Pari opportunità, parlano i navigatori
Di ritorno da I Giardini di marzo. Sto raccogliendo il materiale della tavola rotonda Donne e Mass Media alla quale ho partecipato, per raccontare cosa ne è uscito fuori (non moltissimo, ahimé).
Nel frattempo però volevo condividere alcuni dati dell’indagine svolta da Futuro@lfemminile, l’associazione che ha organizzato il convegno, presentata questa mattina. Si tratta di Stereotipi e asimmetrie di genere, sondaggio online sulla percezione di cliché e luoghi comuni secondo circa 2.000 navigatori italiani intervistati. Alcuni risultati valgono una riflessione.
Alla domanda: Ritieni che nella nostra società esistano ostacoli alla realizzazione delle donne? Il 48% dice "Solo in parte", il 34% "sì" e solo il 17% pensa che non vi siano ostacoli di sorta. L’ambito nel quale si percepiscono le maggiori differenze fra uomo e donna è, neanche a dirlo, quello lavorativo (51%).
E i riflettori sono puntati, come sempre, sulla maternità. La maggioranza (31%) pensa che lo stereotipo sulle donne più gravoso sia quello che una madre è limitata nella carriera (al secondo posto, con il 17%, il cliché secondo il quale "La bellezza per una donna apre tutte le porte". Effetto-Vallettopoli?)
Il 58% pensa che le donne per realizzarsi debbano necessariamente rinunciare a qualcosa e quel qualcosa, secondo il 46% è conciliare carriera e famiglia.
Interessante la domanda successiva: per il 73% la limitazione le pari opportunità è "legata a fattori culturali o tradizionali". Quindi, la percezione del mondo online è che le donne potrebbero pure farcela, ma è la società che di fatto le blocca, non il loro valore. Abbastanza ottimisti, comunque, i navigatori: per il 52% è possibile colmare le differenze esistenti oggi fra uomo e donna in materia di pari opportunità. Come?
Educando all’uguaglianza fra i generi (42%) e assicurando nuovi servizi sociali di supporto alle famiglie (15%). Quindi, più asili nido, sì, ma soprattutto una mentalità diversa e l’aiuto degli uomini. Credo sia chiaro che senza non si va da nessuna parte, anche perché il pallino del potere è saldamente nelle loro mani.
Infine, dati abbastanza positivi per l’innovazione tecnologica che ha decisamente contribuito alle pari opportunità per il 44% e "solo in parte" per il 42%. Ma anche per il mondo dell’informazione (per me, un dato a sopresa e che condivido poco) Secondo il 46% sta contribuendo a valorizzare il ruolo delle donne negli ambiti sociale e professionale. Il 38% ha risposto "solo in parte".
Però attenzione: quando si parla di pari opportunità in senso stretto, i mass media dividono gli intervistati: per il 51% sono responsabili del permanere degli stereotipi, per il 49% contribuiscono a demolirli.
Pollice verso senza appello per moda, spettacolo e pubblicità: secondo il 70% influiscono sul permanere degli stereotipi (e, aggiungo io, in molti casi contribuiscono a crearli).
Non ricordo più dove, avevo letto che negli anni ‘60 in America avevano fatto un sondaggio chiedendo alla popolazione di un paesino:
(a) avresti problemi ad avere vicini di casa di colore?
(b) pensi che i tuoi vicini avrebbero problemi ad avere vicini di casa di colore?
Bene, la risposta ad (a) era una netta maggioranza di “no”, la risposta a (b) era una netta maggioranza di sì.
Credo ci sia una parte di proiezione dei propri pregiudizi (di cui almeno ci si vergogna, deogratias) e una parte di inevitabile percezione del resto del mondo come più compatto e conservatore.
In teoria dei giochi c’è il concetto di equilibrio evoluzionisticamente stabile: quando basta una minima variazione nella popolazione per mandarlo fuori posto, non è evoluzionisticamente stabile. Però non è detto che una massa critica di popolazione diversa possa spostare il sistema su un altro equilibrio. (E ci sono spesso più equilibri, è uno dei limiti - “limiti” matematicamente parlando - degli equilibri di Nash. Ok, dò una botta in testa alla piccola maestrina in me e chiudo.)
Marta, ci dovresti fare un post, su questa cosa degli equilibri. Spiegandocela come a dei bimbi di due anni, perché a me è scoppiata la testa ![]()
Ecco sì grazie! Anche perché io sono un cliché vivente: quello della donna che non capisce un tubo di numeri!










2008