persona che ha avuto l’idea sia un uomo non sottrae niente al progetto. E’ triste svalutarlo solo per questo.

Pensa che il nome a me piace proprio per il valore rètro: mi ricorda, più che marcette e balilla, i collettivi degli anni ‘70 e la sorellanza che l’è morta. E poi è ironico: no, non mi fa tristezza. Per niente.

(#) Quello che disse Isadora

domenica 25 marzo 2007 alle 17:40

22

Guarda Giulia, solo un’opinione, niente questioni capitali, per carità.

(#) Quello che disse Anna73

mercoledì 23 gennaio 2008 alle 10:51

23

Vestiario e atteggiamento: ne so qualcosa.

Quando qualcuno mi scrive o mi dice che quelle come me (uomini che si vestono da donne a vario titolo, per inciso) sarebbero piu’ femminili delle donne vere, penso sempre a che razza di donne possa aver frequentato finora quel poveretto.

E pero’ c’e’ del vero, proprio perche’ quelle come me non essendo donne “vere” ricorrono appunto a vestiti e atteggiamenti per essere almeno in parte riconosciute come tali.

E funziona: non sempre, ma molto spesso funziona.

Che questo sia deprimente e offensivo nei confronti delle donne e’ fuori d’ogni dubbio, e me ne dispiace.

Per concludere, in alcune delle caratteristiche che citi come femminili mi ritrovo, in altre no.

Ma donna vera non sono, sono qualcosa che sta in mezzo.

Come gran parte della gente che si trova in giro, del resto, solo che a differenza di tanti me ne rendo conto e lo accetto.

:-)

Anna

(#) Quello che disse Giulia

mercoledì 23 gennaio 2008 alle 11:07

24

Anna: forse dovremmo sganciarci dal concetto di “donna vera” e “uomo vero”, per agganciarci a quello di “persona vera”. Le donne e gli uomini sono fatti di molte sfumature, e l’equilibrio si raggiunge quando la persona si sente sana e libera. Ti assicuro che anche le donne biologiche si riconoscono solo in una parte delle caratteristiche “femminili”, eppure non sono per questo meno donne, o meno persone in generale.
Siamo fatti di tanti pezzi.
Il problema è quasi sempre il giudizio altrui, per cui una donna si riconosce come tale solo se indossa gli ammennicoli della femminilità: quindi Rosy Bindi viene squalificata dall’essere donna per il suo aspetto severo e per nulla frivolo, mentre un uomo che si traveste viene considerato “più femminile” di una donna biologica perché porta i tacchi e il rossetto.
Non siamo abituati a pensare alla femminilità come a qualcosa di intimo, ma solo come a una serie di atteggiamenti.
Purtroppo.

(#) Quello che disse Sole

mercoledì 27 febbraio 2008 alle 15:56

25

Proprio oggi parlavo di femminilità con un collega. Cos’è la femminilità? Può essere, essa, un insieme di concetti condizionati da una forza culturale che ci attanaglia? E oggi che la donna è un po’ meno disposta, finalmente, a scendere a compromessi e che è anche un po’ più “mascolina”, la femminilità come si vede, come si concepisce? Io amo sentirmi femminile, ma posso essere anche molto dura a volte, e aggressiva altre volte, per non parlare di quando mi arrabbio sul serio. Anche la femminilità in un uomo mi piace molto, dunque…questa femminilità…è ovunque si, ma cos’è?

(#) Quello che disse ioseph

mercoledì 2 aprile 2008 alle 23:33

26

Quando una donna è femminile?
Bella domanda.

La risposta è tanto semplice da farti tremare le vene ai polsi.
Chiediamoci : questa donna è romantica?
E’ sensibile?
Il suo rapporto con l’uomo è romantico?

E’ tutto così chiaro ed evidente sotto i nostri occhi.
Osservate le modelle in una sfilata di moda.
Non camminano : marciano.
Guardatele in viso.
Sembrano cagne bastonate.
Fissate l’attenzione sul loro occhio e capirete immediatamente perchè gli storici dell’arte hanno definito il ritratto alla Gallerani una delle opere più belle uscite dalla mente di Leonardo.

La femminilità è lo Spirito dell’Ermellino.

Strettamente collegato alla definizione di femminilità è il concetto di virilità.
Secondo la concezione romantica un sesso non esiste senza l’altro, perchè un sesso è necessario all’altro.
Il concetto di “emancipazione dall’altro sesso” è evidentemente illogico, perchè nessun sesso vive per se stesso.
L’uomo manifesta virilità per la donna.
La donna manifesta femminilità per l’uomo.
Noi dipendiamo dall’altro, poichè siamo indispensabili all’altro.
E’ questa consapevolezza che ci rende intimamente orgogliosi di essere uomini o di essere donne.
Non è stato questo orgoglio che ha spinto Ulisse a lasciar cadere nel vuoto la mano di Calypso?
Trenta secoli fà.
Tutta l’Odissea cadrebbe in assenza di questo unico, lievissimo gesto : regge tutta la struttura narrativa.
La realtà è cristallina a questo proposito : nulla, assolutamente nulla, può sostituire la sincera complicità che si instaura tra un uomo e una donna.
Il costume sociale, la legge o qualunque altra cosa tu voglia considerare è del tutto impotente : non può obbligare gli uomini a stimare le donne, o viceversa.
Può invece spingere a poco a poco gli uomini verso il vuoto, oppure verso un nuovo genere di virilità : più simile a quella di Geronimo l’ultimo degli Apache, e meno simile a quella di Raffaello.
E’ vero che il Paradiso in Terra non è conseguibile, ma sarebbe opportuno fare lo sforzo di non avvicinarsi troppo all’Inferno perchè quest’ultimo è possibile, ma non è consigliabile.

Perchè esiste una differenza così vertiginosamente profonda tra i sessi?
Perchè la sensibilità romantica degli uomini è differente dalla sensibilità romantica delle donne.
Ad esempio : la concezione romantica dell’esistenza umana immaginata da Sandokan è complementare a quella espressa dalla Perla di Labuan.
Ma non è straordinario il fatto che, pur essendo così lontani, siano anche così vicini?
Non è straordinario che abbiano viaggiato così a lungo, solitari, e poi si siano presi per mano?

Il romanticismo, in età moderna, non è uno stereotipo.
Non lo è mai stato.
Non può esserlo, perchè tutte le storie d’amore sono romantiche.
Devono esserlo perchè il rapporto uomo-donna si basa su sentimenti intimi e profondi.
Se questi sentimenti non ci sono, il rapporto non esiste.
Il romanticismo è una qualità.
E’ una capacità, come l’autonomia di giudizio, che si basa sulla maturità.
E’ un ponte che può collegare tutto, ma bisogna sapere come attraversarlo.
E’ un intensa, dinamica, vitale energia : dietro ogni grande impresa esplorativa o artistica del passato vi è una concezione profondamente romantica del mondo e dell’esistenza umana

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 3 aprile 2008 alle 08:26

27

Questa concezione “romantica” di femminilità e mascolinità è piuttosto limitante, soprattutto per le donne. Una donna è tale anche in assenza di un uomo. La femminilità non è una cosa relativa, è un principio assoluto, una qualità intrinseca.

(”Sandokan”? Machestaddi’? :D )

(#) Quello che disse ioseph

giovedì 3 aprile 2008 alle 18:46

28

la femminilità appartiene all’ambito del sentimento, non a quello della scienza (sociologica o psicologica che sia).
Sono i poeti, gli scrittori, i pittori, gli artisti che nel corso dei secoli hanno sondato quel sentimento romantico.
La scienza è del tutto impotente a questo proposito.
E comunque non tutte la donne sono femminili.
Così come non tutti gli uomini sono virili.
Questo non significa che siano persone di minor pregio o utilità sociale.
Tutt’altro : hanno altre qualità che però non sono quelle di un sentire romantico.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 3 aprile 2008 alle 18:54

29

Continuo a non capire cosa c’entri la femminilità con il romanticismo. Mi sembrano due cose che possono coesistere o meno. Due donne che si amano sono per questo meno femminili o meno romantiche? E due uomini?
Non è una questione di sentimento. Una donna è una donna comunque, anche se non è “romantica”.

(#) Quello che disse ioseph

venerdì 4 aprile 2008 alle 19:05

30

La femminilità ha un ruolo centrale nell’arte.
Leonardo intuisce la femminilità di Cecilia Gallerani e la trasfigura sulla tela perchè quella femminilità esiste.
Il ruolo della donna femminile è centrale ed insostituibile.
Il contributo dato all’arte da Cecilia Gallerani è sotto i nostri occhi da 5 secoli : è Cecilia Gallerani stessa!
Perchè Leonardo non poteva sognarsela se non fosse mai esistita.

Femminilità e virilità sono termini arcaici la cui origine si perde nella notte dei tempi.
Per millenni l’umanità ha utilizzato quei termini con un significato sostanzialmente invariato.
E’ per questo che la storiografia femminista parla esplicitamente, e senza possibilità di equivoco, di stereotipi.
Quei termini sono il prodotto di un identità culturale romantica, sono stati creati da un sentimento romantico.
Vi sembra che la società attuale sia romantica?
Vi sembra che il cinema, l’informazione, la politica o la mentalità stessa delle persone siano romantiche?
Non lo sono, perchè abbiamo dei valori ed una cultura che è completamente diversa da quella di tutti i millenni che ci hanno preceduto.
Siamo perfettamente consapevoli di tutto questo : non per nulla parliamo di “cambiamenti epocali” e di “rivoluzioni sessuali”.

Perchè affannarsi a cercare di adattare a tutti i costi dei termini arcaici come femminilità e virilità alla situazione attuale?
Il romanticismo è la “zona proibita” del XXI secolo.
Per noi capire il romanticismo è una cosa estremamente difficile, figuriamoci poi condividerlo.
Non possiamo entrare nella zona proibita … ci perderemmo a fluttuare come nel vuoto.
Se la psicologia moderna pretende di definire cos’è la virilità e cos’è la femminilità, si disintegra.
La psicologia moderna deve parlare di personalità delle persone.
E basta.
Ogni altra argomentazione decade.

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