Sorelle d'Italia

Le sorelle dicono NOH8

0651

In questa foto (scattata dal fotografo Adam Bouska per la campagna NOH8) la figlia del senatore McCain posa con un cerotto sulla bocca e un elefantino in mano, simbolo del partito repubblicano. Anche la signora Cindy McCain, moglie del senatore, ha posato per la stessa campagna alla quale hanno prestato il volto centinaia di volti più o meno noti, democratici e repubblicani, bianchi e neri, femmine e maschi, gay e etero, in favore dei diritti delle coppie omosessuali.

Il vecchio John ci ha tenuto a precisare che lui “rispetta le posizioni dei membri della sua famiglia ma rimane contrario ai matrimoni gay“.

Queste due donne, “figlia e moglie di”, si sono esposte. Hanno idee diverse da quelle del capofamiglia, benissimo. Hanno voluto tirare in ballo anche il partito (che per definizione convertirebbe gli omosessuali a ricino e bastonate), male. Molto male.

Considerato che nemmeno i democratici stanno facendo granché per i diritti degli omosessuali, tutto sommato non me la sento di biasimarle. Sarebbe come additare Barbara e Veronica per le distanze prese dal deplorevole comportamento del (rispettivamente) padre e marito. Loro due, perlomeno, hanno avuto il buon gusto di farlo senza avvolgersi nella bandiera del PdL.

24 gennaio 2010
23:12, domenica
Gaia Giordani
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house sweet house (che trovare un “home” non è mai facile)

No davvero, che qualcuna mi salvi.
Lo so che questo non è il luogo adatto per lanciare un accorato appello di aiuto come il mio. Qui mica siamo dalla D’Urso, da Sposini, dalla Toffanin e da “Le amiche del sabato” (mi pare che si chiami così la trasmissione su Rai 1), questo è un sito serio dove si dovrebbero affrontare temi seri anche se poi è ancor più serio sopravvivere e a noi donne tocca anche questo ingrato compito.
Ma stasera prendetemi così perché lo so che è facile perdersi di vista o perdersi dietro ad altri progetti che non puoi mai fermarti, non puoi mai dirti “ok, io mi fermo qui”, ma stasera io mi son fermata e mi è venuta una strana nostalgia come quando dopo l’ennesima sbronza nella tua prima vacanza da sola a Londra, ti accorgi che il mondo intorno a te è cambiato e che a quello che hai con te nel letto, gli puzza il fiato.
Io ragazze ci ho provato, ho provato a credere in me stessa, a credere negli altri, a credere in un cambiamento, a credere nel calcolo delle probabilità e nella relazione tra causa ed effetto. Poi mi sono arresa e per il 2010 ho deciso di credere nell’oroscopo. E visto come stanno le cose non è escluso che entro breve non cominci anche a credere nella fortuna e pensare di procurami un reddito giocando al “Win for Life”. Che ci volete fare, alla fine conviene diventare fatalisti e poi dedicarsi allo yoga per scaricare una intera vita di tensioni. (Continua…)

21 gennaio 2010
00:41, giovedì
Viscontessa
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  • nessuno.
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Medusa

medusaDi Medusa probabilmente saprete che era una creatura della mitologia greca con serpenti al posto dei capelli, in grado di pietrificare con lo sguardo e che finì per essere decapitata da Perseo. Quello che forse non sapete è che Medusa non è sempre stata così.

Medusa era una bellissima sacerdotessa vergine di Atena. Finché un giorno, Poseidone, dio dei mari, la violentò nel tempio della dea. Atena si infuriò per questo sacrilegio. E punì lei, eradicandone la bellezza e trasformandola nel suo esatto opposto, un abominio che avrebbe istantaneamente ucciso chi solo avesse tentato di guardarla. Colta la sfumatura? Non era lo sguardo di Medusa a pietrificare gli uomini, era il guardarla a farlo. Non una sua volontà. La sua presenza.

Già che c’era, Atena trasformò anche le sue due sorelle, Euriale e Steno, che avevano cercato di difenderla. Le tre, infine, furono esiliate da Poseidone su una remota isola ai confini del mondo. Molti anni dopo sarà proprio la stessa Atena ad aiutare l’eroe Perseo ad uccidere la Gorgone poiché Polidette, re dell’isola di Serifo, ne aveva richiesto la testa come dono di nozze.

Stando al mito, ciò accadeva nel 1300 a.C. circa. Ed accade nel 2010.

9 gennaio 2010
21:01, sabato
Mr. Admin
Filed under : Cronaca, Esteri, Società
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Un sistema infallibile per acchiappare la donna single

Che il deficiente esista non è una novità. Basta vedere certi commenti che arrivano qui da noi, roba da ribaltarsi dal ridere, inneggianti a un’idea di società estinta negli anni ‘60, per quanti tentativi si facciano per resuscitarla. Ogni tanto, però, capita di incontrare delle espressioni di questa arretratezza talmente alte e sublimi da far pensare a uno scherzo. E se è uno scherzo, è uno scherzo geniale, lo dico fin d’ora.

Quella segnalatami oggi si chiama Da Uomo.

Non voglio soffermarmi sulla questione del divieto d’accesso ai gay, una roba che tutto sommato non merita molto più che una risata (soprattutto vista la posa assai virile e nemmeno un po’ “Che deliziose tendine” del direttore di tutta la faccenda). Quello che non posso esimermi dal commentare è l’articolo di punta del sito, che merita un’analisi frase per frase. Anche perché le frasi sono corte, probabilmente per venire incontro alle limitate capacità mentali di chi si legge questa roba e la prende sul serio. Il titolo è “Come capire se una donna è single”: escludendo l’ipotesi “Chiederglielo”, ecco quanto suggerisce Renato Bellini.

(Continua…)

19 dicembre 2009
18:07, sabato
Giulia Blasi
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Non sono venuta bene.

vanessa

Quando ti fai quella foto tessera non stai troppo lì a sistemarti il trucco.
È la foto che ti serve da mettere sull’abbonamento del pullman o su qualche altro tesserino.
Metti che ti chiedono una foto da allegare al curriculum ce l’hai, visto che hai finito il liceo e stai cominciando a cercarti un lavoro.
Magari a saperlo ti truccavi meglio o invece di farla a quelle macchinette della stazione andavi da un fotografo di quelli che la fanno con la digitale e prima di stampartela ti chiedono se ti piace o se la vuoi rifare.

Ma tanto è per il tesserino.
E quindi va bene se i capelli sono un po’ così.
Se il trucco non ce l’hai, se il sorriso è venuto fuori quasi un po’ imbronciato.

Non lo sai mica, quando metti i 5 euro nella macchinetta e poi sorridi guardando nella direzione indicata, che quel flash ti immortalerà per sempre.
Non lo immagini che è la foto, l’unica, fornita alla polizia.
La foto che magari qualcuno ha trovato al volo in casa, proprio quella del tesserino dell’abbonamento che hai nella giacca di tutti i giorni, perché eri uscita vestita bene e gli altri documenti te li sei portata dietro.

Non lo immagini che quella è la foto che gli altri vedranno quando sarai morta.
Non ci pensi mentre la luce del flash ti abbaglia.
Hai vent’anni, una foto tessera così così, e un mucchio di amici, uno dei quali ti ucciderà una sera che non te lo aspetti, che non te lo immagini, solo perché gli hai detto di no.

Prendi le quattro foto stampate dal bocchettone della macchinetta lì in stazione, le agiti perché l’inchiostro si asciughi bene.
Ti guardi e pensi:
“Non sono venuta bene…”
Ma sì, tanto mica devo finire sui giornali.

8 dicembre 2009
18:22, martedì
Valentina Maran
Filed under : Cronaca, Cultura, Mamma mia!, Personale, Società
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Amico, amico, amico un cazzo

Sembra una banalità, probabilmente lo è: le donne continuano a morire solo per aver detto “no”. Vanessa Simonini, vent’anni, è morta così: a ucciderla è stato Simone Baroncini, trentacinque anni. Uno a cui il papà, probabilmente, si è dimenticato di insegnare che quando una donna non ti vuole il modo giusto di reagire è dire “OK”, risalire in macchina, riportarla a casa e non vederla più. Non strangolarla sul greto del fiume.

Che sembra ovvio, ma c’è gente che evidentemente non capisce.

La cosa agghiacciante, in tutto questo, è che lo strangolatore è incensurato: uno che non si sa se abbia una storia di violenza pregressa non denunciata, ma sicuramente uno che, in virtù del suo non essere mai finito davanti a un giudice, verrà trattato con meno severità rispetto a un violento conclamato. Qualcuno dirà che lei gliel’aveva fatta annusare e lui ha perso la testa. Qualcun altro dirà che le brave ragazze non vanno in camporella con uomini più grandi di loro che conoscono appena. Qualcun altro ancora dirà che è matto. E via di attenuanti per un gesto che, tocca ripeterlo, non si può comprendere se non lo si inscrive nel quadro più ampio di una cultura maschile del possesso, dell’incapacità di gestire la frustrazione, della conquista sessuale come prova del proprio valore. Ne moriranno altre, come Vanessa Simonini, molte altre, se non si comincia ad attaccare quella cultura.

8 dicembre 2009
12:57, martedì
Giulia Blasi
Filed under : Cronaca, Gender
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Liberté, egalité, dècolletè

Qualche giorno fa c’è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non ho scritto niente, io, qui sopra né altrove. Ne scrivo già abbastanza tutto il resto dell’anno, anche quando non c’è niente da commemorare, nessuna bandiera da sventolare. Ne scrivo quando succede un fatterello ignobile, un episodio di cronaca come tanti altri.

Scrivo di ordinaria violenza che non fa scalpore perché siamo assuefatti a qualunque cosa. In genere la violenza dei media, quella che ci viene somministrata in poltiglia come fossimo neonati da svezzare a forza di clichè omogeneizzati. Come la violenza. La violenza è un astratto. Parlare di violenza è come ballare di architettura.

Oggi è la giornata mondiale contro l’Aids, per esempio. In che senso “contro”? Dovrebbe chiamarsi “Giornata mondiale del preservativo”. Domani sarà la giornata mondiale contro qualcos’altro, qualcosa di astratto e nobile, altisonante, paroloni invece di presa di coscienza e soluzioni. Cosa dovrei scrivere che non sia già stato trito dalla radioretelecinestampa globale? Tutti parlano assieme, tutti ascoltano tutto, nessuno capisce niente.

Bisognerebbe restaurare il minuto di silenzio e in quel minuto pensare. Darsi da fare invece di celebrare senza convinzione ricorrenze comandate e giornate mondiali e natali e intanto lagnarsi a vanvera e protestare. E il panettone era meglio senza i canditi, e si può sapere chi ha comprato quello con i canditi, e ogni anno la stessa storia. Sempre. Bisogna smetterla di razzolare come polli ghigliottinati. Il pandoro non ce li ha i canditi. Mettetevi il preservativo. Non fate ad altri. Castrazione. Rivoluzione.

2 dicembre 2009
00:25, mercoledì
Gaia Giordani
Filed under : Personale
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Due torti

Io giuro che ci metto tutta la mia buona volontà, ma proprio non riesco a capire in che modo un bellissimo uomo muto, per quanto vestito (da angelo), sia un miglioramento rispetto a una bellissima donna muta.

A Domenica 5 pensano di sì, evidentemente, visto che tengono il brasiliano messo lì a far figura come una pianta da ufficio. Contenti loro.

29 novembre 2009
18:58, domenica
Giulia Blasi
Filed under : Mass Media
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Tutto quello che un uomo

Per questo articolo avrei voluto citare Cammariere, il cantore soft degli uomini soft. Mi rifaccio qui.

25 novembre 2009
16:06, mercoledì
Giulia Blasi
Filed under : Segnalazioni

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  • nessuno.
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Lei, il mostro, le donne

Che volete che ci diciamo ancora, a questo punto? Restano altre parole ora che arriva qualcuno a dire che no, Angelo Izzo aveva sbagliato a ammettere tutto, che la strage del Circeo è stata qualcos’altro, forse l’ennesimo complotto delle sinistre?

Bene, allora per il Circeo tutti innocenti. Due sentenze di condanna totalmente da rifare. E, per favore, puniamo i giudici perché erano di sicuro corrotti e politicizzati. Ma soprattutto diciamolo senza rispettare nemmeno le regole minime del rispetto della pubblica opinione. Perché due giorni fa Filomena Fusco, l’avvocato di Angelo Izzo, quando le ho chiesto di intervistare Donatella Papi mi ha risposto che avrebbe provveduto lei stessa, Donatella, nel giro di qualche giorno a diramare un comunicato stampa per spiegare l’annuncio di queste nozze.

E, poi, all’improvviso, a distanza di poche ore, eccola Donatella Papi, su Rai2 a chiarire. Ma non lo fa con un’intervista. Inganna tutti, usa l’audience della televisione pubblica per leggere in diretta – manca solo a reti unificate – la sua verità. Nulla, nessuno stupro, nessuna strage, ed è giusto che a dirlo sia una donna. Se l’avesse fatto un uomo sarebbe stato considerato il solito maschilista. E, invece, no. E’ proprio una donna, a dire che Angelo Izzo e gli altri erano innocenti, e noi dei poveri stupidi che continuiamo a credere a quest’incredibile menzogna che sono le sentenze dei tribunali. La verità è un’altra e arriverà. Punto. Il resto alla prossima puntata del nuovo serial tv.

Capita a proposito, come in quelle programmazioni indovinate dei palinsesti gestiti con cura. Fra quattro giorni sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Forse è giunto il momento di abolirla, visti i risultati.

21 novembre 2009
01:27, sabato
flavia amabile
Filed under : Cronaca, Identità, Società
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Dietro ad ogni grande blog c'è una grande donna.